sabato 25 aprile 2009

Roma, 25 aprile 2009 Porta San Paolo







ricordare

"Resisteva il popolo, tutto, con una muta, scontrosa, impassibilità. Resisteva ai neofascisti, ai quali non dette la menoma collaborazione. Nessuna città fu meno prona di Roma ai nuovi tirannelli. [...]
Roma, ancora oppressa dai tedeschi e dai fascisti, si sentiva già avulsa dal resto d'Italia, indipendente da quel governo del settentrione. E resisteva ai tedeschi, incurante delle grida che minacciavano di morte chi non si presentasse al servizio del lavoro. Al primo bando si presentò poco più del due per cento dei chiamati; al secondo bando non si presentò, si può dire, nessuno (un ufficiale tedesco, un 'tecnico' dell'occupazione, che era stato in Olanda, in Polonia, in Francia, non se ne capacitava. Dappertutto, diceva, ho visto che al primo bando si presentava il venticinque, il trenta per cento dei chiamati, al secondo si arrivava al quarantacinque, al cinquanta per cento; ma qui da voi è impossibile, non viene nessuno). Era una ribellione muta, paziente, incrollabile. Un giorno il comando tedesco fece sfilare per le vie della città un'intera divisione, carri armati, auto blindate, negli autocarri soldati in perfetta tenuta di guerra, i fucili mitragliatori puntati verso la strada, una perfetta, terribile, macchina di guerra. I romani la lasciarono passare con qualche occhiata distratta, i crocchi si discioglievano al passaggio, gente che aspettava l'autobus si allontanava perché non si credesse che stesse ferma a spettacolo. "
Paolo Monelli: Roma 1943-Einaudi, Torino - 1993


di Carla Capponi
da Storiaememoria. it

Tante donne, operaie, contadine, studentesse, impiegate, aristocratiche, casalinghe, suore. Tutte volontariamente, spontaneamente, senza un ordine, senza un appello se non quello del loro cuore, scesero in campo trasformando la città, le campagne della provincia, assediate, saccheggiate, bombardate, in tanti rifugi segreti ove trovarono salvezza "i poveri figli di mamma"; i soldati di quelli esercito che Mussolini aveva portato alla guerra e alla disfatta. C'è chi ha ironizzato sul numero dei partigiani riconosciuti: "troppi", è stato scritto: "avete gonfiato il numero dei partecipanti". Contro questa accusa e la presunzione di reinterpretare i fatti, la storia di quei 272 giorni di occupazione nazifascista di Roma, voglio portare un contributo, un approfondimento, di conoscenza, su chi, pur non combattendo con le armi, ha lottato, rischiando forse più di me, con meno gloria. Troppe donne non sono state neppure riconosciute patriote e dei loro nomi, del loro coraggio si è persa la memoria. Dovendomi limitare per motivi di tempo all'analisi degli ultimi mesi quando si preparava la liberazione di Roma da parte degli alleati, dovrei tacere del grande contributo di partecipazione civile dato dalle donne l'8 settembre, e nei due giorni di combattimenti che seguirono, per la difesa, di Roma da parte dei militari. Consentitemi tuttavia di ricordare, perché è essenziale ai fini della comprensione del coinvolgimento delle masse femminili nelle operazioni di guerriglia che si svilupparono nei nove mesi successivi, come iniziò il loro impegno, la loro scelta di lotta. Nella battaglia combattuta dai militari, dalla Magliana alla Montagnola, a Porta San Paolo, 414 militari caddero nei combattimento, ma ci furono anche a combattere con loro e a morire, 156 civili morti e 27 donne che perirono portando soccorso ai feriti, aiuto ai combattenti; tra di esse una decorata di Medaglia di Argento al Valor Militare.122 furono le donne arrestate portate a Via Tasso e a Regina Coeli, di loro molte furono deportate in Germania. Dieci furono assassinate per le strade di Roma nelle dimostrazioni contro i rastrellamenti e negli assalti ai forni. Una fu, uccisa a Viale Giulio Cesare sotto la Caserma dell'81° fanteria, mentre con altre centinaia di donne reclamava la liberazione di duemila rastrellati costretti nella caserma, il suo nome è Teresa Gullace (Medaglia d'Oro al Valor Civile); un'altra in quello stesso giorno, 3 marzo 1944, fu uccisa sui gradini della chiesa di Piazza dei Quiriti. Otto donne furono fucilate davanti al mulino del forno Tesei a Ponte di ferro; sul luogo fu messa una lapide con i nomi, che attualmente è scomparsa. Un'altra fu uccisa nel cuore di Roma umbertina, la signora Calò Carducci, nel tentativo di impedire ai tedeschi, che avevano fatto irruzione nella sua casa, di arrestare suo figlio con un gruppo di militari da lei nascosti; un'altra ancora fu uccisa al Tiburtino Terzo, Maria Martinelli. Grande era la massa dei militari sbandati, bloccati a Roma nell'impossibilità di rifugiarsi a sud oltre la linea Gustav, per sfuggire alle fucilazioni o alla deportazione. Alto era il numero dei prigionieri di guerra inglesi, americani, francesi, fuggiti dai campi di prigionia bisognosi di essere nascosti, sfamati, vestiti. Alto era il numero dei funzionari, impiegati, lavoratori che, piuttosto che aderire al Governo della Repubblica fascista, si diedero alla macchia passando nelle file della Resistenza. Una massa di uomini, tutti con la pena capitale già emanata per bando dai nazisti e dai fascisti, che trovarono, fin dall'8 settembre, aiuto e salvezza, nel coraggio e nella determinazione delle donne romane. Roma aveva già subito bombardamenti, devastazioni, a San Lorenzo, al Tiburtino ecc.; la popolazione era stremata da tre anni di razionamenti; scarsi erano i rifornimenti per la distruzione delle vie di comunicazione e aver accolto oltre centocinquantamila profughi fuggiti dalle città distrutte del Garigliano, da Cassino a Latina, da Frascati e da tutta la costa laziale. Si disse dei romani che una metà di essi ospitava l'altra metà. Al primo momento di spontanea solidarietà e partecipazione, seguì il momento dell'organizzazione e, fu per l'esperienza e l'opera dei componenti, i partiti politici antifascisti, per la riorganizzazione dei militari nella clandestinità, con a capo il Colonnello Montezemolo, che riuscì creare una rete di collegamenti così efficiente da tener testa, alla perfetta macchina poliziesca, repressiva, micidiale dei nazisti. Le donne che provenivano dalla file dei partiti politici antifascista, molte delle quali uscite da pochi giorni dalle carceri, tornate dal confino nelle isole, decisero di formare un Comitato di Coordinamento per le attività di assistenza e di appoggio alle forze combattenti, civili e militari. Il Comitato era composto da donne di varie esperienze politiche. Alcuni nomi che ricordo: Clara Cannarsa, Adele Bei, Egle Gualdi, la Fancello, Maria Maggi, Ebe Riccio, la Ripa di Meana, la principessa Doria, Marcella Lapiccirella, Laura Lombardo Radice, Laura Garrone, Titina Maselli, Marisa Cinciari, la dott.ssa Fancello, le sorelle Bruni, la contessa Stelluti Scala ed altre. Il Comitato di Coordinamento, nato a Roma, possiamo dire che fu il primo abbozzo di quello che al Nord prese il nome di "Gruppi di difesa della donna", che organizzò più di settantamila donne, la gran parte delle quali, mai riconosciute né patriote né partigiane. Nacquero i comitati di zona negli otto quartieri in cui era stata divisa Roma dalle forze della Resistenza che si collegavano al centro per mezzo di giovani staffette. Molti e pesanti, sempre rischiosi, furono i compiti svolti nei nove mesi. Diffusione di volantini con gli appelli alla popolazione romana o alle donne stesse. La diffusione dei giornali; io stessa ho avuto in casa fino alla fine del mese di dicembre, il centro dello smistamento della stampa clandestina per la quarta forza di Roma, dei giornali del Partito Comunista (l'Unità) e del Partito D'azione, (Risorgimento Liberale), dei cattolici comunisti (La Voce operaia). Purtroppo a novembre fu individuata la tipografia di Via Basento dove furono arrestati Leone Ginzburg, Gastone e Manlio Rossi Doria, l'architetto Mario Fiorentino e tutti i tipografi. Erano quasi sempre le donne, che andavano e venivano, con i pacchi della stampa. I giornali dell'epoca avevano un solo foglio, di piccole dimensioni così da poterlo piegare e mettere in tasca o da poterlo infilare nelle buche delle lettere e sotto le saracinesche dei negozi. Alcune di queste postine sono divenute celebri: Titina Maselli, la Scialoia, Franca Angelini, Giovanna Ribet, Laura Garroni, (divenuta poi artificiere dei G.A.P., con il nome di Caterina), Marisa Cinciari, Anna Carrani (della Manifattura Tabacchi), Nanda Coari, Maddalena Accorinti, Marina Ghirelli (passata poi ai G.A.P.), la Signora Usiello (moglie di un barbiere di Via del Boschetto, che aveva la responsabilità della diffusione della stampa tra le botteghe della zona Monti). La Signora Perna, la signora Bruscani, Giuliana e Marcella De Francesco. Erano le donne che trasportavano le armi, nella borsa della spesa, attraverso, la città, che prelevavano i chiodi a tre punte dalle officine dell'A.T.A.G. del Prenestino, ritiravano gli spezzoni, prodotti nelle officine del GAS di San Paolo, che saranno usati per confezionare le bombe dagli artificieri Giorgio Labò, Gianfranco Mattei, Giulio Cortini, Laura Garrone, bombe che saranno usate negli attacchi ai nazisti di piazza Barberini, della stazione Termini, di Via Rasella, di Via Claudia, di Via dei Due Macelli e per decine di altre azioni. Sono le donne che si organizzano per assalire i forni ove si panifica il pane bianco per fascisti e nazisti. Gli assalti avvengono nei quartieri di Trionfale, Borgo Pio, Via Leone Quarto, davanti alla sede delle delegazione, per protestare contro la sospensione della distribuzione di patate e farina di latte. A guidarle in questi quartieri sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre. Sempre in Via Leone Quarto viene assalito il forno De Acutis, ma qui c'è il consenso dello steso proprietario, che distribuito il pane e la farina, si dà alla clandestinità. Altri assalti avvengono in Via Vespasiano, in Via Ottaviano, in Via Candia, al Tiburtino Terzo durante lo sciopero generale indetto per il 3 maggio, dove viene uccisa, dalla P.A.I., Maria Martinelli, madre di quattro bambini. Sono le donne che accompagnano i prigionieri fuggitivi fuori città per collegarli ai nuclei partigiani dei Castelli romani; a volte esse sono giovanissime come Gloria Chilanti (quattordici anni), che accompagnò un marinaio russo attraverso Roma, per metterlo in collegamento con i partigiani di Monterotondo. Ognuno fa quanto è necessario, con prudenza, con intelligenza, con astuzia, col cuore. A causa della mancata risposta dei romani all'appello nazista per il lavoro obbligatorio, iniziano ì rastrellamenti per le vie dei quartieri di Roma; il più massiccio fu quello condotto nel quartiere Quadraro durante la notte del 17 aprile 1944. Duemila uomini furono rastrellati, strappandoli letteralmente dal letto delle proprie case durante la notte; settecento di essi furono deportati in Germania. Iniziano gli imponenti arresti nelle file della Resistenza, tra cui molte donne: Elettra Pollastrini, Lina Trozzi, Vera Michelin, arrestate, sono condannati e deportate nel carcere duro in Austria. Carla Angelini, Bianca Bucciarelli, la signora Fontana e la signora Rodriguez, mogli di ufficiali dei Carabinieri, subiscono confronti crudeli, interrogatori durissimi; così Maria Teresa Regard, Iole Mancini, la Di Pillo e tante tante altre (122). Nessuna di esse ebbe un cedimento; furono, con il loro silenzio, le più dure e temíbili avversarie della macchina di morte nazi-fascista. Un esercito solidale, silenzioso, senza divisa, senza gradi, senza il “soldo”; un esercito di volontarie della libertà che restituirono senso, e valore al ruolo della donna nella società italiana, degradato ed offeso dalla teoria fascista che vedeva le donne solo come delle fattrici di figli per la patria. Si organizzano gli scioperi nelle fabbriche romane ove lavorano le donne; alla Manifattura Tabacchi è Anna Carrani che organizza le operaie; mi collego con lei, inviata da Adele Bei, per fissare le modalità, i tempi e le richieste sindacali. La riunione avviene in una piccola osteria vicino piazza Mastai, a Via della Luce, nell'intervallo del pranzo; si stabilisce di dare inizio allo sciopero con una sola ora di sospensione dal lavoro, senza uscire dalla Manifattura. Le richieste erano: aumento della razione del pane, indennità di bombardamento, aumento dei salario. Lo sciopero si organizza per il primo di Aprile; così anche alla Stacchini di Via Baccina ove le operaie formano una delegazione che avanza le stesse richieste. Sono avvertite le autorità fasciste e la prefettura, che intervengono promettendo i miglioramenti. Il secondo sciopero è il 3 maggio: ottocento operaie restano fuori della Manifattura Tabacchi per più di un'ora, per unire la loro protesta allo sciopero generale indetto per quel giorno, dal Comitato quadripartito. Lo sciopero generale del 3 maggio riuscì solo parzialmente; il successo maggiore si ebbe alla tipografia del "Il Messaggero", ove tutti gli operai si astennero dal lavoro. Il giornale usci con molto ritardo, stampato alla meglio da tipografi raccattati in altri giornali. Il direttore, Spampanato, si vendicò compiendo l'elenco degli assenti, che consegnò ai tedeschi; 19 operai furono arrestati. Scioperarono, anche se parzialmente, gli operai della Società Tudini e Talenti e del mattatoio. Non scioperarono i tranvieri perché i fascisti, forse avvertiti da qualche "delatore", mandarono le guardie repubblicane e truppe tedesche ad occupare i depositi, obbligando il 3 mattina, con minacce, i conducenti a riprendere il servizio e a far uscire tutte le vetture scortate da una guardia repubblichina. Furono organizzati in vari quartieri comizi volanti e lanci di manifestini a Piazza Fiume, a Largo Tassoni, a Piazzale Flaminio, a Piazza Bologna, al Quadraro e a Tesatccio. Gruppi di donne manifestanti tentano di bloccare i tram appoggiate dai G.A.P. che riescono, in qualche caso, a far saltare gli interruttori elettrici, bloccando il traffico tranviario. Altri assalti ai forni si verificano con successo a Montesacro, a Val Melaina e al Tiburtino Terzo, ove, come ho già accennato, Caterina Martinelli trovò la morte e la sua piccola figlia restò per sempre paralizzata. Gli scioperi dei 3 maggio, anche se parziali, conseguono un certo successo; c'è una distribuzione straordinaria di viveri, una serie di piccole concessioni sul lavoro e promesse di un aumento ai tipografi e alle tabacchine. In attesa della liberazione di Roma da parte degli Alleati, di cui si sente prossimo l'arrivo, per la rottura del fronte a Cassino, si organizza la sorveglianza ai ponti per impedire che vengano fatti saltare. Gli operai delle grosse aziende industriali formano turni di vigilanza sulle officine A.T..A.G., del gas, al mattatoio affinché non vengano distrutti i macchinari Importanti azioni sono compiute dai G.A.P. di zona dal 20 al 30 maggio. I componenti dei G.A.P. centrali, i superstiti dei massicci arresti avvenuti per la delazione di uno di essi (Gugliemo Blasi) sono inviati in provincia e a sud di Roma nelle zone prossime al fronte, per preparare l'insurrezione. Gli Alleati hanno promesso un "'Campo di lancio" con armi sul monte Gennaro (Tivoli) che sarà preannunciato da Radio Londra con la parola d'ordine "la neve è caduta". Il G.A.P. di Mario Fiorentini è, inviato a Tivoli, la gappista Lucia Ottobrini a Castel Madama con i partigiani comandati dal capitano Rocchi e dal tenente Gaudiosi. Il G.A.P. Pisacane di Bentívegna è incaricato del campo di lancio del monte Gennaro. Ricordo come partimmo quel pomeriggio, con due biciclette senza freni e gli zaini pesanti con dentro i fari elettrici. Eravamo diretti a Tivoli per collegarci con i partigiani di monte Gennaro, ma a Ponte Mammolo fummo bloccati da una colonna di carri armati tedeschi, che correvano verso Roma, seguiti da molti soldati appiedati. Fummo bloccati, tememmo per qualche momento di essere messi al muro non appena avessero scoperto il contenuto dei nostri zaini, ma si contentarono di rubarci una bicicletta. Prima di arrivare a Bagni di Tivoli incontrammo gli americani che spuntavano avanzando tra il grano alto e gli ulivi e che ci salutavano con i visi allegri e stanchi, con il medio e l'indice posti a "V", in segno di vittoria ... Ci abbracciammo felici e d'improvviso ci sentimmo cadere di dosso tutte le sofferenze, le angosce, la paura, la fame. Ci buttammo su quell'unica bicicletta, io sulla canna con lo zaino sul manubrio e Bentivegna a pedalare, per arrivare prima di loro e avvertire Gerratana che Tivoli era stata liberata e gli Alleati marciavano verso Roma. 

venerdì 24 aprile 2009

segnalazione/bonifici

BONIFICI TROVATI OGGI:

S.E. BANCA DI CIVIDALE, CIVIDALE DEL FRIULI, CRO 0305389565329302/

C.S. CASSA RISP. FIRENZE, FIRENZE, CRO 0616092200289710/

A.F. BANCO DI SICILIA, GIARRE, IL CRO MANCA MA CREDO CHE TU POSSA RICONOSCERTI UGUALMENTE ;-)

T.A. BANCA INTESA, MILANO, CRO 0306904831802603/

BLOG IL CIELO DI SAINT EX, BANCA POP. SASSARI, CATANIA, CRO 0567641052711006/

HO IMBERTATO (INTASCATO) ALTRI 240 EURO CHE AGGIUNTI AI 1455 GIA IN GIACENZA FANNO 1695. Finalmente una cifra all'altezza dei miei desideri. Sono indecisa tra un montone con collo di lince e una borsa in pelle di coccodrillo. Ma, in quanto anti pellicce, potrei anche decidere di spararmeli tutti in millefoglie alla crema.

Scherzi a parte, conto di fare un'ultima ricognizione martedì prossimo. Dopo di che chiunque non si trovi in elenco mi scriva e farò delle ricerche apposite. 
Sommessamente chiederei di fermarci ed anche di decidere cosa fare della cifra residua, cosi, una volta devoluta, potrò smettere di frequentare assiduamente la banca.
Prego coloro che sul proprio blog hanno diffuso l'iniziativa di informare i loro lettori che la raccolta di fondi si è felicemente conclusa.
Grazie ancora a tutti, marina

giovedì 23 aprile 2009

gli uomini vuoti

Ho ritrovato la citazione che avrei voluto mettere l'altro giorno a proposito dei commentatori sul blog di Anna. Eccola.

Dice Murakami Haruki: 

" Se c'è una cosa che mi indigna ancora di più, sono le persone prive di immaginazione. Quelle che T.S.Eliot chiamava "gli uomini vuoti". Persone insensibili, che coprono questa loro mancanza di immaginazione, questo loro vuoto, con un ammasso di segatura, e senza rendersene minimamente conto se ne vanno in giro per il mondo a tentare di imporre a tutti i costi questa loro ottusità agli altri, mettendo in fila parole vuote e senza senso."

martedì 21 aprile 2009

segnalazione/bonifico

ECCO GLI ALTRI BONIFICI ARRIVATI. FARO ANCORA UNA RICOGNIZIONE VENERDI.
IL TOTALE DI QUESTI BONIFICI E DI EURO 1.500, CHE SOMMATI AI PRECEDENTI DANNO UN TOTALE DI EURO 2005.
POICHE ABBIAMO SPESO 550 EURO CE NE RESTANO 1455. IERI HO PARLATO CON ANNA. LEI DICE DI ASPETTARE IL MOMENTO IN CUI LA GENTE INIZIA A DIMENTICARE: ALLORA CI SARA ANCORA BISOGNO DI AIUTO.



M.C. BANCO DI BRESCIA, COMO,CRO 0350016022210403/

V.G.B. BANCA REGIONALE EUROPEA CUNEO, CRO 0690606458009912/

B.C. BANCA ANTONIANA POP. VENETA, VENEZIA, CRO 0504017465041807/

V.M. BANCA CREDITO POP. TORRE GRECO, SAN VALENTINO TORIO, CRO 0514261162209910/

Z.G. BANCO DI NAPOLI, TARANTO, CRO 0306987830364006/

V.D. UNICREDITO ITALIANO, GENOVA, CRO 0313535324818012/

C.A. BANCA INTESA, MILANO, CRO 0306904830754500/

C.N. UNICREDITO ITALIANO, TORINO, CRO 0313535327397212/

S.S. POSTE ITALIANE, TORINO, CRO 0760141004130410/

C.R. C.ASSA R. PRVINCIA CHIETI, SAN SALVO, CRO 0605058969390407/

R.N. BANCA POP. MEZZOGIORNO, GINOSA. CRO 0525641272210011/

B.M.R. CRA DI PACHINO, CRO 0871320082008208/

G.P. BANCA INTESA ROMA, CRO 0306968318004401/

F.M.C. POSTE ITALIANE, NAPOLI, CRO 0760141014226702/

L.S. UNICREDITO ITALIANO, VERONA, CRO 0313511828020605/

A.G. POSTE ITALIANE, ANGRI, CRO 0760141052149810/

E.S. BANCA DI ROMA, ROMA, CRO 0313501409401601/

B.L. BANCA INTESA, TORINO, CRO 0306905452238003/

lunedì 20 aprile 2009

amarezza e sconcerto

Voglio dire la mia marezza per quello che sta succedendo nel blog di Anna e che l'ha costretta ad allontanarsene per un po'. Al momento non se la sente di rispondere a tutti i messaggi di insulti, accuse, offese, derisioni e provocazioni che si accumulano. Lo farà quando ne avrà la forza. Dopo il primo commento, naturalmente anonimo, cui non sono stata capace di non replicare, io non ne ho letti più. Non farò nessun tipo di apprezzamento sulle persone che stanno così inopportunamente intervenendo sul blog di Anna. Voglio solo sottolinearne la mancanza di immaginazione. Senza immaginazione, cioè senza la capacità di pensare dentro di sé il modo di essere e di sentirsi di un'altra persona, non c'è alcuna possibilità di comprensione. Di semplice comprensione umana. Se ne avessero almeno un'oncia penso che tacerebbero, qualunque sia la loro posizione ideologica, politica, culturale. Riconoscerebbero che c'è un luogo e un momento per tutto e che questo non è il momento per parole come le loro.

segnalazione/bonifico

GRAZIE, MA FERMI TUTTI!!!
Questi sono i primi CRO. Ho anteposto le iniziali dell'ordinante.
Siamo a quota 505 euro, ma ci sono altri bonifici di cui ritirerò i CRO domani perché la mia banca ha chiesto un po' di tempo. Ho bloccato uno sportello per quaranta minuti!
Saremo ampiamente sopra la cifra richiesta e personalmente penso che sarà bene fermarci qui.


M. F. CASSA DI RISPARMIO DI BOLOGNA, BOLOGNA CRO 0306989043584500/

C.C.A. BANCO DI NAPOLI, TRANI CRO 0306987662442602/

B. L. CREDITO COOPERATIVE RAVENNATE, ALFONSINE, CRO 0854200707531109/

G.A. BANCA INTESA, SANREMO, CRO 0306904416570600/

C.E. POSTE ITALIANE BARI, CRO 0760160992023212/

F.M.G. CREDITO EMILIANO, COLOGNO MONZESE, CRO 0303239400410009/

M.M.POSTE ITALIANE, GEMONA,CRO 0760161005849709/

B.F. POSTE ITALIANE, AGUGLIANO,CRO0760141016320800/

R.T.M. BANCO DI SICILIA, PALERMO, CRO 0313502048398906/

C.C. UNICREDITO ITALIANO, DUINO AURISINA, CRO0313511827456506/

B.IMPIANTI, BANCA POP, EMILIA ROMAGNA, BOLOGNA, CRO 0538745534809911/

B.V. BANCA INBTESA, LATINA, CRO 0306968313755206/

S.C. UNICREDITO ITALIANO, BOLOGNA,CRO 0313535324833107/

R.M.R. BANCA DI ROMA,CRO0313501409162111/

P.P.P. CREDITO EMILIANO, VILLA MINOZZO, CRO 0303203501210410/

G.G. BANCA NAZ. DEL LAVORO, CRO 0100582089349708/

C.V. BANCA INTESA, CRO 0306904251565904/

G.A. BANCA FINECO,CRO 0301543311207809/

Z.J.P. BANCA POP. DI BERGAMO, CRO 0542825154510405/

L.P. POSTE ITALIANE, ODERZO,CRO 0760161060485503/

M.G POSTE ITALIANE, PALOMBRA SABINA, CRO0760141009042504/

M.G. CASSA DI RISPARMIO DI BOLOGNA, CASALECCHIO DI RENO,CRO 0306989043572409/

conviti

In gruppo più che parlare & tener banco mi piace ascoltare & osservare. Il che va benissimo per l'equilibrio delle serate. Infatti la maggior parte della gente preferisce parlare & tener banco piuttosto che ascoltare & osservare. Divisici così i compiti passiamo il tempo piacevolmente. I problemi nascono quando allo stesso tavolo si siede un altro osservatore & ascoltatore. Io identifico immediatamente lui, lui identifica immediatamente me. In genere cominciamo ad osservarci reciprocamente. Il che non va bene perché per tenerci d'occhio tra di noi perdiamo di vista il resto della brigata. Ricordo la volta in cui decisi di correre ai ripari. Al mio silenzioso scrutatore, seduto davanti a me, dissi: Mi faresti un favore? Certo! rispose prontamente lui. "Disinteressati di me e concentrati sugli altri." Arrossì violentemente. Infatti era molto giovane. Ma io lo rincuorai subito: "Potremmo dividerci i compiti. Tu ti occupi degli uomini e io delle donne". Benché ancora rosso, sorrise. "Facciamo il contrario" disse. Acconsentii. La serata andò magnificamente bene. Ogni tanto io gettavo là un'osservazione, un assenso, una domanda, tanto per alimentare la libidine di eloquio degli altri. Lui invece era troppo silenzioso, tanto da attirarsi ad un certo punto un richiamo dalla padrona di casa. Lo redarguii con lo sguardo: gettare lì delle frasi ogni tanto è fondamentale, benedetto ragazzo! Al momento dei saluti feci in modo di restare un po' in disparte con lui. "Che ne pensi della festeggiata?" gli chiesi. "Fasulla" fu la risposta. "E tu  del marito che mi dici? " chiese lui. "Infelice" gli risposi. Soddisfatti e concordi ci demmo la mano e ci salutammo. Il ragazzo aveva della stoffa. Sono certa che l'esperienza di quella serata gli sarà servita in seguito.

venerdì 17 aprile 2009

segnalazione/bonifico

Dopo aver letto le vostre mail e i vostri commenti chiarisco circa i bonifici: pubblicherò i SOLI nomi propri, seguiti dal CRO.
Avviserò con una mail coloro che lo desiderano e di cui ho l'indirizzo. Penso che così vada bene. Fatemi sapere.

mi rispondo/sette

Continuo a rispondere alle vecchie domande.

Che cosa trucchiamo, quando ci trucchiamo? Il trucco è un inganno che inventa quello che non c’è o che nasconde quello che c’è e che noi non riusciamo a sopportare?

Joice Carol Oates
La madre che mi manca

Grazie per le citazioni a calamar!
Quanto a me, io penso che più che inventare copriamo. Non solo nascondiamo i piccoli difetti fisici, ma tentiamo anche di sbarrare la strada all'emergere della nostra vera faccia, perché potrebbe dire troppo di noi. Cerchiamo forse di occultare qualche segno che potrebbe svelarci. Coloro che invece inventano nuove facce per se stessi almeno si divertono nel farsi nuovi; la loro operazione sembra più allegra di quella di coloro che coprono una faccia che non amano. Coprire conserva qualche cosa di vinto e di scontento. Ma anche inventarsi una nuova faccia può essere un'operazione rischiosa se è vero quello che ha scritto la Yourcenar e cioè che "spesso la maschera diviene il volto". Sarà magari un bel volto, ma non sarà più il nostro. Mi viene in mente Patty Pravo, come l'ho vista recentemente. Neanche la voce era più la sua, né l'intelligenza trasgressiva. E non è stata la vita ma un chirurgo plastico a ridurla così. Una tristezza...

giovedì 16 aprile 2009

ciao, Roberta



da la Repubblica del 16/04/09
Simonetta Fiori

"La mia è stata davvero una scelta", è scritto nell'ultima lettera agli amici, quella del congedo. "Una scelta a lungo riflettuta, preparata, accompagnata negli ultimi tre mesi dalla stesura di un diario, impegno che ha dato luce a questi miei ultimi giorni". In poche righe la costruzione di un suicidio, consumato mercoledì prima di Pasqua in una stanza d'albergo.

Così ha deciso di andarsene Roberta Tatafiore, 66 anni, femminista impegnata, autrice di saggi sulla condizione femminile, sulla pornografia e sul mercato della prostituzione, da De bello fallico a Uomini di piacere e Sesso al lavoro. La notizia della sua morte figurava ieri sul Foglio e sul Manifesto. Un progetto, quello del suicidio, inseguito con gelida determinazione. Prima la "scelta di clandestinità", quel vivere di nascosto dagli amici, dal lavoro, dai giornali ai quali collaborava. Tre mesi di silenzio, anche di bugie - "Sto lavorando in Svizzera, starò a lungo fuori" - interrotto da frettolose telefonate che mai tradivano il suo disegno. Poi la scelta dell'albergo, vicino al suo appartamento dell'Esquilino. Un ultimo saluto alla casa, ai suoi libri, alla gatta, agli oggetti amati della sua bella famiglia calabrese. Le lettere di addio agli amici le ha spedite all'ultimo, missive piene di tenerezza e sorriso. L'ho scelto io, state sereni. Se Silvia Plath prima di ammazzarsi ha imburrato le fette di pane per i figli, Roberta Tatafiore per le persone amate ha lasciato parole lievi. La cameriera l'ha trovata verso sera, una corsa in ospedale, poi il precipitare nel mondo delle "larve nere".

Il tema della morte non le era estraneo. Roberta Tatafiore cercava le "larve nere" nei romanzi e nella cronaca, ne era attratta e al contempo minacciata. "Lasciatemi addormentare come Saffo", così titolava ieri il Foglio una sua pagina sull'aldilà scritta nell'estate di due anni fa. Appare una costruzione letteraria anche questa sua morte, lucidamente inseguita, progettata, e raccontata in un memoriale di una cinquantina di pagine. Come una traccia lasciata agli amici, un gesto di condivisione. "È un diario dei suoi ultimi tre mesi, una cronaca meticolosa del suo progetto di morte", dice Daniele Scalise, giornalista e compagno di molte avventure. "Una sorta di "diario della clandestinità" in cui è dettagliatamente raccontato come Roberta s'è organizzata, che libri ha letto, come ci si prepara al suicidio". Il suicidio come possibilità di un'esistenza piena.

Quale filo spezzato abbia piegato una personalità straripante, vitale, generosa è difficile ora capire. "Come tutte le donne veramente sofferenti", dice Scalise, "Roberta non esibiva il dolore". Spirito irrequieto e profondamente libero, dopo una lunga militanza a sinistra - tra Noidonne, Manifesto e il mensile Lucciola per i diritti civili delle prostitute - negli ultimi tempi s'era avvicinata alla destra, ai suoi giornali, condividendo con Isabella Rauti la rubrica Thelma & Louise sul Secolo d'Italia. Ma anche questo nuovo territorio politico l'aveva delusa. Contro lo "statalismo chiesastico" esibito sul caso Englaro era incentrato nel febbraio scorso un suo appassionato intervento sul sito di DeA, donne e altri, probabilmente il suo ultimo articolo. In primo piano, ancora una volta, il suicidio, in tedesco Freitod, libera morte. Anche questo suo epilogo, in fondo, è rivendicazione di possesso. Ognuno di noi è padrone della propria vita, forse Roberta Tatafiore ha voluto ricordarcelo. Con dolcezza, senza rancore."


Voglio salutare anche io Roberta che, in anni lontani, ho incontrato mille volte in assemblee, incontri, dibattiti, manifestazioni...ciao, Roberta che il viaggio ti sia lieve.

i rammentatori


Li chiamo “rammentatori”. Sono quelle persone che quando tutto sembra precipitare nel buio e tu non intravedi intorno a te nessuno spiraglio di luce, ti additano una piccola meraviglia dimenticata. Sono i Sileno che ti mostrano fiori di puro incanto, sono le Anna che adocchiano le pratoline, sono gli Spinoza che ti fanno piegare dal ridere, sono le Tereza con le musiche danzanti, sono le Arnicamontana con le loro poesie....
Sono tanti i rammentatori. Che non hanno niente a che fare con i volgari sollecitatori all’evasione. No, loro non ti distolgono dalla realtà, loro non la occultano. Ma ti rammentano quanto di buono e di bello e di degno ancora c’è. E ti dicono che bisogna attraversare questo buio senza permettergli di accecarti. Io sono grata ai “rammentatori” e voglio diventarlo anche io.
Così copio qui un mio omaggio al mese di aprile.

“Il mattino era fresco e luminoso come un lenzuolo appena uscito dalla lavatrice, profumato di purezza e frusciante di energia. L’aria stimolante entrava e usciva dalle finestre assieme ai richiami degli uccelli — garriti, trilli, gorgheggi e cinguettii, fischi, zirli e gracchiare e tubare e gridare — tutto un discorrere che s’intrecciava nel cielo delicatamente azzurro e limpidamente disteso. Era aprile, il mese più amabile, aprile dal bel carattere, mai corrucciato o pungente, aprile della promessa mantenuta, aprile della realizzazione del desiderio. Era aprile e un sentimento trionfante di approdo animava il viso della gente che marciava nelle strade con la baldanza del vincitore e l’intraprendenza dell’eroe.
E tutta quell’armoniosa bellezza fatta di voci e colori e della spumeggiante freschezza dell’aria conduceva quasi inevitabilmente le persone, qualunque fossero le loro opinioni o in mancanza assoluta di opinioni sull’esistenza o meno di un Dio creatore, a ringraziare per il generoso dono divino di quel mattino perfetto.
L’assoluta precisione con cui la colonnetta di mercurio si fermò sul numero esatto, in gradi Celsius e Faharenheit, perché gli uomini sentissero la piacevole necessità di lasciare a casa le giacche ma non ancora quella di allentare le cravatte e arrotolare le maniche delle camicie, e le ragazze respingessero sdegnate la possibilità di un foulard intorno al collo ma conservassero le calze seriche sulle gambe impazienti, quella assoluta precisione ricordò a tutti che cosa significasse un mattino di aprile; ed ogni passante si sentì un po’ sospeso nell’aria, sostenuto magicamente da lievi sbuffi di nuvole leggere come nei quadri di Magritte ed entrò così, veleggiando, nel giorno nuovo.”

Buon mattino, marina

martedì 14 aprile 2009

bonifici


Cari amici queste sono le ricevute dei due bonifici che ho effettuati questa mattina. Con un po' di sforzo, trattandosi delle copie, è possibile leggerli.
Il primo è per la Ditta Tecnovant ed è di 400 euro
Il secondo è per la Libreria Mondadori di Ornella Gelmini ed è di 150 euro

Non metterò le cifre dei vari bonifici (cosa che avrebbe fatto inorridire oltre a me anche Guglielmo) perché penso che qualunque sia l'importo il gesto abbia lo stesso valore. Ma verificherò il CRO, come suggerito da voi per evitare che le banche commettano errori.
Per il momento sul conto è arrivato solo il bonifico di Costantini Elvira. E' del tutto normale, date le feste.
Siccome odio andare in banca passando nel cubicolo che funge da ingresso, la prossima visita la farò lunedì prossimo e vi aggiornerò.

ciao a tutti e grazie, marina

sabato 11 aprile 2009

segnalazione col cuore

Scusate, sono di passaggio perché devo assolutamente dire tutto il mio grazie a Ornella e a Sara. Mi esce dai capelli! Sono due grandi!
Io non conto nulla, il lavoro vero lo hanno fatto loro!

Auguri ed Anna

Cari amici sarò lontana da questo computer fino a martedì mattina. Intanto vi faccio i miei auguri. 
Martedì sarò in banca ed effettuerò il bonifico per la ditta di Avezzano che ha messo a disposizione il computer. Ne sto aspettando le coordinate bancarie. Comincerò anche a pubblicare i dati dei bonifici di cui già ci sarà traccia sul mio conto. Intanto vi abbraccio tutti e vi ringrazio, marina

venerdì 10 aprile 2009

anna!

Il computer è in viaggio! Ho appena parlato con Anna, è molto contenta e vi ringrazia tutti. Fra poco potrà farlo personalmente dal suo nuovo computer! Andiamola a trovare tutti! MISSKAPPA

ANNA!

ISTRUZIONI DEFINITIVE

EVVIVA! TUTTO CHIARITO CON L'INCARCERATO!!! IL COMPUTER VERRA CONSEGNATO AD ANNA DAI VOLONTARI DI AVEZZANO. LO COMPRIAMO AD UN PREZZO DI FAVORE. COMPRESA CHIAVETTA E ABBONAMENTO INTORNO AI 600 EURO.
IO RACCOLGO I SOLDI POI FACCIO IL BONIFICO DIRETTAMENTE AL NEGOZIO CHE SI FIDA DI NOI E GIA METTE A DISPOSIZIONE IL COMPUTER!!!
SE I SOLDI SARANNO DI PIU ANNA CI DIRA COSA FARNE. 
RIMETTO LE MIE COORDINATE, TANTO GIA GIRANO...
GRAZIE A TUTTI!


Banca Popolare di Novara presso filiale di Roma N. 2 Piazza Dante
Codice SWIFT: NVRBIT21062
IBAN: IT34C0560803202000000002727
CIN C
ABI 05608
CAB 03202
C/C 2727 INTESTATO a Marina Pierani

CAUSALE VERSAMENTO: PC PORTATILE PER ANNA COLASACCO

Anna!

Cari e generosi amici, per il momento dovete attendere; anche io sto attendendo di parlare con l'incarcerato che ha preso il timone nelle sue mani. mi scuso, marina

giovedì 9 aprile 2009

Anna!

Amici, mi spiace ma non posso restare al computer, ho un problema. Mi ricollego domani mattina molto presto.
Non accavalliamo i sistemi di pagamento, non facciamo casino per favore! Adesso cerco di parlare con Anna.
grazie a tutti, marina

Non riesco a parlare con Anna e sento da Daniele che c'è chi si sta organizzando diversamente. Non so più niente. Non mandatemi soldi finché non avrò appurato da Anna eventuali cambi di programma.
scusate, marina

aggiornamento
L'incarcerato riceverà i soldi da me e li darà a Ornella che comprerà il computer ad Avezzano e lo manderà ad Anna. Uff, ce l'abbiamo fatta. Se andate da Daniele c'è tutto spiegato per bene. A domani, marina

 


ALTRO AGGIORNAMENTO
MI HANNO CONSIGLIATO DI TOGLIERE I MIEI DATI BANCARI DALLA RETE. RIVOLGENDOVI ALLA MIA MAIL VE LI DARò.
emmepi43@mclink.it

Anna!

Ho appena parlato con Anna e abbiamo deciso di fare così: qui su Roma compriamo computer portatile, chiavetta USB e abbonamento. Poi un suo amico viene a ritirarlo a casa mia e glielo porta. Io posso anticipare i soldi ma mi dovete dire ESATTAMENTE  che cosa comprare o qualcuno, cui io darei i soldi, dovrebbe comprare il tutto e portarlo a casa mia.
Chi vuole partecipare potrà versare il suo contributo sul mio c/c
PS Se i soldi dovessero avanzare Anna ci dirà a chi darli

computer per Anna

Scusatemi, ho letto solo adesso i vostri messaggi. Sarebbe bellissimo poter mandare il computer ad Anna! Io sono a disposizione nel modo che risulti più utile. Posso anticipare io e poi mi ridate i soldi sul mio conto. Qualcuno su Roma come me e che ci capisca potrebbe acquistare il computer. Silvano? La sola cosa che non posso fare è viaggiare. Gli amici lo sanno.
Ditemi voi.

mercoledì 8 aprile 2009

aiuti terremoto

Anna suggerisce di attendere ma io intanto ho trovato le indicazioni utili

CONTO CORRENTE BANCARIO: BANCO DI BRESCIA fil.2 Milano cc n. 9535
intestato a Associazione nazionale alpini terremoto abruzzo
via marsala 9- 20121 milano
IBAN IT69 X035 0001 6320 0000 0009 535
BIC/SWIFT BCABIT21

CONTO CORRENTE POSTALE
POSTE ITALIANE-BANCOPOSTA CONTO CORRENTE N. 16746208
INTESTATO A ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI TERREMOTO ABRUZZO
VIA MARSALA 9- 20121 MILANO
IBAN IT 26 H076 0101 6000 0001 6746 208
BIC/SWIFT BPPIITRRXXX

segnalazione aiuti

sul sito dell'Associazione Nazionale Alpini compariranno a minuti le indicazioni per gli aiuti

dall'Unità

l tam tam sta crescendo sempre di più. La domanda è semplice e le risposte date finora dalla politica appaiono, in queste ore, sempre più insensate. Perché devono andare sprecati quei 460 milioni di euro per organizzare il voto dei referendum, quando potrebbero essere accorpati con le elezioni europee. Quella cifra potrebbe essere impiegata immediatamente per ricostruire le case degli abruzzesi, le decine di scuole indispensabili per far riprendere l'anno scolastico ai bambini de L'Aquila, rimettere a posto le strade, ristrutturare e rimettere in funzione l'ospedale danneggiato dal terremoto e così via.

sul sito dell'Unità è possibile firmare

notizie da Anna

Questi sono i più recenti post di Anna

7 aprile

L'Aquila non c'è più
Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila.Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna
BUTTATO GIÙ DA ANNA ALLE ORE 23.38







PASSAPAROLA
Messaggio da ANNA: Ciao a tutti! In queste ore purtroppo si sta intensificando lo sciacallaggio da parte di finte associazioni e gruppi che chiedono soldi per aiutare i terremotati. Non mandate nulla se non siete certi dell'attendibilità delle organizzazioni!!
Un' associazione sicura alla quale si possono inviare è l'ANA: Associazione Nazionale Alpini.
Mi raccomando fate passare questo messaggio ovunque e fate passaparola per evitare che si mandino soldi a delinquenti che stanno approfittando di questa disgrazia.
Un bacio a tutti
BUTTATO GIÙ DA ANNA ALLE ORE 21.17

martedì 7 aprile 2009

il fiume


Parlare del terremoto non so farlo. E non voglio aggiungere parole vane a parole vane.
Ma sentita la dichiarazione del presidente del Consiglio che rifiuta le offerte di aiuto di paesi amici questa domanda mi esce dalla gola.
Che cosa c'è di più bello che aiutare e farsi aiutare? La solidarietà è un fiume che scorre nelle due direzioni. Rifiutarla dagli altri è grave quanto negargliela. Nei momenti del dolore ci si capisce ci si conosce ci si riconosce e si creano legami forti. 
Ma naturalmente la propaganda parla un'altra lingua.

persona umana e c'est tout

Probabilmente gli uomini non capiranno fino in fondo quello che intendo, ma io sto sperimentando una condizione meravigliosa per una donna. Quella di non dover più essere oggetto gradevole alla vista. Da bambine inizia nei confronti delle femmine — accadeva ai miei tempi, a quelli di mia madre e a quelli di mia nonna; è accaduto a mia figlia e vedo che ancora accade alle bambine di oggi, forse addirittura più precocemente — una politica di socializzazione volta a inculcare in loro il dovere di essere belle. Una pressione che le accompagna per tutta la vita. Non conosco donne che siano DAVVERO riuscite a sottarvisi. Neanche quelle che orgogliosamente lo proclamano. Spesso infatti le donne che sembrano libere di fronte a questo pesantissimo dovere sociale sono semplicemente donne molto lontane da ognuno dei modelli estetici che ci viene proposto —infatti sono diversi —e che hanno considerata chiusa la partita semplicemente perché si sono sentite sconfitte e ne hanno riportata una sensazione amara di inadeguatezza, mascherata da sprezzo ma ugualmente cocente.
Lo sguardo degli uomini ci segue sempre, ci pesa, ci esamina, ci valuta, ci confronta e ci assegna un punteggio. Lo sguardo delle altre donne fa lo stesso, spesso con più severità se non addirittura crudeltà. E’ un gioco che conosciamo tutte. Neppure tra le pareti domestiche siamo davvero libere di essere, se vogliamo, scorfani e cozze. Così infatti può capitarci di essere definite.
Io non discuto il fatto che questo possa accadere ANCHE ai maschi. Dico che per un maschio non è il primo dovere. Ne hanno altri naturalmente, ma anche noi ne abbiamo altri e inoltre questo è un dovere particolarmente pesante: esso infatti aderisce a noi stesse, alla nostra identità, alla nostra autostima come una seconda pelle. Una donna è, in prima istanza, QUELLO CHE APPARE. Poi, dopo, sarà valutata ANCHE sulla base di altri parametri. Intanto però, IL PRIMO è estetico. La società ci vuole esteticamente gradevoli, gli uomini ci vogliono sessualmente appetibili.
La peggiore delle malvagità e delle ipocrisie è quando ci dicono che dobbiamo farlo “per noi stesse”. Che non dobbiamo trascurarci ai nostri stessi occhi. Ma questo trascurarci, come lo chiamano, è spesso semplicemente, ESSERE, altrettanto semplicemente, nudamente, COSÌ COME SIAMO.
Io non sono stata particolarmente bella né vanitosa, ma tutto quello che sono riuscita a fare per sottarmi alla pressione della società è stato inventarmi UN MIO MODO di essere bella, di scostarmi, per quanto ho potuto, dalle mode e dai modelli. Ho scelto cioè di rielaborare, sulla mia personalità, i dettami sociali. Mai però sono riuscita a sottrami al giudizio implicito degli sguardi maschili. Per altro, ma questo è un mio problema personale, quando esso era benigno non l’ho mai creduto vero.
Oggi ho sessantacinque anni, anche se difficilmente me li attribuiscono. Però li ho e felicemente. Ancora mi capita di vedermi osservare mentre cammino in strada da un uomo che mi viene incontro. Poi, avvicinandosi, mi mette nella categoria ex. Ex donna. Infatti, con l’età, diventiamo semplicemente asessuate, perché donna e oggetto sessuale, nel più lato dei sensi, è tutt’uno nella mente degli uomini. E quindi delle donne, ahimé. Per quanto affermata nei più disparati campi, addirittura dotata di grande potere, una donna IN PRIMIS verrà valutata per le sue attrattive.
Ma viene infine un’età in cui nessuno ci e si chiede più se siamo belle e quanto siamo belle e noi siamo libere.
Beh, io trovo che questa condizione di ex-donna, questo stato di essere umano non connotato sessualmente, è MERAVIGLIOSA.
Sono diventata UNA PERSONA UMANA. Semplicemente. Posso decidere a questo punto, MA DAVVERO, di essere bella per me, a modo mio. Di farmi la crocchia come mia nonna, ad esempio, o di essere vanitosa A MODO MIO. Di essere una vecchia signora ordinata e basta, che, se vorrebbe pesare meno è per sentirsi più leggera e più agile e per affaticare meno le sue ginocchia. All’uomo che, distante sul marciapiede, è ancora incerto sulla mia età e già mi applica il suo sguardo valutativo, io posso fare un bel sorriso (bello nel senso di allegro e soddisfatto) confermandogli con la mia tranquilla accettazione che sì, sono SOLO E FINALMENTE UNA PERSONA UMANA.

PS Dopo sedici giorni di arresti domiciliari oggi esco e queste sono le considerazioni che mi sono venute in mente.

PPS Ogni volta che dovete parlare dell'umanità provate a sostituire il termine "gli uomini" con quello di "persone umane". La persona che me lo suggerì, molti anni fa', è un uomo, un uomo straordinario in effetti, che applica questa regola rigorosamente ma spontaneamente.

lunedì 6 aprile 2009

segnalazione urgente

La nostra Anna Miskappa sta bene e anche la sua famiglia. Non so però le condizioni delle loro case. Mi ha solo detto: siamo vivi.  Se avrò altre notizie ve le comunicherò.

domenica 5 aprile 2009

A beautiful day dagli U2 a tutti voi




U2
BEAUTIFUL DAY





The heart is a bloom, shoots up through stony ground
But there’s no room, no space to rent in this town
You’re out of luck and the reason that you had to care
The traffic is stuck and you’re not moving anywhere
You thought you’d found a friend to take you out of this place
Someone you could lend a hand in return for grace



It’s a beautiful day, the sky falls
And you feel like it’s a beautiful day
It’s a beautiful day
Don’t let it go away



You’re on the road but you’ve got no destination
You’re in the mud, in the maze of her imagination
You love this town even if it doesn’t ring true
You’ve been all over and it’s been all over you



It’s a beautiful day
Don’t let it go away
It’s a beautiful day
Don’t let it go away



Touch me, take me to that other place
Teach me, I know I’m not a hopeless case
See the world in green and blue
See China right in front of you
See the canyons broken by cloud
See the tuna fleets cleaning the sea out
See the bedouin fires at night
See the oil fields at first light
See the bird with the leaf in her mouth
After the flood all the colours came out



It was a beautiful day
A beautiful day
Don’t let it go away



Touch me take me to that other place
Reach me, I know I’m not a hopeless case

What you don’t have, you don’t need it now
What you don’t know you can feel it somehow
What you don’t have, you don’t need it now
You don’t need it now, you don’t need it now

Beautiful day



BEAUTIFUL DAY


Il cuore è un fiore, che cresce su un suolo di pietre
ma non c'è alcuna stanza, nessuno spazio da affittare in questa città
sei sfortunato ed è il motivo per cui dovevi fare attenzione
il traffico è bloccato e non riesci ad andare in alcun posto
pensavi di aver trovato un amico che ti portasse lontano da questo posto
qualcuno a cui potevi tendere la mano come ricompensa per la grazia

E' un bel giorno, il cielo è a portata di mano
e tu ti senti come se fosse un bel giorno
E' un bel giorno
non lasciarlo trascorrere

sei in strada ma non hai nessuna meta
sei nel fango, nel labirinto della sua immaginazione
ami questa città anche se non sembra vero
tu l'hai girata tutta e tutta ti ha avvolto

E' un bel giorno,
non lasciarlo trascorrere
E' un bel giorno
non lasciarlo trascorrere

Toccami, portami in un altro luogo
insegnami, non sono un caso senza speranza

vedi il mondo colorato di blu e verde
vedi la Cina proprio davanti a te
vedi i canyon spaccati dalle nuvole
vedi i pescherecci di tonni che ripuliscono il mare
vedi i beduini che sparano nella notte
vedi i campi unti alle prime luci
vedi l'uccello con la foglia nella sua bocca
dopo l'inondazione tutti i colori vennero alla luce

Era un bel giorno
Un bel giorno
non lasciarlo trascorrere

Toccami, portami in un altro luogo
insegnami, non sono un caso senza speranza

Ciò che non hai, non ti serve ora
ciò che non conosci puoi sentirlo in qualche modo
ciò che non hai, non ti serve ora
non ne hai bisogno ora

giovedì 2 aprile 2009

mi rispondo/sei

Tutto deve per forza verificarsi nella coscienza perché sia possibile la guarigione?

Alain Ehrenberg
La fatica di essere se stessi

Questa domanda l'ho particolarmente apprezzata. Mi consente di riflettere sugli affari miei. La mia risposta è che la guarigione è possibile anche all'esterno della coscienza. Che la coscienza nel nostro secolo è molto sopravvalutata. SIC! E che, se apprendere che siamo infinitamente meno coscienti dei nostri atti di quanto generalmente crediamo -fatto ormai di assoluta evidenza scientifica- dà qualche brivido, aggiunge però anche una nota di leggerezza e di scapestrata superficialità alle nostre vite, così pesanti di consapevolezza.
In ogni caso ad Ehrenberg rilancio con un'altra domanda: Coscienza o meno, è possibile la guarigione? Peccato che non legga il mio blog. Anche questa risposta dovrò cercarmela da sola.

martedì 31 marzo 2009

nostalgie: Bob Dylan



LIKE A ROLLING STONE
BOB DYLAN




Once upon a time you dressed so fine
You threw the bums a dime in your prime, didn't you?
People'd call, say, "Beware doll, you're bound to fall"
You thought they were all kiddin' you
You used to laugh about
Everybody that was hangin' out
Now you don't talk so loud
Now you don't seem so proud
About having to be scrounging for your next meal.

How does it feel
How does it feel
To be without a home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?

You've gone to the finest school all right, Miss Lonely
But you know you only used to get juiced in it
And nobody has ever taught you how to live on the street
And now you find out you're gonna have to get used to it
You said you'd never compromise
With the mystery tramp, but now you realize
He's not selling any alibis
As you stare into the vacuum of his eyes
And ask him do you want to make a deal?

How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?

You never turned around to see the frowns on the jugglers and the clowns
When they all come down and did tricks for you
You never understood that it ain't no good
You shouldn't let other people get your kicks for you
You used to ride on the chrome horse with your diplomat
Who carried on his shoulder a Siamese cat
Ain't it hard when you discover that
He really wasn't where it's at
After he took from you everything he could steal.

How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?

Princess on the steeple and all the pretty people
They're drinkin', thinkin' that they got it made
Exchanging all kinds of precious gifts and things
But you'd better lift your diamond ring, you'd better pawn it babe
You used to be so amused
At Napoleon in rags and the language that he used
Go to him now, he calls you, you can't refuse
When you got nothing, you got nothing to lose
You're invisible now, you got no secrets to conceal.

How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?



LIKE A ROLLING STONE
BOB DYLAN



Una volta ti sei vestita in modo molto carino
il tuo fondo schiena è stata una parte molto apprezzata nei suoi tempi migliori, non è vero?
le persone ti hanno chiamata, dicendo "Attenzione bambola, stai per arrivare al tramonto"
Tu credevi che si prendessero gioco di te
ci ridevi su
ognuno che si lasciava andare
ora non parli a voce così alta
ora non sembri così orgogliosa
di dover scroccare il tuo prossimo pasto

Come ci si sente
come ci si sente
a non avere una casa
come un completo sconosciuto
come un vagabondo ('pietra rotolante')?

tu hai frequentato tutte le scuole più raffinate, Signorina Solitaria
Ma sai che l'hai fatto solo per sentirti elettrizzata
e nessuno ti ha mai insegnato come vivere in strada
ed ora scopri che devi abituarti alla situazione
hai detto che non sei mai scesa a compromessi
con il misterioso vagabondo, ma ora comprendi
che non ti sta concedendo alcun alibi
mentre tu guardi nel vuoto dei suoi occhi
e gli chiedi 'vuoi fare un affare'?

Come ci si sente
come ci si sente
a starsene per conto proprio
con nessuna fissa dimora
come un completo sconosciuto
come un vagabondo ('pietra rotolante')?

non ti sei mai guardata intorno per vedere le espressioni accigliate sulle facce dei giocolieri e dei clown
quando ritornavano alla realtà e ti facevano gli scherzi
non hai mai capito che non era una cosa positiva
non hai mai lasciato che altre persone si prendessero i calci destinati a te
eri abituata ad andare a spasso sul cavallo cromato con il tuo diplomatico
che portava sulla sua spalla un gatto siamese
non è difficile scoprire
che lui non è dove ha detto che sarebbe stato
dopo che ha ottenuto da te tutto ciò che poteva rubarti

Come ci si sente
come ci si sente
a starsene per conto proprio
con nessuna fissa dimora
come un completo sconosciuto
come un vagabondo ('pietra rotolante')?

La principessa sul trono e tutte le persone carine
stanno bevendo, pensando che è merito loro
se ci si scambia cose preziose e doni
ma è meglio che tu sollevi il tuo anello di diamanti, e che lo mostri come garanzia
eri abituata ad essere così divertita
al Napoleon indossavi abiti logori ed il linguaggio che lui ha usato...
va da lui ora, ti chiama, non puoi rifiutarti
quando tu non hai nulla, non hai nulla da perdere
sei invisibile ora, non hai più segreti da nascondere

Come ci si sente
come ci si sente
a starsene per conto proprio
con nessuna fissa dimora
come un completo sconosciuto
come un vagabondo ('pietra rotolante')?

sabato 28 marzo 2009

nella Giornata Mondiale Unesco per la Poesia


"Le poète, conservateur des infinis visages du vivant."

Il poeta: custode degli infiniti volti di tutto ciò che vive.

René Char

venerdì 27 marzo 2009

mi rispondo/cinque

Potrebbero un operaio o un’operaia apparire in un reality show televisivo? O in un gioco a premi? Si potrebbe farli apparire in video "in quanto operai"?

Raffaele Simone
Il mostro mite

Questo chiedeva Raffaele Simone. La mia risposta è che No, operai ed operaie potrebbero entrare in un reality show, ma solo spogliati della loro identità operaia, sia perché questa è stata erosa dal di dentro in loro stessi sia perché nella società essa non trova più ascolto, è considerata un'appendice casuale. Il processo è andato avanti parallelamente, mentre la società toglieva dignità l'operaio perdeva orgoglio. E' qualche cosa di molto simile a quello che è successo ai maestri e ai professori. Mi chiedo se sia più concepibile nel nostro paese una identità legata alla propria attività lavorativa o se tutti ci identifichiamo solo nella entità e qualità dei nostri consumi. Tristezza.

mercoledì 25 marzo 2009

piano piano con Billy Evans

E' mercoledì 25 marzo, sono le 7 e trenta e qui c'è il sole. Prima di mettermi al lavoro vi lascio un brano musicale per farmi perdonare le mie assenze dai vostri blog.




Bill Evans: My foolish heart

lunedì 23 marzo 2009

mi rispondo/quattro

Dov’è la letteratura che dà espressione alla Natura?

Henry David Thoureau
Camminare

Nelle vostre risposte c'è l'ansia per la natura corrotta, tanto da non poter più ispirare la letteratura. O l'equazione: la natura come letteratura fatta di foglie e di fiori.C'è citato Virgilio (grazie!) e Thoureau stesso. La mia risposta è che la letteratura moderna in gran parte ha rinunciato a descrivere il mondo naturale. Sono pochi gli scrittori che ancora sanno farlo. La natura è ancora presente nella poesia ma il romanzo sembra averla radiata.Io la considero una perdita enorme.Se Thoureau tornasse rabbrividirebbe di orrore.

venerdì 20 marzo 2009

mi rispondo/tre

E’ possibile disgiungere la dimostrazione della virilità dalla volontà di usare la forza?

Judith Stiehm The Man question

Grande ottimismo dalle vostre risposte. Io coltivo il dubbio, un dubbio timoroso. Risponderò assieme ad Arnica Montana: è possibile, ma...

giovedì 19 marzo 2009

una tardiva scoperta, jeff buckley




"Grace"

There's the moon asking to stay
Long enough for the clouds to fly me away
Well it's my time coming, i'm not afraid to die
My fading voice sings of love,
But she cries to the clicking of time
Of time

Wait in the fire...

And she weeps on my arm
Walking to the bright lights in sorrow
Oh drink a bit of wine we both might go tomorrow
Oh my love
And the rain is falling and i believe
My time has come
It reminds me of the pain
I might leave
Leave behind

Wait in the fire...

And I feel them drown my name
So easy to know and forget with this kiss
I'm not afraid to go but it goes so slow

mercoledì 18 marzo 2009

osservando altrui


Trattativa sindacale

Vivere nonostante
È quello che sappiamo fare
Voi che vivete e basta
Lasciateci stare.

Se poi imparaste a non dire
Di qualcuno che è" UN depresso”
Ma semplicemente a dichiarare
Che il tipo in questione “è depresso”
Ci fareste il dono speciale
Di credere transitorio
E non consustanziale
Il nostro purgatorio.

Non abbiamo altri consigli
richieste o lamentele
signori altrimenti malati
ringraziate di non sapere.



lunedì 16 marzo 2009

mi rispondo/due

"E se non restasse più nessuno, sulla terra, a contemplare le ombre disegnate dal sole, che ne sarebbe del tempo?"

Gore Vidal
Creazione

Questa era la seconda domanda. Le vostre risposte sono molto serie o molto argute. O entrambe le cose. Io uso questa domanda per riposare gli occhi dell'anima. M'immagino la terra finalmente liberata dalla specie umana, che tira un profondo respiro di sollievo e ruota nel cielo più leggera e più felice, della felicità del non pensiero. La mia risposta è: il tempo ignora le nostre esistenze e ignorerebbe le nostre non esistenze.

venerdì 13 marzo 2009

chiamiamolo solo pidielle

Una lezione di Luciano Canfora tenuta 14 anni fa' e molto, molto attuale

"Un concetto inafferrabile.

L'esperienza di movimenti politici che prendono nome dalla "libertà", o ad essa si richiamano come a parola programmatica, risulta, nella sua contraddittorietà, istruttiva. E' come se il termine "libertà" avesse cambiato fronte più di una volta, nel linguaggio politico. Qualche esempio aiuterà ad entrare in argomento. 
Il partito degli estremisti bianchi in Sudafrica, responsabile tra l'altro dei feroci massacri pre-elettorali (maggio 1994), si chiama "Fronte della libertà". 
Il partito della destra cilena, che organizzò, poche settimane prima del golpe, l'uccisione del consigliere militare di Allende, Arturo Araya (28 luglio 1973), si chiamava "Patria e Libertà". E quando la junta di Pinochet e degli altri generali felloni prese il potere mettendo a ferro e fuoco la capitale, emise un comunicato, rimasto tristemente famoso, ripreso dall'Agenzia Reuter il 12 settembre 1973, in cui si leggeva, al punto 2: "Le forze armate e i carabineros sono uniti nella missione storica di lottare per la libertà". (Le Monde, 13 settembre). 
In Italia, un vero e proprio inno al golpe di Pinochet lo sciolse il quotidiano neo fascista Il Secolo d'Italia, che titolava il 12 settembre: "Destituiscono Allende per la libertà del Cile". 
Del resto, il quotidiano della giunta fascista dei "colonnelli" greci (aprile 1967) - noti come "i colonnelli", ma autoproclamatisi generali subito dopo il colpo di stato- si chiamava elefteros kosmos "Mondo libero": termine, come si sa, abusato durante la guerra fredda, e assunto come insegna non soltanto da politici "benpensanti" ma anche dal Ku-Klux-Klan.
Quando, il 28 giugno 1973, il governo francese (presidente era Georges Pompidou) mise fuori legge il movimento eversivo di destra "Ordre Nouveau", si costituì a sua difesa il "Comité Liberté", e personalità parafasciste, nel criticare il provvedimento governativo, si impegnarono pubblicamente in nome del principio "La liberté ne se divise pas". Remy de Laon, presidente del movimento nazionalista-cristiano "Natione Nouvelle", denunciava il "nuovo stalinismo" e chiedeva con tono vibrato: "Dove sono i nemici della libertà? Tra i sostenitori dell'unità, della forza, della salvezza della nazione, o tra i propugnatori dell'asservimento al carro sovietico?"(Le Monde 28 luglio 1973). Un curiosum per il politologo del futuro può essere considerato il piccolo partito staccatosi dal Movimento sociale italiano per impulso di Giorgio Pisanò: si chiama "Fascismo e Libertà". 
Non basta incolpare certo abuso delle parole politiche, o camaleontismo di chi se ne serve. Onde ad esempio "Giovane Italia", di conio mazziniano, è stata, a lungo, la denominazione del movimento giovanile neofascista in Italia (ed era in realtà un modo obliquo di richiamarsi a Salò, dove fu attizzato un ibrido fuoco mazziniano in polemica strumentale con il CLN, che coabitava con i Savoia nell'Italia non occupata). O anche "Occidente": parola chiave di tanti movimenti di destra, compreso il nominato "Ordre Nouveau" che in un primo momento si chiamò "Occident". Per non dire di Ordine Nuovo che è, in principio, la testata gramsciana torinese. 
C'è anche dell'altro. Si tratta -nel caso di cui qui si discorre- di una vera appropriazione da parte dell'ultradestra, spesso anche eversiva, della controversa nozione di "libertà"."

Luciano Canfora: Manifesto della libertà Sellerio 1994

giovedì 12 marzo 2009

segnalazione urgente

Ragazzi vi ringrazio per la fiducia ma il post "analisi" è tratto, come dice la prima riga, da Repubblica di oggi! E' un articolo di Rodotà, benedettiddio!
mi farete arrestare per plagio!

analisi

Repubblica: Le spallate alla Costituzione 12-03-2009
Che effetto fa vivere in un paese dove il presidente del Consiglio dichiara di voler chiudere il Parlamento? Non lasciamoci rassicurare da chi dice che questa proposta «cadrà nel vuoto». Non banalizziamo, non derubrichiamo a battuta occasionale un´affermazione così pesante secondo un costume invalso in questi anni e che ha portato al degrado del linguaggio e della politica. Le parole aggressive della Lega sono state un potente veicolo di promozione degli spiriti razzisti. Lo stillicidio delle dichiarazioni di Berlusconi contribuisce a distruggere gli anticorpi che consentono ad un sistema di rimanere democratico. Soprattutto, non isoliamo le ultime affermazioni del presidente del Consiglio da un contesto ormai caratterizzato da un quotidiano attacco alla Costituzione.
Si stanno mettendo le mani sulla prima parte della Costituzione, proprio quella che, a parole, si dice di voler tenere fuori da ogni proposito di riforma. La legge all´esame del Senato sul testamento biologico viola la libertà personale e l´autodeterminazione delle persone. Si mettono in discussione la libertà d´espressione e il diritto dei cittadini ad essere informati con la legge sulle intercettazioni telefoniche. Si nega il diritto alla salute come elemento essenziale della moderna cittadinanza quando si prevede che i medici possano denunciare un immigrato irregolare la cui unica colpa è la richiesta di cure. Si privatizza la sicurezza pubblica legittimando le ronde, con una abdicazione pericolosa dello Stato da una delle funzioni che ne giustificano l´esistenza. Si avanzano proposte censorie che riguardano Internet. Si erodono le garanzie della privacy per improprie ragioni di efficienza. Si propone una banca dati del Dna con scarse garanzie per la libertà delle persone.
Non era mai accaduto che il nostro sistema politico vivesse quotidianamente ai margini della legalità costituzionale, che si dubitasse della costituzionalità di tutte le leggi di qualche peso in discussione alle Camere. Si altera così il funzionamento del sistema istituzionale, e si trasferisce l´intero compito di garantirne il corretto funzionamento ai "due custodi", il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale, di cui si accentuano le responsabilità e la politicità. E si dimentica che proprio la cultura costituzionale segna la politica e la civiltà di un paese.
Distogliamo per un momento lo sguardo dalle nostre lacrimevoli vicende, e rivolgiamolo agli Stati Uniti. Barack Obama non sta soltanto liberando il suo paese da inammissibili vincoli, come quelli sul divieto del finanziamento pubblico alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, mostrando come sia possibile e necessaria una politica lungimirante e svincolata da ipoteche fondamentaliste. In un documento indirizzato a tutti i responsabili dell´amministrazione federale, Obama ha scritto che, «esercitando la mia responsabilità nel decidere se una legge sia incostituzionale, agirò con prudenza e misura, basandomi unicamente su interpretazioni della Costituzione che siano solidamente fondate». Qui è evidente l´imperativo di allontanarsi dalle pratiche lesive dei diritti dell´amministrazione Bush, proprio per ricostituire quegli anticorpi democratici la cui distruzione stava minando la coesione interna e la stessa credibilità degli Stati Uniti.
Quale distanza, quale abisso ci separano da questa volontà di ridare la bussola costituzionale al funzionamento dell´intero sistema politico, e quale deriva ci sta travolgendo proprio perché stiamo abbandonando quella bussola. Grande, allora, diviene la responsabilità della cultura che si cimenta proprio con il tema della Costituzione, e con il modo in cui oggi si deve guardare ad essa.
Le reazioni, gli atteggiamenti sono diversi. Si è diffidenti verso una difesa della Costituzione che sembra fine a se stessa, che non tiene nel giusto conto la dimensione della politica. Che è preoccupazione giusta a condizione, però, che la sacrosanta invocazione di una politica non più latitante abbia quei solidi fondamenti che, per le ragioni appena accennate, debbono essere trovati proprio nei principi costituzionali. Oggi più che mai abbiamo bisogno di una politica "costituzionale".
Della legittimità stessa di questa politica si dubita quando si mette in evidenza che proprio la prima parte della Costituzione, quella delle libertà e dei diritti, è segnata da un inaccettabile statalismo, dall´accentuazione di una funzione protettiva delle istituzioni pubbliche che apre la porta alle tentazioni stataliste. È singolare, o rivelatore, il fatto che questo atteggiamento ritorni proprio nel momento in cui i guasti enormi della economia deregolata hanno fatto emergere una imperiosa richiesta di regole. Disturba, ad esempio, il fatto che si adoperi la parola "tutela" quando ci si riferisce alla salute. Eppure proprio negli Stati Uniti, nella materia della salute, si è verificato un gigantesco fallimento del mercato e la riforma del sistema è un punto chiave del programma di Obama.
Si torna, poi, a ripetere che la nostra Costituzione dovrebbe essere modificata perché non dà spazio adeguato al riconoscimento del mercato. Che cosa dovrebbe dire, allora, la Germania la cui costituzione parla di una proprietà il cui «uso deve servire al bene della collettività»? La verità è che rimane forte il fastidio per un contesto che vuole il mercato rispettoso dei diritti fondamentali. In Italia si è arrivati a proporre l´abrogazione dell´articolo 41 della Costituzione, che stabilisce che l´iniziativa economica privata «non può svolgersi in contrasto con l´utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Statalismo o soglia minima di civiltà?
La spallata berlusconiana al Parlamento nasce in tempi di costituzionalismo debole e ha come fine, insieme alla cancellazione del sistema parlamentare, l´azzeramento delle garanzie, lo smantellamento del sistema dei diritti.

citazioni

Incontrata ieri sull'ultimo libro di Amos Oz: Una pace perfetta - Feltrinelli

"Permettimi di dirti quel che ho appreso dall'esperienza: o si è un poco matti o si è canaglie dalla testa ai piedi. O così o così."

Ebbene, la mia esperienza conferma quella di Israel Yolek Lifschitz, il personaggio che pronuncia la frase suddetta. In questi tempi poi, vedo agire sul palcoscenico della politica tante perfette canaglie, prive del minimo grano di pazzia.
Dopo una così apodittica affermazione, vado a farmi un caffellatte e do principio alla nuova giornata augurandone una buona a chiunque passi...

martedì 10 marzo 2009

annuncio

AAA Offresi a titolo completamente gratuito SUPER IO intransigente, implacabile, imperativo, intollerante, inesorabile,  inflessibile, inclemente, indeformabile, infausto, irremovibile, duro, severo, lapidario, rigido, rigoroso, fermo, tenace, ostinato,  feroce, esigente, drastico, spietato, crudele, tormentoso, rovinoso, temibile, deleterio, dannoso, nocivo, malvagio, pericoloso et similia.
Si accetta in cambio morale lasca.

duecento anni fa'



Tra qualche giorno nasce Gogol, meno male!

Rileggiamoci qualcuna delle sue opere, una qualunque.
Io rileggo Le anime morte, non fosse altro per questa sua frase: ... portate con voi tutti i moti generosi dell'animo, non li abbandonate lungo il cammino.

domenica 8 marzo 2009

esiste ancora gaza?

Dove è sprofondata Gaza? E' scomparsa dai nostri giornali. Forse l'avevamo sognata...

sabato 7 marzo 2009

la mia piccola repubblica sconfitta

 Scrivo con il portatile, stando sul letto perché mi sento stanca come se avessi spaccato pietre per ore sotto il sole e non mi tengo in piedi. Invece sono stata accudita e coccolata amorosamente da tutta una schiera di giovani donne attive, efficienti e allegre. Solo che ho sbattuto la faccia contro il carrozzone degli psicoeffetti speciali. Sembra che l'unico grande condottiero a non aver mai conosciuto una sconfitta sia stato Alessandro Magno. Tutti gli altri, liberatori o conquistatori, hanno preso delle belle tramvate. Così Cesare e così Napoleone, e non me ne potrebbe fregare di meno, ma così anche Garibaldi che difese inutilmente la Repubblica Romana, lo stato cui, in questi anni di strapotere vaticano sulla politica del mio paese,va spesso il mio pensiero, nostalgico e amareggiato. Sì, rimpiango la Repubblica Mazziniana e maledico mille volte gli ipocriti francesi, che la stroncarono con le armi. Né mai li perdonerò. Che si sappia. Comunque per tornare alle sconfitte, che cosa fa un generale sconfitto? Come prima cosa bestemmia, fuma nervosamente sigari puzzolenti e sbatte furioso il frustino sugli stivali. Poi però analizza le ragioni della sua sconfitta e ne trae indicazioni per le prossime battaglie. Così io. Non ho stivali né frustino, non fumo sigari, puzzolenti o meno e non ho abbastanza rabbia in corpo per bestemmiare. Mi sento anzi del tutto svuotata, uno straccetto umido e floscio. La sconfitta che ho subita, dovendo ritirarmi da Collevecchio sotto i colpi di mortaio dei miei fantasmagorici, originalissimi, massimamente creativi disturbi psichici, è pesante. Per la piccola repubblica che sono io è grave almeno quanto quella subita da Garibaldi, Mameli, Manara, Dandolo...Solo che loro erano eroi e io sono solo una piccola resistente. Al momento non posso neanche immaginare di scendere di nuovo in campo, mi fa troppo male tutto. Ma posso basarmi su una esperienza lunga anni ed anni e dirmi che piano piano ricostituirò una piccola sommetta di fiducia che mi farà sporgere di nuovo la testa fuori del mio territorio. Non so quanto tempo ci vorrà, ma so che è possibile riprendere fiducia, basta non accogliere sfide troppo alte, essere umili e pazienti e indulgenti con se stessi.

Per essere sincera fino in fondo mentre tornavo verso casa mi sono chiesta: se tu avessi saputo che saresti stata così male, saresti andata ugualmente per incontrare Angela e gli altri? Pensaci bene. Ci tenevi così tanto! Ci ho pensato per diversi kilometri e poi ho dovuto ammettere che no, se lo avessi saputo non sarei andata a Collevecchio perché  sono stata veramente troppo troppo male. Però, dal momento che ormai è accaduto e ne sono uscita fuori viva, sono contenta di essere andata a Collevecchio e di aver incontrato Angela e gli altri. Ho patito altre volte altrettanto orribili sofferenze per incontri con persone o luoghi di nessun valore. Invece a Collevecchio ho almeno respirato persone ricche di affettività, di sincerità, di intelligenza del cuore. E ho incontrato occhi di fronte ai quali è stato possibile piangere senza vergognarmi. Non è una cosa che accada sempre. Perciò grazie, amici. Scusate le impuntature del mio fottutissimo sistema nervoso centrale et periferico e siate certi che la ritirata era semplicemente la sola cosa che io potessi fare. Fidatevi della massima esperta mondiale di psicomarina.

E adesso anche se non c'entra molto voglio mettere i Principi Fondamentali della Costituzione della Repubblica Romana del 1849.



PRINCIPII FONDAMENTALI


I. La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

II. Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta.

III. La Repubblica colle leggi e colle istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

IV. La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: propugna l'italiana.

V. I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.

VI. La piú equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll'interesse politico dello Stato è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

VII. Dalla credenza religiosa non dipende l'esercizio dei diritti civili e politici.

VIII. Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale.

venerdì 6 marzo 2009

mettersi in salvo

Mi ritaglio uno spazietto contro il finestrino e me ne sto lì nel tepore impiegatizio della corsa delle nove con i miei pensieri silenziosi. Poi mi accorgo che l’autobus è pieno di nero. Le ragazze hanno sciarpe nere berretti neri cappottini neri jeans neri stivali neri e gli uomini soprabiti neri vestiti neri giubbotti neri. Neanche un colore. Non una nota di rosso di giallo di arancio. Mi sento oppressa e sopraffatta da tutto quel nero. Mentre le porte stanno per chiudersi mi butto giù con l’impressione di dovermi mettere in salvo da un contagio. Guardo l’autobus che riparte, involucro pesante di una umanità triste insoddisfatta spaventata, il cui umore tinge anche gli abiti e li trasforma in una divisa tetra. Preferisco camminare sotto la pioggia che accompagnarmi a quella tetraggine. Ristoro gli occhi con Matisse quando prendo il caffè e tiro fuori dal mio libro la cartolina segnalibro. Ricordarsi di portare sempre con me una cartolina di Matisse, annoto mentalmente.

lunedì 2 marzo 2009

il primo post non si scorda mai

Artemisia ed io ci eravamo accordate per analizzare il primo post di qualche amico blogger.
Oggi entrambe pubblichiamo il risultato della nostra piccola ricerca.
Cristiana ha una partenza bruciante che da sola dice tutto del suo piglio. Pensando alla combriccola berlusconiana cita Rabelais “gli omuncoli sono collerici e la ragione fisica è che hanno il cuore vicino alla merda”. Il suo primo post se non programmatico è però una presentazione di se stessa: passione civile e niente giri di parole.

Anche il primo post di Tereza lo è, a modo suo. E’ una foto accompagnata da cinque parole: "una foto -un augurio- tereza". La foto rappresenta un grande prato verde brillante, inondato di sole; in primo piano c’è un cespuglio di fiori campestri viola, sullo sfondo delle colline sfumate. La foto con i suoi colori accesi dice di Tez più che una presentazione scritta (che in realtà Tez aveva pubblicata e poi tolta). Ha fatto bene. Questa foto apre il suo blog con quell’impeto di vita che poi continuerà a manifestarsi post per post.

Il post di Artemisia (questa non se l'aspettava!) è insieme una presentazione di se stessa (il surplus di energie, la sua rabbia, la solitudine “metafisica”) e un programma: idee, considerazioni ficcate in una bottiglia e buttate nel gran mare della rete...
Anche in questo caso il blog poi dimostrerà quanto sincera fosse l’autopresentazione...

Miss kappa entra nel blog con la sua autoironia e la sua audacia: di notte, così, per prova.
Ci promette effetti speciali e poi se ne va a dormire. Il mattino dopo si chiede: e mo che scrivo? Sarà che non ho niente da dire? Poi da dire ne troverà e come, intanto si è mostrata apertamente proprio come è: franca fino alla spudoratezza.


Daniele Verzetti apre con un hello e una bella analisi della nostra società. Da subito ci dice quanto gli siano cari i temi sociali. Si firma rockpoeta ma non apre con una poesia. Crea un senso di curiosità e attesa. Il senso di quel nome rockpoeta lo capiremo più avanti: Daniele è arrabbiato e la sua poesia è poesia civile.

Franca definisce il suo blog come il posto per condividere informazioni, ricevere proposte e suggerimenti nella sua attività di Consigliere comunale.
L’attualità politica sarà il suo centro di interesse ci dice. E’ breve e chiara. Poi scopriremo che il suo sguardo investe il mondo da molte parti e che il blog che sembrava di servizio al cittadino accoglie sentimenti forti e squarci di vita personale. Il suo primo post, letto oggi, è decisamente riduttivo rispetto alla natura del blog che poi seguiremo.
Ma Franca è così: understatement innanzitutto.

Maria Cristina inizia con un passo simbolico, una perfetta storia zen. Da subito intuiamo il tono intimista, riflessivo con cui Maria Cristina ci parla della sua vita. Il post è un programma anche se non è programmatico.

Sileno è folgorante. Il suo primo post sono dei versi di Saffo.
"La mela rosseggia dolce, sul ramo più alto dell'albero, forse scordarono di coglierla...No!non seppero raggiungerla..."
I versi si accompagnano ad una bella foto dove la mela rosseggia davvero.
Poi scopriremo che questo sguardo sulla natura e sulle sue lezioni è specificamente suo ed è capace di regali di cui sembra ignorare il valore.
Non deluderà mai l’aspettativa che il suo primo post ha creato in noi. Grazie Sileno!

Neanche Guglielmo è programmatico, invece subito ci dà il senso della sua pensosità. Poche righe e una domanda: che fine avranno fatto le emozioni che provavo in questi luoghi? Poi toccherà a noi trovarle tra le poesie che comincerà ad offrirci, disegnando una mappa che parte sempre dai suoi luoghi nebbiosi e si allarga sul mondo come una rete.

L’inizio di Rino è bellissimo. Un’ode delicata alla primavera e lo firma "Rino, rinverdendo come erba appena tagliata". E’ però un inizio traditore. Niente ci fa presagire che poi giornalmente ci regalerà con competenza e leggerezza una lezione di storia.

Giorgio ci accoglie direttamente nella sua casa. Ci dice diverse cose di sé, i suoi anni, il figlio, la moglie, le grigliate con gli amici, i gatti di casa, la pipa che accompagna i suoi pensieri. Ma la cosa più importante la dice per ultima: "ho voglia di vuoto ..il vuoto che mette in contatto con l’anima".
Neanche Giorgio ci inganna, lo scopriremo presto.

Questa è la cosa che ho scoperto rileggendo i primi post di molti blog (e non li metto tutti, gli assenti mi perdonino): che è impossibile mascherarsi, che il nostro stato d’animo prevalente viene fuori da subito e che anche quando non diciamo chi siamo e di che cosa vogliamo parlare implicitamente lo diciamo.
In questo senso tutti i blog sono una promessa mantenuta.