giovedì 17 settembre 2020
Non sputiamo sul SSN
Nel Day Hospital di ematologia dell’Ospedale San Giovanni-Addolorata di Roma c’è anche una piccola bibliotechina a disposizione dei pazienti per ingannare le attese. È un reparto modello: persone competenti, cortesi, cordiali, fonti di buon umore. Tutte. Quelli che parlano sempre male del nostro Servizio Sanitario Nazionale dovrebbero visitarlo. In questi giorni sono un po’ occupata in accertamenti, ma torno presto.
domenica 6 settembre 2020
et voilà!
Ho tolto un po' di Java script, ho dimezzato il numero di post nella home page e il caricamento mi sembra più veloce.
Adesso vorrei ravvivare i colori come qualcuno di voi mi ha suggerito.
MI rimetto a studiare e vediamo che cosa ne esce fuori.
Intanto vi presento la Gatta Gabardina, entrata nella mia vita due anni fa.
È una gatta opportunista e tirannica, ma l'amo lo stesso.
sabato 5 settembre 2020
suggerimenti?
Ho cercato in Internet, ma l'unica soluzione alla lentezza del caricamento che ho trovato è diminuire il numero di post che compaiono nella home page. Li ho dimezzati, ma è lento come prima.
Da che cosa può dipendere?
Provo a togliere tutte le foto?
Se avete suggerimenti li accolgo a braccia aperte.
Grazie.
posso scrivere casino? posso
Insomma è un gran casino. La lentezza del caricamento è esasperante anche per me, mai vista una cosa simile! È colpa del template Scribe? Chissà se posso abbandonarlo e cambiare. Mi sento come se fosse la prima volta che uso questo mezzo.
Ho pensato di trasferire il blog su un'altra piattaforma, ma sono praticamente paralizzata dal timore di fare qualche errore e di vedermi cancellare tutto il blog. Forse dovrei rivolgermi a un super megagalattico esperto.
Intanto vi rendo partecipi di un piccolo episodio. Stamattina su via Macchiavelli mentre cercavo monete da dare a un vecchio davvero ridotto male, un passante di media età sorpassandomi velocemente mi ha lanciato la seguente frase: "Brava! Aiuta la criminalità organizzata. Scema!" Al mio classico: Scemo ci sarai tu! sempre andando il tizio sghignazzante ha aggiunto trionfalmente: Boccona! e ha voltato l'angolo.
Mi è rimasta in gola quello che avrei voluto rispondergli: Meglio boccona che st.....
Tutto sommato meglio così, capace che mi menava pure.
Adesso cerco in Internet come risolvere il problema lentezza. A presto.
giovedì 3 settembre 2020
grazie!
Cari, carissimi amici, (amiche e amici, che ve lo dico a fa?), non sapevo che qualcuno mi leggesse ancora!
Non ricevo notifiche da quel dì, non so cosa sia successo. È solo grazie a Guglielmo e a Twitter che poco fa ho scoperto che ancora qualcuno passava da queste parti. Non so dirvi quanto mi abbia fatto piacere questa scoperta. Vi ringrazio con tutto il cuore. Quando, in momenti di improvvisa energia, ho scritto un post pensavo che non sarebbe stato letto da nessuno. Ma vi pensavo da qualche parte e mi bastava.
Qui è cambiato tutto, l'interfaccia, le notifiche (inesistenti) e le impostazioni sono saltate, mi trovo malissimo. Devo studiarla questa nuova versione e ora che so che qualcuno si ricorda ancora di me ce la metterò tutta.
Poco fa, uno per uno, ho pubblicato i vostri commenti che giacevano in attesa di moderazione senza che lo sapessi.
Per scrivere uso un programmino penoso, easy blog che permette di pubblicare dal telefonino.
Devo tornare al computer, dove in effetti mi siedo di rado e solo per cose burocratiche.
Vi ringrazio ancora con tanto tanto affetto e passo a studiare.
lunedì 20 luglio 2020
Noi e loro
Noi che viviamo ancora sulla terra
ci rivolgiamo a quelli che stanno sotto la terra,
vicino alle radici degli alberi,
tra essi, con essi,
formando parte di essi,
vegetali che vedono, sentono, odono
e che chiamiamo morti perché così li chiamano.
Miguel Angel Asturias
lunedì 29 giugno 2020
un’alba
Camminavo in salita sotto le magnolie.
Arrivavano parole come pesci d’argento
nuotando libere dentro di me, come fossi fatta d'acqua.
Le sentivo sulle labbra come un bacio fresco.
Una foglia di verde lucente volò a terra e incrociò il mio sguardo,
colse un sorriso e
volò più in là.
Nessun uccello cantava ma cantavano i pesci.
-Sei il primo ricordo senza spine-
dissi al pesce più piccino che mordicchiava il mio orecchio.
-Sei la prima foglia del mondo-
dissi alla foglia
-La prima foglia verde
che luce ai miei piedi-
Le parole sono pesci,
non muoiono.
Giungono un mattino
e nuotano con noi.
m.p.
sabato 27 giugno 2020
Fragile? No grazie.
Non sono fragile, sono vulnerabile. A farmi male non ci vuole niente, ma fiaccare la mia resistenza è tutt’altra cosa.
Per molto tempo non l’ho capito. Non comprendevo la differenza, mi pensavo, indifferentemente, fragile o vulnerabile. E non coglievo la distinzione.
È strana questa confusione in una persona con il culto della lingua, che per tutta la vita, da bambina fino a...domani ha letto, nota bene non sfogliato, proprio letto il vocabolario come il più appassionante, il più avvincente dei romanzi. E ne ho comprati e letti diversi.
E ho sempre considerato il giorno in cui imparavo una nuova parola come un giorno fortunato, un giorno portatore di gioia.
Credo che se allora mi avessero chiesto la differenza tra le due parole non avrei saputo dirla. O forse sì, chissà, ma come qualcosa che non riguardava me, come una differenza che non mi concerneva. Vivevo nella caligine.
Mentre mi confrontavo con la depressione e apprendevo a coglierne i segni negli altri - con empatia, con pena, con tenerezza anche- nell’osservazione delle nostre vite faticose, tirate avanti a denti stretti nella sofferenza incomunicabile che le gravava, nella mia mente si fece strada un pensiero.
Un pensiero che poi non solo si è radicato, ma arricchito di osservazioni e constatazioni fino a diventare una vera e propria teoria. Scrivo teoria, così, per ipocrita rispetto delle regole della scienza, ma per me non è una teoria, ma un assioma, una verità evidente di per sé, “un principio certo per immediata evidenza”. (Treccani). Una legge.
La Prima Legge dell’io* depresso e purtuttavia vivente. Vivente in una società.
Che cosa dice la Prima Legge dell’io depresso?
Colui/colei che è depresso/a e nondimeno vive è forte.
Dice che coloro che vivono in stato di depressione -che vivono un giorno dopo l’altro, dall’alba al tramonto e dal tramonto all’alba la condizione di depressione- sono persone forti. Fortissime. Ben più forti di quelli che la depressione non la conoscono e la confondono con la malinconia, con la tristezza, con lo sconforto.
Forti perché portano avanti le loro giornate tra gli altri, “i sani”, contorcendosi, trascinandosi, ripescando se stessi da abissi inscrutabili, da terrori inesplicabili.
E le portano avanti le loro giornate e aprono bocca e parlano e dicono buon giorno e buona sera e sorridono e rispondono e fanno, lavorano, salgono sugli autobus, scendono dagli autobus, entrano nei negozi e fanno la spesa o negli uffici comunali e chiedono i certificati, le carte di identità. E della loro identità non sanno più nulla e dubitano di averne una, e non si sentono coincidenti con nulla se con la loro sofferenza. Eppure vivono.
Per questo sono forti e io m’inchino dinanzi a loro, rispettosa, deferente e insieme colma di considerazione e di sofferente alterigia. Sono così forti loro, sono così forte io!
Infatti io so di essere vulnerabile e che chiunque con una parola, una sola, può farmi tanto male che per riparare la ferita ci vogliono venticinque punti e disinfettanti e garze sterili e fasciature, bende e cerotti, ma, MA, so che, benché così piagata, io dirò ancora buongiorno e buonasera e il piede destro seguirà il sinistro mentre continuerò a camminare sulla terra.
In forza della Prima Legge dell’io depresso.
*io come lo intende lo psicologo, non l’io di Freud
mistero
venerdì 26 giugno 2020
dormire tra le braccia di Simenon
Simenon appare come un uomo che sfrutta a pieno la vita, affamato di sesso, di cibo, di vino, di movimento, di esperienze; un uomo che si gode tutto quello che il suo nome, la sua posizione economica può dargli;
Per ora siamo ancora al primo figlio e siamo a pagina 280 e ha ancora sette anni da percorrere.
Mi aspettano ancora 800 pagine: lo leggo a piccoli passi, troppi dettagli, troppi avvenimenti, mi affatica girovagargli dietro.
Lo scrittore superbo di tanti romanzi qui sembra aver perduto il controllo della sua materia che lo sovrasta e sovrasta anche me.
il prolungato addio
È uno sguardo di chi sta sulla porta. Lo sguardo di qualcuno che non è più padrone di casa, ma già ospite. È lì e non è già più lì, guarda e immagina. Così io guardo e immagino. Immagino il mondo quando il padrone di casa se ne sarà definitivamente andato.
Nel mio immaginare, gli altri sono tutti presenti e ormai in pace con la mia assenza. Non voglio che chi mi ama soffra. E guardo alle loro vite con speranza ma anche con un senso di impotenza che si sforza di diventare accettazione, quella sensazione che l'assenza porta con sé, di non poter più intervenire, in sostegno, in difesa, in appoggio. Questo è forse l'esercizio più difficile per l'assente ancora presente.
È strano che della mia assenza ancora nessuno si avveda, che io risulti presente a tutti gli effetti. Forse perché mi adopero nel frattempo in un prolungato addio.
Immagino, ma intanto provvedo. O tento di farlo. Un prolungato addio richiede piccoli gesti quasi impercettibili agli altri, subliminali quasi: frasi, parole, piccoli accorgimenti, e sorrisi speciali di cui io sola so il significato nascosto e che un giorno, spero, sarà chiaro anche a chi resta.
Perché la speranza è davvero l'ultima dea e il già assente, che tuttavia è presente, se non ha né vuole un futuro cui guardare per sé, volge comunque il suo sguardo avanti, verso quello che sarà il passato del suo sé di oggi e il futuro di tutti gli altri, il loro futuro con sé assente. Guarda già indietro per vedere un avanti, l'avanti degli amati.
Il prolungato addio comporta anche atti, disposizioni, riordini, accortezze, avvisi. L'assente ha tanto da fare e cerca di farlo al meglio. Il suo fare è rischioso, si basa su previsioni e, si sa, le previsioni sono difficili da fare e possono essere sbagliate. Va così in fretta il mondo! L'assente -e tuttavia presente- ha un numero limitato di dati su cui basarsi e per leggerli la sua sola esperienza. Poca cosa davvero. Ma vi attinge a piene mani, la scruta, la analizza, la rivede, la seziona. Non scarta niente -le scelte felici e gli errori- perché tutto può servire e tutto viene messo a disposizione.
L'assente vive nel futuro.
Non ha nessuna intenzione di lasciare disposizioni. Odia l'idea di darne per il futuro degli altri. Pensa a qualche breve suggerimento, a qualche piccolo consiglio. E pensa tanto, ma tanto, a rassicurazioni e incoraggiamenti. I piccoli consigli non sono dettagliati, ma generali, tali che trasmettano intera la fiducia che ripone in chi resterà. Pensa a una partenza leggera, il più leggera possibile, affinché il vuoto che lascerà -infatti l'assente sa che lascerà un vuoto, e questa è l'atroce consapevolezza dell'assente che di vuoti se ne intende- affinché quel vuoto non sia gravato da prescrizioni, richieste, compiti da assolvere.
Aveva anche pensato di raccontarsi, senza indulgenze, piagnistei, o roventi accuse a se stesso. Ma no, non si processerà. La sua pietà per gli esseri umani accoglie anche se stesso. Questo sentimento non coincide con l'assoluzione con formula piena. È piuttosto il riconoscersi nella propria fragilità e nelle proprie contraddizioni -in definitiva nella sua umanità- è rispettare anche per sé il mistero che avvolge e talvolta sostanzia tutte le vite umane. L’assente presente ha tutte le intenzioni di viaggiare con un bagaglio leggero.
Chissà quante delle cose sperate saranno realtà. L'assente lo ignora ma intanto opera perché questa sua anomala assenza serva il giorno in cui sarà diventata definitiva.
giovedì 25 giugno 2020
sul Caso, la grande lotteria
E dunque occupiamoci del Caso. Infatti "l'impronta di Sua Maestà il Caso" (Federico il Grande) nelle nostre vite è impressionante.
- A differenza della natura, la storia è piena di eventi: il miracolo del caso e dell'infinitamente improbabile vi ricorre con tale frequenza da far sì che parlare di miracoli sembri assurdo. (Hannah Arendt)
- Bisogna aspettare dal caso che ci procuri i nostri pensieri. (Jean Rostand)
- Colui che non lascia niente al caso raramente farà cose in modo sbagliato, ma farà molte poche cose. (George Savile)
- Come osiamo parlare di leggi del caso? Non è forse il caso l'antitesi di ogni legge? (Bertrand Russell)
- Il caso ci protegge più di qualunque legge. (Trilussa)
- Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare. (Anatole France)
- Il caso ha una grande parte [nella nostra] nascita e un secondo caso, quello della nostra morte, spesso non ci permette d'attendere a lungo i favori del primo. Mi sembra molto ragionevole la credenza celtica secondo cui le anime di quelli che abbiamo perduto sono prigioniere entro qualche essere inferiore, una bestia, un vegetale, una cosa inanimata, perdute di fatto per noi fino al giorno, che per molti non giunge mai, che ci troviamo a passare accanto all'albero, che veniamo in possesso dell'oggetto che le tiene prigioniere. Esse trasaliscono allora, ci chiamano e non appena le abbiamo riconosciute, l'incanto è rotto. Liberate da noi, hanno vinto la morte e ritornano a vivere con noi. Così è per il nostro passato. È inutile cercare di rievocarlo, tutti gli sforzi della nostra intelligenza sono vani. Esso si nasconde fuori del suo campo e del suo raggio d'azione in qualche oggetto materiale che noi non supponiamo. Quest'oggetto, vuole il caso che lo incontriamo prima di morire, o che non lo incontriamo mai. (Marcel Proust) (NB a Marcel Proust ho voluto fare più spazio in questo repertorio).
- La casualità è soltanto il travestimento assunto da un Dio che vuol passeggiare in incognito per le strade del mondo. (Giacomo Biffi)
- Non credo al caso. Nella storia ci sono soltanto degli incontri. Il caso non esiste. (Elie Wiesel)
- Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi. (Milan Kundera)
- Non lo so... se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza... ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento. (Forrest Gump)
- Più si invecchia e più ci si convince che Sua sacra Maestà il Caso fa i tre quarti del lavoro in questo miserabile universo. (Federico il Grande)
- Se fosse il caso a governare il mondo, tante ingiustizie non avverrebbero. (Humphrey Bogart)
- Sembra [...] che l'uomo non sia capace di accettare il caso. Il nostro spirito non ha la forza di sopportare una serie continua di casi, cioè l'eternità. (Shôhei Ôoka)
- Vi sarebbe dunque un insieme di eventi che viene battezzato caso e che, per ciò, esclude la responsabilità. Paul Virilio ha scritto che l"invenzione" del naufragio accompagna quella della nave e l'incidente ferroviario segna la diffusione del treno. (Stefano Rodotà)
- Vivo ora, qui, con la sensazione che l'universo è straordinario, che niente ci succede per caso e che la vitaè una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra. (Tiziano Terzani)
E ancora:
- Davvero ci sono momenti in cui l'onnipresente e logica rete delle sequenze casuali si arrende, colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico, per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa, una mano invisibile peschi nell'infinito grembo del possibile e tra milioni di cose, una sola ne lasci accadere. (Alessandro Baricco).
- Einstein sbagliò quando disse: "Dio non gioca a dadi". La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere. (Stephen Hawking)
- “Tu sei quel che tu chiami la tua vita, tu sei un temporaneo, casuale concatenamento di particelle.” (Lev Tolstoj)
- “Gli accidenti, cercare di cambiarli... è impossibile. L'accidentale rivela l'uomo.” (Pablo Picasso)
- Quando la scienza, nel cercare di dare una spiegazione alle analogie e alle somiglianze presenti nella storia, nella mitologia, nell'architettura e nella cultura delle antiche popolazioni esistite nel passato in ogni angolo del pianeta, ricorre al concetto della coincidenzaintesa come casualità, contraddice se stessa. La casualità è un concetto antiscientifico.” (Stefano Nasetti)
- “Quanta casualità possiamo accettare nella spiegazione scientifica? Si può dare un’idea dei termini della questione ricorrendo all’analogia dei lanci di una moneta: una probabilità di uno su 10120 è quella che si ha di fare testa non meno di quattrocento volte di seguito.” Paul CharlesWilliam Davies)
- “Qualsiasi cosa accada, accade sempre così come è necessario, e solo per il meglio.” (Mikhail Bulgakov)
- “Nulla sotto il sole è mai casuale.” (Gotthold Ephraim Lessing)
- .......
mercoledì 24 giugno 2020
Easy blog, I love you!
martedì 7 gennaio 2020
il Tempo e il metodo Aciman
Sto tentando di fare mio il "metodo Aciman", come lo chiamo tra me e me, perché ho scoperto che, sia pure fugacemente, può aiutare a vivere il nostro presente, la nostra quotidianità, un po' più felicemente. (Fatta naturalmente la tara delle varie infelicità delle nostre vite).
Nel "metodo Aciman" il presente viene come soppresso e questo contraddice tantissime voci che ci sollecitano a viverlo come unica forma del tempo che realmente ci appartenga. Il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora, è quindi perfettamente logico affermare che tutto quello che ci resta sia il presente.
E infatti.
Circa il futuro, dal "carpe diem" di Orazio al "di doman non v'è certezza" di Lorenzo il Magnifico, una lunga tradizione ammonisce a non tenerlo in alcun conto. Virgilio, se dobbiamo dare credito alla Appendice virgiliana, addirittura insolentisce coloro che del futuro si curano: Pereant qui crastina curant. Vada in malora chi si cura del domani.
Quanto al passato, accanto alle voci che si appellano al ricordo e alla memoria non poche altre consigliano di opporre una cesura netta tra presente e passato e di chiudere quest'ultimo in un cassetto buttandone la chiave. "Il passato non è". Dante Gabriel Rossetti.
(Tenete conto che D.G.Rossetti è colui che ha scritto di sé: "Il mio nome è Sarebbe potuto essere. Mi chiamo anche Non più, troppo tardi." )
Rispetto al tempo André Aciman in Città d'ombra- Guanda editore
consiglia un'originale, anzi rivoluzionaria operazione.
Andare alla ricerca della felicità, o di scampoli di felicità, tentando di vivere il presente come fosse già passato. Riassaporandolo, rotolandoselo sulla lingua come un esperto sommelier farebbe con il vino. Degustandolo sotto forma di ricordo, spostandosi nel futuro per sperimentare il presente come un momento del passato. È allora che per Aciman il presente diventa felice: quando diventa passato.
Non è un'operazione facile. Ci si impegna in una parallasse mnemonica.
[vedi Treccani: Parallasse s.f. dal gr parallaxis, mutamento, deviazione; derivato da parallasso, cambiare, spostare = Spostamento angolare apparente di un oggetto, quando viene osservato da due punti di vista diversi].
Non è come dirsi "ma sì, in fondo non sto troppo male, non è poi una brutta giornata"; queste sono autoconsolazioni che Aciman non tollererebbe. Un po' gaglioffe, un po' ingenue. No, è un autentico scavo archeologico che porta alla superficie della coscienza qualcosa di cui forse diverremmo consapevoli solo dopo dieci, venti, anche cinquant'anni. E di questo momento, di questo giorno potremmo solo provare rimpianto. Della sua possibile felicità ci accorgeremmo sì allora, ma con amarezza.
Perché, ci ammonisce Aciman: "Ciò che conta e che non muore mai è il ricordo della vita immaginata che avevamo sperato di vivere".
Infatti dei molti torti che possiamo fare a noi stessi -e ve lo dice una che di torti a se stessa ne ha fatti molti- ce n'è uno imperdonabile: non accorgersi di essere felici mentre lo si è.
Il metodo Aciman può essere di aiuto per sottrarci a questa terribile condanna.
Se poi occuparvi del Tempo, passato, presente o futuro che sia, non è pratica che vi interessi, invece che ad Aciman potete rivolgervi a Dagerman. Potreste trovare liberatoria la sua radicalità (rammentando però che si tolse la vita a 31 anni).
Andre Aciman
domenica 3 giugno 2018
io e Lui
Il #lutto è una malattia senza remissione.
Il #lutto è un innamoramento non corrisposto.
È vero che la vita continua ma chi la vive non sei più tu.
loro e Lui
"Quando scompare qualcuno che ci è caro, paghiamo con mille cocenti rimpianti la colpa di sopravvivere"
Simone de Beauvoir
"Quando qualcuno muore...il domani può cambiarci e portare un irriconoscibile io.
Xavier Marias
Mio nipote. Tommi.
È vero che i futuristi italiani erano fascisti?
O anche, Guarda! mi fa. E mi fa vedere qualche meme da riderci su.
Quando esce, dopo appena mezz’ora o dopo due ore, immancabilmente mi dico che, sì, per vederlo, sentirlo, toccarlo e per il bacio che sempre mi spetta sulla porta di casa, all’entrata e all’uscita, vale comunque la pena di vivere.
Tommi. Mio nipote.
Contrordine compagni!
Ho importato in questo blog il blog essenzialmenteinezie che avevo aperto qualche mese fa perché sostituisse questo.
Perché l'ho fatto?
Perché mi sono accorta di provare quasi un senso di colpa per aver abbandonato il vecchio blog. Perché ho pensato che era inutile fare un nuovo blog per separarmi dal vecchio se poi ogni tanto tornavo a sfogliarlo, a rileggerlo ora qui ora là.
Il senso di estraniamento che provo rispetto alla Marina che ero è rimasto, un disagio che non riesce a trasformarsi in tenerezza o nostalgia. Forse accadrà, forse no.
Ma in una cosa almeno sono sempre la stessa Marina: quando faccio una sciocchezza sono pronta a riconoscerlo.
Non è cambiando il template, l'intestazione o le etichette che si testimonia un cambiamento.
Così ecco che le inezie essenziali e le essenzialmente inezie si sono riunite.
indipendentemente da quello che io sento e so di me.
P.S.
Qui di seguito ho incollato quello che era il biglietto di benvenuto del blog essenzialmente inezie -il blog 2, lo chiamerò così- come trait d'union tra le mie due creature.
Invece i pochi post che vi erano pubblicati li ha importati per me Blogger e li ha disposti in ordine cronologico.






