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martedì 7 gennaio 2020

il Tempo e il metodo Aciman


Sto tentando di fare mio il "metodo Aciman", come lo chiamo tra me e me, perché ho scoperto che, sia pure fugacemente, può aiutare a vivere il nostro presente, la nostra quotidianità, un po' più felicemente. (Fatta naturalmente la tara delle varie infelicità delle nostre vite).

Nel "metodo Aciman" il presente viene come soppresso e questo contraddice tantissime voci che ci sollecitano a viverlo come unica forma del tempo che realmente ci appartenga. Il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora, è quindi perfettamente logico affermare che tutto quello che ci resta sia il presente. 
E infatti.

Circa il futuro, dal "carpe diem" di Orazio al "di doman non v'è certezza" di Lorenzo il Magnifico, una lunga tradizione ammonisce a non tenerlo in alcun conto. Virgilio, se dobbiamo dare credito alla Appendice virgiliana, addirittura insolentisce coloro che del futuro si curano: Pereant qui crastina curant. Vada in malora chi si cura del domani.

Quanto al passato, accanto alle voci che si appellano al ricordo e alla memoria non poche altre consigliano di opporre una cesura netta tra presente e passato e di chiudere quest'ultimo in un cassetto buttandone la chiave. "Il passato non è". Dante Gabriel Rossetti. 
(Tenete conto che D.G.Rossetti è colui che ha scritto di sé: "Il mio nome è Sarebbe potuto essere. Mi chiamo anche Non più, troppo tardi." )

Rispetto al tempo André Aciman in Città d'ombra- Guanda editore
consiglia un'originale, anzi rivoluzionaria operazione.
Andare alla ricerca della felicità, o di scampoli di felicità, tentando di vivere il presente come fosse già passato. Riassaporandolo, rotolandoselo sulla lingua come un esperto sommelier farebbe con il vino. Degustandolo sotto forma di ricordo, spostandosi nel futuro per sperimentare il presente come un momento del passato. È allora che per Aciman il presente diventa felice: quando diventa passato. 

Non è un'operazione facile. Ci si impegna in una parallasse mnemonica. 
[vedi Treccani: Parallasse s.f. dal gr parallaxis, mutamento, deviazione; derivato da parallasso, cambiare, spostare = Spostamento angolare apparente di un oggetto, quando viene osservato da due punti di vista diversi].

Si cambia il punto di osservazione e l'osservato muta. L'osservato è il nostro presente. A questo dobbiamo guardare, dice Aciman, avendone come una memoria anticipata. Ed ecco che, contrariamente a tutte le voci che riducono la nostra vita al presente, questo, "stretto tra il ricordo e la memoria anticipata, non esiste". Questo giorno, questo momento, in un rapido cambio di scena lo proietto sullo schermo del passato; su quello schermo lo guardo e ne colgo aspetti, significati e qualità che altrimenti non riconoscerei. 
Non è come dirsi "ma sì, in fondo non sto troppo male, non è poi una brutta giornata"; queste sono autoconsolazioni che Aciman non tollererebbe. Un po' gaglioffe, un po' ingenue. No, è un autentico scavo archeologico che porta alla superficie della coscienza qualcosa di cui forse diverremmo consapevoli solo dopo dieci, venti, anche cinquant'anni. E di questo momento, di questo giorno potremmo solo provare rimpianto. Della sua possibile felicità ci accorgeremmo sì allora, ma con amarezza.
Perché, ci ammonisce Aciman: "Ciò che conta e che non muore mai è il ricordo della vita immaginata che avevamo sperato di vivere".

Infatti dei molti torti che possiamo fare a noi stessi -e ve lo dice una che di torti a se stessa ne ha fatti molti- ce n'è uno imperdonabile: non accorgersi di essere felici mentre lo si è. 
Il metodo Aciman può essere di aiuto per sottrarci a questa terribile condanna.

Se poi occuparvi del Tempo, passato, presente o futuro che sia, non è pratica che vi interessi, invece che ad Aciman potete rivolgervi a Dagerman. Potreste  trovare liberatoria la sua radicalità (rammentando però che si tolse la vita a 31 anni).
"Posso riconoscere che il mare e il vento non potranno che sopravvivermi, e che l'eternità non si cura di me. Ma chi mi chiede di curarmi dell'eternità? La mia vita è breve solo se la colloco sul patibolo del calcolo del tempo...il tempo è una falsa misura per la vita. Stig Dagermann


 Dante Gabriel Rossetti 1828-1882
 Andre Aciman

 Stig Dagerman 1923-1954










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mercoledì 29 aprile 2015

viva il formato .XML

Sono nata il primo di ottobre del 1943. Ho quindi compiuto settantuno anni di vita e nel prossimo ottobre ne avrò settantadue. La cosa non mi impressiona. Anche se, come accade a tutti, non so come ci sia arrivata così in fretta. Di una sessantina di anni di vita sono più o meno cosciente, gli altri fanno parte di un misterioso trascorrere del tempo di cui io non ho avuto coscienza. Chissà, forse questo tempo che avanza (e mi avanza) è quello in cui dormiamo. Tant'è. Ne ho quasi settantadue e questo è tutto.
Osservo il mondo e la vita, ne ho tutto il tempo essendo fatte le mie giornate sostanzialmente di silenziosa solitaria riflessione. Ogni giorno imparo qualche cosa. Ogni giorno la vita mi impartisce una piccola lezione. Molte conferme, certo, ma anche molte scoperte. Non tutte piacevoli ma, almeno questa, non è una sorpresa.
Sto copiando con molta pazienza, post dopo post, questo blog. Infatti non sono riuscita in nessun modo ad aprire il file con formato XML con cui Blogger mi ha consegnato l'archivio del blog.
Sto seguendo un cammino a ritroso: il 2014, il 13, il 12, l'11, il 10. Sono anni in cui ho scritto poco e la copiatura è proceduta abbastanza rapidamente. Sto ora copiando il 2009.
Per lo più copio senza leggere, ma ogni tanto un titolo o una frase su cui mi cade l'occhio mi colpisce e mi soffermo nella lettura. La cesura tra il 2010 e il 2009 è impressionante. Mi sono imbattuta in una persona di cui avevo vaga memoria. Tocco con mano quello che sento profondamente in me: la perdita di una identità e la ricostruzione, lenta e faticosa, di una nuova. Il formato XML, da me tanto vituperato, mi ha comunque offerto l'opportunità di rivedermi come ero. Forse potrebbe essere interessante anche per voi, amici blogger, dare un'occhiata ai vostri vecchi post.
Per me è un'esperienza un po' interessante e un po', un bel po', conturbante. Ma vado avanti. Cioè, indietro.

domenica 28 dicembre 2014

ma gli anni esistono?

Auguri per l'anno che viene a chiunque passi di qui, per caso o intenzionalmente, anche se a un tempo scandito per tutti nello stesso momento non credo. 
Ognuno ha le proprie scansioni, del tutto intime. 
Qualcuno riesce addirittura a sentire il continuum del tempo.

domenica 7 ottobre 2012

spiegarsi meglio...

Rispondo ad un'acuta osservazione di Giorgio (che ringrazio per l'attenzione con cui mi legge) che mi fa notare la contraddizione tra il post in cui aspetto impaziente l'autunno e la frase finale del post successivo in cui scrivo che a me sembra tutto passato.
Spiegandomi meglio risulterò più grave, proprio nel senso del peso che da me passa a voi, ma comunque...quello che volevo dire è che è il mio futuro a sembrarmi già passato (il futuro come progetto, desideri, aspettative) e che nello stesso tempo ho fretta di veder scorrere il tempo...
Così sono forse più chiara ma, per questo spazio, un po' troppo drammatica...


sabato 5 novembre 2011

da un libro magnifico

"Il tempo che regge nelle sue mani eterne l'intero universo, il presente accanto all'incancellabile passato, mi aveva schiacciata, avevo finalmente capito che non lo si può fare a pezzi; oltre all'istante presente indissolubile, che sta immobile sul perno dell'eternità, sganciato dagli antichi pavimenti sotto i piedi, dalle canzoni, dalle case, dai segni, dalle presenze che si sono sedimentate nella coscienza di un uomo; oltre al passato, che può essere distrutto solo se si distrugge chi lo ha vissuto; e altre al futuro che ci sta davanti, non esiste altro."

Magda Szabó: "Il vecchio pozzo" Einaudi 2011

P.S.Ripropongo questo piccolo frammento perché il libro lo merita

lunedì 19 settembre 2011

pensiero

È passato un anno. È passato un anno?

Per gli altri è passato un anno. Gli altri tornano a seguire il campionato. Gioiscono o si rammaricano per la propria squadra. Altri ancora riprendono a seguire i dibattiti politici in televisione. Questo loro "ritorno a casa" mi fa sentire senza casa.
I fili che mi legavano agli altri diventano sempre più sottili. Il cono d'ombra in cui sono precipitata si allarga sempre di più. Mi dimenticano? No, ma siamo diventati asincroni. Viviamo in due tempi diversi.
L'intero mondo ed io siamo asincroni.

martedì 5 luglio 2011

esperienza

Il tempo è fulmineo, rapido d' una maniera irreale; ma è contemporaneamente immobile, fermo là, esattamente là. E, ancora contemporaneamente, torna su se stesso, è circolare...

Confidare nel tempo, dicono. Io ho sempre confidato nel tempo. Sempre. Ma non voglio confidare nel tempo che dura.

lunedì 12 aprile 2010

auguri

Ieri abbiamo festeggiato il mio nipotino Tommaso che ha compiuto sei anni.

Io do qualche piccolo aiuto a mia figlia mentre con aria allegra e impavida si dà da fare. Pulisce la casa, sposta mobili, appende festoni, gonfia palloncini, organizza gli spazi e i tempi di ritiro delle pizzette, della torta. Intanto partecipa all'eccitazione di Tommaso, alla sua aspettativa; scherzano, uniti come sempre, quei due. Perché il cuore mi si gonfia così?

Io guardo mia figlia, la vedo darsi da fare senza risparmio per il benessere del suo bambino, per la sua felicità, per la sua crescita. Mia figlia è una brava madre. Un'ottima madre. Molto migliore di me. Lei non lo sa, probabilmente. Noi donne siamo specialiste nel non sentirci belle e nel sentirci cattive madri. Ma perché il mio cuore si gonfia così?

La casa è stracolma di bambini, mamme, papà. Bambini che si rincorrono armati di missili di cartone, bimbe che intorno ad un castello di legno inscenano storie fantasiose. Ruzzolano bicchierini di plastica, volano tovagliolini, panini smozzicati esuberano ovunque. In corridoio un bambino monta e smonta un elicottero, assorto nel suo compito importantissimo, lontano da tutti e da tutto. Una bambina davanti alla vetrata della porta finestra accenna passi di danza. Le gatte schizzano spaventate di rifugio in rifugio. Mia figlia sorride, porge pizzette, abbracci, chiama tutti per nome, non ne sbaglia uno. Ma perché questo cuore mi si gonfia così?

Le mamme sono incredibilmente belle. Giovani, con la grazia della gioventù, alcune hanno lunghi capelli sciolti sulle spalle, altre minuscole treccine, o masse corpose di capelli mossi.
Una li ha cortissimi e sotto il sorriso placido la pancia del terzo figlio. Scherza.
Anche le altre mamme scherzano, custodiscono qualche segreto che le fa ridere tra di loro. Si chinano sui loro bambini che le interpellano per ogni bisogno. La pipì, la sete, il giocattolo che non si apre. Anche i padri presenti fanno perfettamente la loro parte: razionano la coca cola, accompagnano in bagno, tolgono il golfino superfluo.
Gli sguardi paterni e materni s'illuminano nel guardare il proprio figlio.
Il bimbo più piccolo, tre mesi, s'addormenta cullato dalle grida dei ragazzini. La mamma e mia figlia lo guardano compiaciute.
Il cuore mi si gonfia: perché?

Mio nipote è felice, scorrazza, mangia, beve, scarta regali, salta, confabula. Spegne le candeline, si tuffa nella panna. Di che si gonfia questo cuore?

Più tardi, diverse ore più tardi, telefono a mia figlia. Sento che c'è ancora gente lì da lei.
-Povera bibi, esclamo, sarai stanchissima. -Ma vedessi Tommaso com'è felice! mi risponde soddisfatta. Insomma perché 'sto cuore mi si gonfia così?


Chiedere ad una nonna se ami più il nipotino o la propria figlia che lo ha messo al mondo non si fa. Non è solo inopportuno, è sciocco.
Innanzi tutto l'amore è un materiale che difficilmente si può mettere su una bilancia e poi è anche un materiale di diversissima natura. Parlare dell' amore è davvero assurdo. Bisognerebbe parlare degli amori.
Ma io non ho paura a dire che nessun amore, nessuno mai, potrà superare l'amore che ho per mia figlia.
E non riesco a separare bene l'amore che ho per Tommasino da quello che ho per mia figlia, Tommasino è inscritto in lei e ormai lei è fatta anche di Tommasino. Ieri vederlo così sano, bello, allegro felice (e spiritoso!) mi ha riempito di una gioia che dava un po' alla testa.
Ma una cosa ora so: il mio cuore si gonfiava per mia figlia.
Era gonfio di amore, di tenerezza, di orgoglio per quella donna giovane e forte e così spesso stanca eppure così resistente, per quella bella giovane madre che quando sono andata via mi ha dato un bacio e mi ha detto "grazie, mamma." Grazie? Diosanto, di che? I figli non capiscono un cazzo di niente! Ero io che avrei voluto dirle: grazie! grazie di essermi venuta al mondo, grazie di essere la figlia che sei, la madre che sei, la donna e la cittadina che sei, la bambina che ancora sei per me. Grazie per non aver reso inutile nessuno dei miei sforzi. E auguri. A te.




venerdì 2 aprile 2010

l'anima di questa sera...


Anna de Noailles ritratta da Rodin


Anna de Noailles fotografata nella sua stanza dove passava la gran parte del suo tempo, scrivendo e ricevendo gli amici.


Il fera longtemps clair ce soir
di Anna de Noailles

Il fera longtemps clair ce soir, les jours allongent,
La rumeur du jour vif se disperse et s'enfuit,
Et les arbres, surpris de ne pas voir la nuit,
Demeurent éveillés dans le soir blanc, et songent...

Les marronniers, sur l'air plein d'or et de lourdeur,
Répandent leurs parfums et semblent les étendre ;
On n'ose pas marcher ni remuer l'air tendre
De peur de déranger le sommeil des odeurs.

Des lointains roulements arrivent de la ville...
La poussière, qu'un peu de brise soulevait,
Quittant l'arbre mouvant et la qu'elle revêt,
Redescend doucement sur les chemins tranquilles.

Nous avons tous les jours l'habitude de voir
Cette route si simple et si souvent suivie,
Et pourtant quelque chose est changé dans la vie,
Nous n'aurons plus jamais notre âme de ce soir...


********************


Sarà a lungo chiara la sera, s'allungano le giornate
si disperde e fugge il rumore del giorno vivo
e gli alberi si sorprendono della notte che non arriva
e restano svegli nella sera pallida e sognano

Nell'aria pesante e d'oro i castagni
diffondono i loro profumi e li accrescono, sembra;
quasi non osiamo muoverci e turbare l'aria delicata
timorosi d'infastidire il sonno di quel profumo

Dalla città arrivano echi di rombi lontani...
la polvere sollevata da un filo di brezza
appena rivestitolo lascia l'albero che oscilla
e scende a terra lieve sulle strade tranquille

La vediamo ogni giorno questa strada solita
così facile e così spesso percorsa
eppure qualcosa è cambiato nella via,
l'anima di questa sera non l'avremo mai più...

venerdì 12 marzo 2010

pensieri "infissi"

Le tre di notte e un uragano sulla città.

Le persiane e i vetri battono sotto la furia del vento. Attraverso gli infissi entrano fiotti di aria fredda e umida e qualche goccia di acqua scivola lungo la parete. Dovrei far rivedere le persiane, le finestre e anche gli infissi ma non mi va. Il solo pensarlo mi affatica. Le terrò così, penso, tanto quanto dovranno durare ancora? Ci penserà mia figlia quando non ci sarò più.

È così, rifletto, che le case dei vecchi hanno quell'aria trascurata, aria di decadenza. Le cose sfuggono di mano ai loro abitanti.

Le energie sono poche e si distribuiscono su cose che ci stanno più a cuore degli infissi? Oppure diventiamo più saggi e scopriamo la futilità di molte cose? O allentiamo il controllo sulla nostra vita a cominciare dalle cose materiali che ci circondano? E cominciamo a pensare che qualcuno più giovane e più forte di noi si farà carico di cose che fino ad ora ci avevano riguardato?

Potrei togliere i punti interrogativi ad ognuna di queste domande. Ognuna ha la sua parte di verità.

C'è un'età in cui inizia un lento lasciar andare, in cui non adattiamo più le cose a noi, ma ci adattiamo alle cose.


sabato 27 febbraio 2010

narciso che fiorisce





Dalla mattina di venerdì alla mattina di sabato.
È andata così.















Nina, io la chiamo così, la bella contadina della campagna romana, non si scompone. Si è messa il vestito della festa e gli orecchini di corallo, dono di nozze, e si è lasciata ritrarre, placida e pensosa. Il pittore non era un gran pittore ma questo non conta. Dalla parete della mia stanza Nina mi osserva senza giudicarmi. È lì che metto i fiori quando ne acquisto. Se lei apprezzi o meno il gesto io non lo so. Di Nina mi sono innamorata una domenica mattina a Porta Portese. L'ho portata con me per poche lire. Mi piace perché non sorride, non blandisce, non ammicca. Se ne sta lì tranquilla, immobile nel suo tempo ma con dei tratti così tipici che ancora ne incontro nel mio. Quando il narciso reclinerà il capo e comincerà a raggrinzire Nina non si scomporrà. Niente turberà la sua bella fronte e nessuna lacrima righerà le sue gote. Nina è il Tempo.

sabato 9 gennaio 2010

vaneggiamento ignobile sotto un cielo plumbeo di città

Questo mal tempo che sosta da giorni sulla città mi procura cefalea e vertigini.  Tengo a bada come posso entrambe e insieme tengo il conto dei giorni che mi allontanano da Santa Lucia, 13 dicembre, la giornata più corta che ci sia. Gli astronomi si astengano dalle loro pedanterie: anche io ho sentito parlare del solstizio d’inverno, ma mi piace il detto popolare e me ne servo di appoggio, come di un bastone. Fra poco sarà passato già un mese e la luce avrà riguadagnato un bel po’ di spazio nella giornata e il malo tempo dovrà rassegnarsi alla lenta resa alla stagione nuova che verrà. Con l’agile speme precorre l’evento, cantava il Coro dell’Adelchi. E’ proprio a questo che serve la speme, a precorrere l’evento; per questo dobbiamo mantenerla agile. Quando si tratta di precorrere l’evento primavera la mia speme più che agile è scatenata, pazza di audacia, spericolata. Intanto un cielo grigio lavagna si è posato sulla terra, nel barometro l’ago della pressione precipita e precipita, e anche tutto il resto precipita con lei. Io penso all’umido della pioggia, al freddo sul collo, e mi sento accartocciare. Penso a quelli che dichiarano il loro amore per la nebbia e vorrei prenderli a schiaffi, come se fossero tanti eccentrici provocatori. Untori metereologici, ecco! Il malo tempo mi fa imbronciare, mi sento rabbiosa come se fosse in atto una congiura — l’inverno —proprio contro di me. Il mio fornitore di prodotti per animali non umani stamattina si lamentava, solidale, con me: Io sono metereopatico, questo tempo grigio mi deprime. A chi lo dice!- rispondo. Del resto veniamo dalle stelle. Ed è una stella a garantirci la vita. E’ evidente che se il grigio me la copre attenta alla mia vita stessa. E’ così che mi sento: sotto attacco.
Che modo ignobile di ragionare mentre qui e là disgrazie grandi come montagne franano su uomini, donne, bambini e li trascinano con sé. Metto fine a questo vaneggiamento.

venerdì 1 gennaio 2010

che giorno è oggi?

Anno MMDCCLXIII ab Urbe condita








*ianval= focaccia cotta al forno, farina di farro, latte, miele, olio, sale.
**strena, ae= dono augurale.
***mensa augurale: deve comprendere farro, frutti d'albero, miele e bevande fermentate

lunedì 21 dicembre 2009

lunedì 7 dicembre 2009

tempo e Tempo

Quando si entra in quella fase della vita che non chiamerò né terza né quarta né ordinerò in base a nessun ordinale (giacché la vita è un continuum le cui eventuali scansioni sono squisitamente individuali e niente hanno a che fare con i decenni); quando si entra in quella fase in cui non si sale ma, nel corpo almeno, ci si sente in discesa, la nostra idea del tempo cambia radicalmente.
Non parlo qui dell'idea del Tempo, della riflessione cioè su concetti filosofici ed esistenziali di portata insieme sottile e pesante che pure occupa gran parte della nostra mente, ma della considerazione in cui teniamo il nostro piccolo tempo quotidiano, del modo in cui ne usiamo, del senso che ore, minuti e secondi acquistano per noi.
Quella considerazione diventa affatto nuova e porta con sé grosse trasformazioni.
La nuova valutazione che facciamo del tempo entra nelle nostre azioni quotidiane, si fa gesti, atti, decisioni minute. Spesso in aperta contraddizione le une con le altre.
Potrei darne moltissimi esempi (e certo mi capiterà di darne) per ora ne segnalo solo uno che attiene agli scambi verbali che ho con gli altri.

Il nuovo senso del tempo che cogliamo alla mia età ci rende più franchi. O almeno tale mi ha resa. Non certo per effetto di un miglioramento morale che non riscontro in me, ma per effetto di una nuova impazienza che si è insinuata in me fibra per fibra. Questa nuova franchezza sfiora la brutalità e, in ogni caso, mostra il piglio infastidito dell'impazienza.
(La pazienza, del resto, non è mai stata una mia virtù e ho sempre dovuto compiere grossi sforzi per servirmi della capacità di attesa rispetto alle maturazioni altrui. E rispetto alle mie stesse. E per accogliere i comportamenti degli altri con senno e senza tempestare.
In qualche modo, sia pure con grande, grandissima fatica, nel corso della mia vita io sono riuscita a dispensare intorno a me quel tanto di pazienza senza la quale la maggior parte dei rapporti umani stridono pericolosamente. E talvolta irrimediabilmente si incrinano.)
Ma la mia attuale impazienza relativa alle conversazioni non è di quelle che si addomestichino. Essa nasce dalla nuova considerazione che do al tempo. E da una nuova scelta radicale. Molto sinteticamente questa è riassumibile così: non ho tempo da perdere in diplomatici accomodamenti del mio parlare.
Questo imprime alle mie conversazioni una franchezza del tutto nuovo. Una franchezza cioè nuda, scarna e priva di ammorbidenti e ammortizzatori. Questo, ripeto, per effetto di una scelta, lucida e convinta.
Non sono cioè diventata più impaziente e quindi più franca perché non riesco più a tenere a freno la mia innata impazienza, ma perché non voglio.
La diplomazia, che mai è stato un mio punto forte, non si addice alla mia età. Questo ho deciso. Non voglio impiegare il mio tempo in schermaglie, in giri di parole, nella ricerca dell'espressione meno urticante, di quella più gentile, nell'attesa che la prolissità altrui si dipani e venga al dunque.
Così taglio i ragionamenti altrui anticipandoli decisamente, replico preventivamente a lunghe considerazioni che percepisco come del tutto inutili, tronco complicate e minuziose argomentazioni, rispondo in due parole a esposizioni complesse che, a mio parere, si sarebbero potute esprimere in una sola frase.
Ho sempre trovato i miei simili eccessivamente prolissi, lo confesso; ho sempre pensato che la maggior parte delle persone ama indulgere in lunghe spiegazioni inutili, e ritornarci e svolgerle e riavvolgerle e trattarle come il famoso tema in classe in cui la traccia ci forniva un assunto e noi dovevamo ripeterlo, con altre parole, per tre facciate di foglio protocollo; esercizio noioso e che non mi sembra abbia dato buoni frutti. Infatti i miei connazionali brillano per retorica ma difettano di rigore consequenziale. In linea generale, naturalmente.


Ebbene, se fino ad oggi, pazientemente (cioè con apparente pazienza ma interno fremito di impazienza) attendevo che il mio interlocutore portasse avanti il suo discorso con tutte le sue proposizioni implicite ben incapsulate una dentro l'altra, come le matrioske russe, e le sue appendici ed i suoi commi e sottocommi, adesso, zac, gli taglio la parola in bocca, enuncio io in una sola frase il pensiero che sta appena abbozzando e detto fatto gli do la mia risposta, replica o considerazione del caso.
Il poveretto resta lì con il suo discorso in sospeso come una pipì cui non si sia potuto dar sfogo e di certo è per metà disorientato e per metà offeso.
Beh, vi dirò, me ne infischio.
Non ho più tempo per questo continuo menar il cane per l'aia, i secondi del mio tempo sono preziosi. Tre secondi qui, otto secondi lì, altri quattro persi con questo e nove persi con quello, alla fine della giornata mi porterebbero via uno o persino due minuti o forse addirittura cinque!
E che sarà mai! direbbe un giovane. Beh, vi posso garantire che cinque minuti hanno, alla mia età, un grandissimo valore. Cinque minuti tolti a me stessa, allo sfogliare un libro, al pasticciare con delle lane, ad affacciarmi alla finestra, sono un furto che non intendo sopportare.

E poi, come il citatissimo Wittgenstein ha definitivamente scritto: tutto quello che si può dire si può dire chiaramente.
Dunque io sforbicio le ramificazioni del discorso altrui, quegli avviluppamenti di oscurità in cui spesso amano gingillarsi. E lo faccio senza rimorsi.
Ognuno si tenga per avvertito.


(La manifesta ripetitività di concetti di questo mio discorso è intenzionale e usata come esempio del mio assunto).

giovedì 1 ottobre 2009

tempo

Vi siete mai chiesti che cosa accadeva intorno a voi il giorno in cui siete nati? Io ho cercato in internet e ho trovato questo.

VENERDI 1 OTTOBRE 1943

In un discorso agli Ufficiali, riuniti a Roma al Teatro Adriano, il Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani getta le basi per la ricostruzione di un esercito nuovo e moderno, basato su strutture organizzative diverse da quello che si era da poco disciolto e che nel frattempo potesse rispondere alle esigenze del particolare momento storico. Lesse anche un messaggio di Mussolini che, tra l'altro, così diceva:

"... da molti indizi appare che il popolo italiano, percosso e umiliato dall'obbrobrioso tradimento, ordito soprattutto ai suoi danni, è nuovamente in piedi. Ancora una volta la storia dovrà riconoscere che il nostro popolo possiede la facoltà millenaria di risorgere anche nelle più dure e più drammatiche situazioni, non appena una parola d'ordine ed uno spirito nuovo esaltino i cuori e la volontà concorde di tutti. Oggi questo spirito nuovo si riassume nel binomio Fascismo-Repubblica, è sotto questa rivoluzionaria bandiera che i soldati italiani riprenderanno il loro posto di battaglia".

Abbastanza orribile, vero? Da far venire voglia di restarsene nel ventre materno.
Ma, a dispetto di Graziani, Mussolini & compagnia (non) bella, il primo ottobre del 1943 Napoli, dopo le sue Quattro giornate di resistenza popolare accoglieva, già libera, le truppe alleate!

Dev'essere stata questa notizia a convincermi a venir fuori!



E adesso un assaggio, ma solo un assaggio, davvero; mai vorrei propinarvi un intero poemetto in versi!

Vita senza metrica

Giace la rima nel suo recesso
coglierla è arduo io lo confesso
ma della vita narrar l’amaro
chiede un usbergo vuole un riparo
per non soccombere del pianto all’onda
esige almeno fragile sponda


Nel novecentoquarantatré
venni alla vita non so perché
nel nuovo secolo io me ne andrò
ed il motivo l’ignorerò
ma del mistero che mi presiede
la mia ragione più non si chiede
né più s’interroga l’animo stanco
circa il destino del nostro branco

Semplice Caso, Deità, Follia
rigida legge o anomalia
senza principio lungofluire:
resterà uguale il mio morire

Era d’ottobre il giorno uno
autunno freddo crudo di guerra
inevitabile che per nessuno
portassi gioia su questa terra

latte in razioni bombardamenti
il coprifuoco rastrellamenti
odî privati nel pubblico orrore:
la ninnananna non fu d'amore...


Basta così. Mi sono anche allargata troppo.

Ma per chiudere in bellezza ecco la splendida pianta che mi ha appena regalata Marcella.
Voglio rendere omaggio alla sua dolcezza.

venerdì 28 agosto 2009

vacanza? viaggio?

Eccomi qui nella mia postazione romana. Mi sono svegliata prestissimo, tra l'aurora e l'alba. E ho provveduto alla mia piccola verifica del tempo astronomico. E' un'osservazione molto empirica, la compio dalla finestra della mia cucina che punta dritta ad est. Ed ecco la conferma: il chiarore tarda ad apparire, il primo raggio di sole si fa attendere: il tempo scivola di nuovo verso giornate più brevi. Non che la comunità scientifica avesse bisogno di questo personale crisma ufficiale. Ma io ristabilisco visivamente i confini della mia giornata, do il mio benvenuto alla stagione nuova che, ignorata dalle moltitudini vacanziere, è già in atto e mi metto l'anima in pace. A questo serve la mia verifica, solo a questo.
Meno sole meno vita. Semplicemente. Questa è la mia equazione. Ma la città è infuocata, protesta mio marito. Io me ne compiaccio e già penso con tremore al primo brivido di freddo.
Siamo ancora ad agosto ma settembre già mi alita sul collo.

Non considerate questo il primo post della nuova stagione. Per varie ragioni non so bene come sarà la nuova stagione. Ci debbo riflettere. Intanto, però, mi sparo tutti insieme gli ultimi post programmati su Vacanza & viaggio.
Che seguono.


venerdì 8 maggio 2009

omaggio a maggio

Dalle mie parti si dice che maggio è il mese dei somari. Ma anche che è il mese delle rose. Io amo entrambi, ma la mia preferenza va decisamente ai somari. Maggio è comunque un mese pieno di ricorrenze scientifiche, letterarie e artistiche: nascite e, ahimé, morti.

Il Primo Maggio del 1909 è nato Ghiannis Ritsòs, poeta greco di cui ricordo questi versi:
Mare calmo con crepe impercettibili /una luce simulata 
spalma le nuvole basse. /Non ricordare,
non dimenticare. /Il presente - dice - quale presente?/

il 2 di maggio del 1859 nacque Jerome K. Jerome lo scrittore umoristico che è stato capace di descrivere sino nei minimi particolari il comportamento di mio marito quando (tenta di) appende(re) un quadro.

Il 3 maggio del 1884 è nato E.A. Mario poeta, paroliere e musicista; autore del testo della canzone del Piave e di Vipera,  che mia nonna Agnese cantava con un sottilissimo filo di voce incantandomi. 
Vipera... vipera/ sul braccio di colei/ c'oggi distrugge tutti i sogni miei/ sembravi un simbolo /l'atroce simbolo /della sua malvagità.
Lo so i versi sono atroci, ma E. A.Mario è anche l’ autore della musica della Tammurriata nera. E questo secondo me basta a riscattarlo.


Tre giorni dopo la nascita di Jerome (5 maggio 1859) muore Friedrich von Humbolt, il grande naturalista. A Trinidad de Cuba, che visitò nel 1800, ho visitato il Museo di Biologia a lui dedicato, meta delle gite scolastiche dei bambini cubani. Su Von Humboldt ho letto un piccolo libro straordinario " La misura del mondo" di Daniel Kehlmann che racconta il suo incontro con Gauss, (quello della "curva") l'altra mente stratosferica dell'illuminismo tedesco. Il libro è pieno di humour nel descrivere il temperamento e la personalità dei due illustri scienziati, con i loro tic e le loro manie.

Il 9 di maggio del 1909 è nato Eugenio Garin che non definirò filosofo perché ci si incazzava, grande studioso dell’Umanesimo e del Rinascimento. Sui suoi libri ho studiato.

Il 13 maggio di un secolo prima era nato il poeta Giuseppe Giusti, che non posso proprio dire di amare.

Il 12 maggio del 1878 era invece nato Massimo Bontempelli giornalista, scrittore e drammaturgo, futurista, interventista e fascista in politica, appassionato cinefilo, ma per me soprattutto il marito di Paola Masino scrittrice che semplicemente venero per il suo libro Nascita e morte della Massaia. Ironico, surreale, grottesco, spericolato, derisorio, rivoluzionario, fantastico e paradossale, il libro è una pernacchia in faccia al machismo del fascismo che infatti lo censurò. Anche lei è nata di maggio, il 20, ed è, lei sì, una rosa. Piena di spine velenose ma di un bellissimo rosso acceso.


Il 22 del 1859 è nato Arthur Conan Doyle, che divenne prigioniero di Sherlock Holmes.

A due giorni e dieci anni di distanza tra di loro sono invece morti Henry Laborit ( 18 maggio 1995) biologo e filosofo francese che ispirò il film Mon oncle d’Amerique di Alain Resnais e il filosofo Paul Ricoeur (20 maggio 2005)
Mentre il 21 del 2000 era morta Barbara Cartland, la scrittrice "rosa" regina di cuori romanzeschi e di vendite della letteratura inglese, ma anche parente non so bene di che grado di Lady Diana, la quale non ne ereditò fortunatamente lo zuccheroso stile di abbigliamento.

Queste morti di maggio (ci vuole tanto troppo coraggio) sono compensate da una serie di splendide nascite:
il 25 maggio del 1938 Raymond Carver, il 26 del 1799 Alexandr Puskin, e per chiudere in bellezza il 31 del 1945 Rainer Werner Fassbinder.

Sono certa che di artisti o scienziati nati o morti nel mese di maggio se ne potrebbero trovare una infinità, ma per il momento fermo qui la mia ricerca.
Ricordo solo, in pieno conflitto di interessi, la nascita, per me tutt'altro che trascurabile, di mia figlia, detta, secondo l'età, Picci o Bibi.

Un po' impropriamente segnalo anche un avvenimento definito "storico" dal Ministro degli Interni: ieri tre barconi con 227 migranti intercettati nel canale di Sicilia, sono stati riaccompagnati dalle nostre motovedette in Libia dalle cui spiagge provenivano. Non hanno neanche toccato terra. Ora saranno in uno dei campi libici in cui si muore come mosche. Leggere qui i particolari. 7 maggio 2009. Anche questa è una data da ricordare anche se è di tutt'altra natura.

mercoledì 31 dicembre 2008

anno vecchio? anno nuovo?comunque: Auguri!


L'ara del Tempio di Kronos a Caltabellotta-Agrigento
Vertiginoso, no?


Il Tempo è la bestia nera degli umani. Il mistero più insondabile. Il quesito senza risposta. Il Tempo è insieme esperienza quotidiana e astrazione inconcepibile.
Per questo gli uomini si danno un gran da fare intorno al Tempo. Lo manipolano continuamente, impasticciando come bambini curiosi. Lo tagliano, lo cuciono e lo scuciono, lo allungano, lo scorciano, lo nominano e lo rinominano, lo segmentano e lo assemblano. E lo solennizzano. Come solennizzano questa notte che scavalca il...niente. In effetti nessun anno vecchio terminerà a mezzanotte e nessun nuovo anno avrà inizio con il sorgere del sole domani mattina. Il Tempo infatti è fluire. Ma gli uomini lo temono e tentano di tenerselo buono, festeggiando il suo passare come se proprio questo non fosse il loro cruccio più grande.
Non hanno tutti i torti, certo.
Non è un trascurabile particolare il fatto che Kronos, Dio del Tempo, sia divoratore dei propri figli. Kronos, Saturno per i Romani, mangia ciò che crea. Brrr!
E non è un caso che Kronos sia spesso rappresentato con un falcetto, che come allusione è piuttosto scoperta. Così per tema di quel falcetto gli uomini blandiscono il Tempo in ogni modo. Tutti i poeti lo cantano, rendendo omaggio al suo potere:

ed è subito sera.. Quasimodo

un filo s'addipana...Montale

sed fugit interea, fugit irreparabile tempus... Virgilio
ma intanto fugge, fugge irreparabile il Tempo

Io ho sempre considerato il Tempo un amico e non smetterò certo ora per il risibile motivo che ne ho accumulato un bel po'. Sul Tempo si può contare. Sempre. Il Tempo farà piazza pulita delle angosce, delle delusioni, delle sconfitte, ne affievolirà il ricordo, ne stempererà il morso...
Il giorno che vi sembra intollerabile passerà e con esso l'intollerabile. Forse occorreranno più giorni, ma il Tempo ne avrà ragione.
Fidatevi del Tempo.
Ma -dice quello- il Tempo porta via anche le cose belle! Vero, ma chi ci dice che se le tenessimo per sempre con noi, continuerebbero a sembrarci belle?
Quindi tranquilli, consideriamolo amico e il Tempo non ci deluderà.
Malgrado le nostalgie e persino i rimpianti.
Occupiamoci solo di non dissiparlo, di viverlo e di assaporarlo.

carpe diem...Orazio
Io dico: cogli anche l'ora e l'attimo...

Per coloro poi che hanno la sensazione di un Tempo che gira e torna su se stesso -capitano di questi inciampi nella vita- c'è solo da dirsi che il Tempo-destriero si è impuntato, recalcitra un po' e segna il passo, ma prima o poi riprenderà il suo corso. E' così che io mi dico. A proposito, un consiglio: non dite mai "corsa" ma sempre e solo "corso". Può non sembrare, ma la differenza c'è, e come!

e adesso basta perché, dum loquor hora fugit...mentre parlo, l'ora fugge...ovidio
Un Buon Tempo a tutti voi!