mercoledì 6 maggio 2009

tropico dei sette colli

Henry Rousseau: Tigre in temporale tropicale



Furioso con Era per l’ennesima scenata di gelosia Zeus balza dal trono, scuote la lunga barba, impugna la saetta e la brandisce contro il cielo. Il pomeriggio si fa scuro, i tuoni rotolano lungo i fianchi dei sette colli, la pioggia d’un botto precipita mentre nell’aria guizzano i fulmini e le saette. Il grande carpino si scuote nel vento che monta e tutti gli uccelli volano rapidi al riparo. Il cielo vibra di squarci, sprofonda nel buio e lancia allarmi. E’ tutto un accadere precipitoso, una cavalcata di nembi veloci che si strappano e rovesciano al suolo acqua pesante. L’aria diventa fredda, rabbrividisce e rimbomba. Tutto trema e si muove e manda suoni e riflessi ed echi. La città incassa la testa nelle spalle e si zittisce.


Forse Era ha blandito Zeus. Fatto sta che dopo mezz’ora gli uccelli, i più avvertiti, svolazzano di nuovo dal carpino che stilla, il cielo si stende come liberato, le nuvole sono diventate sfilaccia chiara e il sole rallegra di nuovo l’aria.
L’improvvisa tempesta è andata e venuta ad un ritmo tropicale.
Tutta la vita ho sognato di andare a vivere ai tropici: ora i tropici sono venuti da me.

lunedì 4 maggio 2009

segnalazioni/bonifico




Cari amici, ho rintracciato in banca l'unico bonifico un po' ballerino che non si voleva far ritrovare, tanto che girava con un doppio CRO: 416 488 00309  e CRO 061754 41648800309.

Pertanto la cifra finale, dopo l'acquisto di computer e chiavetta, è di EURO 1.775, 00 che ho già provveduto a inviare ad Anna sul suo conto, con un bonifico di cui accludo fotocopia (sperando che si legga).
Così sarà lei, in prima persona, a deciderne la destinazione.
Confesso che mi sento molto più leggera. In tutti i sensi!
Ho anche trasmesso ad Anna l'elenco dei SOLI NOMI di tutti voi che avete contribuito.
(In qualche caso essendo conti a doppio nome ho messo il primo riportato). Spero di non aver saltato nessuno. Eventualmente segnalatemi gli errori.
Penso che la nostra operazione si sia svolta velocemente e bene e che possiamo tutti esserne contenti.
Vi ringrazio ancora, marina

mi rispondo/dieci

Ma i sentimenti allungano o piuttosto accorciano la vita?

Goffredo Parise
Sillabari

Quando offrii a voi la domanda le vostre risposte furono tutte
pro sentimenti. I sentimenti rendono la vita piena e pertanto in un certo senso l'allungano. E comunque chi se ne frega della durata e pensiamo all'intensità. Concordo. Circa i sentimenti e la pienezza della vita la penso proprio come tutti voi. Ma penso anche che, come ci sono sentimenti che l'allungano, ce ne sono di quelli che l'accorciano. Oltre ad amori e passioni che dilatano il tempo, a sentimenti che ci medicano e ci danno forza, anche dolori che ci rubano anni di vita o sentimenti distruttivi che ci logorano e consumano e, forse, ci finiscono. Ma da questa risposta mi spunta un'altra domanda: forse alla fine la somma di queste contrazioni e di queste espansioni del tempo dà comunque come risultato quella durata che i nostri geni portano scritta in sé? Ma questa domanda non mi azzardo a rivolgerla a voi. Ve ne ho fatte già troppe.

domenica 3 maggio 2009

REM



IMITATION OF LIFE
REM




Charades, pop skill
Water hyacinth, named by a poet
Imitation of life
Like a koi in a frozen pond
Like a goldfish in a bowl
I don't want to hear you cry

That's sugarcane that tasted good
That's cinnamon that's Hollywood
C'mon c'mon no one can see you try

You want the greatest thing
The greatest thing since bread came sliced
You've got it all, you've got it sized
Like a Friday fashion show teenager
Freezing in the corner
Trying to look like you don't try

That's sugarcane that tasted good
That's cinnamon that's Hollywood
C'mon c'mon no one can see you try

No one can see you cry

That's sugarcane that tasted good
That's freezing rain that's what you could
C'mon c'mon no one can see you cry

This sugarcane
This lemonade
This hurricane, I'm not afraid
C'mon c'mon no one can see me cry
This lightning storm
This tidal wave
This avalanche, I'm not afraid
C'mon c'mon no one can see me cry

That's sugarcane that tasted good
That's who you are, that's what you could
C'mon c'mon no one can see you cry

That's sugarcane that tasted good
That's who you are, that's what you could
C'mon c'mon no one can see you cry



IMITATION OF LIFE
REM



Sciarade, abilità popolare
giaciglio d'acqua, il cui nome deriva da un poeta
imitazione della vita
come un koi nello stagno gelato
come un pesce rosso nella boccia
non voglio sentirti piangere

è canna da zucchero che sapeva di buono
è cannella è Hollywood
dai, nessuno ti vede tentare

tu vuoi il massimo
il massimo da quando il pane è stato tagliato a fette
tu hai tutto, nella misura in cui lo vuoi
come una sfilata di moda del venerdì di una teenager
gelando in un angolo
cercando di non mostrare i propri tentativi

è canna da zucchero che sapeva di buono
è cannella è Hollywood
dai, nessuno ti vede tentare

non voglio sentirti piangere

questa canna da zucchero
questa limonata
questo uragano, non sono dispiaciuto
dai, nessuno può vedermi piangere
questa tempesta luminosa
questa ondata di marea
questa valanga, non sono dispiaciuto
dai, nessuno può vederti piangere

è canna da zucchero che sapeva di buono
è ciò che sei, è ciò che potevi
dai, nessuno può vederti piangere

sabato 2 maggio 2009

mi rispondo/nove

La domanda era questa: 
Avete mai avuto una certezza che non è supportata da niente? Una certezza che diventa tanto più certa quanto più pare il contrario?

Marcello Fois
Sempre caro


Nei vostri commenti le risposte sono molto varie e vanno dalla negazione più recisa alla condivisione. Quanto a me, io credo a questo tipo di certezze, che con la fede non hanno niente a che fare. Spesso sono certezze politiche, che nascono da analisi della realtà, ma non sono supportate da prove. Ricordate Pasolini?
Se non lo ricordate, eccolo qui.

Quanti degli  "io so" di Pasolini non si sono rivelati veri a trent'anni di distanza? 
Inoltre il suo discorso sull'intellettuale, e il suo rapporto con la verità, è vero oggi quanto e più di ieri. Secondo me.




Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien meno a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici". Gridare al tradimento dei chierici è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, -cioè come un Paese nel Paese-, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste sono categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E lo faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

(Il famoso articolo di Pasolini esiste in rete in un numero infinito di siti. Contengono quasi tutti numerosi errori. Seguendo la versione poi pubblicata su " Scritti corsari" spero di essere riuscita a toglierli tutti.)

venerdì 1 maggio 2009

Primo Maggio


Buon Primo Maggio a tutti coloro che hanno un lavoro.
E un pensiero a coloro che non ce l'hanno.
Lo so, non se ne fanno niente ma io li penso lo stesso.
E stavo per dimenticare coloro che rischiano di perderlo!

mercoledì 29 aprile 2009

due anni e passa...


Ah, dimenticavo!
Questo blog ha già compiuto due anni!|

amori su carta


Mi sono innamorata di Daniil Charms, surrealista russo cresciuto alla scuola delle opere di Gogol, morto nel 1942.
Mi sono innamorata della sua follia e della sua comicità crudele. Mi sono innamorata anche della sua faccia pungente e dei suoi occhi estensibili. Mi sono innamorata dell’assurdo e del rigore logico che è capace di mettere nella stessa pagina.
Me ne sono innamorata e basta.

Passi tratti da: Casi, Adelphi - 2009

Le parole devono essere tutte indispensabili.

(Per me lo sono. Soprattutto mi sono indispensabili quelle che ancora non conosco.)
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Un uomo andò a dormire credente, e si svegliò non credente. Per fortuna nella camera di quest’uomo c’era una bilancia decimale da farmacista, e l’uomo aveva l’abitudine di pesarsi ogni giorno, mattina e sera. Così la sera prima, coricandosi, l’uomo si era pesato e aveva appurato che il suo peso era di 74 chili e 109 grammi. Il mattino seguente, quando si alzò non credente, l’uomo si pesò e appurò che ormai pesava soltanto 70 chili e 837 grammi. “Ne consegue” concluse l’uomo “ che la mia fede pesava approssimativamente tre chili e qualcosa”.

(Quanto peserà la fede dei rutilanti cardinali italiani? E quella dei vescovi? E la fede del biancovestito?)
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Creati una posa e abbi la forza di carattere di mantenerla. Una volta posavo a indiano, poi a Sherlock Holmes, poi a yogi, e adesso a irascibile nevrastenico. Quest’ultima posa non vorrei mantenerla per sempre. Bisogna inventare una posa diversa.
(Non fece in tempo. Lo ricoverarono in un ospedale psichiatrico e vi morì.)

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A me interessano solo le “sciocchezze”, solo ciò che non ha alcun significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Eroismo, pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi. Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso.

(Sciocchezze?)

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Il modo giusto di circondarsi di oggetti.
Poniamo che un capoinquilino completamente nudo abbia deciso di sistemarsi e di mettersi intorno degli oggetti. Se comincia da una sedia, per la sedia sarà necessario un tavolo, per il tavolo una lampada, poi un letto, una coperta, delle lenzuola, un comò, della biancheria, un vestito, un armadio per i vestiti, poi una stanza dove mettere tutte queste cose, eccetera. E qui, in qualsiasi punto di questo sistema può spuntare (...) un piccolo sistema derivato. Su un tavolo rotondo verrà voglia di mettere un centrino, sul centrino un vaso, nel vaso dei fiori. Questo sistema di circondarsi di oggetti, in cui gli oggetti sono collegati a catena gli uni con gli altri, è un sistema sbagliato, perché se nel vaso da fiori non ci sono fiori, il vaso diventa un nonsenso, e se si toglie il vaso diventa un’assurdità il tavolino rotondo; per la verità, sul tavolino si può mettere una caraffa con dell’acqua, ma se non si mette acqua nella caraffa resta valida la considerazione sul vaso da fiori. L’eliminazione di un oggetto, distugge l’intero sistema. Ma se il capoinquilino nudo si mettesse anelli e braccialetti e si circondasse di sfere e di lucertole di celluloide la perdita di uno o di ventisette oggetti non cambierebbe la sostanza della situazione. Questo sistema di circondarsi di oggetti è quello giusto.


(Sento che se ne potrebbe trarre una lezione, anche se a impartire lezioni Charms non ci pensava proprio. Debbo aspettare che le sue “parole indispensabili” si facciano strada dentro di me e impartiscano la lezione che sembrano promettere. Intanto rido sul capoinquilino nudo con le sue lucertole di celluloide.)

____________
E che cosa pensava della poesia Charms?
Bisogna scrivere versi tali che a gettare una poesia contro la finestra il vetro si deve rompere.

martedì 28 aprile 2009

mi rispondo/otto

Una civilizzazione in cui non si riesce a tostare del pane al punto desiderato, che valore può avere?

Murakami Haruki
After dark

Murakami Haruki descrive con ironia un ragazzo originale, paradossale, molto simpatico. E gli mette in bocca una battuta leggera leggera con la quale egli conta di attirare l'attenzione di una ragazza che lo intriga. La domanda quindi è del tutto assurda.
Ma confesso che quando in Messico mi servivano caffellatte dell'esatto colore da me prediletto, non potevo fare a meno, ogni volta, di dirmi che mi trovavo di fronte ad una grande civiltà.
Minuzie del vivere. E voglia di non essere seri.

lunedì 27 aprile 2009

coldplay




TROUBLE
COLDPLAY




O no, I see,

I spun a web, it's tangled up with me,

And I lost my head,

The thought of all the stupid things I said,

O no what's this?

A spider web, and I'm caught in the middle,

I turned to run,

The thought of all the stupid things I've done,

I never meant to cause you trouble,

And I never meant to do you wrong,

And I, well if I ever caused you trouble,

O no, I never meant to do you harm.

O no I see,

A spider web and it's me in the middle,

So I twist and turn,

Here I am in love in a bubble,

Singing, I never meant to cause you trouble,

I never meant to do you wrong,

And I, well if I ever caused you trouble,

Although I never meant to do you harm.

They spun a web for me,

They spun a web for me,

They spun a web for me.

tried



TROUBLE
COLDPLAY



O no, lo so
ho realizzato la mia ragnatela, è tutta aggrovigliata intorno a me
ed ho perso la testa
al pensiero di tutte le cose stupide che ho detto
o no, cos'è questo?
la ragnatela di un ragno, e ne sono intrappolato nel bel mezzo
ho provato a correre
al pensiero di tutte le cose stupide che ho fatto


Non ho mai voluto causarti dei problemi
e non ho mai voluto farti del male
ed io, se io ti ho causato dei danni
o no, non ho mai voluto ferirti

O no, lo so
è la ragnatela di un ragno ed io sono nel mezzo
così mi giro e rigiro
sono quì, innamorato perso


Io non ho mai voluto creare problemi
non ho mai avuto intenzione di farti del male
ed io, anche se ti ho causato dei problemi
non ho mai avuto intenzione di ferirti


Loro mi catturano nella ragnatela...

sabato 25 aprile 2009

Roma, 25 aprile 2009 Porta San Paolo







ricordare

"Resisteva il popolo, tutto, con una muta, scontrosa, impassibilità. Resisteva ai neofascisti, ai quali non dette la menoma collaborazione. Nessuna città fu meno prona di Roma ai nuovi tirannelli. [...]
Roma, ancora oppressa dai tedeschi e dai fascisti, si sentiva già avulsa dal resto d'Italia, indipendente da quel governo del settentrione. E resisteva ai tedeschi, incurante delle grida che minacciavano di morte chi non si presentasse al servizio del lavoro. Al primo bando si presentò poco più del due per cento dei chiamati; al secondo bando non si presentò, si può dire, nessuno (un ufficiale tedesco, un 'tecnico' dell'occupazione, che era stato in Olanda, in Polonia, in Francia, non se ne capacitava. Dappertutto, diceva, ho visto che al primo bando si presentava il venticinque, il trenta per cento dei chiamati, al secondo si arrivava al quarantacinque, al cinquanta per cento; ma qui da voi è impossibile, non viene nessuno). Era una ribellione muta, paziente, incrollabile. Un giorno il comando tedesco fece sfilare per le vie della città un'intera divisione, carri armati, auto blindate, negli autocarri soldati in perfetta tenuta di guerra, i fucili mitragliatori puntati verso la strada, una perfetta, terribile, macchina di guerra. I romani la lasciarono passare con qualche occhiata distratta, i crocchi si discioglievano al passaggio, gente che aspettava l'autobus si allontanava perché non si credesse che stesse ferma a spettacolo. "
Paolo Monelli: Roma 1943-Einaudi, Torino - 1993


di Carla Capponi
da Storiaememoria. it

Tante donne, operaie, contadine, studentesse, impiegate, aristocratiche, casalinghe, suore. Tutte volontariamente, spontaneamente, senza un ordine, senza un appello se non quello del loro cuore, scesero in campo trasformando la città, le campagne della provincia, assediate, saccheggiate, bombardate, in tanti rifugi segreti ove trovarono salvezza "i poveri figli di mamma"; i soldati di quelli esercito che Mussolini aveva portato alla guerra e alla disfatta. C'è chi ha ironizzato sul numero dei partigiani riconosciuti: "troppi", è stato scritto: "avete gonfiato il numero dei partecipanti". Contro questa accusa e la presunzione di reinterpretare i fatti, la storia di quei 272 giorni di occupazione nazifascista di Roma, voglio portare un contributo, un approfondimento, di conoscenza, su chi, pur non combattendo con le armi, ha lottato, rischiando forse più di me, con meno gloria. Troppe donne non sono state neppure riconosciute patriote e dei loro nomi, del loro coraggio si è persa la memoria. Dovendomi limitare per motivi di tempo all'analisi degli ultimi mesi quando si preparava la liberazione di Roma da parte degli alleati, dovrei tacere del grande contributo di partecipazione civile dato dalle donne l'8 settembre, e nei due giorni di combattimenti che seguirono, per la difesa, di Roma da parte dei militari. Consentitemi tuttavia di ricordare, perché è essenziale ai fini della comprensione del coinvolgimento delle masse femminili nelle operazioni di guerriglia che si svilupparono nei nove mesi successivi, come iniziò il loro impegno, la loro scelta di lotta. Nella battaglia combattuta dai militari, dalla Magliana alla Montagnola, a Porta San Paolo, 414 militari caddero nei combattimento, ma ci furono anche a combattere con loro e a morire, 156 civili morti e 27 donne che perirono portando soccorso ai feriti, aiuto ai combattenti; tra di esse una decorata di Medaglia di Argento al Valor Militare.122 furono le donne arrestate portate a Via Tasso e a Regina Coeli, di loro molte furono deportate in Germania. Dieci furono assassinate per le strade di Roma nelle dimostrazioni contro i rastrellamenti e negli assalti ai forni. Una fu, uccisa a Viale Giulio Cesare sotto la Caserma dell'81° fanteria, mentre con altre centinaia di donne reclamava la liberazione di duemila rastrellati costretti nella caserma, il suo nome è Teresa Gullace (Medaglia d'Oro al Valor Civile); un'altra in quello stesso giorno, 3 marzo 1944, fu uccisa sui gradini della chiesa di Piazza dei Quiriti. Otto donne furono fucilate davanti al mulino del forno Tesei a Ponte di ferro; sul luogo fu messa una lapide con i nomi, che attualmente è scomparsa. Un'altra fu uccisa nel cuore di Roma umbertina, la signora Calò Carducci, nel tentativo di impedire ai tedeschi, che avevano fatto irruzione nella sua casa, di arrestare suo figlio con un gruppo di militari da lei nascosti; un'altra ancora fu uccisa al Tiburtino Terzo, Maria Martinelli. Grande era la massa dei militari sbandati, bloccati a Roma nell'impossibilità di rifugiarsi a sud oltre la linea Gustav, per sfuggire alle fucilazioni o alla deportazione. Alto era il numero dei prigionieri di guerra inglesi, americani, francesi, fuggiti dai campi di prigionia bisognosi di essere nascosti, sfamati, vestiti. Alto era il numero dei funzionari, impiegati, lavoratori che, piuttosto che aderire al Governo della Repubblica fascista, si diedero alla macchia passando nelle file della Resistenza. Una massa di uomini, tutti con la pena capitale già emanata per bando dai nazisti e dai fascisti, che trovarono, fin dall'8 settembre, aiuto e salvezza, nel coraggio e nella determinazione delle donne romane. Roma aveva già subito bombardamenti, devastazioni, a San Lorenzo, al Tiburtino ecc.; la popolazione era stremata da tre anni di razionamenti; scarsi erano i rifornimenti per la distruzione delle vie di comunicazione e aver accolto oltre centocinquantamila profughi fuggiti dalle città distrutte del Garigliano, da Cassino a Latina, da Frascati e da tutta la costa laziale. Si disse dei romani che una metà di essi ospitava l'altra metà. Al primo momento di spontanea solidarietà e partecipazione, seguì il momento dell'organizzazione e, fu per l'esperienza e l'opera dei componenti, i partiti politici antifascisti, per la riorganizzazione dei militari nella clandestinità, con a capo il Colonnello Montezemolo, che riuscì creare una rete di collegamenti così efficiente da tener testa, alla perfetta macchina poliziesca, repressiva, micidiale dei nazisti. Le donne che provenivano dalla file dei partiti politici antifascista, molte delle quali uscite da pochi giorni dalle carceri, tornate dal confino nelle isole, decisero di formare un Comitato di Coordinamento per le attività di assistenza e di appoggio alle forze combattenti, civili e militari. Il Comitato era composto da donne di varie esperienze politiche. Alcuni nomi che ricordo: Clara Cannarsa, Adele Bei, Egle Gualdi, la Fancello, Maria Maggi, Ebe Riccio, la Ripa di Meana, la principessa Doria, Marcella Lapiccirella, Laura Lombardo Radice, Laura Garrone, Titina Maselli, Marisa Cinciari, la dott.ssa Fancello, le sorelle Bruni, la contessa Stelluti Scala ed altre. Il Comitato di Coordinamento, nato a Roma, possiamo dire che fu il primo abbozzo di quello che al Nord prese il nome di "Gruppi di difesa della donna", che organizzò più di settantamila donne, la gran parte delle quali, mai riconosciute né patriote né partigiane. Nacquero i comitati di zona negli otto quartieri in cui era stata divisa Roma dalle forze della Resistenza che si collegavano al centro per mezzo di giovani staffette. Molti e pesanti, sempre rischiosi, furono i compiti svolti nei nove mesi. Diffusione di volantini con gli appelli alla popolazione romana o alle donne stesse. La diffusione dei giornali; io stessa ho avuto in casa fino alla fine del mese di dicembre, il centro dello smistamento della stampa clandestina per la quarta forza di Roma, dei giornali del Partito Comunista (l'Unità) e del Partito D'azione, (Risorgimento Liberale), dei cattolici comunisti (La Voce operaia). Purtroppo a novembre fu individuata la tipografia di Via Basento dove furono arrestati Leone Ginzburg, Gastone e Manlio Rossi Doria, l'architetto Mario Fiorentino e tutti i tipografi. Erano quasi sempre le donne, che andavano e venivano, con i pacchi della stampa. I giornali dell'epoca avevano un solo foglio, di piccole dimensioni così da poterlo piegare e mettere in tasca o da poterlo infilare nelle buche delle lettere e sotto le saracinesche dei negozi. Alcune di queste postine sono divenute celebri: Titina Maselli, la Scialoia, Franca Angelini, Giovanna Ribet, Laura Garroni, (divenuta poi artificiere dei G.A.P., con il nome di Caterina), Marisa Cinciari, Anna Carrani (della Manifattura Tabacchi), Nanda Coari, Maddalena Accorinti, Marina Ghirelli (passata poi ai G.A.P.), la Signora Usiello (moglie di un barbiere di Via del Boschetto, che aveva la responsabilità della diffusione della stampa tra le botteghe della zona Monti). La Signora Perna, la signora Bruscani, Giuliana e Marcella De Francesco. Erano le donne che trasportavano le armi, nella borsa della spesa, attraverso, la città, che prelevavano i chiodi a tre punte dalle officine dell'A.T.A.G. del Prenestino, ritiravano gli spezzoni, prodotti nelle officine del GAS di San Paolo, che saranno usati per confezionare le bombe dagli artificieri Giorgio Labò, Gianfranco Mattei, Giulio Cortini, Laura Garrone, bombe che saranno usate negli attacchi ai nazisti di piazza Barberini, della stazione Termini, di Via Rasella, di Via Claudia, di Via dei Due Macelli e per decine di altre azioni. Sono le donne che si organizzano per assalire i forni ove si panifica il pane bianco per fascisti e nazisti. Gli assalti avvengono nei quartieri di Trionfale, Borgo Pio, Via Leone Quarto, davanti alla sede delle delegazione, per protestare contro la sospensione della distribuzione di patate e farina di latte. A guidarle in questi quartieri sono le sorelle De Angelis, Maddalena Accorinti ed altre. Sempre in Via Leone Quarto viene assalito il forno De Acutis, ma qui c'è il consenso dello steso proprietario, che distribuito il pane e la farina, si dà alla clandestinità. Altri assalti avvengono in Via Vespasiano, in Via Ottaviano, in Via Candia, al Tiburtino Terzo durante lo sciopero generale indetto per il 3 maggio, dove viene uccisa, dalla P.A.I., Maria Martinelli, madre di quattro bambini. Sono le donne che accompagnano i prigionieri fuggitivi fuori città per collegarli ai nuclei partigiani dei Castelli romani; a volte esse sono giovanissime come Gloria Chilanti (quattordici anni), che accompagnò un marinaio russo attraverso Roma, per metterlo in collegamento con i partigiani di Monterotondo. Ognuno fa quanto è necessario, con prudenza, con intelligenza, con astuzia, col cuore. A causa della mancata risposta dei romani all'appello nazista per il lavoro obbligatorio, iniziano ì rastrellamenti per le vie dei quartieri di Roma; il più massiccio fu quello condotto nel quartiere Quadraro durante la notte del 17 aprile 1944. Duemila uomini furono rastrellati, strappandoli letteralmente dal letto delle proprie case durante la notte; settecento di essi furono deportati in Germania. Iniziano gli imponenti arresti nelle file della Resistenza, tra cui molte donne: Elettra Pollastrini, Lina Trozzi, Vera Michelin, arrestate, sono condannati e deportate nel carcere duro in Austria. Carla Angelini, Bianca Bucciarelli, la signora Fontana e la signora Rodriguez, mogli di ufficiali dei Carabinieri, subiscono confronti crudeli, interrogatori durissimi; così Maria Teresa Regard, Iole Mancini, la Di Pillo e tante tante altre (122). Nessuna di esse ebbe un cedimento; furono, con il loro silenzio, le più dure e temíbili avversarie della macchina di morte nazi-fascista. Un esercito solidale, silenzioso, senza divisa, senza gradi, senza il “soldo”; un esercito di volontarie della libertà che restituirono senso, e valore al ruolo della donna nella società italiana, degradato ed offeso dalla teoria fascista che vedeva le donne solo come delle fattrici di figli per la patria. Si organizzano gli scioperi nelle fabbriche romane ove lavorano le donne; alla Manifattura Tabacchi è Anna Carrani che organizza le operaie; mi collego con lei, inviata da Adele Bei, per fissare le modalità, i tempi e le richieste sindacali. La riunione avviene in una piccola osteria vicino piazza Mastai, a Via della Luce, nell'intervallo del pranzo; si stabilisce di dare inizio allo sciopero con una sola ora di sospensione dal lavoro, senza uscire dalla Manifattura. Le richieste erano: aumento della razione del pane, indennità di bombardamento, aumento dei salario. Lo sciopero si organizza per il primo di Aprile; così anche alla Stacchini di Via Baccina ove le operaie formano una delegazione che avanza le stesse richieste. Sono avvertite le autorità fasciste e la prefettura, che intervengono promettendo i miglioramenti. Il secondo sciopero è il 3 maggio: ottocento operaie restano fuori della Manifattura Tabacchi per più di un'ora, per unire la loro protesta allo sciopero generale indetto per quel giorno, dal Comitato quadripartito. Lo sciopero generale del 3 maggio riuscì solo parzialmente; il successo maggiore si ebbe alla tipografia del "Il Messaggero", ove tutti gli operai si astennero dal lavoro. Il giornale usci con molto ritardo, stampato alla meglio da tipografi raccattati in altri giornali. Il direttore, Spampanato, si vendicò compiendo l'elenco degli assenti, che consegnò ai tedeschi; 19 operai furono arrestati. Scioperarono, anche se parzialmente, gli operai della Società Tudini e Talenti e del mattatoio. Non scioperarono i tranvieri perché i fascisti, forse avvertiti da qualche "delatore", mandarono le guardie repubblicane e truppe tedesche ad occupare i depositi, obbligando il 3 mattina, con minacce, i conducenti a riprendere il servizio e a far uscire tutte le vetture scortate da una guardia repubblichina. Furono organizzati in vari quartieri comizi volanti e lanci di manifestini a Piazza Fiume, a Largo Tassoni, a Piazzale Flaminio, a Piazza Bologna, al Quadraro e a Tesatccio. Gruppi di donne manifestanti tentano di bloccare i tram appoggiate dai G.A.P. che riescono, in qualche caso, a far saltare gli interruttori elettrici, bloccando il traffico tranviario. Altri assalti ai forni si verificano con successo a Montesacro, a Val Melaina e al Tiburtino Terzo, ove, come ho già accennato, Caterina Martinelli trovò la morte e la sua piccola figlia restò per sempre paralizzata. Gli scioperi dei 3 maggio, anche se parziali, conseguono un certo successo; c'è una distribuzione straordinaria di viveri, una serie di piccole concessioni sul lavoro e promesse di un aumento ai tipografi e alle tabacchine. In attesa della liberazione di Roma da parte degli Alleati, di cui si sente prossimo l'arrivo, per la rottura del fronte a Cassino, si organizza la sorveglianza ai ponti per impedire che vengano fatti saltare. Gli operai delle grosse aziende industriali formano turni di vigilanza sulle officine A.T..A.G., del gas, al mattatoio affinché non vengano distrutti i macchinari Importanti azioni sono compiute dai G.A.P. di zona dal 20 al 30 maggio. I componenti dei G.A.P. centrali, i superstiti dei massicci arresti avvenuti per la delazione di uno di essi (Gugliemo Blasi) sono inviati in provincia e a sud di Roma nelle zone prossime al fronte, per preparare l'insurrezione. Gli Alleati hanno promesso un "'Campo di lancio" con armi sul monte Gennaro (Tivoli) che sarà preannunciato da Radio Londra con la parola d'ordine "la neve è caduta". Il G.A.P. di Mario Fiorentini è, inviato a Tivoli, la gappista Lucia Ottobrini a Castel Madama con i partigiani comandati dal capitano Rocchi e dal tenente Gaudiosi. Il G.A.P. Pisacane di Bentívegna è incaricato del campo di lancio del monte Gennaro. Ricordo come partimmo quel pomeriggio, con due biciclette senza freni e gli zaini pesanti con dentro i fari elettrici. Eravamo diretti a Tivoli per collegarci con i partigiani di monte Gennaro, ma a Ponte Mammolo fummo bloccati da una colonna di carri armati tedeschi, che correvano verso Roma, seguiti da molti soldati appiedati. Fummo bloccati, tememmo per qualche momento di essere messi al muro non appena avessero scoperto il contenuto dei nostri zaini, ma si contentarono di rubarci una bicicletta. Prima di arrivare a Bagni di Tivoli incontrammo gli americani che spuntavano avanzando tra il grano alto e gli ulivi e che ci salutavano con i visi allegri e stanchi, con il medio e l'indice posti a "V", in segno di vittoria ... Ci abbracciammo felici e d'improvviso ci sentimmo cadere di dosso tutte le sofferenze, le angosce, la paura, la fame. Ci buttammo su quell'unica bicicletta, io sulla canna con lo zaino sul manubrio e Bentivegna a pedalare, per arrivare prima di loro e avvertire Gerratana che Tivoli era stata liberata e gli Alleati marciavano verso Roma. 

venerdì 24 aprile 2009

segnalazione/bonifici

BONIFICI TROVATI OGGI:

S.E. BANCA DI CIVIDALE, CIVIDALE DEL FRIULI, CRO 0305389565329302/

C.S. CASSA RISP. FIRENZE, FIRENZE, CRO 0616092200289710/

A.F. BANCO DI SICILIA, GIARRE, IL CRO MANCA MA CREDO CHE TU POSSA RICONOSCERTI UGUALMENTE ;-)

T.A. BANCA INTESA, MILANO, CRO 0306904831802603/

BLOG IL CIELO DI SAINT EX, BANCA POP. SASSARI, CATANIA, CRO 0567641052711006/

HO IMBERTATO (INTASCATO) ALTRI 240 EURO CHE AGGIUNTI AI 1455 GIA IN GIACENZA FANNO 1695. Finalmente una cifra all'altezza dei miei desideri. Sono indecisa tra un montone con collo di lince e una borsa in pelle di coccodrillo. Ma, in quanto anti pellicce, potrei anche decidere di spararmeli tutti in millefoglie alla crema.

Scherzi a parte, conto di fare un'ultima ricognizione martedì prossimo. Dopo di che chiunque non si trovi in elenco mi scriva e farò delle ricerche apposite. 
Sommessamente chiederei di fermarci ed anche di decidere cosa fare della cifra residua, cosi, una volta devoluta, potrò smettere di frequentare assiduamente la banca.
Prego coloro che sul proprio blog hanno diffuso l'iniziativa di informare i loro lettori che la raccolta di fondi si è felicemente conclusa.
Grazie ancora a tutti, marina

giovedì 23 aprile 2009

gli uomini vuoti

Ho ritrovato la citazione che avrei voluto mettere l'altro giorno a proposito dei commentatori sul blog di Anna. Eccola.

Dice Murakami Haruki: 

" Se c'è una cosa che mi indigna ancora di più, sono le persone prive di immaginazione. Quelle che T.S.Eliot chiamava "gli uomini vuoti". Persone insensibili, che coprono questa loro mancanza di immaginazione, questo loro vuoto, con un ammasso di segatura, e senza rendersene minimamente conto se ne vanno in giro per il mondo a tentare di imporre a tutti i costi questa loro ottusità agli altri, mettendo in fila parole vuote e senza senso."

martedì 21 aprile 2009

segnalazione/bonifico

ECCO GLI ALTRI BONIFICI ARRIVATI. FARO ANCORA UNA RICOGNIZIONE VENERDI.
IL TOTALE DI QUESTI BONIFICI E DI EURO 1.500, CHE SOMMATI AI PRECEDENTI DANNO UN TOTALE DI EURO 2005.
POICHE ABBIAMO SPESO 550 EURO CE NE RESTANO 1455. IERI HO PARLATO CON ANNA. LEI DICE DI ASPETTARE IL MOMENTO IN CUI LA GENTE INIZIA A DIMENTICARE: ALLORA CI SARA ANCORA BISOGNO DI AIUTO.



M.C. BANCO DI BRESCIA, COMO,CRO 0350016022210403/

V.G.B. BANCA REGIONALE EUROPEA CUNEO, CRO 0690606458009912/

B.C. BANCA ANTONIANA POP. VENETA, VENEZIA, CRO 0504017465041807/

V.M. BANCA CREDITO POP. TORRE GRECO, SAN VALENTINO TORIO, CRO 0514261162209910/

Z.G. BANCO DI NAPOLI, TARANTO, CRO 0306987830364006/

V.D. UNICREDITO ITALIANO, GENOVA, CRO 0313535324818012/

C.A. BANCA INTESA, MILANO, CRO 0306904830754500/

C.N. UNICREDITO ITALIANO, TORINO, CRO 0313535327397212/

S.S. POSTE ITALIANE, TORINO, CRO 0760141004130410/

C.R. C.ASSA R. PRVINCIA CHIETI, SAN SALVO, CRO 0605058969390407/

R.N. BANCA POP. MEZZOGIORNO, GINOSA. CRO 0525641272210011/

B.M.R. CRA DI PACHINO, CRO 0871320082008208/

G.P. BANCA INTESA ROMA, CRO 0306968318004401/

F.M.C. POSTE ITALIANE, NAPOLI, CRO 0760141014226702/

L.S. UNICREDITO ITALIANO, VERONA, CRO 0313511828020605/

A.G. POSTE ITALIANE, ANGRI, CRO 0760141052149810/

E.S. BANCA DI ROMA, ROMA, CRO 0313501409401601/

B.L. BANCA INTESA, TORINO, CRO 0306905452238003/

lunedì 20 aprile 2009

amarezza e sconcerto

Voglio dire la mia marezza per quello che sta succedendo nel blog di Anna e che l'ha costretta ad allontanarsene per un po'. Al momento non se la sente di rispondere a tutti i messaggi di insulti, accuse, offese, derisioni e provocazioni che si accumulano. Lo farà quando ne avrà la forza. Dopo il primo commento, naturalmente anonimo, cui non sono stata capace di non replicare, io non ne ho letti più. Non farò nessun tipo di apprezzamento sulle persone che stanno così inopportunamente intervenendo sul blog di Anna. Voglio solo sottolinearne la mancanza di immaginazione. Senza immaginazione, cioè senza la capacità di pensare dentro di sé il modo di essere e di sentirsi di un'altra persona, non c'è alcuna possibilità di comprensione. Di semplice comprensione umana. Se ne avessero almeno un'oncia penso che tacerebbero, qualunque sia la loro posizione ideologica, politica, culturale. Riconoscerebbero che c'è un luogo e un momento per tutto e che questo non è il momento per parole come le loro.

segnalazione/bonifico

GRAZIE, MA FERMI TUTTI!!!
Questi sono i primi CRO. Ho anteposto le iniziali dell'ordinante.
Siamo a quota 505 euro, ma ci sono altri bonifici di cui ritirerò i CRO domani perché la mia banca ha chiesto un po' di tempo. Ho bloccato uno sportello per quaranta minuti!
Saremo ampiamente sopra la cifra richiesta e personalmente penso che sarà bene fermarci qui.


M. F. CASSA DI RISPARMIO DI BOLOGNA, BOLOGNA CRO 0306989043584500/

C.C.A. BANCO DI NAPOLI, TRANI CRO 0306987662442602/

B. L. CREDITO COOPERATIVE RAVENNATE, ALFONSINE, CRO 0854200707531109/

G.A. BANCA INTESA, SANREMO, CRO 0306904416570600/

C.E. POSTE ITALIANE BARI, CRO 0760160992023212/

F.M.G. CREDITO EMILIANO, COLOGNO MONZESE, CRO 0303239400410009/

M.M.POSTE ITALIANE, GEMONA,CRO 0760161005849709/

B.F. POSTE ITALIANE, AGUGLIANO,CRO0760141016320800/

R.T.M. BANCO DI SICILIA, PALERMO, CRO 0313502048398906/

C.C. UNICREDITO ITALIANO, DUINO AURISINA, CRO0313511827456506/

B.IMPIANTI, BANCA POP, EMILIA ROMAGNA, BOLOGNA, CRO 0538745534809911/

B.V. BANCA INBTESA, LATINA, CRO 0306968313755206/

S.C. UNICREDITO ITALIANO, BOLOGNA,CRO 0313535324833107/

R.M.R. BANCA DI ROMA,CRO0313501409162111/

P.P.P. CREDITO EMILIANO, VILLA MINOZZO, CRO 0303203501210410/

G.G. BANCA NAZ. DEL LAVORO, CRO 0100582089349708/

C.V. BANCA INTESA, CRO 0306904251565904/

G.A. BANCA FINECO,CRO 0301543311207809/

Z.J.P. BANCA POP. DI BERGAMO, CRO 0542825154510405/

L.P. POSTE ITALIANE, ODERZO,CRO 0760161060485503/

M.G POSTE ITALIANE, PALOMBRA SABINA, CRO0760141009042504/

M.G. CASSA DI RISPARMIO DI BOLOGNA, CASALECCHIO DI RENO,CRO 0306989043572409/

conviti

In gruppo più che parlare & tener banco mi piace ascoltare & osservare. Il che va benissimo per l'equilibrio delle serate. Infatti la maggior parte della gente preferisce parlare & tener banco piuttosto che ascoltare & osservare. Divisici così i compiti passiamo il tempo piacevolmente. I problemi nascono quando allo stesso tavolo si siede un altro osservatore & ascoltatore. Io identifico immediatamente lui, lui identifica immediatamente me. In genere cominciamo ad osservarci reciprocamente. Il che non va bene perché per tenerci d'occhio tra di noi perdiamo di vista il resto della brigata. Ricordo la volta in cui decisi di correre ai ripari. Al mio silenzioso scrutatore, seduto davanti a me, dissi: Mi faresti un favore? Certo! rispose prontamente lui. "Disinteressati di me e concentrati sugli altri." Arrossì violentemente. Infatti era molto giovane. Ma io lo rincuorai subito: "Potremmo dividerci i compiti. Tu ti occupi degli uomini e io delle donne". Benché ancora rosso, sorrise. "Facciamo il contrario" disse. Acconsentii. La serata andò magnificamente bene. Ogni tanto io gettavo là un'osservazione, un assenso, una domanda, tanto per alimentare la libidine di eloquio degli altri. Lui invece era troppo silenzioso, tanto da attirarsi ad un certo punto un richiamo dalla padrona di casa. Lo redarguii con lo sguardo: gettare lì delle frasi ogni tanto è fondamentale, benedetto ragazzo! Al momento dei saluti feci in modo di restare un po' in disparte con lui. "Che ne pensi della festeggiata?" gli chiesi. "Fasulla" fu la risposta. "E tu  del marito che mi dici? " chiese lui. "Infelice" gli risposi. Soddisfatti e concordi ci demmo la mano e ci salutammo. Il ragazzo aveva della stoffa. Sono certa che l'esperienza di quella serata gli sarà servita in seguito.

venerdì 17 aprile 2009

segnalazione/bonifico

Dopo aver letto le vostre mail e i vostri commenti chiarisco circa i bonifici: pubblicherò i SOLI nomi propri, seguiti dal CRO.
Avviserò con una mail coloro che lo desiderano e di cui ho l'indirizzo. Penso che così vada bene. Fatemi sapere.

mi rispondo/sette

Continuo a rispondere alle vecchie domande.

Che cosa trucchiamo, quando ci trucchiamo? Il trucco è un inganno che inventa quello che non c’è o che nasconde quello che c’è e che noi non riusciamo a sopportare?

Joice Carol Oates
La madre che mi manca

Grazie per le citazioni a calamar!
Quanto a me, io penso che più che inventare copriamo. Non solo nascondiamo i piccoli difetti fisici, ma tentiamo anche di sbarrare la strada all'emergere della nostra vera faccia, perché potrebbe dire troppo di noi. Cerchiamo forse di occultare qualche segno che potrebbe svelarci. Coloro che invece inventano nuove facce per se stessi almeno si divertono nel farsi nuovi; la loro operazione sembra più allegra di quella di coloro che coprono una faccia che non amano. Coprire conserva qualche cosa di vinto e di scontento. Ma anche inventarsi una nuova faccia può essere un'operazione rischiosa se è vero quello che ha scritto la Yourcenar e cioè che "spesso la maschera diviene il volto". Sarà magari un bel volto, ma non sarà più il nostro. Mi viene in mente Patty Pravo, come l'ho vista recentemente. Neanche la voce era più la sua, né l'intelligenza trasgressiva. E non è stata la vita ma un chirurgo plastico a ridurla così. Una tristezza...