venerdì 14 novembre 2008

il rimpianto di una voce



E’ da tanto che voglio parlarvi di Forugh Farrokhzad.
Forugh Farrakhzad è la maggiore poetessa iraniana del ‘900.
Nacque a Teheràn nel 1934, il padre era un militare, la madre una casalinga.
Il suo primo interesse fu per le arti figurative, studiò per divenire disegnatrice di moda e si dedicò alla pittura. Ma iniziò anche a scrivere versi. All’inizio utilizzò la forma classica del ghazal, in seguito passò al verso libero, restando però fedele, nel profondo, alla millenaria tradizione poetica persiana. Quando ebbe sedici anni sposò Parviz Shapur, un uomo che non la scoraggiò mai dal poetare ed anzi la aiutò a pubblicare la sua prima raccolta di poesie “Asir” (la prigioniera) nel 1952 a soli diciotto anni.
Nella raccolta Forugh esprimeva senza nessuna censura le sue più intime sensazioni, parlando di sensualità, amore e desiderio sessuale in una forma esplicita e senza nessun velo allegorico. Era la prima volta che una voce femminile parlava di corpo e di desiderio e il libro fu uno scandalo. Forrugh si fece immediatamente la fama di immorale e fu additata dalla cultura conservatrice come la poetessa del peccato.
Nello stesso tempo però le donne riconobbero in lei la voce che esprimeva la ricchezza emotiva di ognuna di loro.
Forrugh portò avanti la sua attività poetica, sentendosi però stretta tra le pressioni sociali e quelle familiari; dopo tre anni il matrimonio era finito e Forugh decise di divorziare. Il figlio Kamiar di appena tre anni fu affidato al padre.
Malgrado il dramma della separazione dal figlio, che peserà sulla sua vita senza mai lasciarle respiro, Forrugh tornò a disegnare, a dipingere e soprattutto a scrivere versi.
Pubblicò in breve tempo altri due libri di poesie: Divar (il muro) e , nel 1958, Osyan (la ribellione) che fu la sua consacrazione.

Gli anni in cui Forugh conduce la sua vita di intellettuale sono per l’Iran anni di grande instabilità. Crolla la speranza di una trasformazione liberale della società rappresentata da Mossadeq, il cui governo è rovesciato ad opera della CIA e di Mohammad Reza Pahlavi; questi, spinto dal governo americano, mette in atto la sua politica di modernizzazione forzata, la cosiddetta “Rivoluzione bianca” che impone con il terrore.
Forugh partecipa al dibattito culturale con tutta la sua passione e la sua libertà; pensa che l’Iran debba misurarsi con le altre culture ed aprirsi alla sfida dell’occidente ma senza perdere la sua identità e senza staccarsi dalla sua altissima tradizione di spiritualità.


Nel 1958 Forugh incontra l’uomo al quale, sia pure tra alti e bassi, resterà legata per tutta la vita, il regista, scrittore e produttore cinematografico Ebrahim Golestan. Inizia così ad occuparsi di montaggio, sceneggiatura e regia. Recita anche nel film “Il rito del matrimonio in Iran”. Un suo documentario su un pozzo petrolifero in fiamme vincerà un premio al Festival del cinema di Venezia del 1962. Nel frattempo Forugh viaggia molto in Europa e soggiorna anche in Italia.
Nel 1962 realizza un documentario sulla vita dei lebbrosi in una casa di cura di Tabriz dal titolo” Khamnè siyab ast” (La casa è nera). Fu per lei una fortissima esperienza umana. In quella occasione adottò un bambino del lebbrosario che portò a vivere con sé a Teheràn.
Nello stesso anno pubblica la sua opera poetica più importante. “tavallodi digar” (l’altra nascita) 1964.
Era in un momento molto creativo, traduceva poeti e drammaturghi occidentali e realizzava documentari, mentre studiava regia teatrale. Ma la poesia restava la sua prima forma espressiva. Compose in quegli anni un’altra raccolta di poesie pubblicate postume nel 1974, “Crediamo nell’arrivo della stagione fredda”.
Il 14 febbraio del 1967, a soli 32 anni, perse la vita in un incidente stradale a Teheràn.

La sua popolarità non cessa di crescere in Iran dove il suo sepolcro è oggetto di continue visite di amanti della sua poesia.


La rivoluzione islamica tentò di cancellarne la memoria. Dallla fine degli anni '90 però i suoi libri sono stati riammessi alla pubblicazione.
Un fratello di Forughh, Fereydoon Farrokhzad, noto showman e cantante iraniano, che aveva più volte criticato il regime nei suoi spettacoli, è stato ucciso nel 1992 a Bonn: il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, ritiene che il mandante sia stato il regime.

La produzione cinematografica di Forugh viene considerata dalla critica come il primo segnale della nascita della Nouvelle Vague del cinema iraniano; Kiarostami le ha reso un importante omaggio nel film che ha come titolo un suo verso “Il vento ci porterà via” e nel quale i suoi personaggi recitano alcune delle odi di Forugh.
Le poesie di Forugh sono state tradotte e pubblicate in inglese ed in francese. In italiano sono apparse su alcune riviste.
Una prima raccolta “La strage dei fiori”, è stata tradotta da Domenico Ingenito, e pubblicata presso un piccolo ma meritevole editore di Napoli, Orient-Express.


Esiste un sito dedicato a Forugh Farrokhzad

Per ora ho voluto presentarvi Forugh e la sua storia. In un altro post farò spazio ai suoi versi.
ma ecco un piccolo anticipo:

Pettinerò di nuovo i miei capelli nel vento?
Pianterò di nuovo le viole in giardino?
E lascerò di nuovo i gerani
nel cielo dietro la finestra?
Danzerò di nuovo sui bicchieri?
I rintocchi della porta mi condurranno
di nuovo all'attesa di una voce?

(Traduzione di Domenico Ingenito)

9 commenti:

  1. La poesia è aria, è libertà. E'la parte più vera e profonda di noi, la poesia ci prende tutto e ci porta dove,a volte, temiamo di andare. La poesia non ha confini e non ha tempo, è un attimo che ci riconduce all'essenziale. Non riesco ad immaginare nulla di così simile alla forza della vita, nulla di così vicino alla morte. Tu, parlandoci di Forugh Farrokhzad, hai fatto poesia; non è la prima volta e non sarà l'ultima. Grazie.

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  2. Sono d'accordo con anonimo. Grazie.

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  3. Marina, ho completato la citazione di Hesse nel mio blog. Mi dispiacerebbe se ti sfuggisse...

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  4. Non conosco quest'artista, ma dalla descrizione che ne hai fatto mi sembra una figura che ha precorso i tempi nel suo paese...

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  5. uahu... seı rıuscıta a farmela amare nonostante non ho ıdea dı chı sıa.... attendo le poesıa allora...

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  6. Non la conoscevo francamente!
    Inserirò tra i prossimi libri da leggere anche se ultimamente il tempo è poco e mi dispiace molto!

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  7. L'ho sfiorata solo attraverso Kiarostami, ma mi hai messo addosso una voglia golosa di conoscerla a fondo. Grande coraggio e sensibilità, una donna incredibile.

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  8. Qualcuno sa come si può reperire La Strage dei Fiori di Forugh Farrokhzad tradotta da Domenico Ingenito?
    Io ho trovato solo questo link per l'acquisto (scontato) on-line:

    http://www.libroco.it/cgi-bin/dettaglio.cgi?codiceweb=274261778357172

    è reperibile in altro modo?
    Alla Feltrinelli non l'ho trovato :-(

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  9. io l'ho ordinato all'editore a Napoli, cortesissimo!
    marina

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