
Circa la felicità Freud esordisce così:
"Ci si sente inclini ad affermare che l'intenzione di rendere l'uomo felice non fa parte del piano della creazione."
Voilà. Metteteci una pezza.
Per comprendere l'idea di Freud circa la felicità, basta sapere che prima di intitolare "Il disagio della civiltà" il suo famoso saggio, Freud lo aveva chiamato "L'infelicità nella civiltà."
Io penso che avrei letteralmente adorato andare in analisi con Freud. Ecco un esempio di chiarezza:
Ad una paziente la cui patologia apparve presto legata alle circostanze della sua vita e che gli chiedeva cosa potesse fare per lei, Freud, magnanimo, rispose: "Senza dubbio il fato troverà più facilmente di me il modo per guarirla dalla sua malattia. Ma lei si persuaderà che sarà un grande successo se riusciremo a trasformare la sua infelicità isterica in infelicità comune. Con una vita mentale tornata alla salute lei sarà meglio armata contro questa infelicità." Freud non ha mai avuto peli sulla lingua. E questo me lo rende davvero simpatico.
Freud era dunque un tipo che si poneva modesti traguardi: restaurare l'infelicità comune o normale (gemeines Unglück).
Ma nel mondo diversificatissimo della terapia della parola che ha preso le mosse da Freud questa esemplare e realistica modestia sembra non aver attecchito ed oggi esistono addirittura intere scuole di psicologia contemporanea che si spingono fino a promettere ai loro pazienti "autentica felicità".
Per comprendere l'idea di Freud circa la felicità, basta sapere che prima di intitolare "Il disagio della civiltà" il suo famoso saggio, Freud lo aveva chiamato "L'infelicità nella civiltà."
E guardiamolo con l'occhio di Freud l'essere umano a caccia di felicità.
Dunque l'uomo si batte per diventare felice. Questo suo impegno verso la felicità ha una faccia negativa ed una positiva: "Esso mira da un lato all'assenza di dolore e dispiacere e dall'altro a provare forti sensazioni di piacere. Nel suo significato più ristretto la parola "felicità" è in rapporto solo con quest'ultimo."
La felicità insomma è una sensazione di piacere e qui si sente forte l'eco di Bentham.
Il principio di piacere è una caratteristica naturale dell'uomo, è una forza primitiva ed esigente che governa i "processi primari " della mente.
Il "principio di piacere" si scontra però ben presto con un "processo secondario" che costringe gli esseri umani a controllare i loro desideri per scendere a patti con il "principio di realtà".
Il "principio di piacere" si scontra però ben presto con un "processo secondario" che costringe gli esseri umani a controllare i loro desideri per scendere a patti con il "principio di realtà".
Il rapporto tra i due principi è antagonistico: la richiesta di piacere è sempre in lotta contro la realtà. Eppure il principio di piacere, insaziabile, lotta contro tutto ciò che vuole imporgli dei limiti: che sia il "processo secondario" interiore, della mente, o che sia l'ambiente esteriore circostante.
"IN ENTRAMBI I CASI SI TRATTA DI UNA BATTAGLIA CHE IL PRINCIPIO DI PIACERE E' DESTINATO A PERDERE.
IL SUO PROGRAMMA E IN CONTRASTO CON IL MONDO INTERO, COL MICROCOSMO COME COL MACROCOSMO.
"IN ENTRAMBI I CASI SI TRATTA DI UNA BATTAGLIA CHE IL PRINCIPIO DI PIACERE E' DESTINATO A PERDERE.
IL SUO PROGRAMMA E IN CONTRASTO CON IL MONDO INTERO, COL MICROCOSMO COME COL MACROCOSMO.
NON ESISTE ALCUNA POSSIBILITA CHE SI REALIZZI. TUTTE LE LEGGI DELL'UNIVERSO SONO CONTRARIE."
Non sembrerebbe esserci altro da dire. Ma Freud sembra ben deciso a non lasciare illusioni.
Non sembrerebbe esserci altro da dire. Ma Freud sembra ben deciso a non lasciare illusioni.
Ciò che chiamiamo felicità per sua natura è possibile solo come fenomeno episodico. "Quando una qualsiasi situazione desiderata dal principio di piacere si prolunga produce al massimo una moderata soddisfazione."
Inoltre, attenzione, l'uomo non viaggia mica nel vuoto! Le condizioni dell'esistenza rispondono al nostro infinito desiderio di piacere con l'infinita possibilità di dolore. Sic.
Tre sono le possibili origini del dolore: "dal nostro stesso corpo, destinato alla decadenza e alla dissoluzione, che non può neppure evitare il dolore e l'ansia come segnali di avvertimento; dal mondo esterno, che può prendersela con noi con forze distruttive gigantesche e spietate; e infine dai nostri rapporti con gli altri. La sofferenza che deriva da quest'ultima causa è forse per noi più dolorosa di qualunque altra."
Nell'elencare tutte le strategie che gli uomini usano per raggiungere la felicità Freud ripercorre in pratica la storia di questa caccia al tesoro: l'edonismo, la chimica, l'isolamento volontario, le pratiche ascetiche, il lavoro umanitario, l'approccio estetico, la virtù.. e tutte destinate al fallimento.
Ci sono tutti nel discorso di Freud: gli stoici e la loro rinuncia ascetica, l'esilio beato di Rousseau, la speranza di Agostino, la virtù di Socrate e Platone, Sade e il suo edonismo, le droghe di de Quincey e Baudelaire, il sogno di rifare il mondo di Marx, la gioia del lavoro di Weber e Smith...
Inoltre, attenzione, l'uomo non viaggia mica nel vuoto! Le condizioni dell'esistenza rispondono al nostro infinito desiderio di piacere con l'infinita possibilità di dolore. Sic.
Tre sono le possibili origini del dolore: "dal nostro stesso corpo, destinato alla decadenza e alla dissoluzione, che non può neppure evitare il dolore e l'ansia come segnali di avvertimento; dal mondo esterno, che può prendersela con noi con forze distruttive gigantesche e spietate; e infine dai nostri rapporti con gli altri. La sofferenza che deriva da quest'ultima causa è forse per noi più dolorosa di qualunque altra."
Nell'elencare tutte le strategie che gli uomini usano per raggiungere la felicità Freud ripercorre in pratica la storia di questa caccia al tesoro: l'edonismo, la chimica, l'isolamento volontario, le pratiche ascetiche, il lavoro umanitario, l'approccio estetico, la virtù.. e tutte destinate al fallimento.
Ci sono tutti nel discorso di Freud: gli stoici e la loro rinuncia ascetica, l'esilio beato di Rousseau, la speranza di Agostino, la virtù di Socrate e Platone, Sade e il suo edonismo, le droghe di de Quincey e Baudelaire, il sogno di rifare il mondo di Marx, la gioia del lavoro di Weber e Smith...
E c'è l'amore erotico, la strategia più naturale per tutti noi e quella che ci avvicina più di ogni altro metodo a quella meta.
Ma, ci mette ancora una volta in guardia Freud: Noi non siamo mai "così indifesi contro la sofferenza come quando siamo innamorati, mai così disperatamente infelici come quando abbiamo perduto l'oggetto del nostro amore."
CHE FARE, DOKTOR FREUD?
Ebbene "il programma di diventare felici che il principio di piacere ci impone non può essere realizzato." Ma NOI NON DOBBIAMO E IN VERITA NON POSSIAMO RINUNCIARE AI NOSTRI SFORZI PER CONDURLO PIU VICINO ALLA REALIZZAZIONE, CON UN MEZZO O CON UN ALTRO."
La consapevolezza non deve avere "UN EFFETTO PARALIZZANTE". E nei fatti non ce l'ha.
Ma, ci mette ancora una volta in guardia Freud: Noi non siamo mai "così indifesi contro la sofferenza come quando siamo innamorati, mai così disperatamente infelici come quando abbiamo perduto l'oggetto del nostro amore."
CHE FARE, DOKTOR FREUD?
Ebbene "il programma di diventare felici che il principio di piacere ci impone non può essere realizzato." Ma NOI NON DOBBIAMO E IN VERITA NON POSSIAMO RINUNCIARE AI NOSTRI SFORZI PER CONDURLO PIU VICINO ALLA REALIZZAZIONE, CON UN MEZZO O CON UN ALTRO."
La consapevolezza non deve avere "UN EFFETTO PARALIZZANTE". E nei fatti non ce l'ha.
Ha finito, Doktor Freud?
Sì, il Doktor Freud ha finito, ma, paradossalmente, ascoltarlo mi fa sentire molto ma molto meglio. POTERE DELLA PAROLA CHIARA.
















