Ho il Sindaco che ho e, confesso, ogni tanto mi fa pena. Dice e disdice, vuole e disvuole. Ora che non impugnano più un bastone, non sa dove mettere le mani e spera che i suoi cittadini non se ne accorgano. Inalbera un muso da decisionista e intanto chiede aiuto ai vecchi amministratori. Qualche volta, gli sciagurati, rispondono.
L'unico nord della sua bussola politica è la nostalgia fascista. Quella ce l'ha nel sangue e nella testa e ad ogni occasione con la sua voce chioccia, con un rigurgito, ce la ripropone.
Il mio Sindaco mi disgusta e cerco di ignorarne l'esistenza. Ma non è facile.
Ora multa le prostitute ed i loro clienti. Le donne perché discinte, nelle loro gonne ombelicali; i clienti perché intralciano il traffico.
L'ordinanza del Sindaco dice che "l' abbigliamento indecoroso e indecente" è "motivo di distrazione per gli utenti della strada e causa di frequenti incidenti stradali", e cita il Regolamento della Polizia Municipale che prevede " il divieto di atti offensivi alla decenza e alla morale".
Inoltre vieta a chiunque di "assumere atteggiamenti, modalità comportamentali ovvero indossare abbigliamenti che manifestino inequivocabilmente l'intenzione di adescare o esercitare l'attività di meretricio". Buon per la Ministra Carfagna che è stata costretta a cambiare look a causa del suo ruolo istituzionale o si ritrovava multata.
Di multati ne abbiamo già avuti due. Uno di essi, furioso, ha minacciato di non più votare il Sindaco Alemanno.
Ho sempre pensato che i suoi elettori fossero puttanieri, fermo restando il mio rispetto per le puttane.
Quanto a decenza e morale: non c'è giorno in cui la parte politica del Sindaco non compia, in questo paese, un atto offensivo alla decenza e alla morale.
mercoledì 17 settembre 2008
segnalazioni/Ombra su Ombra
OMBRA SU OMBRA
Avevo promesso per metà settembre una prima relazione trimestrale sull’attività oppositiva della Ministra-ombra per le pari opportunità, Vittoria Franco.
A onor del vero devo anticipare che la situazione politica ed informativa è tale che siamo diventati tutti ombre e Vittoria Franco non può ragionevolmente fare differenza.
Inoltre fare l’ombra della Carfagna è compito davvero ingrato.
Detto questo però debbo aggiungere che la Franco è davvero occupata in troppe cose per incalzare chicchessia. (Ho scoperto che traduce anche testi di filosofia.)
Ha il suo lavoro di docente, naturalmente, e poi convegni, dibattiti ecc. su temi filosofici sempre interessanti ma che la portano spesso lontana dal campo specifico del suo incarico politico.
Questo è molto meno grave del fatto che la vera Ministra ancora non ha capito quale sia il campo della sua attività ministeriale e crede di essere il Ministro degli Interni.
Ma per tornare alla Franco trovo molto pertinente il suo commento al DDL sulla prostituzione approvato nel Consiglio dei Ministri.
Questa mia è una relazione molto scarna, lo so, ma da un lato c’è davvero poco da dire e dall’altro il mio interesse per questa attività di osservazione è andato scemando man mano che la situazione politica si precisava meglio come totalmente bloccata.
Desidero usare le mie energie, vacillanti energie, diversamente.
Spero che mi scuseranno quelli più solerti di me.
Circa il blog Ombra su Ombra mi sembra non morto, ma mai nato veramente, certamente in gran parte per mia responsabilità. Non ho saputo dargli impulso.
Penso che l’esperienza, almeno per me, possa considerarsi conclusa.
Il blog resta a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo.
Se poi nessuno intende farlo, dopo un tempo ragionevole, provvederò a chiuderlo.
Grazie a tutti, marina
Avevo promesso per metà settembre una prima relazione trimestrale sull’attività oppositiva della Ministra-ombra per le pari opportunità, Vittoria Franco.
A onor del vero devo anticipare che la situazione politica ed informativa è tale che siamo diventati tutti ombre e Vittoria Franco non può ragionevolmente fare differenza.
Inoltre fare l’ombra della Carfagna è compito davvero ingrato.
Detto questo però debbo aggiungere che la Franco è davvero occupata in troppe cose per incalzare chicchessia. (Ho scoperto che traduce anche testi di filosofia.)
Ha il suo lavoro di docente, naturalmente, e poi convegni, dibattiti ecc. su temi filosofici sempre interessanti ma che la portano spesso lontana dal campo specifico del suo incarico politico.
Questo è molto meno grave del fatto che la vera Ministra ancora non ha capito quale sia il campo della sua attività ministeriale e crede di essere il Ministro degli Interni.
Ma per tornare alla Franco trovo molto pertinente il suo commento al DDL sulla prostituzione approvato nel Consiglio dei Ministri.
Questa mia è una relazione molto scarna, lo so, ma da un lato c’è davvero poco da dire e dall’altro il mio interesse per questa attività di osservazione è andato scemando man mano che la situazione politica si precisava meglio come totalmente bloccata.
Desidero usare le mie energie, vacillanti energie, diversamente.
Spero che mi scuseranno quelli più solerti di me.
Circa il blog Ombra su Ombra mi sembra non morto, ma mai nato veramente, certamente in gran parte per mia responsabilità. Non ho saputo dargli impulso.
Penso che l’esperienza, almeno per me, possa considerarsi conclusa.
Il blog resta a disposizione di chiunque voglia utilizzarlo.
Se poi nessuno intende farlo, dopo un tempo ragionevole, provvederò a chiuderlo.
Grazie a tutti, marina
martedì 16 settembre 2008
en passant
Nelle sue memorie Bertrand Russel scrisse che a suo parere tre erano le cose che rendevano la vita degna di esere vissuta: la ricerca di conoscenza, il desiderio di amore e l’empatia nei confronti di coloro che soffrono.
Lo ricordo bene perché la sua frase costituì la mia massima-guida in un anno lontano.
Lo ricordo bene perché la sua frase costituì la mia massima-guida in un anno lontano.
Recentemente ho letto che Gede Raka, un professore indonesiano che si occupa di creatività, ritiene che le caratteristiche che rendono creativo un ambiente siano la disposizione all’apprendimento, l’incoraggiamento a fare il bene e un atteggiamento favorevole all’amicizia.
Non si discostano poi molto dai tre valori indicati da Russel. Parlano entrambi di conoscenza, affettività e moralità.
Non si discostano poi molto dai tre valori indicati da Russel. Parlano entrambi di conoscenza, affettività e moralità.
Riflettevo sul rapporto tra questi tre elementi e la creatività e una quantità di esempi contrari, sul piano della moralità, mi sono venuti in mente: grandi artisti, in diverse arti, creatori per i quali la moralità era l’ultima delle preoccupazioni. E non parlo di moralità sessuale.
Ciò nonostante noi siamo grati alla loro creatività, benché spesso figlia di egoismo e talvolta di indifferenza o crudeltà.
Forse le tre indicazioni di Gede Raka, che condivido in pieno, valgono nelle discipline educative, là dove la creatività dev’essere stimolata e fatta fiorire, mentre il grande artista creativo lo è comunque, a dispetto della sua tempra morale e, si direbbe, addirittura di se stesso.
Ciò nonostante noi siamo grati alla loro creatività, benché spesso figlia di egoismo e talvolta di indifferenza o crudeltà.
Forse le tre indicazioni di Gede Raka, che condivido in pieno, valgono nelle discipline educative, là dove la creatività dev’essere stimolata e fatta fiorire, mentre il grande artista creativo lo è comunque, a dispetto della sua tempra morale e, si direbbe, addirittura di se stesso.
A proposito di massime-guida, mi chiedeva Cristina se io avessi già pronta quella per il 2009.
In effetti ci sto riflettendo. Ne ho prese in esame un paio.
Credo che opterò per Giovan Battista Vico (ho una grande simpatia per Vico):
In effetti ci sto riflettendo. Ne ho prese in esame un paio.
Credo che opterò per Giovan Battista Vico (ho una grande simpatia per Vico):
Paiono traversie e sono opportunità.
Sì, è questa la massima-guida che mi accompagnerà nel nuovo anno.
Anche per tentare di sottrarla a tutte le variazioni e false attribuzioni che continuamente la offendono sulla stampa e nelle bocche degli opinionisti.
En passant sugli opinionisti: ma che cavolo di mestiere è?
Anche per tentare di sottrarla a tutte le variazioni e false attribuzioni che continuamente la offendono sulla stampa e nelle bocche degli opinionisti.
En passant sugli opinionisti: ma che cavolo di mestiere è?
come uscire dal tempo dell'odio?

Hanno seminato odio e disprezzo. C'è sempre chi è pronto a raccogliere. Ad Abdul l'odio ha tolto la vita. A 19 anni.
L'odio è contagioso. Lo sento che mi si cristallizza dentro. Siamo entrati in una spirale che non può che farci molto male.
Non se ne esce, temo. O, comunque, io non so come uscirne.
segnalazioni
Raccolgo l'invito e la segnalazione di Giulia
Leggere qui per credere!
Vorrei anche segnalare a Donnigio che non riesco a commentare! vengo sputata su una pagina dove mi si invita ad iscrivermi a My Space! Aiuto!
Leggere qui per credere!
Vorrei anche segnalare a Donnigio che non riesco a commentare! vengo sputata su una pagina dove mi si invita ad iscrivermi a My Space! Aiuto!
lunedì 15 settembre 2008
riassaporare l'estate: i suoni
C'è un centro, occupato da me, e arrivano i suoni.
Il chiùchiùchiù delle tortore è vicinissimo; il loro chiacchiericcio musicale mi arriva da un punto posto in alto davanti a me; anche senza aprire gli occhi so dove sono, le vedo, posate su un ramo dell’olivo, la coda rosea arruffata dal vento, il capino tondo che si sporge incuriosito intorno.
Nell’ora meridiana sto distesa sul prato, immersa nel benessere di questo silenzio caldo, affidata all’abbraccio di quest’ora quieta.
Altissimo sopra di me un aereo avanza nel cielo, il ronfare ovattato dalla lontananza mi sorvola e si allontana verso est; lo sento assottigliarsi, smorzarsi lentamente; poi sparisce, lasciandosi dietro ancora una piccola bava di suono.
Ora non c’è più. C’è un momento di silenzio assoluto, pieno di una voce assoluta.
Un soffio di vento improvviso fa cantare tutti i cespugli di oleandro e la chioma dell’acacia si gonfia sonora.
Mi arriva il grido di una cincia e lontano l’abbaiare impaziente di un cane.
Al piano superiore della casa una porta sbatte. La porta! Esclama la Terza Sorella alle mie spalle.
Oltre la siepe al fondo del giardino, nella casa dei vicini si seguono le Olimpiadi; mi arriva la voce dei commentatori sportivi e anche se non ne capisco la parole ne percepisco il tono eccitato.
Dal vicino campo da tennis, invece, giungono i tonfi ritmici della palla sulla terra battuta e a tratti l’esclamazione vibrante di un giocatore. Dietro gli occhi chiusi vedo la palla colpire di piatto il terreno e l’impronta netta che vi lascia disegnata.
E’ come una sinfonia cui la mia mente presta immagini. Tutto accade lentamente; i suoni si accostano senza sovrapporsi, sono come pennellate successive di smalto sulla superficie azzurra del silenzio di quest’ora. Riservata e personale, c'è scritto sopra. Questo primo pomeriggio sonoro, che sa di pino ed eucalipto, compone una melodia delicata, senza picchi o strappi, fluida come le onde di vento che percorrono il prato e danno il la ai cespugli di lantana.
Qualcuno sotto il portico alle mie spalle sposta una sedia per sedersi e prende a sfogliare il giornale. Le pagine frusciano, sembrano ingarbugliate dal vento; avverto il gesto stizzito con cui il lettore le riassesta battendole sul piano del tavolo. Potrebb’essere mio marito. Chiunque sia non disturba il mio riposo, forse mi pensa addormentata.
D’improvviso un calabrone si getta in picchiata verso di me, sento il il suo volo ronzante vicino alla testa, mi sfiora quasi; spalanco gli occhi allarmataa e accenno a sollevarmi, ma il calabrone s’impenna di nuovo e vola lontano.
Mi riparo gli occhi dal sole e guardo il cielo sopra di me. Nel mio campo visivo, come in uno stemma, si scolpisce a destra uno spicchio di cipresso, col suo verde scuro e compatto; a sinistra, invece, il verde argenteo dell’olivo disegna la sua trama cangiante e leggera. Tra i due verdi il celeste del cielo è netto ma delicato.
Una tortora si posa sul prato e lancia il suo richiamo invitante a pochi passi dai miei piedi.
Piego la testa per guardare il cipresso imponente dalla base fino alla cima sottile, che punta dritta verso il sole. Come è alto e largo e folto! Lo piantò mio padre 37 anni fa’. Altri tre cipressi gli sono compagni, ma questo è il più grande e il più bello. Fra le vecchie foto che studiavamo sere fa' tra sorelle ce n’è una in cui mi appoggio al cipresso, giovani entrambi, e con un braccio ne circondo il tronco. Se oggi volessimo circondare il cipresso dovremmo allargare le braccia tutte e tre e forse premere per comprimere il fogliame vigoroso.
Quando piantò il cipresso mio padre non aveva sessanta anni, quando invece piantò l’olivo ne aveva già ottanta. L’olivo è una pianta meticolosa, senza nessuna fretta o avventatezza; tenace ma lenta, assapora bene la terra dove deve crescere e prosperare; ha bisogno di prendere confidenza con il terreno prima di decidere che fa per lui e iniziare il suo percorso.
Per piantare un ulivo a 80 anni ci vuole molta fede nella vita, un grande amore per la terra e molta, molta forza. Piantare un ulivo a 80 anni è un gesto di fiducia ma anche di sfida. E’ il gesto di qualcuno che non teme né la vita né la morte. Era proprio così mio padre.
Poco discosto dall’ulivo il mio giovane avocado allarga i suoi rami ordinati e armoniosi.
Così lento è l’ulivo nella sua crescita (ogni anno la Prima Sorella delusa e scontenta, esclama: ma questo ulivo non cresce mai? Invece l’ulivo cresce, con i suoi tempi, ma cresce; infittisce i rami anche se quasi non ingrossa il tronco) così veloce e impetuoso è l’avocado. L’ho portato qui tre anni fa' ed era poco più di un grosso ramo singolo; ora è un albero, un piccolo giovane albero spavaldo, che oppone la sua straordinaria elasticità ai venti degli inverni tarquiniensi che sanno di burrasca marina.
-Perché non mi hai regalato un seme?- Il pensiero mi attraversa d’improvviso la mente diretto ad una persona lontana lontana nello spazio ma più ancora nel tempo.
Vorrei potergli rivolgere la mia protesta, anzi il mio rimprovero: dovevi regalarmi un seme!
Non i diamanti ma i semi sono "per sempre".
Il chiùchiùchiù delle tortore è vicinissimo; il loro chiacchiericcio musicale mi arriva da un punto posto in alto davanti a me; anche senza aprire gli occhi so dove sono, le vedo, posate su un ramo dell’olivo, la coda rosea arruffata dal vento, il capino tondo che si sporge incuriosito intorno.
Nell’ora meridiana sto distesa sul prato, immersa nel benessere di questo silenzio caldo, affidata all’abbraccio di quest’ora quieta.
Altissimo sopra di me un aereo avanza nel cielo, il ronfare ovattato dalla lontananza mi sorvola e si allontana verso est; lo sento assottigliarsi, smorzarsi lentamente; poi sparisce, lasciandosi dietro ancora una piccola bava di suono.
Ora non c’è più. C’è un momento di silenzio assoluto, pieno di una voce assoluta.
Un soffio di vento improvviso fa cantare tutti i cespugli di oleandro e la chioma dell’acacia si gonfia sonora.
Mi arriva il grido di una cincia e lontano l’abbaiare impaziente di un cane.
Al piano superiore della casa una porta sbatte. La porta! Esclama la Terza Sorella alle mie spalle.
Oltre la siepe al fondo del giardino, nella casa dei vicini si seguono le Olimpiadi; mi arriva la voce dei commentatori sportivi e anche se non ne capisco la parole ne percepisco il tono eccitato.
Dal vicino campo da tennis, invece, giungono i tonfi ritmici della palla sulla terra battuta e a tratti l’esclamazione vibrante di un giocatore. Dietro gli occhi chiusi vedo la palla colpire di piatto il terreno e l’impronta netta che vi lascia disegnata.
E’ come una sinfonia cui la mia mente presta immagini. Tutto accade lentamente; i suoni si accostano senza sovrapporsi, sono come pennellate successive di smalto sulla superficie azzurra del silenzio di quest’ora. Riservata e personale, c'è scritto sopra. Questo primo pomeriggio sonoro, che sa di pino ed eucalipto, compone una melodia delicata, senza picchi o strappi, fluida come le onde di vento che percorrono il prato e danno il la ai cespugli di lantana.
Qualcuno sotto il portico alle mie spalle sposta una sedia per sedersi e prende a sfogliare il giornale. Le pagine frusciano, sembrano ingarbugliate dal vento; avverto il gesto stizzito con cui il lettore le riassesta battendole sul piano del tavolo. Potrebb’essere mio marito. Chiunque sia non disturba il mio riposo, forse mi pensa addormentata.
D’improvviso un calabrone si getta in picchiata verso di me, sento il il suo volo ronzante vicino alla testa, mi sfiora quasi; spalanco gli occhi allarmataa e accenno a sollevarmi, ma il calabrone s’impenna di nuovo e vola lontano.
Mi riparo gli occhi dal sole e guardo il cielo sopra di me. Nel mio campo visivo, come in uno stemma, si scolpisce a destra uno spicchio di cipresso, col suo verde scuro e compatto; a sinistra, invece, il verde argenteo dell’olivo disegna la sua trama cangiante e leggera. Tra i due verdi il celeste del cielo è netto ma delicato.
Una tortora si posa sul prato e lancia il suo richiamo invitante a pochi passi dai miei piedi.
Piego la testa per guardare il cipresso imponente dalla base fino alla cima sottile, che punta dritta verso il sole. Come è alto e largo e folto! Lo piantò mio padre 37 anni fa’. Altri tre cipressi gli sono compagni, ma questo è il più grande e il più bello. Fra le vecchie foto che studiavamo sere fa' tra sorelle ce n’è una in cui mi appoggio al cipresso, giovani entrambi, e con un braccio ne circondo il tronco. Se oggi volessimo circondare il cipresso dovremmo allargare le braccia tutte e tre e forse premere per comprimere il fogliame vigoroso.
Quando piantò il cipresso mio padre non aveva sessanta anni, quando invece piantò l’olivo ne aveva già ottanta. L’olivo è una pianta meticolosa, senza nessuna fretta o avventatezza; tenace ma lenta, assapora bene la terra dove deve crescere e prosperare; ha bisogno di prendere confidenza con il terreno prima di decidere che fa per lui e iniziare il suo percorso.
Per piantare un ulivo a 80 anni ci vuole molta fede nella vita, un grande amore per la terra e molta, molta forza. Piantare un ulivo a 80 anni è un gesto di fiducia ma anche di sfida. E’ il gesto di qualcuno che non teme né la vita né la morte. Era proprio così mio padre.
Poco discosto dall’ulivo il mio giovane avocado allarga i suoi rami ordinati e armoniosi.
Così lento è l’ulivo nella sua crescita (ogni anno la Prima Sorella delusa e scontenta, esclama: ma questo ulivo non cresce mai? Invece l’ulivo cresce, con i suoi tempi, ma cresce; infittisce i rami anche se quasi non ingrossa il tronco) così veloce e impetuoso è l’avocado. L’ho portato qui tre anni fa' ed era poco più di un grosso ramo singolo; ora è un albero, un piccolo giovane albero spavaldo, che oppone la sua straordinaria elasticità ai venti degli inverni tarquiniensi che sanno di burrasca marina.
-Perché non mi hai regalato un seme?- Il pensiero mi attraversa d’improvviso la mente diretto ad una persona lontana lontana nello spazio ma più ancora nel tempo.
Vorrei potergli rivolgere la mia protesta, anzi il mio rimprovero: dovevi regalarmi un seme!
Non i diamanti ma i semi sono "per sempre".
E poi penso al seme di avocado che mi regalò trent'anni fa' un amico scomparso e i cui semi ho distribuito tra altri amici. Uno di quei semi è l'alberello di avocado che ora luce al sole.
Un seme produrrà nuovi semi, frutti che fruttificheranno e si distribuiranno sulla terra, creando nuovi affetti e nuove relazioni.
Lo capisco in questo momento: è un seme quello che dovremmo regalare a tutti i nostri affetti.
Balzo in piedi e comincio a frugare il giardino in cerca di semi. Non è più tempo di contemplazione.
Un seme produrrà nuovi semi, frutti che fruttificheranno e si distribuiranno sulla terra, creando nuovi affetti e nuove relazioni.
Lo capisco in questo momento: è un seme quello che dovremmo regalare a tutti i nostri affetti.
Balzo in piedi e comincio a frugare il giardino in cerca di semi. Non è più tempo di contemplazione.
domenica 14 settembre 2008
I have tried in my way to be free/grazie Leonard

Ogni volta che l'ascolto mi sembra un piccolo miracolo. Anzi, tutto, assolutamente tutto al mondo, mi sembra un grosso miracolo.
Like a bird on the wire,
Like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.
Like a worm on a hook,
Like a knight from some old fashioned book
I have saved all my ribbons for thee.
If I, if I have been unkind,
I hope that you can just let it go by.
If I, if I have been untrue
I hope you know it was never to you.
Like a baby, stillborn,
Like a beast with his horn
I have torn everyone who reached out for me.
But I swear by this song
And by all that I have done wrong
I will make it all up to thee.
I saw a beggar leaning on his wooden crutch,
He said to me, you must not ask for so much.
And a pretty woman leaning in her darkened door,
She cried to me, hey, why not ask for more?
Oh like a bird on the wire,
Like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.
sabato 13 settembre 2008
poche righe

Il computer, e quindi il modo più pratico di scrivere, sembra essermi fatale! Sob e sigh!
Mi sembra uno scherzo volgare oltre che una insopportabile crudeltà della vita. Ma poi penso alla sordità di Beethoven e ridimensiono il tutto. Inoltre, da quella ottimista che sono, mi sento convinta che la mia amica Carmela mi rimetterà in sesto.
Però la riflessione su Beethoven e sulla piccolezza del mio rammarico rispetto al suo, mi ha riportato in mente un libro interessantissimo, che ho letto un po' di tempo fa: John O'Shea "Musica e medicina- Profili medici di grandi compositori" EDT-Edizioni di Torino-1991-
Noi pensiamo ai grandi geni spesso dimenticando il loro corpo. Beh, questo libro ci ricorda che ne avevano uno e che come tutti vi abitavano ma ne erano anche abitati.
ciao
le piogge di Ranchipur
-Usciamo, c’è speranza che piova- dico a mio marito. -Proviamo, ma non ti illudere-fa lui. Qui a Roma viviamo dentro un soufflè di smog e umidità da una settimana, da tre mesi non cade una goccia d’acqua e siamo tutti sfiniti. Trattoria a due passi da casa; panche di legno, carne anche, pesce scongelato espresso, ma tanto non siamo usciti per ragioni gastronomiche, ma UNO perché a casa non avevo nulla di commestibile e men che meno la forza e la voglia di fare alcunché dopo aver mescolato e schiumato marmellata di fragole per due ore e DUE nella speranza che lungo la strada la pioggia promessa finalmente ci bagni.
Il mio ottimismo l’ha vinta sullo scetticismo di mio marito e mentre usciamo dalla trattoria si scatena quello che sicuramente i giornali chiameranno “nubifragio su Roma” ed è solo un colossale, fragoroso, meraviglioso temporale! Torniamo lentissimamente sotto la pioggia, camminando al centro della strada, lui più compassato, io con le braccia e la faccia alzate al cielo.
Piove anche sabbia, mio marito se la trova sui pantaloni, io sui sandali. Le gatte sono innervosite da tuoni e fulmini. Io penso che vorrei un cane e sentire l’odore del suo pelo bagnato. Quanto sanno di buono i cani bagnati dalla pioggia! Se tutti potessero riconoscere l’odore di amore canino che emana il loro pelo arruffato di pioggia nessuno più abbandonerebbe cani.
Insomma, questi sono i pensieri della pioggia di ieri sera. In breve, perché la mia amorevole figlia mi vieta soste prolungate al computer.
Il mio ottimismo l’ha vinta sullo scetticismo di mio marito e mentre usciamo dalla trattoria si scatena quello che sicuramente i giornali chiameranno “nubifragio su Roma” ed è solo un colossale, fragoroso, meraviglioso temporale! Torniamo lentissimamente sotto la pioggia, camminando al centro della strada, lui più compassato, io con le braccia e la faccia alzate al cielo.
Piove anche sabbia, mio marito se la trova sui pantaloni, io sui sandali. Le gatte sono innervosite da tuoni e fulmini. Io penso che vorrei un cane e sentire l’odore del suo pelo bagnato. Quanto sanno di buono i cani bagnati dalla pioggia! Se tutti potessero riconoscere l’odore di amore canino che emana il loro pelo arruffato di pioggia nessuno più abbandonerebbe cani.
Insomma, questi sono i pensieri della pioggia di ieri sera. In breve, perché la mia amorevole figlia mi vieta soste prolungate al computer.
venerdì 12 settembre 2008
se permettete faccio la ruota...
Questa meravigliosa cassata è il premio ideato dal vulcano Tereza e io l'ho ricevuto oggi!

Confesso che mi sento piena di me e mi ammicco nel passare davanti agli specchi. Fuor di scherzo mi sento felice di un regalo come questo e, se non fosse che Tereza è un tipo umano capace di travolgere qualunque certezza ( o incertezza) mi sentirei anche un po' abusiva e ingannatrice. Ma questo regalo voglio solo godermelo!
Perciò riporto qui il suo post che siete però invitati PERENTORIAMENTE ad andare a leggere direttamente sul suo blog alla pagina di oggi
venerdì, 12 settembre 2008
MARINA, tu sì ka sì nu zzukkere!
Il mondo-blog di Marina l’ho scoperto per caso, grazie al nostro comune e carissimo amico, Finazio.
http://finazio.blogspot.com/2008/03/due-catene-al-prezzo-di-una.html
Già dal titolo il blog di Marina si svela nella sua particolare grazia: manda un segnale importante del suo modo di guardare al resto da sé.
inezie essenziali
riunisce in sé due concetti contrapposti e apparentemente inconciliabili:
l’inezia e l’essenziale.
Con questa bellissima contraddizione Marina apre, va e cammina, raccogliendo nella sua cesta tanti piccoli oggetti, apparentemente da nulla, e trasformandoli in tanti preziosi pacchetti-dono per la lettura.
Marina muove dal piccolo, lo raccoglie , lo lucida e lo fa brillare come fosse grande.
Ho già scritto di lei:
http://tereza.splinder.com/post/17820077/MARINA%3A+Narrazione+che+cammina
definendo la sua narrazione danzante e, aggiungo, cinematografica, perché in perenne movimento, senza per questo peccare mai né di frettolosità né di superficialità.
Ma più di tutto, ed è per questo che le dedico il mio buffo, modesto e personalissimo premio, in lei tracima umanità, intesa come garbo,sapienza e saggezza nell’esistere.
Sono doti queste che s’intravedono persino in talune sue risposte/mosse da tigrotta-semi sonnecchiante, quelle con cui rimbrotta verbalmente ogni tanto il-la malcapitato-a di turno.
Perché Marina ha dalla sua l’intelligenza del disincanto ma anche quella della partecipazione, e l’una coltiva l’altra.
E quando alza la sua zampetta da tigrotta torna professoressa sebbene, pure in quelle impennate, conservi un’ironia che non lambisce mai il territorio dell’acido o del vendicativo.
Penso spesso che solo chi ha alle spalle una storia significativa sappia essere significativo.
E per storia significativa intendo una vita complessa, affollata di dolori veri,e con molte stazioni saltate anche.
Se non temessi d’essere retorica direi che Marina è materna ed accogliente in ogni sua cosa, senza però dare a questa definizione nessuna patina da glassa di infima qualità, ché lo zuccheroso-fine-a-sé-stesso, applicato ai concetti e alle persone ancor di più, mi dà l’orticaria e pure l'Herpes zoster (fuoco di sant'Antonio), oltreché sapere di stra-rancido.
Marina racconta con stupore e amore ciò che guarda e, in questo, mostra d’avere vent’anni.
Per questa sua imprendibile ed inesauribile giovinezza mi piace e le regalo questo mio buffo premio.
A te, Marina, ragazza mia, il premio va davvero di necessità.
http://ineziessenziali.blogspot.com/
postato da: Terezita alle ore 12:05 | link | commenti (3)
categorie: dediche speciali e riconosciment

Confesso che mi sento piena di me e mi ammicco nel passare davanti agli specchi. Fuor di scherzo mi sento felice di un regalo come questo e, se non fosse che Tereza è un tipo umano capace di travolgere qualunque certezza ( o incertezza) mi sentirei anche un po' abusiva e ingannatrice. Ma questo regalo voglio solo godermelo!
Perciò riporto qui il suo post che siete però invitati PERENTORIAMENTE ad andare a leggere direttamente sul suo blog alla pagina di oggi
venerdì, 12 settembre 2008
MARINA, tu sì ka sì nu zzukkere!
Il mondo-blog di Marina l’ho scoperto per caso, grazie al nostro comune e carissimo amico, Finazio.
http://finazio.blogspot.com/2008/03/due-catene-al-prezzo-di-una.html
Già dal titolo il blog di Marina si svela nella sua particolare grazia: manda un segnale importante del suo modo di guardare al resto da sé.
inezie essenziali
riunisce in sé due concetti contrapposti e apparentemente inconciliabili:
l’inezia e l’essenziale.
Con questa bellissima contraddizione Marina apre, va e cammina, raccogliendo nella sua cesta tanti piccoli oggetti, apparentemente da nulla, e trasformandoli in tanti preziosi pacchetti-dono per la lettura.
Marina muove dal piccolo, lo raccoglie , lo lucida e lo fa brillare come fosse grande.
Ho già scritto di lei:
http://tereza.splinder.com/post/17820077/MARINA%3A+Narrazione+che+cammina
definendo la sua narrazione danzante e, aggiungo, cinematografica, perché in perenne movimento, senza per questo peccare mai né di frettolosità né di superficialità.
Ma più di tutto, ed è per questo che le dedico il mio buffo, modesto e personalissimo premio, in lei tracima umanità, intesa come garbo,sapienza e saggezza nell’esistere.
Sono doti queste che s’intravedono persino in talune sue risposte/mosse da tigrotta-semi sonnecchiante, quelle con cui rimbrotta verbalmente ogni tanto il-la malcapitato-a di turno.
Perché Marina ha dalla sua l’intelligenza del disincanto ma anche quella della partecipazione, e l’una coltiva l’altra.
E quando alza la sua zampetta da tigrotta torna professoressa sebbene, pure in quelle impennate, conservi un’ironia che non lambisce mai il territorio dell’acido o del vendicativo.
Penso spesso che solo chi ha alle spalle una storia significativa sappia essere significativo.
E per storia significativa intendo una vita complessa, affollata di dolori veri,e con molte stazioni saltate anche.
Se non temessi d’essere retorica direi che Marina è materna ed accogliente in ogni sua cosa, senza però dare a questa definizione nessuna patina da glassa di infima qualità, ché lo zuccheroso-fine-a-sé-stesso, applicato ai concetti e alle persone ancor di più, mi dà l’orticaria e pure l'Herpes zoster (fuoco di sant'Antonio), oltreché sapere di stra-rancido.
Marina racconta con stupore e amore ciò che guarda e, in questo, mostra d’avere vent’anni.
Per questa sua imprendibile ed inesauribile giovinezza mi piace e le regalo questo mio buffo premio.
A te, Marina, ragazza mia, il premio va davvero di necessità.
http://ineziessenziali.blogspot.com/
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categorie: dediche speciali e riconosciment
parlare tra donne
C'è un altro post di cui voglio ringraziare ed è questo di Cristina. Tanto oggi è la festa della (mia) vanità!
DOMENICA 7 SETTEMBRE 2008
Un caffé da M.
Ci sono case e case, ci sono caffè e caffè, ci sono amiche ed amiche.
Ci sono poi, caffè presi a casa di amici che si staglieranno con un allure particolare nella nostra memoria.
Un maremoto di emozioni, indistinte, violente, che mi permettono solo di prendere un soffio d’aria tra un’ondata e l’altra, prima di sommergermi di nuovo facendomi temere di affogare.
Stabilire quale sia stata la spinta che mi ha fatto scivolar giù dalla barca della serenità, scaraventandomi improvvisamente in mezzo ad un mare in tempesta, è difficile a dirsi; le donne sapranno capirmi e gli uomini rabbrividire se ne hanno provato gli effetti. Succede e ci si sente spaesate, incapaci di muovere anche una sola bracciata per tentare di uscire dal vortice bastardo. Non è necessario ipotizzare chissà quale insolubile tragedia, spesso ci si ritrova affrante e di tremendo non è successo proprio nulla, ma si sta male lo stesso: i pensieri si incupiscono, le lacrime scendono ed il mondo sembra avere scelto di botto di mostrarsi senza colori.
Ho imparato a nuotare da tempo, so galleggiare e darmi coraggio per resistere, tuttavia, ci sono giorni in cui l’accoglienza affettuosa di un’amica è una spiaggia assolata in cui distendermi a riprendere fiato.
In questi momenti anche l’uomo più speciale del mondo non può nulla, serve la comprensione complice di una donna, una donna che sentiamo speciale.
In questo stato d’animo ho chiamato la mia amica M.
Provo sempre un certo pudore nell’importunarla, è una donna affascinante e discreta, con una testa talmente brillante che mi sembra un delitto distrarla dai suoi mille interessi con le mie insulse baggianate, ma in questo strano giorno sento di aver bisogno di lei, dei suoi occhi, della sua capacità di guardarmi dentro e parlarmi con schiettezza.
Gli propongo di vederci e lei mi accoglie nella sua casa che sa di buono ed è intensamente bella, come lei.
Un caffè con il ghiaccio ed io inizio a parlare in ordine sparso, vergognandomi un poco della confusione emotiva in cui verso. Sto male e in questo malessere c'entra tutto e niente: piccole cose, grandi cose, dettagli e nodi cruciali del mio essere, dilemmi importanti ed altri inutili, insomma di tutto un po’. M. sta lì, accanto a me e mi guarda come speravo, con i suoi occhi intelligente senza interrompermi se non con brevi frasi pensate, armonizzate con scrupolo. Il sovrapporsi con un passo del mio nuovo libro è impressionante ed in fatti mi impressiona, eppure l’ho scritto molti mesi fa e in quel momento non pensavo né a me né a lei, comunque, continuo a raccontare e lei ascolta, con attenzione.
Non conosco molte persone capaci di dedicare così tanta concentrazione alle parole altrui, all’emozioni che nella confusione del sentire si provano a spiegare, ma lei ha questa sensibilità e, senza che io me ne accorga, come una gatta affettuosa si sta occupando di me, leccando il mio disagio e incoraggiando con piccole musate i movimenti della mia anima dolorante.
Due donne ed un caffè, una casa e tanto caldo ho scritto qualche cosa di assai simile, l’ho già detto, e questo inaspettato sovrapporsi tra finzione e realtà mi fa tornare in mente una frase letta tanto tempo fa tra le note di un’opera di Oscar Wilde:” L’artista inventa e la vita cerca di copiarlo …” Eppure, in genere, siamo convinti che accada il contrario e l’immagine per noi così usale sembrerebbe confermarlo, ma così non è.
Nella mia descrizione io parlo di un dialogo speciale, che si protrae nell’immedesimazione con l’altro e nella volontà pura di riuscire a comprenderlo e quindi ad aiutarlo, eludendo proiezioni e luoghi comuni. Sarà per tutto questo, per la rarità d’intenti di cui mi sono sentita oggetto che il sapore di quel caffè non smette di aromatizzarsi tra la lingua ed il mio palato. Ma, è soprattutto qualche cos'altro a trattenersi dentro di me: il gusto per la vita che lei ha saputo infondermi. Saperla gustare, questa imperscrutabile vita non è cosa di tutti, ma lei sa farlo e sa trasmettere questa meravigliosa propensione. Quanto ne sia consapevole non lo so, però, insieme al caffè, mi tornano in mente altri piccoli particolari che ora compongono un mosaico: un piatto di di rosse ciliegie, uno sguardo eccitato per la sorpresa di una scoperta, l'ironia di saper giocare con il mondo e le sue follie e, più di ogni altra cosa, il sapore pieno e giovane del suo vivere quotidiano. La mia amica ama la vita ed i suoi gesti così come le sue parole viaggiano dentro di me da quel giorno, finalmente nitide. Il ricordo di quel torrido pomeriggio di mezz’estate è un abbraccio morbido ed accogliente nel quale per alcune ore mi sono accoccolata e che continua ad infondermi calore e sagge indicazioni.
Grazie del caffè mia cara M …e hai ragione tu: un “incontro” è una fortuna.
P.S. scusatemi amici del blog, ma non potevo riaprire il mio spazio di scrittura senza riannodare le fila ripartendo da questo buonissimo caffè. Bentornati!
PUBBLICATO DA M.CRISTINA A 7.35 9 COMMENTI
ETICHETTE: RACCONTI ED EMOZIONI
DOMENICA 7 SETTEMBRE 2008
Un caffé da M.
Ci sono case e case, ci sono caffè e caffè, ci sono amiche ed amiche.
Ci sono poi, caffè presi a casa di amici che si staglieranno con un allure particolare nella nostra memoria.
Un maremoto di emozioni, indistinte, violente, che mi permettono solo di prendere un soffio d’aria tra un’ondata e l’altra, prima di sommergermi di nuovo facendomi temere di affogare.
Stabilire quale sia stata la spinta che mi ha fatto scivolar giù dalla barca della serenità, scaraventandomi improvvisamente in mezzo ad un mare in tempesta, è difficile a dirsi; le donne sapranno capirmi e gli uomini rabbrividire se ne hanno provato gli effetti. Succede e ci si sente spaesate, incapaci di muovere anche una sola bracciata per tentare di uscire dal vortice bastardo. Non è necessario ipotizzare chissà quale insolubile tragedia, spesso ci si ritrova affrante e di tremendo non è successo proprio nulla, ma si sta male lo stesso: i pensieri si incupiscono, le lacrime scendono ed il mondo sembra avere scelto di botto di mostrarsi senza colori.
Ho imparato a nuotare da tempo, so galleggiare e darmi coraggio per resistere, tuttavia, ci sono giorni in cui l’accoglienza affettuosa di un’amica è una spiaggia assolata in cui distendermi a riprendere fiato.
In questi momenti anche l’uomo più speciale del mondo non può nulla, serve la comprensione complice di una donna, una donna che sentiamo speciale.
In questo stato d’animo ho chiamato la mia amica M.
Provo sempre un certo pudore nell’importunarla, è una donna affascinante e discreta, con una testa talmente brillante che mi sembra un delitto distrarla dai suoi mille interessi con le mie insulse baggianate, ma in questo strano giorno sento di aver bisogno di lei, dei suoi occhi, della sua capacità di guardarmi dentro e parlarmi con schiettezza.
Gli propongo di vederci e lei mi accoglie nella sua casa che sa di buono ed è intensamente bella, come lei.
Un caffè con il ghiaccio ed io inizio a parlare in ordine sparso, vergognandomi un poco della confusione emotiva in cui verso. Sto male e in questo malessere c'entra tutto e niente: piccole cose, grandi cose, dettagli e nodi cruciali del mio essere, dilemmi importanti ed altri inutili, insomma di tutto un po’. M. sta lì, accanto a me e mi guarda come speravo, con i suoi occhi intelligente senza interrompermi se non con brevi frasi pensate, armonizzate con scrupolo. Il sovrapporsi con un passo del mio nuovo libro è impressionante ed in fatti mi impressiona, eppure l’ho scritto molti mesi fa e in quel momento non pensavo né a me né a lei, comunque, continuo a raccontare e lei ascolta, con attenzione.
Non conosco molte persone capaci di dedicare così tanta concentrazione alle parole altrui, all’emozioni che nella confusione del sentire si provano a spiegare, ma lei ha questa sensibilità e, senza che io me ne accorga, come una gatta affettuosa si sta occupando di me, leccando il mio disagio e incoraggiando con piccole musate i movimenti della mia anima dolorante.
Due donne ed un caffè, una casa e tanto caldo ho scritto qualche cosa di assai simile, l’ho già detto, e questo inaspettato sovrapporsi tra finzione e realtà mi fa tornare in mente una frase letta tanto tempo fa tra le note di un’opera di Oscar Wilde:” L’artista inventa e la vita cerca di copiarlo …” Eppure, in genere, siamo convinti che accada il contrario e l’immagine per noi così usale sembrerebbe confermarlo, ma così non è.
Nella mia descrizione io parlo di un dialogo speciale, che si protrae nell’immedesimazione con l’altro e nella volontà pura di riuscire a comprenderlo e quindi ad aiutarlo, eludendo proiezioni e luoghi comuni. Sarà per tutto questo, per la rarità d’intenti di cui mi sono sentita oggetto che il sapore di quel caffè non smette di aromatizzarsi tra la lingua ed il mio palato. Ma, è soprattutto qualche cos'altro a trattenersi dentro di me: il gusto per la vita che lei ha saputo infondermi. Saperla gustare, questa imperscrutabile vita non è cosa di tutti, ma lei sa farlo e sa trasmettere questa meravigliosa propensione. Quanto ne sia consapevole non lo so, però, insieme al caffè, mi tornano in mente altri piccoli particolari che ora compongono un mosaico: un piatto di di rosse ciliegie, uno sguardo eccitato per la sorpresa di una scoperta, l'ironia di saper giocare con il mondo e le sue follie e, più di ogni altra cosa, il sapore pieno e giovane del suo vivere quotidiano. La mia amica ama la vita ed i suoi gesti così come le sue parole viaggiano dentro di me da quel giorno, finalmente nitide. Il ricordo di quel torrido pomeriggio di mezz’estate è un abbraccio morbido ed accogliente nel quale per alcune ore mi sono accoccolata e che continua ad infondermi calore e sagge indicazioni.
Grazie del caffè mia cara M …e hai ragione tu: un “incontro” è una fortuna.
P.S. scusatemi amici del blog, ma non potevo riaprire il mio spazio di scrittura senza riannodare le fila ripartendo da questo buonissimo caffè. Bentornati!
PUBBLICATO DA M.CRISTINA A 7.35 9 COMMENTI
ETICHETTE: RACCONTI ED EMOZIONI
giovedì 11 settembre 2008
salutare un poeta
Vertigini o no, voglio salutare Mahmud Darwish, che ci ha lasciati ad agosto, con una sua poesia.
Mahmud Darwish
Pensa agli altri
traduzione di Francesca Maria Corrao
Prepari la tua colazione, pensa agli altri
(non dimenticare il cibo per i piccioni)
Combatti la tua guerra, pensa agli altri
(non dimenticare chi chiede la pace)
Paghi la bolletta dell´acqua, pensa agli altri
(chi si nutre di nubi)
Torni a casa, la tua casa, pensa agli altri
(non dimenticare la gente nelle tende)
Dormi e conti le stelle, pensa agli altri
(chi non ha spazio per dormire)
Liberi l´anima con le metafore, pensa agli altri
(chi ha perduto il diritto di parola)
Pensi agli altri lontani, pensa a te stesso
(dì: magari fossi candela nel buio)
Mahmud Darwish
Pensa agli altri
traduzione di Francesca Maria Corrao
Prepari la tua colazione, pensa agli altri
(non dimenticare il cibo per i piccioni)
Combatti la tua guerra, pensa agli altri
(non dimenticare chi chiede la pace)
Paghi la bolletta dell´acqua, pensa agli altri
(chi si nutre di nubi)
Torni a casa, la tua casa, pensa agli altri
(non dimenticare la gente nelle tende)
Dormi e conti le stelle, pensa agli altri
(chi non ha spazio per dormire)
Liberi l´anima con le metafore, pensa agli altri
(chi ha perduto il diritto di parola)
Pensi agli altri lontani, pensa a te stesso
(dì: magari fossi candela nel buio)
mercoledì 10 settembre 2008
pazienza
Dialogo
A.
Sono guarito? Ero malato?
E il mio medico, chi è stato?
Oh, come tutto ciò ho dimenticato!
B.
Adesso sol ti credo risanato:
Ché sano è sol chi ha dimenticato.
da Friedrich W. Nietzsche La Gaia Scienza
BUR
Debbo ancora tenermi lontana dal computer, accidentaccio!
A.
Sono guarito? Ero malato?
E il mio medico, chi è stato?
Oh, come tutto ciò ho dimenticato!
B.
Adesso sol ti credo risanato:
Ché sano è sol chi ha dimenticato.
da Friedrich W. Nietzsche La Gaia Scienza
BUR
Debbo ancora tenermi lontana dal computer, accidentaccio!
martedì 9 settembre 2008
lunedì 8 settembre 2008
ozio forzoso e pubblicità televisiva
Per darvi un'idea di quanto sono vecchia: ricordo ancora il tempo in cui in cielo volavano passerotti, rondini e gabbiani e non panetti di stracchino di Nonno Nanni!
domenica 7 settembre 2008
vertigo per nulla blù
Mi scuso con tutti gli amici blogger. La mia autonomia al computer, prima di coprirmi di sudore e sentirmi "sbarellare", è davvero poca e mi consente a mala pena di affiggere il mio post quotidiano. Riprenderò quanto prima le mie visite ai vostri blog.
invito a tradurre

Questa poesia di Elizabeth Bishop l'ho sentita sere fa'. La legge un' esitante Cameron Diaz nel bel film In her shoes.
Non la conoscevo. E non l'ho trovata nell'edizione Adelphi delle poesie della Bishop in mio possesso. Eppure è la versione dei Complete poems del 1997! Misteri editoriali.
Comunque l'ho rintracciata in rete per voi. Della traduzione non so cosa dire. Invito voi a metterci le mani.
The art of losing
The art of losing isn't hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.
Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn't hard to master.
Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.
I lost my mother's watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn't hard to master.
I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
some realms I owned, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn't a disaster.
Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan't have lied. It's evident
the art of losing's not too hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.
L'arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall'intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell'ora sprecata.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare. Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l'orologio di mia madre.
E guarda! L'ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L'arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente. Mi sono mancati, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. E' evidente,
l'arte di perdere non è troppo difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.
Di Elizabeth Bishop voglio offrirvi un'altra poesia, tratta dal volume in mio possesso.

Summer is over upon the sea.
The pleasure yacht, the social being,
that danced on the endless polished floor,
stepped and side-stepped like Fred Astaire,
is gone, is gone, docked somewhere ashore.
The friends have left, the sea is bare
that was strewn with floating, fresh green weeds.
Only the rusty-sided freighters
go past the moon's marketless craters
and the stars are the only ships of pleasure.
Sul mare l'estate è ormai finita.
Il panfilo, creatura mondana,
che ha ballato senza posa sulla pista lucida,
con passi e contropassi come Fred Astaire,
è andato, andato via, a secco in un bacino.
Gli amici sono partiti e nudo è il mare
sotto uno strame d'alghe fresche e galleggianti.
Solo i mercantili dalle fiancate rugginose passano dinanzi
ai crateri senza mercato della luna
e uniche barche da diporto sono ormai le stelle.
Traduzione di Ottavio Fatica
sabato 6 settembre 2008
giocolieri
Quando scatta il rosso lui si toglie d'un sol colpo la maglietta grigia e si piazza in mezzo alla strada, mentre le macchine ancora stanno arrestandosi; lei lo affianca d'un balzo e con un largo gesto della mano lo presenta al pubblico.
Sotto il muso delle vetture impazienti, pronte a scattare appena il verde si accenda, i due giovani fanno il loro esercizio: lei batte il tempo su un tamburo che porta a tracolla e lui inizia a lanciare i birilli.
Lei porta dei calzoncini corti bianchi e una maglietta che le arriva sotto il sedere, pesanti stivali slacciati e una bandana rosso fuoco. Lui ha una testa piena di ricci neri, lancia i suoi birilli e li riprende al volo. Sono cinque birilli rossi e lui piroetta mentre sono tutti in aria. Rullo di tamburo finale, impeccabile inchino di lui, mentre lei si accosta ai finestrini per prendere le offerte. Arretrano appena in tempo, mentre le macchine schizzano in avanti, e si siedono sulla striscia di verde che fiancheggia la grande arteria. Lui l'abbraccia ridendo mentre li supero lentamente, incantata dal loro spettacolo. Esiste un Gran Prix del Circo, vero? Beh, io saprei a chi consegnarlo...
Sotto il muso delle vetture impazienti, pronte a scattare appena il verde si accenda, i due giovani fanno il loro esercizio: lei batte il tempo su un tamburo che porta a tracolla e lui inizia a lanciare i birilli.
Lei porta dei calzoncini corti bianchi e una maglietta che le arriva sotto il sedere, pesanti stivali slacciati e una bandana rosso fuoco. Lui ha una testa piena di ricci neri, lancia i suoi birilli e li riprende al volo. Sono cinque birilli rossi e lui piroetta mentre sono tutti in aria. Rullo di tamburo finale, impeccabile inchino di lui, mentre lei si accosta ai finestrini per prendere le offerte. Arretrano appena in tempo, mentre le macchine schizzano in avanti, e si siedono sulla striscia di verde che fiancheggia la grande arteria. Lui l'abbraccia ridendo mentre li supero lentamente, incantata dal loro spettacolo. Esiste un Gran Prix del Circo, vero? Beh, io saprei a chi consegnarlo...
venerdì 5 settembre 2008
versi pagani
Il soffio del vento
E il soffio dell’anima
Si sollevano insieme
E vanno nel sole.
Lietamente.
Procedono uniti
Come petali di una corolla
Senza gerarchie, inizio o fine.
Capriccioso è il vento
E l’anima curiosa.
Non sono forse una cosa sola?
Il soffio del vento e il soffio dell’anima
All'unisono s'alzano.
Dove originano non si sa.
Ma sono una cosa sola. Sì.
(2008)
E il soffio dell’anima
Si sollevano insieme
E vanno nel sole.
Lietamente.
Procedono uniti
Come petali di una corolla
Senza gerarchie, inizio o fine.
Capriccioso è il vento
E l’anima curiosa.
Non sono forse una cosa sola?
Il soffio del vento e il soffio dell’anima
All'unisono s'alzano.
Dove originano non si sa.
Ma sono una cosa sola. Sì.
(2008)
giovedì 4 settembre 2008
posizione yoga?
A causa di una vertiginosa crisi di vertigini sono costretta a letto nella posizione dello "stoccafisso".
mercoledì 3 settembre 2008
lo spirito suona e canta/Montedoro canta Ginsberg
Torno a parlarvi di Gianfranca Montedoro. Nel 1972 i Living Music pubblicarono l'album "To Allen Ginsberg", in cui venivano musicate delle poesie di Ginsberg (tra cui il famoso poema Howl che fu protagonista di un processo per oscenità.) La voce era quella di Gianfranca, doppiamente straordinaria: per la sua bellezza naturale e per l'abilità tecnica. Alle tastiere Umberto Santucci e Ciccio Santucci al sax e flauto.
Io ho scelto dall'album questo brano: Mandala. Ma altri seguiranno...
Io ho scelto dall'album questo brano: Mandala. Ma altri seguiranno...
martedì 2 settembre 2008
figlia di mezzo/quattordici/notti agitate
Giovane madre, la figlia di mezzo passava l’estate nella casa di campagna dei genitori, in quel crocevia fatto di astio e gelosia da una parte e noncuranza e fastidio dall’altra, che era il loro rapporto coniugale. Stanca di inseguire in camicia da notte sua madre che in camicia da notte inseguiva il Comandante pedalante furtivamente verso appuntamenti galanti, la figlia di mezzo decise di affrontarlo.
Lo minacciò di ridicolizzarlo pubblicamente se non avesse cessato immediatamente di offendere la dignità materna, con l’esibizione della sua gagliardia, nonché della sua giovane preda, appena più giovane della figlia di mezzo.
L’ordine furibondo fu: massima discrezione.
Così la figlia di mezzo ottenne per se stessa e per la madre notti più tranquille.
Ma pagò quel gesto di solidarietà femminile con l’ostilità del Comandante, che sapeva sì perdere ma anche ricordare.
Il paradosso consisteva nel gelido senso di giustizia che portava la figlia di mezzo, appassionatamente innamorata del Comandante, ad affrontarlo, unica tra le figlie, nella difesa di una madre cui il suo cuore sentiva di poter dare quest' unico tributo.
lunedì 1 settembre 2008
storia della felicità/dodici/John Stuart Mill e Max Weber: ti odio capitale

John Stuart Mill fu tirato su a pane e Bentham. Di conseguenza niente felicità trascendente per lui, ma democrazia e utilitarismo. Eppure una fede Mill la ebbe: proprio la fede nella felicità, nel "principio di utilità" tanto che ne fece, giovanissimo, lo scopo della sua attività intellettuale.
Su questa fede si abbattè come un'onda una depressione clinica, che egli combatté con un sistema assolutamente originale. Si crogiolò e impastoiò ben bene nelle più disperate, sconsolate e deprimenti poesie del romanticismo inglese: Coleridge e Wordsworth.
Un anno di questa cura e la depressione, inorridita, rinculò.
In realtà, e tornando seria, la poesia gli servì per coltivare la sua emotività, per metterlo in armonia con il lato sentimentale ed immaginativo del suo spirito.
Scoprì inoltre che è meglio essere un essere umano insoddisfatto che un maiale soddisfatto: "è meglio essere Socrate insoddisfatto che uno sciocco soddisfatto". (C'è poco Bentham in questo).
La felicità ha per Mill un presupposto: la libertà. E' la libertà che ci consente di progettare la nostra vita e di indirizzarla verso la felicità. Per questo scrive a sostegno della liberazione delle donne: essa comporterebbe un "indicibile aumento della felicità privata di metà dell'umanità, finalmente liberata." Grazie, dear.
Mill mette in guardia contro una pericolosa categoria di pensiero che attenta alla nostra felicità: il mercato. "Diffondiamo l'idea che il pericolo più serio, per le prospettive future dell'umanità sta nell'influenza non contrastata dello spirito commerciale..."
Ciò che davvero voleva contrastare era l'appiattimento su immagini di felicità eterodirette, capaci di rendere gli individui massa indistinta tesa solo ad aumentare la sua fortuna e a compiacersi dei propri beni.
C'era ancora spazio per combattere questa tendenza?
Quanti davvero avrebbero preferito, con lui, essere Socrate?
E' sorprendente quanti studiosi della felicità abbiano vissuto periodi, più o meno lunghi, di depressione clinica. Un altro è Max Weber.

L'America vista da Max Weber , che vi soggiornò nel 1904, era percorsa da una cultura pervasiva e ineluttabile: lo spirito del capitalismo. La previsione di Weber è lapidaria: qualunque cosa avesse tentato di opporsi "alla cultura del capitalismo sarebbe stato distrutto con forza irresistibile."
Ne "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", come è noto, Weber individua l'origine di quest'ultimo nell'idea protestante che il lavoro è una missione divina e che il successo, rappresentato spesso dall'accumulazione di capitale, costituisce un segno del favore divino. La tendenza a rimandare il godimento dei beni, l'uso della parsimonia e l'operosità crea capitale.
Ma quando si godranno i frutti del proprio lavoro? L'etica protestante rimanda questo godimento ad un futuro indefinito, perché la felicità che il lavoro promette di guadagnare finisce con il coincidere con il lavoro e il sacrificio stesso; in questa concezione "un uomo esiste per il proprio lavoro e non viceversa", osserva, criticamente, Weber.
Egli intuisce anche che la continua produzione di beni, oggetti, macchine, comodità varie, che il lavoro indefesso consente, sta trasformando, se non addirittura sostituendo, il concetto di felicità.
Al termine della sua opera, lucidamente descrive la società del consumo che nasceva in quegli anni: "I beni materiali hanno acquisito un crescente e infine un inesorabile potere sulla vita degli uomini, come in nessun altro periodo della storia."
Eppure per Weber non sarà la legislazione sociale a darci la felicità. Essa pone solo le basi per un vivere senza angosce materiali. E la politica deve solo creare le condizioni di libertà che garantiscano a tutti il perseguimento della felicità.
Quello che può sollevare l'animo umano e fargli realizzare il suo vero scopo è "la sua responsabilità personale, la sua profonda dedizione alle cose più alte, ai valori spirituali e morali dell'umanità...". Non ci sono però ricette né scientifiche, né filosofiche, né sociali per il raggiungimento di questo scopo.
domenica 31 agosto 2008
la parola sfida l'immagine

Ad esempio, a questa storia che le immagini sono più coinvolgenti, dicono di più, toccano di più delle parole, io non ci credo.
Vuoi mettere un film? -dicono. No, non lo voglio mettere. E rispondo: Vuoi mettere un libro?
Così vi racconto il mio laghetto di Pellicone dopo avervelo servito con le foto. Le foto, a metterle su blogger, si sono mortificate. Erano molto belle aperte con i-Photo e ora sono piccola cosa. Ma ci lavorerò su. Però ne aggiungo un'altra, spero che si vedano le farfalle bianche sul cespuglio fiorito.
Per intanto:
Arrivo al laghetto verso le dieci del mattino. Cielo smaltato. Tanto sole. Un silenzio remoto disteso sulle tombe etrusche e sulla vegetazione, disordinata ed esuberante. Si cammina per dieci minuti sotto il sole e sotto il volo di giovani falchetti. Cerco di dimenticare che si nutrono di prede vive e ne ammiro il volo elegante facendomi schermo dal sole con il braccio. Il posto di ristoro è ancora chiuso; panche di legno, pergolato di caprifoglio. Si scende verso il lago su un sentierino arso, attraverso un boschetto fitto di noccioli e larici, di un bel verde scuro, lasciandosi alle spalle una lunga radura gialla. Nell'ultimo tratto il boschetto si fa scarno ed emana un profumo amaro. I profumi li sentiamo con il palato, è così evidente. Sui cespugli di marruca vola una folata di farfalle bianche. Eppure non vedo inflorescenze. Forse le farfalle, semplicemente si divertono. Il sentiero si apre sul piccolo lago e subito si ha un senso di fresco e di pulito. Il silenzio è meno silenzioso: l'acqua del fiume chiacchiera con i sassi bianchi, gli spumeggia un po' intorno, poi se ne scende lesta verso il mare. Il mare non è possibile presagirlo, perché la roccia basaltica, grigio-nera, per noi che siamo qui sotto, è imponente e solenne proprio come una montagna: il fiume si getta giù sui gradoni lisci. La parete scura è forata in più punti dai nidi degli uccelli. Un ragazzo traffica silenzioso intorno ad una canoa gonfiabile. Ci salutiamo, poi lui sale e via. Il gesto morbido del remo che ruota e scompare verso sud. Penso agli Etruschi che sormontarono questo fiume di un ponte imponente per l'epoca. Per me gli etruschi sono il tufo rosso di queste terre, le distese giallastre dei campi mietuti e il verde scuro, insondabile, dei boschi di querce e lecci. E tutti quei morti! Sono convinta che ci osservano, ma il loro sguardo è amichevole. E il lago è di un bel celeste sereno, a tratti più intenso, a tratti quasi verde. Riceve il riflesso del bosco che lo cinge su due lati e dei cespugli rosa del sottobosco, la cui sfumatura trema sull'acqua. Piante cui non so dare un nome. Né so darlo al sentimento che mi ispira questo luogo silenzioso e raccolto, la sua bellezza profonda eppure così semplice. Gratitudine? Sì un piacere, un benessere, un'ammirazione colma di gratitudine. Mi tolgo i sandali ed avanzo nell'acqua. E' fresca, il terreno sabbioso, ma saldo. Cammino un po' lungo la riva circolare, dando piccole spinte all'acqua; si crea qualche iridescenza. Avanzo verso il centro del laghetto, poi mi rifaccio brava cittadina ed esco. Una farnia ha un ramo talmente basso che sembra un sedile. Mi ci sistemo e scrivo per un po'. Che pace! Una ragazza compare dal sentiero. Ha un sorriso beato. Sosta un po', scatta delle foto, anche una a me che scrivo, poi saluta e se ne va. Come si diventa cortesi e rispettosi al cospetto della bellezza, osservo. "Non sempre" puntualizza scettico mio marito. E' vero, non sempre. Penso a tutta la bellezza di questo paese in cui sono nata e alla sua gente così spesso sorda e ignara. E' vero. Eppure, questo posto, così bello, mi comunica un senso di fiducia: voglio credere nella bellezza. La bellezza salverà questo paese.
sabato 30 agosto 2008
presentazione/il laghetto di Pellicone















Il fiume Fiora nasce alle pendici del Monte Amiata, per un po' segna il confine tra la Toscana e il Lazio, poi entra nel Lazio dove termina il suo corso (circa 80 km.), sfociando nel Tirreno a Montalto di Castro.
Nel cuore della Tuscia laziale il fiume Flora compie un piccolo miracolo paesaggistico. Si tuffa arditamente da un'alta roccia di basalto formando una cascata che non è meno spettacolare per il fatto che non è vertiginosa. Là dove precipita forma un piccolo lago, il lago di Pellicone, inserito nel Parco di Vulci e circondato da un tipico paesaggio etrusco. Tufo, campi da grano -in questa stagione coperti di stoppie o già arati- querce, larici, felci, noccioli, e la bellissima marruca.
Il laghetto non è balneabile e miracolosamente solitario e dimenticato. Ma capita che qualche ardimentoso discenda il fiume su una canoa, altri a cavallo, qualcuno a piedi.
Il fiume passa accanto ad un vecchio ponte romano e ad un bellissimo ponte etrusco, che una volta lo scavalcava e che, più volte restaurato nei secoli, ancora resiste ed è percorribile. Il Ponte immette dritto su un piccolo Castello medioevale, il castello dell'Abbadia, che ospita il Museo nazionale di Vulci. Nell'area del Parco, che d'estate ospita concerti e spettacoli teatrali all'aperto, resti acheologici etruschi e romani.
(foto di famiglia)
venerdì 29 agosto 2008
dopo una conversazione con bip
Io so quando smetterò di tenere un blog.
Non conosco il momento in cui questo “quando “ accadrà, ma conosco il tipo di quando.
Sarà quando avrò imparato tutto quello che c’è da imparare, quando il blog non mi porrà più di fronte a problemi insolubili che mi sfidino a risolverli, quando i suoi meccanismi non conterranno più misteri e la mia curiosità si spegnerà.
È sempre accaduto così.
Di questo blog si può pensare che questo totale svelamento non avverrà mai, per due ragioni: la prima è che sono un' inetta rispetto alle abilità necessarie a tenere un blog; la seconda è che il mondo dell’informatica procede con una velocità tale che è facile prevedere che sempre nuove applicazioni verranno proposte all’utente blogger e che questo strumento diventerà, via via, più intrigante.
Ma nel mio approccio ad un nuovo campo di conoscenza -piccolo o grande, serio o giocoso che sia- io ho una mia misura.
Non punto mai al massimo. Diventare il più grande esperto di piattaforma blog del mondo o il più audace sperimentatore di soluzioni innovative non mi interessa. Non rientra nei miei programmi.
Un po’ dipende da un preciso senso dei miei limiti.
Conoscendoli, adatto loro le mie ambizioni.
Un po’ dipende anche da una superficialità di fondo.
E un po’ dalla curiosità intrecciata con la fretta.
Imparare è la vera grande passione della mia vita.
C’è il leggere, naturalmente e c’è lo scrivere, ma entrambe fanno capo a quella più generale e più imperativa dell’apprendere.
Apprendere in ogni campo. Apprendere la vita.
La curiosità è grande ma la vita è una. Di qui la fretta.
Così mi affaccio ora su questo ora su quell’altro campo di attività umana e tento di penetrarne i segreti.
Lo faccio scegliendo appunto quella che io chiamo la mia misura. Su questa applico il mio impegno.
Una specie di istinto mi guida e mi fa arrestare a tempo debito.
Io sento quando le mie capacità in un settore hanno dato il loro massimo, quando ho fatto del mio meglio. Lì giunta, senza rimpianti, mi dico: bene, tutte le curiosità che POTEVO togliermi in questo campo, me le sono tolte. Ora basta. Vediamo che cos’altro c’è in giro di interessante e ALLA MIA PORTATA.
Non c’è rimpianto, perché il senso dei miei limiti si accompagna, grazieaddio, ad uno spontaneo ritrarsi della mia curiosità.
Penetrata in un fantastico castello, spinta dalla curiosità, comincio a girarne i saloni. Spingo porte, attivo marchingegni, forzo serrature e passo di sala in sala, scoprendo nuove meraviglie e nuovi misteri. Ma quando mi imbatto nella porta massiccia e invalicabile del più lontano dei saloni, dalla quale non giunge alcun suono percepibile per il mio orecchio, tranquillamente mi dico: ecco, oltre non so andare, non posso andare. E, fortunata che sono, quel salone chiuso nel suo mistero, cessa immediatamente di suscitare la mia curiosità. Quel salone non è per me, lo so. Non vi penetrerò mai. E lo saluto senza rimpianto.
Al più mi limito a sperare che qualcun altro, con più intelligenza e forza di me, possa penetrarvi e raccontarmi i suoi tesori.
Quanto a me, mi guardo intorno e mi preparo a sospingere una porta meno massiccia o con una serratura più abbordabile. Di fronte a quella, che giudico alla mia portata, difficile ma non impossibile per me, la mia curiosità si riaccende e mi applico con tenacia ad aprirla.
Verrà il momento in cui la porta-blogger sarà troppo massiccia per me, o, in una alternativa meno probabile, che nella sala protetta non ci saranno più misteri. A quel punto, adieu.
Non conosco il momento in cui questo “quando “ accadrà, ma conosco il tipo di quando.
Sarà quando avrò imparato tutto quello che c’è da imparare, quando il blog non mi porrà più di fronte a problemi insolubili che mi sfidino a risolverli, quando i suoi meccanismi non conterranno più misteri e la mia curiosità si spegnerà.
È sempre accaduto così.
Di questo blog si può pensare che questo totale svelamento non avverrà mai, per due ragioni: la prima è che sono un' inetta rispetto alle abilità necessarie a tenere un blog; la seconda è che il mondo dell’informatica procede con una velocità tale che è facile prevedere che sempre nuove applicazioni verranno proposte all’utente blogger e che questo strumento diventerà, via via, più intrigante.
Ma nel mio approccio ad un nuovo campo di conoscenza -piccolo o grande, serio o giocoso che sia- io ho una mia misura.
Non punto mai al massimo. Diventare il più grande esperto di piattaforma blog del mondo o il più audace sperimentatore di soluzioni innovative non mi interessa. Non rientra nei miei programmi.
Un po’ dipende da un preciso senso dei miei limiti.
Conoscendoli, adatto loro le mie ambizioni.
Un po’ dipende anche da una superficialità di fondo.
E un po’ dalla curiosità intrecciata con la fretta.
Imparare è la vera grande passione della mia vita.
C’è il leggere, naturalmente e c’è lo scrivere, ma entrambe fanno capo a quella più generale e più imperativa dell’apprendere.
Apprendere in ogni campo. Apprendere la vita.
La curiosità è grande ma la vita è una. Di qui la fretta.
Così mi affaccio ora su questo ora su quell’altro campo di attività umana e tento di penetrarne i segreti.
Lo faccio scegliendo appunto quella che io chiamo la mia misura. Su questa applico il mio impegno.
Una specie di istinto mi guida e mi fa arrestare a tempo debito.
Io sento quando le mie capacità in un settore hanno dato il loro massimo, quando ho fatto del mio meglio. Lì giunta, senza rimpianti, mi dico: bene, tutte le curiosità che POTEVO togliermi in questo campo, me le sono tolte. Ora basta. Vediamo che cos’altro c’è in giro di interessante e ALLA MIA PORTATA.
Non c’è rimpianto, perché il senso dei miei limiti si accompagna, grazieaddio, ad uno spontaneo ritrarsi della mia curiosità.
Penetrata in un fantastico castello, spinta dalla curiosità, comincio a girarne i saloni. Spingo porte, attivo marchingegni, forzo serrature e passo di sala in sala, scoprendo nuove meraviglie e nuovi misteri. Ma quando mi imbatto nella porta massiccia e invalicabile del più lontano dei saloni, dalla quale non giunge alcun suono percepibile per il mio orecchio, tranquillamente mi dico: ecco, oltre non so andare, non posso andare. E, fortunata che sono, quel salone chiuso nel suo mistero, cessa immediatamente di suscitare la mia curiosità. Quel salone non è per me, lo so. Non vi penetrerò mai. E lo saluto senza rimpianto.
Al più mi limito a sperare che qualcun altro, con più intelligenza e forza di me, possa penetrarvi e raccontarmi i suoi tesori.
Quanto a me, mi guardo intorno e mi preparo a sospingere una porta meno massiccia o con una serratura più abbordabile. Di fronte a quella, che giudico alla mia portata, difficile ma non impossibile per me, la mia curiosità si riaccende e mi applico con tenacia ad aprirla.
Verrà il momento in cui la porta-blogger sarà troppo massiccia per me, o, in una alternativa meno probabile, che nella sala protetta non ci saranno più misteri. A quel punto, adieu.
giovedì 28 agosto 2008
ricerca senza fine

"Più riesci a protenderti all'indietro, nel passato storico, e all'ingiù, verso ciò che è dopo di te e in basso, e all'infuori, verso l'altro da te, e più la tua vita si estende.La longevità si libera della capsula temporale. Questa è la vera longevità, un durare di più che dura per sempre, perché non c'è capolinea."
James Hillman non è tra i miei pensatori preferiti, ma gli riconosco una grande originalità, la voglia di guardare al mondo e alla persona umana con uno sguardo nuovo, liberandosi dai facili assiomi. Ciò nonostante spesso mi irrita, come un ottimista che vuol convincerci che ogni cosa è bene per noi. Mi è capitato, leggendolo, di chiedermi: ma da che cosa fugge quest'uomo? perché non si arrende alla realtà? Insomma mi azzardo a fargli io una diagnosi psicologica! Presunzione, certo, ma anche una incompatibilità di fondo.
Forse, banalmente, non sono una persona cui sia facile far coraggio e le parole di James Hillman suonano al mio orecchio come una consolazione per ingenui.
Ma il libro dedicato a quell'età che non è ancora vecchiaia ma è già ripiego hanno una bella forza, si accordano forse allo spirito con cui io vivo la mia età.
Dice James Hillman che quando ci si avvicina alla vecchiaia il nostro pensiero torna spontaneamente indietro e ripercorriamo gli eventi della nostra vita, per ricostruire la nostra storia, per darle e darci un senso.
Le persone anziane leggono biografie, seguono programmi di storia alla televisione, visitano vecchie rovine, frequentano musei, riparano vecchi attrezzi di lavoro, catalogano vecchie monete, riproducono punti e ricami di duecento anni fa...
"Sono fantasie di longevità...
Più indietro riesci ad andare con l'immaginazione, più la tua vita si estende.
Penetrando nelle radici della tradizione, allunghiamo la vita alle nostre spalle. Ma possiamo estenderla anche all'ingiù: nei discendenti."
La ricerca di senso, credo, ci accompagna lungo tutta la vita. Almeno per me è stato così. Ora che ho molto più materiale -molti e molti anni in più- da indagare, intravedere un senso al mio vivere dovrebbe essere più facile. Ma la ricerca continua.
mercoledì 27 agosto 2008
confini
Seduto alla tavola del Sindaco
Il poeta sorrideva con garbo
Lodò il soufflé della Padrona di Casa
E il Piano Regolatore del Primo Cittadino.
Anche l’Arte fu oggetto di conversazione
Benché non fu raggiunto un accordo
Sull’attribuzione del termine “immortale”.
Ma quando si trattò di convertire
La sterlina inglese in dollari americani
E il dollaro americano in euro
Il poeta inciampò nei decimali
E perso il conto, s’inoltrò solo
Nella valle dei suoi pensieri.
(2008)
Il poeta sorrideva con garbo
Lodò il soufflé della Padrona di Casa
E il Piano Regolatore del Primo Cittadino.
Anche l’Arte fu oggetto di conversazione
Benché non fu raggiunto un accordo
Sull’attribuzione del termine “immortale”.
Ma quando si trattò di convertire
La sterlina inglese in dollari americani
E il dollaro americano in euro
Il poeta inciampò nei decimali
E perso il conto, s’inoltrò solo
Nella valle dei suoi pensieri.
(2008)
martedì 26 agosto 2008
ricordo minimo
Esercizio 3
Non sono andata a cercarlo, il ricordo è venuto da solo.
E' stato l'elettricista che me lo ha riportato alla mente. La nostra casa di Tarquinia è molto bella, ma soffre un po' l'età e la mancanza cronica di soldi per garantirle la manutenzione di cui avrebbe bisogno. Così il campanello esterno non suona, i due lampioni non si accendono e sembra che non si possa riportare l'elettricità lì all'esterno perché comporterebbe un intervento complesso e costoso, scavando metri e metri di prato.
Mentre l'elettricista mi spiega questo problema, -tutta una misteriosa storia di dispersioni-all'improvviso mi torna in mente una sera d'estate, proprio lì sul cancello con mio padre. Io ho la chitarra in mano e sono a piedi nudi mentre mio padre si asciuga la testa con un asciugamano di spugna. E' stato al mare fino a tardi.Intorno alla casa ci sono solo eucaliptus, pini e cipressi. C'è un silenzio che sibila.
Il cielo è già buio, forse è la fine di agosto. Mio padre mi indica nel cielo le costellazioni. Io mi sforzo un po' per vederle. Poi mi stufo. "Va beh, dico, me le fai vedere un'altra volta." Ma lui mi prende per un gomito: "Guarda che fra qualche anno qui sarà pieno di luci e non le vedrete più! Capisco immediatamente che rischio di perdere qualche cosa. Ho un sesto senso per questo! E allora mi applico attentamente e mentre il cielo si fa sempre più fondo, ripasso diligentemente i nomi con mio padre; poi, come segno di ringraziamento, lo seguo in casa suonandogli dietro con la chitarra, mentre lui mi ripete: esercitati da un'altra parte, Marì...
Non sono andata a cercarlo, il ricordo è venuto da solo.
E' stato l'elettricista che me lo ha riportato alla mente. La nostra casa di Tarquinia è molto bella, ma soffre un po' l'età e la mancanza cronica di soldi per garantirle la manutenzione di cui avrebbe bisogno. Così il campanello esterno non suona, i due lampioni non si accendono e sembra che non si possa riportare l'elettricità lì all'esterno perché comporterebbe un intervento complesso e costoso, scavando metri e metri di prato.
Mentre l'elettricista mi spiega questo problema, -tutta una misteriosa storia di dispersioni-all'improvviso mi torna in mente una sera d'estate, proprio lì sul cancello con mio padre. Io ho la chitarra in mano e sono a piedi nudi mentre mio padre si asciuga la testa con un asciugamano di spugna. E' stato al mare fino a tardi.Intorno alla casa ci sono solo eucaliptus, pini e cipressi. C'è un silenzio che sibila.
Il cielo è già buio, forse è la fine di agosto. Mio padre mi indica nel cielo le costellazioni. Io mi sforzo un po' per vederle. Poi mi stufo. "Va beh, dico, me le fai vedere un'altra volta." Ma lui mi prende per un gomito: "Guarda che fra qualche anno qui sarà pieno di luci e non le vedrete più! Capisco immediatamente che rischio di perdere qualche cosa. Ho un sesto senso per questo! E allora mi applico attentamente e mentre il cielo si fa sempre più fondo, ripasso diligentemente i nomi con mio padre; poi, come segno di ringraziamento, lo seguo in casa suonandogli dietro con la chitarra, mentre lui mi ripete: esercitati da un'altra parte, Marì...
lunedì 25 agosto 2008
miracolo!
La vacanza mi ha fatto davvero bene. Mi sento rinata e mi sembra di essermi scrollata di dosso un bel po' di anni!

ringraziamenti e primi passi
Eccomi qui, pronta a molestarvi verbalmente di nuovo!
Oggi mi dedicherò a rispondere ai vostri commenti; domani girerò come una trottola sui vostri blog.
Ma prima di ogni altra cosa desidero ringraziare emmeti per aver vigilato sul mio blog con la consueta generosità e perizia. Smack!
Oggi mi dedicherò a rispondere ai vostri commenti; domani girerò come una trottola sui vostri blog.
Ma prima di ogni altra cosa desidero ringraziare emmeti per aver vigilato sul mio blog con la consueta generosità e perizia. Smack!
professò e i suoi esercizi
Ringrazio tutti gli amici che sono passati sul mio blog durante la mia assenza.
Mi ha colpito l'osservazione di Artemisia: vogliamo te dietro il computer. Conferma il fatto che leggere un blog non è come leggere un giornale o una rivista: dietro c'è una persona ed è con quella persona che vogliamo dialogare.
Quanto agli esercizi, mi ci sono applicata. Alcuni mi sono riusciti, altri no.
Ci sono stati alcuni momenti assolutamente perfetti; li ho intinti in una malinconia leggera e mi sono sembrati ancora più struggenti (esercizio 24);
torno senza un'amica/o nuova/o: ho avuto poche frequentazioni; spero nell'autunno (esercizio 23)
non essendo una nominalista pronunciare o meno la parola comunismo mi è indifferente; ma il contenuto mi sta molto a cuore e il pensiero di Ermanno Rea me lo ripeto convintamente (esercizio 22);
non potendo osservare vigneti perché erano assenti ho sorseggiato del buon vino sognandomeli (esercizio 21);
nonostante molti sforzi anche questa estate ho odiato qualcuno. Mi sono affaticata lavorando in giardino ma non ce l'ho fatta (esercizio 20); invece, e senza fatica, ho tenuto presenti i miei sei sensi e me li sono coltivati tutti (esercizio 19);
ho guardato molte albe e me le sono godute (esercizio 18) e ve ne parlerò perché è stato bellissimo;
ho avuto nostalgia di un'amica, non le ho mandato un sms, ma le ho telefonato; però non le ho detto di avere nostalgia. Lei però lo ha sicuramente capito. (esercizio 17);
ho nominato "mio classico" Everyman di Philip Roth, che ho letto di nuovo sia per la musica che per le parole (esercizio 16);
ho contato diversi giovani cervelli di gallina e mi sono sentita vecchia e fortunata ad esserlo (esercizio 15);
l'esercizio 14 era a tutti gli effetti un consiglio e l'ho dato solo perché l'ho sempre seguito spontaneamente;
nella casa delle vacanze dei miei ho trovato più di un oggetto dimenticato e l'ho guardato con autentica meraviglia e piacere; l'amante invece è solo per i giovani (esercizio 13);
ho incontrato diverse persone prive di codici di comportamento, per non parlare degli ideali;una ho finto persino di non riconoscerla; ma ne ho incontrate almeno due corredate di ideali, mi è andata bene (esercizio 12);
il giorno, anzi il momento esatto, in cui ho imparato a nuotare ce l'ho scolpito nel corpo oltre che nel ricordo; questo era un esercizio facilissimo per me; inoltre ho scritto molto questa estate e mi è capitato di essere felice di quello che avevo scritto e di sentirmi trionfante (esercizio 11);
ho miseramente fallito l'esercizio 10: stavo con le mie sorelle e abbiamo Sparlato di uomini tutto il tempo;
mi sono tolta l'orologio per ben nove giorni; al decimo ho dovuto prendere un antibiotico e dovevo essere precisa con gli orari (esercizio 9);
ho trovato una spiegazione paradossale per la mia difficoltà a dare mance (cosa che ahimé ho dovuto fare questa estate): e mi sono detta che è perché vorrei riceverle io. Poi ci ho riflettuto e ho scoperto che è così: mi piacerebbe che qualcuno, ogni tanto, mi dicesse, brava hai fatto bene questo piccolo servizio, eccoti cinque euro (esercizio 8);
ho cantato con mio cognato e con mia sorella tutta una serie di canzoni anni 60 e 70; ho anche cantato con il mio nipotino le canzoni di Elio e le storie tese, uno dei suoi autori preferiti; mi sono divertita da matti (esercizio 7);
tornerò un giorno della prossima settimana, mi sono detta, non so quando; è stato il massimo che ho potuto fare(esercizio 6);
"sono come sono e non intendo diventare altro" me lo sono detta ogni giorno e continuo a dirmelo (esercizio 5);
ho avuto modo di osservare tanti piccoli fenomeni naturali (lago, mare, campagna) e ho scoperto infiniti motivi per la loro bellezza (esercizio 4);
ho recuperato un ricordo inaspettato e ve lo racconterò; mi sento più ricca (esercizio 3);
ho detto ad alta voce, ma nella mia stanza, un pensiero mai pronunciato verbalmente, ma non lo riferisco perché ho molto faticato e ancora mi vergogno un po' (esercizio 2);
confesso che a convincere un elettore PdL ad ammettere che il suo voto è una emerita cazzata non ci ho neanche provato; li ho incontrati (sono dappertutto) ma sentirli mi ha scoraggiata (esercizio 1);
Mi ha colpito l'osservazione di Artemisia: vogliamo te dietro il computer. Conferma il fatto che leggere un blog non è come leggere un giornale o una rivista: dietro c'è una persona ed è con quella persona che vogliamo dialogare.
Quanto agli esercizi, mi ci sono applicata. Alcuni mi sono riusciti, altri no.
Ci sono stati alcuni momenti assolutamente perfetti; li ho intinti in una malinconia leggera e mi sono sembrati ancora più struggenti (esercizio 24);
torno senza un'amica/o nuova/o: ho avuto poche frequentazioni; spero nell'autunno (esercizio 23)
non essendo una nominalista pronunciare o meno la parola comunismo mi è indifferente; ma il contenuto mi sta molto a cuore e il pensiero di Ermanno Rea me lo ripeto convintamente (esercizio 22);
non potendo osservare vigneti perché erano assenti ho sorseggiato del buon vino sognandomeli (esercizio 21);
nonostante molti sforzi anche questa estate ho odiato qualcuno. Mi sono affaticata lavorando in giardino ma non ce l'ho fatta (esercizio 20); invece, e senza fatica, ho tenuto presenti i miei sei sensi e me li sono coltivati tutti (esercizio 19);
ho guardato molte albe e me le sono godute (esercizio 18) e ve ne parlerò perché è stato bellissimo;
ho avuto nostalgia di un'amica, non le ho mandato un sms, ma le ho telefonato; però non le ho detto di avere nostalgia. Lei però lo ha sicuramente capito. (esercizio 17);
ho nominato "mio classico" Everyman di Philip Roth, che ho letto di nuovo sia per la musica che per le parole (esercizio 16);
ho contato diversi giovani cervelli di gallina e mi sono sentita vecchia e fortunata ad esserlo (esercizio 15);
l'esercizio 14 era a tutti gli effetti un consiglio e l'ho dato solo perché l'ho sempre seguito spontaneamente;
nella casa delle vacanze dei miei ho trovato più di un oggetto dimenticato e l'ho guardato con autentica meraviglia e piacere; l'amante invece è solo per i giovani (esercizio 13);
ho incontrato diverse persone prive di codici di comportamento, per non parlare degli ideali;una ho finto persino di non riconoscerla; ma ne ho incontrate almeno due corredate di ideali, mi è andata bene (esercizio 12);
il giorno, anzi il momento esatto, in cui ho imparato a nuotare ce l'ho scolpito nel corpo oltre che nel ricordo; questo era un esercizio facilissimo per me; inoltre ho scritto molto questa estate e mi è capitato di essere felice di quello che avevo scritto e di sentirmi trionfante (esercizio 11);
ho miseramente fallito l'esercizio 10: stavo con le mie sorelle e abbiamo Sparlato di uomini tutto il tempo;
mi sono tolta l'orologio per ben nove giorni; al decimo ho dovuto prendere un antibiotico e dovevo essere precisa con gli orari (esercizio 9);
ho trovato una spiegazione paradossale per la mia difficoltà a dare mance (cosa che ahimé ho dovuto fare questa estate): e mi sono detta che è perché vorrei riceverle io. Poi ci ho riflettuto e ho scoperto che è così: mi piacerebbe che qualcuno, ogni tanto, mi dicesse, brava hai fatto bene questo piccolo servizio, eccoti cinque euro (esercizio 8);
ho cantato con mio cognato e con mia sorella tutta una serie di canzoni anni 60 e 70; ho anche cantato con il mio nipotino le canzoni di Elio e le storie tese, uno dei suoi autori preferiti; mi sono divertita da matti (esercizio 7);
tornerò un giorno della prossima settimana, mi sono detta, non so quando; è stato il massimo che ho potuto fare(esercizio 6);
"sono come sono e non intendo diventare altro" me lo sono detta ogni giorno e continuo a dirmelo (esercizio 5);
ho avuto modo di osservare tanti piccoli fenomeni naturali (lago, mare, campagna) e ho scoperto infiniti motivi per la loro bellezza (esercizio 4);
ho recuperato un ricordo inaspettato e ve lo racconterò; mi sento più ricca (esercizio 3);
ho detto ad alta voce, ma nella mia stanza, un pensiero mai pronunciato verbalmente, ma non lo riferisco perché ho molto faticato e ancora mi vergogno un po' (esercizio 2);
confesso che a convincere un elettore PdL ad ammettere che il suo voto è una emerita cazzata non ci ho neanche provato; li ho incontrati (sono dappertutto) ma sentirli mi ha scoraggiata (esercizio 1);
commento sull'estate appena trascorsa
Mi sono astenuta dall'acquisto dei giornali. Gettavo appena un'occhiata ai titoli di quelli che entravano in casa e venivano lasciati sui tavoli. Televisione, niente, manco a dirlo.
I "fondamentali" li venivo a sapere comunque dai commenti altrui.
Mi sono trovata molto bene. E penso che continuerò così. Almeno spero.
Ma comunque, dagli echi che mi sono giunti della nostra estate italiana, direi che Altan, come sempre, ci prenda in pieno!

I "fondamentali" li venivo a sapere comunque dai commenti altrui.
Mi sono trovata molto bene. E penso che continuerò così. Almeno spero.
Ma comunque, dagli echi che mi sono giunti della nostra estate italiana, direi che Altan, come sempre, ci prenda in pieno!
domenica 24 agosto 2008
esercizi per le vacanze/ventiquattro/senza esagerare
"È così dolce essere malinconici quando uno non ha nulla per cui essere malinconico."
Elizabeth von Arnim: Il giardino di Elizabeth.
esercizio: approfittate di un giorno vitale e insieme sereno per concedervi il piacere di un breve momento di malinconia. Non esagerate, mi raccomando! Cinque piccoli minuti basteranno per aggiungere alla gioia di un giorno estivo il piacere sottile della malinconia. Vedrete, sarà più completo e persino più dolce.
Elizabeth von Arnim: Il giardino di Elizabeth.
esercizio: approfittate di un giorno vitale e insieme sereno per concedervi il piacere di un breve momento di malinconia. Non esagerate, mi raccomando! Cinque piccoli minuti basteranno per aggiungere alla gioia di un giorno estivo il piacere sottile della malinconia. Vedrete, sarà più completo e persino più dolce.
sabato 23 agosto 2008
esercizi per le vacanze/ventitré/amicizia
"L'amicizia a volte ha più impeto dell'amore, sa essere più violenta e rapinosa proprio perché mette in gioco l'intelligenza o meglio quello che di più vitale e ultimo ciascuno pensa di possedere in fondo a se stesso.[... ] L'amicizia non conosce il pudore dei sentimenti tanto quanto l'amore non conosce il pudore dei corpi."
da: Ermanno Rea - Napoli ferrovia
rizzoli - 2008
esercizio: denudatevi l'anima, ma tornate dalle vacanze con un nuovo amico/a.
da fare senza esitazioni, come un tuffo a candela e più in giù si va più si risale leggeri.
da: Ermanno Rea - Napoli ferrovia
rizzoli - 2008
esercizio: denudatevi l'anima, ma tornate dalle vacanze con un nuovo amico/a.
da fare senza esitazioni, come un tuffo a candela e più in giù si va più si risale leggeri.
venerdì 22 agosto 2008
letture/uno/a Tarquinia per la via breve
Meriggiare pallido e assorto
Eugenio Montale : Ossi di seppia
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Eugenio Montale : Ossi di seppia
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
giovedì 21 agosto 2008
musica & politica/quattro/precipitoooo
Anche questa canzone di Gianfranco Manfredi viene dritta dagli anni 70.
Sempre da un mio vinile. Scusate la cattiva riproduzione, ma godetevi il testo.
PRECIPITOOOOO
Non guardavo l’abisso con lo sguardo fisso / io guardavo il prato e sono scivolato / colpo di reni che mi lascia senza fiato / attaccato appena al margine, paff! raspo come / un disperato. / Va bene marginale, ma fino a questo punto! / Sotto c’è il burrone e sopra tira un vento! Le dita anchilosate, urlo col cuore in gola / ma se non resto fermo qui / prima o poi si vola / Precipitooo / Ué! Vedo in fondo al prato, molto lentamente / una o due persone, poi un pò di gente, / stan venendo avanti molto concitati / oh madonna! sono un gruppo d’impiegati. / Uno fa una foto, souvenir mortale, / vado proprio a sbattere nel picnic aziendale / Senta signorina, sono mica un pollo, / ocio con la corda! Non attorno al collo!!! / Precipitooo / Una radio libera ora sta arrivando / ci mancava solo ‘sto Ruggero Orlando / mi fa un’intervista circa il mio vissuto / io di dentro e sotto sento come un vuoto / Finalmente è festa! Trenta compagni trenta / con le bandiere in testa, e questo cosa c’entra, ma che cosa c’entra? / Datemi una mano! Senti un pò katanga / una mano ho detto, molla giù la spranga! / Precipitooo / Ora arriva uno con le bandierine mette le tribune, vende noccioline / poi fa su un recinto, tutto intorno al prato / fa pagar l’ingresso e si paga salato. / Quattrocento intrepidi sfondano le porte: / autoriduzione sì! Fino alla morte! Morte un tubo! Raspo, raspo come posso, / qualche applauso: il viso, mi s’è fatto rosso! / È arrivata infine anche la mia mamma: / " figlio non buttarti, dài non fare un dramma! / Te l’avevo detto, va a finire male / ma sei ancora in tempo, non ti suicidare! " / Gioco sull’equivoco, guardo nel crepaccio / sotto c’è un gran mare, forse ce la faccio / lascio già le mani, finalmente in volo / finalmente in aria, finalmente solo / ...SPLASH!
Sempre da un mio vinile. Scusate la cattiva riproduzione, ma godetevi il testo.
Non guardavo l’abisso con lo sguardo fisso / io guardavo il prato e sono scivolato / colpo di reni che mi lascia senza fiato / attaccato appena al margine, paff! raspo come / un disperato. / Va bene marginale, ma fino a questo punto! / Sotto c’è il burrone e sopra tira un vento! Le dita anchilosate, urlo col cuore in gola / ma se non resto fermo qui / prima o poi si vola / Precipitooo / Ué! Vedo in fondo al prato, molto lentamente / una o due persone, poi un pò di gente, / stan venendo avanti molto concitati / oh madonna! sono un gruppo d’impiegati. / Uno fa una foto, souvenir mortale, / vado proprio a sbattere nel picnic aziendale / Senta signorina, sono mica un pollo, / ocio con la corda! Non attorno al collo!!! / Precipitooo / Una radio libera ora sta arrivando / ci mancava solo ‘sto Ruggero Orlando / mi fa un’intervista circa il mio vissuto / io di dentro e sotto sento come un vuoto / Finalmente è festa! Trenta compagni trenta / con le bandiere in testa, e questo cosa c’entra, ma che cosa c’entra? / Datemi una mano! Senti un pò katanga / una mano ho detto, molla giù la spranga! / Precipitooo / Ora arriva uno con le bandierine mette le tribune, vende noccioline / poi fa su un recinto, tutto intorno al prato / fa pagar l’ingresso e si paga salato. / Quattrocento intrepidi sfondano le porte: / autoriduzione sì! Fino alla morte! Morte un tubo! Raspo, raspo come posso, / qualche applauso: il viso, mi s’è fatto rosso! / È arrivata infine anche la mia mamma: / " figlio non buttarti, dài non fare un dramma! / Te l’avevo detto, va a finire male / ma sei ancora in tempo, non ti suicidare! " / Gioco sull’equivoco, guardo nel crepaccio / sotto c’è un gran mare, forse ce la faccio / lascio già le mani, finalmente in volo / finalmente in aria, finalmente solo / ...SPLASH!
help botanico
Qualcuno conosce il nome di quest' erba spontanea?
Cresce per lo più in luoghi vicino al mare, molto assolati. Ha foglie bilaterali, ovali, seghettate; pelosette e molto appiccicose. Ha un profumo molto intenso, unico. Somiglia all'erba cedrina.
Apparentemente non fiorisce. La radice è sottile e lunga.


Cresce per lo più in luoghi vicino al mare, molto assolati. Ha foglie bilaterali, ovali, seghettate; pelosette e molto appiccicose. Ha un profumo molto intenso, unico. Somiglia all'erba cedrina.
Apparentemente non fiorisce. La radice è sottile e lunga.
mercoledì 20 agosto 2008
esercizi per le vacanze/ventidue/la storia non lo ha detto
"Che cosa ne sarebbe della nostra vita, Caracas, se dovessimo privarla di ogni speranza di elevazione, se dovessimo rassegnarci tutti, indistintamente, all'idea che l'uomo questo è e questo resterà per sempre: un grumo di egoismi, di diseguaglianze, di pulsioni verso un ininterrotto benessere, di ambizioni di predominio, oltre che sulle persone, anche sulle cose, la natura. La verità -lo sfidai- è che l'idea di un comunismo possibile non può essere soppressa: la storia ha semplicemente ammonito gli uomini che la strada è lunga e irta di ostacoli; che non bisogna abbandonarsi mai a facili illusioni. Non che non esiste alcuna strada, alcuna possibilità o speranza. Questo la storia non lo ha affatto detto!"
da: Ermanno Rea - Napoli ferrovia
Rizzoli- 2008
Esercizio preliminare: ricordare a se stesso quanti uomini e donne sono stati sacrificati sull'altare di un comunismo sopraffattorio, violento, oppressivo. Sentire il peso di quelle vicende storiche.
Solo dopo: leggere un paio di volte le parole di Ermanno Rea e riprendere coraggio. Volendo si può omettere la parola comunismo. Non si può omettere, invece, la parola elevazione.
da: Ermanno Rea - Napoli ferrovia
Rizzoli- 2008
Esercizio preliminare: ricordare a se stesso quanti uomini e donne sono stati sacrificati sull'altare di un comunismo sopraffattorio, violento, oppressivo. Sentire il peso di quelle vicende storiche.
Solo dopo: leggere un paio di volte le parole di Ermanno Rea e riprendere coraggio. Volendo si può omettere la parola comunismo. Non si può omettere, invece, la parola elevazione.
martedì 19 agosto 2008
esercizi per le vacanze/ventuno/vigneti
...esternò quella che era una sua convinzione profonda, ossia che per farsi un'idea piacevole della vita bisogna contemplare sovente distese di vigneti."
da Ioanna Karistiani - Le catene del mare
edizioni e/o - 2008
esercizio: statevene per un po' ad osservare un vigneto.
Fatelo sorseggiando un bicchiere di vino.
Se non avete l'occasione di starvene presso una distesa di vigneti, evocateli nella vostra mente, sempre sorseggiando un bicchiere di vino.
da Ioanna Karistiani - Le catene del mare
edizioni e/o - 2008
esercizio: statevene per un po' ad osservare un vigneto.
Fatelo sorseggiando un bicchiere di vino.
Se non avete l'occasione di starvene presso una distesa di vigneti, evocateli nella vostra mente, sempre sorseggiando un bicchiere di vino.
Se non sapete evocare una distesa di vigneti, bevetevi comunque un bicchiere di buon vino.
lunedì 18 agosto 2008
esercizi per le vacanze/venti/odio e rock 'nd roll
"Per odiare ci vogliono molte energie. Soltanto chi è riposato dispone dell'impeto e della tensione necessari a proiettarsi verso un sentimento così duro e totalizzante."
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: appena avvertite il bisogno di odiare qualcuno, partite a razzo e fate una bella corsa spossante. Riducetevi ansimante e piegato ad angolo retto, ma risparmiatevi questa orribile forma di inquinamento che è l'odio.
Se non amate la corsa beh, allora odiate pure, ma sappiate che l'odio fa più male a voi che a chi lo riceve. E comunque anche un bel rock 'nd roll consuma parecchie energie!
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: appena avvertite il bisogno di odiare qualcuno, partite a razzo e fate una bella corsa spossante. Riducetevi ansimante e piegato ad angolo retto, ma risparmiatevi questa orribile forma di inquinamento che è l'odio.
Se non amate la corsa beh, allora odiate pure, ma sappiate che l'odio fa più male a voi che a chi lo riceve. E comunque anche un bel rock 'nd roll consuma parecchie energie!
domenica 17 agosto 2008
esercizi per le vacanze/diciannove/sesto senso
"La sensualità vive a lungo, come gli elefanti e i rimorsi che non muoiono mai; si può sempre risuscitare se ci si prova con insistenza, se lo si desidera davvero..."
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: concentratevi sui vostri sensi. Ricordate che ne avete sei. Non meravigliatevi: tatto, udito, gusto, vista, olfatto e, naturalmente, il senso dei propri sensi. Questo l'ho appena introdotto io.
L'esercizio consiste nel riconoscere ed approvare il senso dei propri sensi.
avvertenza: da fare in solitudine ma da mettere in comune.
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: concentratevi sui vostri sensi. Ricordate che ne avete sei. Non meravigliatevi: tatto, udito, gusto, vista, olfatto e, naturalmente, il senso dei propri sensi. Questo l'ho appena introdotto io.
L'esercizio consiste nel riconoscere ed approvare il senso dei propri sensi.
avvertenza: da fare in solitudine ma da mettere in comune.
sabato 16 agosto 2008
esercizi per le vacanze/diciotto/il giorno che nasce
Saluto all'alba
Guarda il giorno che nasce.
Poiché è la vita, la vera vita della vita.
Nel suo breve corso
posano tutte le verità
e le ricchezze della sua esistenza:
la gioia della crescita,
la gloria dell'azione,
lo splendore del compimento,
poiché ieri non è che un sogno,
e il domani soltanto una visione,
ma il vivere bene oggi
rende ogni giorno trascorso
un sogno di felicità
e ogni domani
una visione di speranza.
Guarda perciò attentamente il giorno che nasce.
Questo è il saluto dell'alba.
Kalidasa
esercizio: di ritorno da un bagno di mezzanotte o da qualunque altra attività notturna aspettate un'alba e osservatela bene.
Vi convincerà del miracolo dell'oggi.
Da fare, possibilmente, in due.
Guarda il giorno che nasce.
Poiché è la vita, la vera vita della vita.
Nel suo breve corso
posano tutte le verità
e le ricchezze della sua esistenza:
la gioia della crescita,
la gloria dell'azione,
lo splendore del compimento,
poiché ieri non è che un sogno,
e il domani soltanto una visione,
ma il vivere bene oggi
rende ogni giorno trascorso
un sogno di felicità
e ogni domani
una visione di speranza.
Guarda perciò attentamente il giorno che nasce.
Questo è il saluto dell'alba.
Kalidasa
esercizio: di ritorno da un bagno di mezzanotte o da qualunque altra attività notturna aspettate un'alba e osservatela bene.
Vi convincerà del miracolo dell'oggi.
Da fare, possibilmente, in due.
venerdì 15 agosto 2008
esercizi per le vacanze/diciassette/distanze
"Dopo tutto, le distanze sono puramente mentali. Il mare divide quelli che sarebbero divisi anche sulla terraferma e unisce quelli che starebbero insieme comunque, vuoi per amore vuoi per odio."
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: se sentite nostalgia di qualcuno, fate una telefonata e confessatela. Non mandate un SMS, cazzo!
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: se sentite nostalgia di qualcuno, fate una telefonata e confessatela. Non mandate un SMS, cazzo!
giovedì 14 agosto 2008
esercizi per le vacanze/sedici/classicamente
"Il "tuo" classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui."
da Italo Calvino: Perché leggere i classici- Einaudi - 1991
esercizio: Scegliete un libro, anche per nulla un classico e, se vi dice qualche cosa di essenziale su di voi, ipso facto, nominatelo "classico". E' un uso un po' spregiudicato della idea di classico per Calvino, ma il grande Italo non se la prenderà.
Da fare con spudoratezza e sincerità.
da Italo Calvino: Perché leggere i classici- Einaudi - 1991
esercizio: Scegliete un libro, anche per nulla un classico e, se vi dice qualche cosa di essenziale su di voi, ipso facto, nominatelo "classico". E' un uso un po' spregiudicato della idea di classico per Calvino, ma il grande Italo non se la prenderà.
Da fare con spudoratezza e sincerità.
mercoledì 13 agosto 2008
esercizi per le vacanze/quindici/cervelli di gallina
"Siakandaris...mormorò che un tempo la vecchiaia andava per la maggiore perché l'esperienza e la saggezza godevano di grande stima, nel mondo attuale, invece, le folle idolatrano la gioventù e gli dei hanno meno di venticinque anni, ma un cervello da gallina."
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: se siete o vi sentite vecchi e non vi piace, contate i giovani cervelli di gallina intorno a voi; se siete giovani e ne sentite il peso e la difficoltà sappiate che, di conseguenza, NON SIETE VOI ad avere un cervello da gallina.
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
esercizio: se siete o vi sentite vecchi e non vi piace, contate i giovani cervelli di gallina intorno a voi; se siete giovani e ne sentite il peso e la difficoltà sappiate che, di conseguenza, NON SIETE VOI ad avere un cervello da gallina.
martedì 12 agosto 2008
musica & politica/tre/ultimo mohicano
ULTIMO MOHICANO -1977-Ultimo mohicano / sampietrino in mano / solo qui nella via / e la barricata / dove l'han portata? / non c'è proprio più.
Ultimo mohicano / sampietrino in mano / non c'è più polizia / ora a chi lo tiro? / vado a fare un giro, / entro in un caffè.
E appoggiato a 'sto bancone bevo un tè con lo spazzino / lui mi chiede se il Comune pagherà / ma lo non so che dirti amico dai facciamoci un quartino / forse un giorno questa strada / sarà sporca come allora quando...
Ultimo mohicano / col bicchiere in mano / m'han lasciato qui / forse torneranno / forse quest'altr'anno / gli altri come me.
Ultimo mohicano / faccio un po' di fumo / il segnale va / s'alza nella notte / cerca le marmotte / chi le sveglia più?
Gianfranco Manfredi lo conoscono tutti come autore del fumetto Magico Vento e, recentemente di Volto Nascosto. Io lo ricordo per le sue canzoni ironiche e surreali degli anni 70.
Questa è tratta dal suo 33 giri Zombie di tutto il mondo unitevi. E' un po' malridotto. Scusate la qualità del suono, ma non ho imparato a "ripulire". Anzi, si accettano insegnamenti.
lunedì 11 agosto 2008
esercizi per le vacanze/quattordici/in sonno
"Quella che Hatsumi risvegliava era "una parte di me" che era rimasta così a lungo in letargo."
da: Murakami Haruni - Einaudi - 2006
Rettifica, non è un esercizio ma solo un consiglio. Non richiesto, come la maggior parte dei consigli.
da: Murakami Haruni - Einaudi - 2006
Rettifica, non è un esercizio ma solo un consiglio. Non richiesto, come la maggior parte dei consigli.
Comunque: Se incontrate qualcuno capace di risvegliare parti di voi da tempo in sonno, non lo/la mollate più!
domenica 10 agosto 2008
tra la tra la
Vi prego, gettate ai venti malinconie e follie
e suonatemi una giga in nome dell'allegria
sulle vecchie scricchiolanti corde del violino stridulo.
Il perché di questo mondo è un enigma inestricabile
sconcertante faticoso e non lo si può risolvere.
Dunque ai diciassette diavoli, la tristezza dei saccenti: tra la tra la!
e suonatemi una giga in nome dell'allegria
sulle vecchie scricchiolanti corde del violino stridulo.
Il perché di questo mondo è un enigma inestricabile
sconcertante faticoso e non lo si può risolvere.
Dunque ai diciassette diavoli, la tristezza dei saccenti: tra la tra la!
James Joyce: Poesie.
Mondadori
Traduzione di Alfredo Giuliani
sabato 9 agosto 2008
massime/due
-Chi chiami cattivo? -Chi vuol sempre instillare vergogna.
-Qual è per te la cosa più umana? - Risparmiare vergogna a qualcuno.
da Friedrich W. Nietzsche La Gaia Scienza
BUR
-Qual è per te la cosa più umana? - Risparmiare vergogna a qualcuno.
da Friedrich W. Nietzsche La Gaia Scienza
BUR
venerdì 8 agosto 2008
esercizi per le vacanze/tredici/occhi nuovi
"L'usage nous dérobe le vrai visage des choses" dice Montaigne
Proprio così: L'abitudine ci ruba il vero volto delle cose.
esercizio: nascondete un oggetto che amate e che avete sotto gli occhi tutti i giorni nella vostra casa. Lasciatelo riposare fino a settembre in qualche luogo inaccessibile. Quindi tiratelo fuori e guardatelo con sguardo nuovo. Ne riscoprirete la bellezza.
Alternativa: negatevi il piacere di incontrare l'amante che tanto vi prende, per un tempo ragionevolmente lungo.
Ne riscoprirete intatto il fascino quando tornerete ad incontrarlo.
Nel periodo di astensione naturalmente potete farvi prendere da altro/a amante.
Proprio così: L'abitudine ci ruba il vero volto delle cose.
esercizio: nascondete un oggetto che amate e che avete sotto gli occhi tutti i giorni nella vostra casa. Lasciatelo riposare fino a settembre in qualche luogo inaccessibile. Quindi tiratelo fuori e guardatelo con sguardo nuovo. Ne riscoprirete la bellezza.
Alternativa: negatevi il piacere di incontrare l'amante che tanto vi prende, per un tempo ragionevolmente lungo.
Ne riscoprirete intatto il fascino quando tornerete ad incontrarlo.
Nel periodo di astensione naturalmente potete farvi prendere da altro/a amante.
giovedì 7 agosto 2008
esercizi per le vacanze/dodici/categorie umane
"Quello che serve non sono gli ideali ma dei codici di comportamento."
da: Murakami Haruki - Norwegian wood
Einaudi - 2006
Non concordo, ma:
esercizio: provate a dividere nelle due categorie "con ideali" e "con codici di comportamento" le persone in cui vi imbattete durante l'estate.
Ringraziate gli dei per il fatto che quelli senza ideali abbiano almeno dei codici di comportamento.
da: Murakami Haruki - Norwegian wood
Einaudi - 2006
Non concordo, ma:
esercizio: provate a dividere nelle due categorie "con ideali" e "con codici di comportamento" le persone in cui vi imbattete durante l'estate.
Ringraziate gli dei per il fatto che quelli senza ideali abbiano almeno dei codici di comportamento.
Se, come è probabile, incontrerete gente senza ideali E senza codici di comportamento, salvatevi con la fuga.
Da fare sempre e comunque. Trattasi di una misura precauzionale minima.
Da fare sempre e comunque. Trattasi di una misura precauzionale minima.
mercoledì 6 agosto 2008
esercizi per le vacanze/undici/mare
"Crediamo di essere una sola persona, ma siamo una moltitudine: per lo meno, siamo tutti quelli che siamo stati. Il passato vive nel presente; basta una scusa qualsiasi, per quanto insignificante o banale, perché riaffiori: per farci tornare ad essere quelli che eravamo."
da: Javier Cercas La donna del ritratto *
Guanda - 2008
*Questa è l'unica frase che si salva del libro, IMHO
esercizio: provate a sentirvi come il giorno in cui avete imparato a nuotare: guizzante, leggero, euforico, felice!
E poi entusiasta, orgoglioso, vincitore!
Ricreate dentro di voi quella sensazione unica. Io ogni tanto ci provo. Dura solo un attimo, ma è meravigliosa.
da: Javier Cercas La donna del ritratto *
Guanda - 2008
*Questa è l'unica frase che si salva del libro, IMHO
esercizio: provate a sentirvi come il giorno in cui avete imparato a nuotare: guizzante, leggero, euforico, felice!
E poi entusiasta, orgoglioso, vincitore!
Ricreate dentro di voi quella sensazione unica. Io ogni tanto ci provo. Dura solo un attimo, ma è meravigliosa.
martedì 5 agosto 2008
esercizi per le vacanze/dieci/silenzio
"E' doveroso per gli uomini parlare di donne."
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
Naturalmente è vero anche il reciproco.
esercizio: per le donne. Evitate di parlare di uomini per ventiquattro ore. Lo so, è difficile, ma ci si può fare.
esercizio: per gli uomini. Evitate di parlare di voi stessi per ventiquattro ore. Lo so è MOLTO difficile, ma se le donne riescono a non parlare di uomini voi dovreste riuscire a non parlare di voi.
avvertenza per gli uomini: far parlare di voi una donna ed ascoltarla NON VALE.
da: Ioanna Karistiani- Le catene del mare
editrice e/o - 2008
Naturalmente è vero anche il reciproco.
esercizio: per le donne. Evitate di parlare di uomini per ventiquattro ore. Lo so, è difficile, ma ci si può fare.
esercizio: per gli uomini. Evitate di parlare di voi stessi per ventiquattro ore. Lo so è MOLTO difficile, ma se le donne riescono a non parlare di uomini voi dovreste riuscire a non parlare di voi.
avvertenza per gli uomini: far parlare di voi una donna ed ascoltarla NON VALE.
lunedì 4 agosto 2008
esercizi per le vacanze/nove/tempo
esercizio: Toglietevi l'orologio da un'alba all'alba successiva. Poi per due giorni, poi per tre. Scoprirete che, almeno in vacanza, si vive benissimo anche senza orologio.
Avvertenza: se un capo particolarmente pignolo vi aspetta in ufficio, rimettete l'orologio al polso il giorno di rientro dalla vacanza.
In questo esercizio io parto avvantaggiata: so sempre che ore sono anche senza orologio.
Spesso però non so né il giorno della settimana, né la data.
Avvertenza: se un capo particolarmente pignolo vi aspetta in ufficio, rimettete l'orologio al polso il giorno di rientro dalla vacanza.
In questo esercizio io parto avvantaggiata: so sempre che ore sono anche senza orologio.
Spesso però non so né il giorno della settimana, né la data.
domenica 3 agosto 2008
risarcimento

James Joyce: Poesie giovanili
Love came to us in time gone by
When one at twilight shyly played
And one in fear was standing nigh
For Love at first is all afraid.
We were grave lovers. Love is past
That had his sweet hours many a one;
Welcome to us now at the last
The ways that we shall go upon.
L'amore venne a noi nel tempo andato
quando una cantava schiva al tramonto
e l'altro le stava accanto timoroso
perché l'amore all'inizio è tutto tremore.
Fummo amanti solenni. L'amore è passato
con le sue ore di dolcezza -non poche-
Adesso salutiamo finalmente
le strade che dovremo percorrere.
Non mi è chiaro se sono io che debbo risarcire Joyce o Joyce che deve risarcire me. Fatto sta che tra l'Ulisse e me c'è sempre stato un problema di comprensione. Le sue poesie invece hanno un tocco che riscatta la mia pochezza di lettrice e la sua freddezza di scrittore insieme.
sabato 2 agosto 2008
venerdì 1 agosto 2008
esercizi per le vacanze/otto/verità paradossali
"Prendere le cose sul serio non sempre significa avvicinarsi alla verità."
da: Murakami Haruki - Norwegian wood
Einaudi - 2006
esercizio: improvvisate una spiegazione ridicola e/o paradossale per uno dei quesiti che vi tormenta. Lasciatela decantare dieci giorni. Riesaminatela. Potrebbe essere LA risposta.
Da fare mentre ci si trucca per la sera o mentre ci si spazzolano i capelli. Per chi non si trucca (vedi la sottoscritta) in un qualunque momento "minimalista" ed ozioso; insomma, per nulla speculativo.
da: Murakami Haruki - Norwegian wood
Einaudi - 2006
esercizio: improvvisate una spiegazione ridicola e/o paradossale per uno dei quesiti che vi tormenta. Lasciatela decantare dieci giorni. Riesaminatela. Potrebbe essere LA risposta.
Da fare mentre ci si trucca per la sera o mentre ci si spazzolano i capelli. Per chi non si trucca (vedi la sottoscritta) in un qualunque momento "minimalista" ed ozioso; insomma, per nulla speculativo.
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