




Prima di addormentarmi penso che di giornate come questa è fatta la vita. Punti che alla fine, se abbiamo avuto fortuna, sono congiunti da una linea. Ma penso anche che possono disgregarsi in un accumulo insensato di tempo passato, e che solo un costante, fermo, sforzo dà senso alle piccole unità di tempo in cui viviamo... Christa Wolf
Atelier Schomber, via Tribuna di Campitelli 15, Roma
26 Aprile 2010 / 09:00-13:00 Indirizzi di saluto Luigi Frati, Magnifico Rettore Maria D’Alessio, Preside della Facoltà di psicologia Luciana Rita Angeletti, Direttore della Sezione di storia della medicina Ore 9:30 Relazione d’apertura Luciano Mecacci: Giovanni Jervis, un intellettuale del secondo Novecento. Chair: Giacomo Marramao Ore 10:00 ‒ Discussione Ore 10:15 Dialogo I: Sul ‘dizionario’ del Manuale critico di psichiatria. Giovanni de Girolamo ‒ Stefano Mistura Chair: Patrizia Guarnieri Ore 11:15 Discussione Ore 11:45 Psichiatria I Luigi Onnis: Giovanni Jervis, coscienza critica della riforma psichiatrica italiana. Leo Nahon: Jervis e Basaglia, psichiatria come scienza e psichiatria come arte. Chair: Giovanni de Girolamo Ore 12:45 Discussione Ore 15:00 Patrizia Guarnieri: Presente e passato. L’interesse di Jervis per la storia nella psichiatria. Vincenzo Caretti: Giovanni Jervis e l’antipsichiatria inglese. Antonio Maria Ferro: Il pensiero di Giovani Jervis sulla relazione d’aiuto. Un importante contributo nella formazione degli operatori in psichiatria. Chair: Paolo Migone Ore 16:30 ‒ Discussione Ore 17:00 Dialogo II: Ermeneutica e relativismo Giacomo Marramao ‒ Mario Miegge Chair: Alessandro Pagnini Ore 18:00 ‒ Discussione
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Si dà il caso che io sia qui e guardi.
Sopra di me una farfalla bianca sbatte nell'aria
ali che sono solamente sue,
e sulle mani mi vola un'ombra,
non un'altra, non di altri, solo sua.
A tale vista mi abbandona sempre la certezza
che ciò che è importante
sia più importante di ciò che non lo è.
Wislawa Szymborska
I poeti mettono sempre il dito là dove gli altri non mettono neppure gli occhi. Fanno per noi un lavoro paziente e insostituibile. E noi? Che cosa facciamo noi? Noi possiamo semplicemente godere dei loro versi. Scaldarci al loro tepore o farci attraversare dalla loro lama fredda. Riposare nella loro bellezza. E poi, naturalmente, possiamo trasalire e riconoscerci. È quello che ci accade continuamente. Come un risveglio brusco che ci fa dire con gratitudine: sì. Sì, è così.
Ma anche questo non è tutto. Non basta. A me non è mai bastato. Cerco sempre nella poesia l'innesto del mio pensiero e possibilmente dell'azione. Forse è per questo che le poesie mi durano tanto dentro e che cerco di farle durare tanto.
Così questa poesia della Szymborska non mi dà solo il trasalimento del riconoscermi, ma la prendo anche come una voce da portare con me, un piccolo impedimento alla distrazione con cui guardiamo ciò che non è importante. Così ripeto, e imparo a memoria, gli ultimi tre versi di questa poesia:
"...mi abbandona sempre la certezza
che ciò che è importante
sia più importante di ciò che non lo è."

La giornata è stata faticosa ma molto bella. Cantare nella nuda immensità dell'Abbazia dà un certo non so che...




Mi ero dimenticata di autofesteggiare il mio blog, che, ridendo e scherzando, ha compiuto tre anni. Infatti è nato il 9 aprile del 2007.





a impreparata: aveva solo 59 anni, sette meno di me. Io ho letto il suo piccolo ma incomparabile Il più mancino dei tiri, in cui il gioco del calcio è no, non pretesto, perché Berselli riconosceva pari dignità a tutto il reale, comunque si manifestasse, ma occasione, ecco, per parlare di politica e società, di psicologia e di sociologia. Un libro delizioso, detto senza affettazione, proprio per dire che leggerlo era una delizia. E ho letto anche Post-italiani dove Berselli senza acrimonia ma senza indulgenze ci fotografa, noi popolo"di un paese provvisorio". 
La vera meraviglia non è il sonno con i suoi sogni ma il risveglio.
Pensiero insostenibile: Lascerò a mio nipote un paese peggiore di quello che mio padre ha lasciato a me?
Domanda smarrita: Che cosa posso fare?
Una briciola di risposta l'ho trovata in un libro.
In "Lettera a D. Storia di un amore", André Gorz rende alla moglie -vecchi ormai entrambi- quella testimonianza d'amore che aveva omesso in altri libri. È un bel libro ma io qui voglio citarne un passo che con l'amore non ha niente a che fare.
Dice André Gorz, parlando delle sue impressioni sulla società americana degli anni a cavallo tra i sessanta e i settanta, "[esiste] una specie di controsocietà che scava le sue gallerie sotto la crosta della società apparente, aspettando di poter emergere in pieno giorno. Non abbiamo mai visto tanti "esistenzialisti", cioè gente decisa a "cambiare la vita" senza aspettarsi niente dal potere politico, tentando di vivere insieme in un altro modo, di mettere in pratica i loro scopi alternativi."
E mi sono detta che in questi tempi in cui ci tocca vivere dobbiamo, noi minoranza, diventare "esistenzialisti" nel senso in cui Gorz usa questo termine: non aspettarci niente dal potere politico, o aspettarci il peggio, e tentare di vivere in un altro modo, mettere in pratica i nostri scopi alternativi, resistere alla cultura che domina i nostri giorni, testimoniare che un altro mo(n)do è possibile.
E, aggiungo, prenderci il compito di conservare quello che la cultura diffusa del momento lascia cadere o rifiuta o distrugge. Le memorie storiche (la Resistenza, l'antifascismo, la Costituzione e il suo senso più profondo), i valori, le culture, gli spazi, i luoghi, le forme di pensiero ed ogni altra materia preziosa che vediamo a rischio. Conservarla, testimoniarla con i nostri comportamenti e trasmetterla. Sì, ci sono battaglie da combattere, probabilmente andiamo incontro a giorni agitati, in cui queste saranno ineludibili, ma intanto e comunque dobbiamo essere "esistenzialisti": resistere, conservare, testimoniare e trasmettere.
Accolgo l'invito lanciato da Sogni & Bisogni e partecipo alla iniziativa Eros & Parola Alda Merini
Ci fu spazio nella mia carne per te,
per te solamente
che volevi l'amplesso dei miei giorni;
un lungo peregrinare segreto
d'amore in amore
di tempio in tempio.
Una rosa mi tremava
sul ciglio delle dita
come se fosse carta di un veliero
e finalmente mi rompesti
le acque squisite della vita.
Roberto Piumini
Baciami, sgagna con baci mordenti,
solluzzicando i miei combaciamenti,
smarassami di te, carne alleluja,
sconvolgi di lucenza l'arca buia.
Baciami, sfamami la sciapa e scema
timidità che s'ingarluppa e trema,
costringimi con l'urlo nell'abbraccio
a fare ciò che indugio mentre faccio.
Baciami, smaga con l'ossesso collo
il mio fiorificare mesto e mollo,
allascami con rorida alta lena.
Baciami, scianca mi la muta schiena
con la ritmata allegra furia piena
della faina che si scrolla il pollo.
Tinì C.
Io sono foresta profonda
di tutta umida ombra
al centro del mio corpo
vuoto che implora
esplorami tuttovorace
esplorami in fondo
fioriscimi dentro
il tuo gladiolo teso
a colpi a colpi dammelo
sciogliti lungo
e colmami.
N.B. Mi sa che 'sta volta ci chiudono...