lunedì 14 aprile 2008
come apprendere i risultati elettorali
Indossate qualche cosa di comodo. Isolatevi in una stanza tranquilla.
Sedetevi nella posizione del “cocchiere a cassetta”.

Gambe leggermente divaricate, in modo che i piedi poggino al suolo con tutta la pianta. La schiena rilassata, gli avambracci in riposo sulle cosce, le mani che pendono rilassate in basso, senza toccarsi.
Sgombrate la vostra mente da ogni pensiero fissando la parete davanti a voi.
Attendete di “giungere a voi stessi”. Iniziate quindi l’esercizio che vi consentirà di raggiungere la calma e il sollievo.
Concentratevi sul vostro braccio destro. Se siete mancino sul sinistro. Raffiguratevelo mentalmente, pensatelo in rapporto alla vostra vita, nella sua funzione di ogni giorno. Provate gratitudine per il vostro braccio. Pensate, ma così, en passant, che è il braccio che ha votato per voi.
Concentratevi sul suo peso. Sentitene la pesantezza mentre vi dite: il mio braccio destro (o sinistro) è pesante, è molto pesante.
Passate quindi al braccio sinistro (al destro per i mancini) ed effettuate lo stesso esercizio di riconoscimento, gratitudine e pesantezza.
Quando entrambe le braccia si sentiranno pesanti, così pesanti, talmente pesanti che... passate alla seconda parte dell’esercizio.
Formulate nella vostra mente la frase “le mie braccia sono calde, pesanti e calde. Io sono calmo e le mie braccia sono calde.” Comincerete ad avvertire un formicolio alle palme delle mani e subito dopo un calore interno, radiante, che risalirà dalle mani verso le braccia e quindi inonderà il tronco.
Passate quindi alle gambe, ripetendovi la frase “le mie gambe sono calde, pesanti e calde. Io sono calmo e le mie gambe sono calde.” Dalle piante dei piedi partirà un formicolio che diventerà calore e si irradierà verso l’alto, fino all’inguine e all’addome. A questo punto il vostro corpo sarà tutto pesante e caldo, tranne la testa, che sarà invece leggera e fresca. Ditevelo mentalmente “la mia testa è fresca”.
Adesso prendete il controllo del vostro cuore. Ripetetevi la frase “il mio cuore batte calmo e tranquillo”. Ponete attenzione alla vostra respirazione e ascoltatene il ritmo.
Ripetetevi “respirazione completamente calma, cuore regolare e tranquillo.” Ripetetelo più volte.
A questo punto il vostro corpo è avvolto nella squisita sensazione di calore, regolarità e tranquillità.
Restate qualche minuto in questo stato di calma e sollievo.
Quindi alzatevi e con passo lento, tranquillo, in una posizione eretta ma sciolta, raggiungete il vostro coniuge e con voce pacata, tranquilla, ponetegli/le la seguente domanda: Chi ha vinto le elezioni, caro/a?
Sedetevi nella posizione del “cocchiere a cassetta”.

Gambe leggermente divaricate, in modo che i piedi poggino al suolo con tutta la pianta. La schiena rilassata, gli avambracci in riposo sulle cosce, le mani che pendono rilassate in basso, senza toccarsi.
Sgombrate la vostra mente da ogni pensiero fissando la parete davanti a voi.
Attendete di “giungere a voi stessi”. Iniziate quindi l’esercizio che vi consentirà di raggiungere la calma e il sollievo.
Concentratevi sul vostro braccio destro. Se siete mancino sul sinistro. Raffiguratevelo mentalmente, pensatelo in rapporto alla vostra vita, nella sua funzione di ogni giorno. Provate gratitudine per il vostro braccio. Pensate, ma così, en passant, che è il braccio che ha votato per voi.
Concentratevi sul suo peso. Sentitene la pesantezza mentre vi dite: il mio braccio destro (o sinistro) è pesante, è molto pesante.
Passate quindi al braccio sinistro (al destro per i mancini) ed effettuate lo stesso esercizio di riconoscimento, gratitudine e pesantezza.
Quando entrambe le braccia si sentiranno pesanti, così pesanti, talmente pesanti che... passate alla seconda parte dell’esercizio.
Formulate nella vostra mente la frase “le mie braccia sono calde, pesanti e calde. Io sono calmo e le mie braccia sono calde.” Comincerete ad avvertire un formicolio alle palme delle mani e subito dopo un calore interno, radiante, che risalirà dalle mani verso le braccia e quindi inonderà il tronco.
Passate quindi alle gambe, ripetendovi la frase “le mie gambe sono calde, pesanti e calde. Io sono calmo e le mie gambe sono calde.” Dalle piante dei piedi partirà un formicolio che diventerà calore e si irradierà verso l’alto, fino all’inguine e all’addome. A questo punto il vostro corpo sarà tutto pesante e caldo, tranne la testa, che sarà invece leggera e fresca. Ditevelo mentalmente “la mia testa è fresca”.
Adesso prendete il controllo del vostro cuore. Ripetetevi la frase “il mio cuore batte calmo e tranquillo”. Ponete attenzione alla vostra respirazione e ascoltatene il ritmo.
Ripetetevi “respirazione completamente calma, cuore regolare e tranquillo.” Ripetetelo più volte.
A questo punto il vostro corpo è avvolto nella squisita sensazione di calore, regolarità e tranquillità.
Restate qualche minuto in questo stato di calma e sollievo.
Quindi alzatevi e con passo lento, tranquillo, in una posizione eretta ma sciolta, raggiungete il vostro coniuge e con voce pacata, tranquilla, ponetegli/le la seguente domanda: Chi ha vinto le elezioni, caro/a?
domenica 13 aprile 2008
Parole e musica da Cuba/Yolanda
Quando sono stata a Cuba ho imparato ad amare Nicolàs Guillén e Pablo Milanés.
Un poeta e un musicista.

Nicolàs Guillén è nato a Camagüei nel 1902.
Il suo itinerario segue tutti gli avvenimenti politici dell’isola di Cuba e si intreccia con quelli europei. Partecipò alla Guerra Civile in Spagna tra i Repubblicani e dopo il colpo di stato di Batista fu in esilio a Parigi. Tornò a Cuba dopo la cacciata di Batista e vi visse fino alla morte nel 1989.
Per Cuba è il poeta.
Una volta un intellettuale francese di cui non ricordo il nome ha detto che secondo lui noi italiani amiamo molto la poesia e questo sarebbe dimostrato dal fatto che chiamiamo per nome, Dante, il nostro più grande poeta.
Abbaglio più grande non sarebbe possibile per un paese che ha miti che con la poesia non hanno nulla a che fare!
Nicolàs Guillén è invece presentissimo nella coscienza cubana.
I suoi versi sono così diffusi tra tutta la popolazione che servono come ninne nanne, per le dichiarazioni d’amore e come testi per molte canzoni.
Me li recitarono i bambini in gita scolastica incontrati al Museo di Von Humboldt, li sentii citare dall’autista di un pullman di linea e apprezzai molto l'omaggio di un suo verso (che per immodestia riferirò) fatto alla mia persona in una casa de trova "alta niña de caña y de amapola".
Tornando seri, il merito maggiore di Guillén sta nell’aver restituito dignità alla cultura afro-cubana, fino ad allora vissuta sull’isola con uno schiacciante senso di vergogna.
Nella sua poesia trasportò i ritmi della musica “negra” e meticcia e la ricchezza creativa della lingua e dei suoni delle cerimonie rituali di origine africana.
Rosa tú, melancólica.
El alma vuela y vuela
buscandote a lo lejos,
Rosa tu, melancólica
rosa de mi recuerdo.
Cuando la madrugada
va el campo humedeciendo,
y el dia es como un niño
que despierta en el cielo,
Rosa tu, melancólica,
ojos de sombra llenos,
desde mi estrecha sábana
toco tu firme cuerpo.
Cuando ya el alto sol
ardió con su alto fuego,
cuando la tarde cae
del ocaso deshecho,
yo en mi lejana mesa
tu oscuro pan contemplo.
Y en la noche cargada
de ardoro silencio,
Rosa tù, melancólica
rosa de mi recuerdo,
dorada, viva y humeda,
bajando vas del techo,
tomas mi mano jria
y te me quedas viendo.
Cierro entonces los ojos,
pero siempre te veo,
clavada alli, clavando
tu mirada en mi pecho,
larga mirada fija,
como un puñal de sueño.
L’anima vola e vola
cercandoti lontano,
o Rosa, tu melanconica,
rosa del mio ricordo.
Quando poco a poco l’alba
la campagna inumidisce,
e il giorno è come un bimbo
che si sveglia nel cielo,
o Rosa, tu melanconica,
carichi gli occhi d’ombra,
dal mio arrotolato lenzuolo
tocco il tuo saldo corpo.
Quando già alto il sole
arde col suo alto fuoco,
quando la sera cade
dal ponente disfatto,
io alla mia tavola lontana
il tuo ignoto pane osservo.
E nella notte gravida
d’appassionato silenzio,
Rosa, tu, melanconica,
rosa del mio ricordo,
dorata, viva e umida,
tu discendi dal tetto,
mi prendi la mano fredda
e resti li a guardarmi.
Io chiudo allora gli occhi,
ma pur sempre ti vedo,
là piantata, a piantare
il tuo sguardo sul mio petto,
lungo sguardo immobile,
come un pugnale di sogno.

Pablo Milanés
Pablo Milanés, (Bayamo 1943), compositore, chitarrista, cantante, è stato il fondatore, assieme a Silvio Rodriguez, della Nueva Trova cubana degli anni 60 e 70, la canzone d’autore che trae ispirazione dal folclore dell’isola, si arricchisce di temi politici e sociali e si contamina con altri generi musicali.
Yolanda
Esto no puede ser no mas que una cancion
Quisiera fuera una declaracion de amor
Romantica sin reparar en formas tales
Que pongan freno a lo que siento ahora a raudales
Te amo
Te amo
Eternamente te amo
Si me faltaras no voy a morirme
Si he de morir quiero que sea contigo
Mi soledad se siente acompañada
Por eso a veces se que necesito
Tu mano
Tu mano
Eternamente tu mano
Cuando te vi sabia que era cierto
Este temor de hallarme descubierto
Tu me desnudas con siete razones
Me abres el pecho siempre que me colmas
De amores
De amores
Eternamente de amores
Si alguna vez me siento derrotado
Renuncio a ver el sol cada mañana
Rezando el credo que me has enseñado
Miro tu cara y digo en la ventana
Yolanda
Yolanda
Eternamente Yolanda
Yolanda
Eternamente Yolanda
Eternamente Yolanda
Un poeta e un musicista.

Nicolàs Guillén è nato a Camagüei nel 1902.
Il suo itinerario segue tutti gli avvenimenti politici dell’isola di Cuba e si intreccia con quelli europei. Partecipò alla Guerra Civile in Spagna tra i Repubblicani e dopo il colpo di stato di Batista fu in esilio a Parigi. Tornò a Cuba dopo la cacciata di Batista e vi visse fino alla morte nel 1989.
Per Cuba è il poeta.
Una volta un intellettuale francese di cui non ricordo il nome ha detto che secondo lui noi italiani amiamo molto la poesia e questo sarebbe dimostrato dal fatto che chiamiamo per nome, Dante, il nostro più grande poeta.
Abbaglio più grande non sarebbe possibile per un paese che ha miti che con la poesia non hanno nulla a che fare!
Nicolàs Guillén è invece presentissimo nella coscienza cubana.
I suoi versi sono così diffusi tra tutta la popolazione che servono come ninne nanne, per le dichiarazioni d’amore e come testi per molte canzoni.
Me li recitarono i bambini in gita scolastica incontrati al Museo di Von Humboldt, li sentii citare dall’autista di un pullman di linea e apprezzai molto l'omaggio di un suo verso (che per immodestia riferirò) fatto alla mia persona in una casa de trova "alta niña de caña y de amapola".
Tornando seri, il merito maggiore di Guillén sta nell’aver restituito dignità alla cultura afro-cubana, fino ad allora vissuta sull’isola con uno schiacciante senso di vergogna.
Nella sua poesia trasportò i ritmi della musica “negra” e meticcia e la ricchezza creativa della lingua e dei suoni delle cerimonie rituali di origine africana.
Rosa tú, melancólica.
El alma vuela y vuela
buscandote a lo lejos,
Rosa tu, melancólica
rosa de mi recuerdo.
Cuando la madrugada
va el campo humedeciendo,
y el dia es como un niño
que despierta en el cielo,
Rosa tu, melancólica,
ojos de sombra llenos,
desde mi estrecha sábana
toco tu firme cuerpo.
Cuando ya el alto sol
ardió con su alto fuego,
cuando la tarde cae
del ocaso deshecho,
yo en mi lejana mesa
tu oscuro pan contemplo.
Y en la noche cargada
de ardoro silencio,
Rosa tù, melancólica
rosa de mi recuerdo,
dorada, viva y humeda,
bajando vas del techo,
tomas mi mano jria
y te me quedas viendo.
Cierro entonces los ojos,
pero siempre te veo,
clavada alli, clavando
tu mirada en mi pecho,
larga mirada fija,
como un puñal de sueño.
L’anima vola e vola
cercandoti lontano,
o Rosa, tu melanconica,
rosa del mio ricordo.
Quando poco a poco l’alba
la campagna inumidisce,
e il giorno è come un bimbo
che si sveglia nel cielo,
o Rosa, tu melanconica,
carichi gli occhi d’ombra,
dal mio arrotolato lenzuolo
tocco il tuo saldo corpo.
Quando già alto il sole
arde col suo alto fuoco,
quando la sera cade
dal ponente disfatto,
io alla mia tavola lontana
il tuo ignoto pane osservo.
E nella notte gravida
d’appassionato silenzio,
Rosa, tu, melanconica,
rosa del mio ricordo,
dorata, viva e umida,
tu discendi dal tetto,
mi prendi la mano fredda
e resti li a guardarmi.
Io chiudo allora gli occhi,
ma pur sempre ti vedo,
là piantata, a piantare
il tuo sguardo sul mio petto,
lungo sguardo immobile,
come un pugnale di sogno.

Pablo Milanés
Pablo Milanés, (Bayamo 1943), compositore, chitarrista, cantante, è stato il fondatore, assieme a Silvio Rodriguez, della Nueva Trova cubana degli anni 60 e 70, la canzone d’autore che trae ispirazione dal folclore dell’isola, si arricchisce di temi politici e sociali e si contamina con altri generi musicali.
Yolanda
Esto no puede ser no mas que una cancion
Quisiera fuera una declaracion de amor
Romantica sin reparar en formas tales
Que pongan freno a lo que siento ahora a raudales
Te amo
Te amo
Eternamente te amo
Si me faltaras no voy a morirme
Si he de morir quiero que sea contigo
Mi soledad se siente acompañada
Por eso a veces se que necesito
Tu mano
Tu mano
Eternamente tu mano
Cuando te vi sabia que era cierto
Este temor de hallarme descubierto
Tu me desnudas con siete razones
Me abres el pecho siempre que me colmas
De amores
De amores
Eternamente de amores
Si alguna vez me siento derrotado
Renuncio a ver el sol cada mañana
Rezando el credo que me has enseñado
Miro tu cara y digo en la ventana
Yolanda
Yolanda
Eternamente Yolanda
Yolanda
Eternamente Yolanda
Eternamente Yolanda
sabato 12 aprile 2008
segnalazione/splinder
Agli amici di Splinder: ho lasciato IMPERDIBILI, INTELLIGENTISSIMI commenti ai vostri post ma non compaiono.
Al vostro posto correrei ai ripari!
Al vostro posto correrei ai ripari!
respirare poesia

UNA VITA ALL’ISTANTE
Una vita all’istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.
Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.
Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.
Mal preparata all’onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dell’azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L’agitazione, che scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.
Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un cappotto abbottonato in corsa-
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.
Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l’ho potuta schiarire tra le quinte).
Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.
Sto sulla scena e vedo quant’è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia “la prima”.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.
Wislawa Szymborska
venerdì 11 aprile 2008
O faites que jamais ne revienne
https://www.youtube.com/watch?v=s9b6E4MnCWk
Göttingen
by Barbara
Bien sûr, ce n'est pas la Seine,
Ce n'est pas le bois de Vincennes,
Mais c'est bien joli tout de même,
A Göttingen, à Göttingen.
Pas de quais et pas de rengaines
Qui se lamentent et qui se traînent,
Mais l'amour y fleurit quand même,
A Göttingen, à Göttingen.
Ils savent mieux que nous, je pense,
L'histoire de nos rois de France,
Herman, Peter, Helga et Hans,
A Göttingen.
Et que personne ne s'offense,
Mais les contes de notre enfance,
"Il était une fois" commence
A Göttingen.
Bien sûr nous, nous avons la Seine
Et puis notre bois de Vincennes,
Mais Dieu que les roses sont belles
A Göttingen, à Göttingen.
Nous, nous avons nos matins blêmes
Et l'âme grise de Verlaine,
Eux c'est la mélancolie même,
A Göttingen, à Göttingen.
Quand ils ne savent rien nous dire,
Ils restent là à nous sourire
Mais nous les comprenons quand même,
Les enfants blonds de Göttingen.
Et tant pis pour ceux qui s'étonnent
Et que les autres me pardonnent,
Mais les enfants ce sont les mêmes,
A Paris ou à Göttingen.
O faites que jamais ne revienne
Le temps du sang et de la haine
Car il y a des gens que j'aime,
A Göttingen, à Göttingen.
Et lorsque sonnerait l'alarme,
S'il fallait reprendre les armes,
Mon cœur verserait une larme
Pour Göttingen, pour Göttingen.
Mais c'est bien joli tout de même,
A Göttingen, à Göttingen.
Et lorsque sonnerait l'alarme,
S'il fallait reprendre les armes,
Mon cœur verserait une larme
Pour Göttingen, pour Göttingen.
Göttingen
by Barbara
Bien sûr, ce n'est pas la Seine,
Ce n'est pas le bois de Vincennes,
Mais c'est bien joli tout de même,
A Göttingen, à Göttingen.
Pas de quais et pas de rengaines
Qui se lamentent et qui se traînent,
Mais l'amour y fleurit quand même,
A Göttingen, à Göttingen.
Ils savent mieux que nous, je pense,
L'histoire de nos rois de France,
Herman, Peter, Helga et Hans,
A Göttingen.
Et que personne ne s'offense,
Mais les contes de notre enfance,
"Il était une fois" commence
A Göttingen.
Bien sûr nous, nous avons la Seine
Et puis notre bois de Vincennes,
Mais Dieu que les roses sont belles
A Göttingen, à Göttingen.
Nous, nous avons nos matins blêmes
Et l'âme grise de Verlaine,
Eux c'est la mélancolie même,
A Göttingen, à Göttingen.
Quand ils ne savent rien nous dire,
Ils restent là à nous sourire
Mais nous les comprenons quand même,
Les enfants blonds de Göttingen.
Et tant pis pour ceux qui s'étonnent
Et que les autres me pardonnent,
Mais les enfants ce sont les mêmes,
A Paris ou à Göttingen.
O faites que jamais ne revienne
Le temps du sang et de la haine
Car il y a des gens que j'aime,
A Göttingen, à Göttingen.
Et lorsque sonnerait l'alarme,
S'il fallait reprendre les armes,
Mon cœur verserait une larme
Pour Göttingen, pour Göttingen.
Mais c'est bien joli tout de même,
A Göttingen, à Göttingen.
Et lorsque sonnerait l'alarme,
S'il fallait reprendre les armes,
Mon cœur verserait une larme
Pour Göttingen, pour Göttingen.
postilla sul post, ma anche Goethe

Riprendo il commento di Anna al mio “Fioretto, sciabola o spada?”
Vabbè, rilassiamoci, dai......
Siamo tutti di sinistra ed abbiamo le stesse idee e ideali. Ognuno voti o non voti secondo la sua coscienza.
Meno 3 ai risultati...ufffff, mi fa male il fegato.
Così dice Anna. Cosa opporle? Mi sembra perfetto.
Circa la coscienza con cui ognuno di noi voterà o non voterà, voterà per uno o voterà per un altro, non ho niente da dire. Che si sia tutti in buona fede mi sembra un dato non dubitabile. Né mai l’ho messo in dubbio e spero che su questo non ci siano equivoci.
Io volevo solo sottolineare i toni che ha preso la polemica fra le diverse posizioni dell’elettorato di sinistra.
In questa critica ero tanto sincera che citavo me stessa.
Mi sono detta semplicemente che il modo migliore per invitare gli altri a sorridere amar-ironicamente di un loro comportamento fosse quello di sorridere amar-ironicamente del mio.
Un’amica di blog mi ha mosso giorni fa' una piccola critica di genere “letterario” sostenendo che sono troppo chiara . Non vorrei che in questo caso io lo sia stata troppo poco.
Queste considerazioni mi sono uscite dalla penna e dal cuore estemporaneamente, appena letto il commento di Anna.
Invece per oggi volevo proporvi un pensiero di Goethe che è stato scritto nel 1829 e che sembra descrivere il nostro mondo di oggi.
Devo considerare come la massima sventura del nostro tempo il fatto che non lasci arrivare nulla a maturazione, che, nell'istante presente, si consumi l'istante precedente; che si sprechi il giorno nel corso del giorno stesso e si viva sempre così alla giornata, senza mettere niente da parte.
giovedì 10 aprile 2008
Free Tibet

Ho ricevuto da Blonde questa notizia proveniente da uno studente inglese Erasmus a Milano.
According to UK observers, chinese soldiers were disguised in Tibetan monks to cause riots, the last 14th march 2008, in Lassa.
Su delle foto prese da osservatori britannici si vedono chiaramente soldati cinesi che ricevono dai loro ufficiali abiti da monaci.
La fonte delle foto è L' Agenzia governativa della comunicazione britannica.
fioretto, sciabola o spada?

In giro per blog, in queste ore si incrociano le discussioni sul voto. Tutte interne alla sinistra.
I non votanti buttano là, neanche tanto velatamente, l’idea che chi vota PD non ha ideali, non è più di sinistra e in ogni caso non ha le palle. E che quelli che votano Sinistra Arcobaleno sono degli illusi coriacei e non hanno le palle.
Quelli che votano PD (come me) replicano che chi non vota porterà il peso del ritorno della destra, è un’anima bella senza senso di responsabilità e non ha le palle.
Quelli che votano Sinistra Arcobaleno, accusano di ingenuità e qualunquismo i non votanti e a quelli che votano PD mandano a dire che votano esattamente il programma di (con decenza parlando) Berlusconi. Ed entrambi, a loro avviso, non hanno le palle.
Il tutto è molto civilmente detto, ma nelle parole si sente una sottile lama di ferocia.
Battaglie così solo noi di sinistra siamo in grado di metterle in piedi!
Ancora una volta resto ammirata dalla nostra abilità nel dilaniarci.
Ma, almeno da parte mia, voglio assicurare gli amici blogger che il mio affetto per ognuno di loro non si modificherà di un'acca, qualunque sia la loro scelta. Spero che la cosa sia reciproca.

P.S. Dopo il rilievo di Blonde ho riflettuto. L'affetto resterà identico. La stima nella capacità di analisi politica e di assunzione di responsabilità, effettivamente ne soffrirà. Blonde mi becca sempre in castagna. Ma forse si ricorda che Bruna mi chiamava "cuore di burro".
mercoledì 9 aprile 2008
ah, Mozart!
http://youtu.be/mDeFdGzthV0
Cecilia Bartoli canta Le Nozze di Figaro.
Voi che sapete
che cosa è amor,
donne, vedete
s'io l'ho nel cor.
Quello ch'io provo
vi ridirò,
è per me nuovo,
capir nol so.
Sento un affetto
pien di desir,
ch'ora è diletto,
ch'ora è martir.
Gelo e poi sento
l'alma avvampar,
e in un momento
torno a gelar.
Ricerco un bene
fuori di me,
non so chi'l tiene,
non so cos'è.
Sospiro e gemo
senza voler,
palpito e tremo
senza saper.
Non trovo pace
notte né dì,
ma pur mi piace
languir così.
Voi che sapete
che cosa è amor,
donne, vedete
s'io l'ho nel cor.
Cecilia Bartoli canta Le Nozze di Figaro.
Voi che sapete
che cosa è amor,
donne, vedete
s'io l'ho nel cor.
Quello ch'io provo
vi ridirò,
è per me nuovo,
capir nol so.
Sento un affetto
pien di desir,
ch'ora è diletto,
ch'ora è martir.
Gelo e poi sento
l'alma avvampar,
e in un momento
torno a gelar.
Ricerco un bene
fuori di me,
non so chi'l tiene,
non so cos'è.
Sospiro e gemo
senza voler,
palpito e tremo
senza saper.
Non trovo pace
notte né dì,
ma pur mi piace
languir così.
Voi che sapete
che cosa è amor,
donne, vedete
s'io l'ho nel cor.
senza la musica la vita sarebbe un errore Friedrich Wilhelm Nietzsche
Stasera sento che è meglio dedicarsi alla musica. L'aria è troppo elettrica. Plachiamo gli animi.
Soprattutto allentiamo l'ansia.
Nick Drake, The thoughts of Mary Jane
Who can know
The thoughts of Mary Jane
Why she flies
Or goes out in the rain
Where she's been
And who she's seen
In her journey to the stars.
Who can know
The reasons for her smile
What are her dreams
When they've journeyed for a mile
The way she sings
And her brightly coloured rings
Make her the princess of the sky.
Who can know
What happens in her mind
Did she come from a strange world
And leave her mind behind
Her long lost sighs
And her brightly coloured eyes
Tell her story to the wind.
Who can know
The thoughts of Mary Jane
Why she flies
Or goes out in the rain
Where she's been
And who she's seen
In her journey to the stars.
[The Thoughts Of Mary Jane Lyrics on
http://www.lyricsmania.com/ ]
Soprattutto allentiamo l'ansia.
Nick Drake, The thoughts of Mary Jane
Who can know
The thoughts of Mary Jane
Why she flies
Or goes out in the rain
Where she's been
And who she's seen
In her journey to the stars.
Who can know
The reasons for her smile
What are her dreams
When they've journeyed for a mile
The way she sings
And her brightly coloured rings
Make her the princess of the sky.
Who can know
What happens in her mind
Did she come from a strange world
And leave her mind behind
Her long lost sighs
And her brightly coloured eyes
Tell her story to the wind.
Who can know
The thoughts of Mary Jane
Why she flies
Or goes out in the rain
Where she's been
And who she's seen
In her journey to the stars.
[The Thoughts Of Mary Jane Lyrics on
http://www.lyricsmania.com/ ]
Hey! Mister Dylan.....
Mr. Tambourine man
Quelli del Pulitzer si sono svegliati e hanno conferito il premio alla carriera a Bob Dylan. Yuppi!
APPUNTAMENTO NOTTURNO
Non so come andranno gli scrutini del 14 aprile. Se saranno al cardiopalmo come quelli di due anni fa’ o no.
In quella occasione io ho creduto che mi sarebbe venuto un infarto e non è un modo di dire. Spero che quel trip allucinante non si ripeta, questa volta non la sfangherei. Sono certa che non sopravviverei ad un'altra notte come quella.
In ogni caso propongo a tutti gli amici blogger forniti di MSN di tenerci in contatto quella sera per affrontarli insieme.
Magari in piccoli gruppi.
Chi è più esperto di me dia suggerimenti.
In ogni caso, Anna, tu ed io soffriremo insieme.
In quella occasione io ho creduto che mi sarebbe venuto un infarto e non è un modo di dire. Spero che quel trip allucinante non si ripeta, questa volta non la sfangherei. Sono certa che non sopravviverei ad un'altra notte come quella.
In ogni caso propongo a tutti gli amici blogger forniti di MSN di tenerci in contatto quella sera per affrontarli insieme.
Magari in piccoli gruppi.
Chi è più esperto di me dia suggerimenti.
In ogni caso, Anna, tu ed io soffriremo insieme.
sentire con la pancia/votare con la testa
Ecco, idealmente io sono lì, dove voi mi vedete.
Ma voterò PD, sperando di far inciampare Berlusconi.
P.S. Mi sono accorta che non si vede praticamente niente, ma tanto ci siamo capiti.
ho appena ricevuta questa mail
Elezioni politiche del 13 e 14 aprile 08
Carissimi tutti,
chi scrive è una giovane donna di sinistra che desidera portare la propria testimonianza circa le prossime elezioni politiche.
Sono una cittadina da sempre attenta alle vicende politiche del Paese, che dopo aver creduto tanto nella partecipazione democratica, è progressivamente scivolata in uno stato di disgusto generalizzato verso la classe politica tutta, ed era decisa – fino a ieri – a non votare affatto (per la prima volta nella sua vita), come forma di protesta e testimonianza.
In questo senso, posso dire di essere un “caso tipo”: sono cioè rappresentativa di molti compagni di sinistra orientati verso l’astensione (o il voto alla Sinistra Arcobaleno, più vicina alle istanze sociali, alla nostra visione economica, alla nostra sensibilità rispetto ai temi etici).
Ma oggi sono approdata alla decisione di votare, e di votare Veltroni.
Non entro nel merito del programma e delle persone che abitano il Pd (peraltro molto lontani da me), perché il ragionamento che faccio è di tutt’altra natura:
astenermi, votare scheda bianca o annullarla, e votare Sinistra Arcobaleno, avranno come risultato quello di affidare il Paese a Berlusconi.
In quanto cittadina io ho la mia quota di responsabilità (o irresponsabilità) nei confronti del Paese. Non posso trincerarmi dietro l’alibi del “se la sono voluta loro, la responsabilità è della classe politica di sinistra che mi ha delusa, il voto alla Binetti mai!, la coerenza innanzitutto, ecc..”, perché in democrazia le responsabilità sono ANCHE dell’elettorato. E si esprimono anche “in negativo”: cioè NON votare qualcuno, o meglio, votare CONTRO qualcuno.
Qui non si tratta di aderire idealmente al programma del PD. Ma di capire che votare chi ci rappresenta in toto, o anche solo parzialmente, è un lusso che noi italiani a quanto pare non possiamo permetterci. Non ora, almeno.
Il mio voto quindi sarà CONTRO Berlusconi. E poiché l’unica chance che ho per evitare al Paese il flagello Berlusconi è dare il voto all’unico che ha (più d’una) speranza di batterlo, lo darò al PD.
La speranza di vincere (si può, eh!) riposa soprattutto sull’elettorato autenticamente di sinistra, orientato all’astensione o al voto alla Sinistra Arcobaleno. Cioè quelli come me; e forse come voi, o altri che conoscete e ai quali vorrei tanto che giraste, se lo ritenete, questa mia lettera/appello.
A questo elettorato io chiedo due cose:
1. Pensate che Veltroni farà PEGGIO di Berlusconi? (personalmente ho una fervida immaginazione, ma non lo credo possibile)
2. Credete forse che alla classe dirigente interessi il nostro voto di protesta, la nostra testimonianza, la nostra astensione? In Parlamento siederanno ugualmente, e non credo che sentiranno l’esigenza di riflettere sul nostro gesto e ri-orientare le loro posizioni politiche di conseguenza.
Ergo, se io posso contribuire a evitare un danno grave al Paese (Berlusconi), COME POSSO SOTTRARMI A QUESTA RESPONSABILITA’?
La testimonianza è una bella cosa. Purché le conseguenze ricadano esclusivamente sul singolo che l’ha esercitata. La coerenza con gli ideali è una cosa nobile: non lo è più se a bruciare in Campo de’ fiori per la coerenza di pochi è una collettività intera.
Ciao, e buon voto a tutti
Francesca
Carissimi tutti,
chi scrive è una giovane donna di sinistra che desidera portare la propria testimonianza circa le prossime elezioni politiche.
Sono una cittadina da sempre attenta alle vicende politiche del Paese, che dopo aver creduto tanto nella partecipazione democratica, è progressivamente scivolata in uno stato di disgusto generalizzato verso la classe politica tutta, ed era decisa – fino a ieri – a non votare affatto (per la prima volta nella sua vita), come forma di protesta e testimonianza.
In questo senso, posso dire di essere un “caso tipo”: sono cioè rappresentativa di molti compagni di sinistra orientati verso l’astensione (o il voto alla Sinistra Arcobaleno, più vicina alle istanze sociali, alla nostra visione economica, alla nostra sensibilità rispetto ai temi etici).
Ma oggi sono approdata alla decisione di votare, e di votare Veltroni.
Non entro nel merito del programma e delle persone che abitano il Pd (peraltro molto lontani da me), perché il ragionamento che faccio è di tutt’altra natura:
astenermi, votare scheda bianca o annullarla, e votare Sinistra Arcobaleno, avranno come risultato quello di affidare il Paese a Berlusconi.
In quanto cittadina io ho la mia quota di responsabilità (o irresponsabilità) nei confronti del Paese. Non posso trincerarmi dietro l’alibi del “se la sono voluta loro, la responsabilità è della classe politica di sinistra che mi ha delusa, il voto alla Binetti mai!, la coerenza innanzitutto, ecc..”, perché in democrazia le responsabilità sono ANCHE dell’elettorato. E si esprimono anche “in negativo”: cioè NON votare qualcuno, o meglio, votare CONTRO qualcuno.
Qui non si tratta di aderire idealmente al programma del PD. Ma di capire che votare chi ci rappresenta in toto, o anche solo parzialmente, è un lusso che noi italiani a quanto pare non possiamo permetterci. Non ora, almeno.
Il mio voto quindi sarà CONTRO Berlusconi. E poiché l’unica chance che ho per evitare al Paese il flagello Berlusconi è dare il voto all’unico che ha (più d’una) speranza di batterlo, lo darò al PD.
La speranza di vincere (si può, eh!) riposa soprattutto sull’elettorato autenticamente di sinistra, orientato all’astensione o al voto alla Sinistra Arcobaleno. Cioè quelli come me; e forse come voi, o altri che conoscete e ai quali vorrei tanto che giraste, se lo ritenete, questa mia lettera/appello.
A questo elettorato io chiedo due cose:
1. Pensate che Veltroni farà PEGGIO di Berlusconi? (personalmente ho una fervida immaginazione, ma non lo credo possibile)
2. Credete forse che alla classe dirigente interessi il nostro voto di protesta, la nostra testimonianza, la nostra astensione? In Parlamento siederanno ugualmente, e non credo che sentiranno l’esigenza di riflettere sul nostro gesto e ri-orientare le loro posizioni politiche di conseguenza.
Ergo, se io posso contribuire a evitare un danno grave al Paese (Berlusconi), COME POSSO SOTTRARMI A QUESTA RESPONSABILITA’?
La testimonianza è una bella cosa. Purché le conseguenze ricadano esclusivamente sul singolo che l’ha esercitata. La coerenza con gli ideali è una cosa nobile: non lo è più se a bruciare in Campo de’ fiori per la coerenza di pochi è una collettività intera.
Ciao, e buon voto a tutti
Francesca
appello ai NON elettori

Quando il Governo Prodi fu costretto a dimettersi piombai in un cupo malessere all’idea dell’inevitabile ritorno della destra al Governo.
Poi, non potendo reggere a lungo quello stato di frenetica ansia da incombente catastrofe, mi sforzai di prendere distanza dal problema, di allontanare dalla mia coscienza quell’autentico incubo politico.
Così bene o male, ho passato questi due mesi. Fingendo con me stessa di essere ormai pronta, ferma e intemerata di fronte al peggio. Che ipocrita! Che mentitrice! Che illusa! Trattavasi di semplice rimozione!
Ed ecco che, a pochi giorni dal voto, di botto, la mia coscienza non riesce più a respingere il quadro delle facce ghignanti, dei sorrisi a trentadue denti, oltretutto falsi, le frasi vaneggianti, le battute insultanti, gli entusiasmi sgangherati che già abbiamo visti sul palcoscenico del nostro paese. E il pensiero di cinque-anni-cinque di telegiornali affollati di quei figuri, di giornali imbrattati da quelle sparate, di un aggravamento di tutte le diseguaglianze sociali, di un ulteriore peggioramento del semplice buon gusto, della normale buona educazione e, fatemelo dire, del senso civico e morale già scarsi di questo malmesso paese, beh, questo pensiero, mi ha ripiombata nell’ansia, nella frenesia e nel disgusto. E nello scoraggiamento. E nella paura. Insomma, merde! ci siamo capiti.
Da qui il mio appello.
Ufficiale. Formale. Accorato.
O voi, che meditate di astenervi dal voto, voi che “tanto sono tutti uguali”, voi che “Veltrusconi”, voi che “io scheda bianca”, voi che “io manco ce vado”, voi che “gli diamo una lezione che non se la scordano”, RIPENSATECI! O sarà a me che la darete, la lezione! E ad altri come me! Non certo ai partiti politici di centro sinistra. A noi popolo di sinistra, la darete la lezione! Saremo noi, i vostri compagni più appassionati, a pagare la vostra alzata di ingegno! Sarà il mio fegato, la mia pressione arteriosa, la mia gastrite, il mio tono dell’umore, l’andamento del mio menage coniugale, che pagherà per la vostra assenza dal voto. Siete delusi dal Governo Prodi? Lo sono anche io! Indignati per quello che NON ha fatto? Anch' io! Ma: vi sentirete meno delusi con lo psiconano al Governo? Vi indignerà di meno, con quello che FARA? Non mi tirate fuori la storia del “non voterò sotto ricatto del ritorno di (con decenza parlando) Berlusconi”, perché il ricatto vero è un altro. ' È quello di una coscienza che pensa che testimoniare sia il massimo della moralità e che una mano monda dalla scheda elettorale resti monda dalle conseguenze della sua astensione. Disilludetevi, non è così.
Chiedetevi se ciò di cui vi state davvero preoccupando non sia di mantenere intatta ai vostri stessi occhi la vostra immagine di uomo/donna arrabbiato/a di sinistra. Se non vi state in fondo disinteressando delle conseguenze che questa coerenza avrà sugli altri.
Siate onesti: lo sapete anche voi che, anche NON andando a votare, voi STATE VOTANDO. Solo che state votando per la destra.
Coraggio, scegliete la semplice etica della responsabilità e lasciate stare quella romantica della testimonianza.
festa asincrona
Io sono, di base, una persona festevole, cioè disponibile, aperta, cordialmente portata ad accogliere con un sorriso il prossimo mio.
Occasionalmente sono anche festante, piena cioè di caloroso giubilo nell’incontrare qualche persona speciale.
Non sono, però e ohibò, una persona festereccia, vale a dire banalmente e chiassosamente festiva e, soprattutto, non sono festaiola. Non amo cioè organizzare o frequentare feste, e non sono amante dei piaceri delle mense e dei conviti.
Per delineare il mio profilo in questo campo del comportamento umano mi sono fatta aiutare dal Devoto-Oli, per cui posso garantirvi che questo mio ritratto è linguisticamente esatto. A me sembra anche sincero.
Quando si avvicinano le ricorrenze -onomastici, compleanni, anniversari ecc.- io mi metto psicologicamente in una posizione difensiva. Pronta a rintuzzare proposte e suggerimenti e a sottrarmi con tutta la buona grazia che riesco a racimolare ad inviti altrui o a richieste di miei inviti.
E non cambia niente il fatto che la festeggiata sia io. Ad essere festeggiata –nei modi tradizionali in cui si festeggiano i festeggiati- non ci tengo affatto. E questo non ha proprio niente a che fare con una mia difficoltà ad accettare il tempo che passa. Il tempo ed io siamo buoni amici. Lo siamo sempre stati e lo rimaniamo ancora oggi.
Avanzo come ipotesi per questa mia idiosincrasia una insofferenza alle canonizzazioni, alle regole prestabilite, al dover essere gioiosi su ordinazione.
Questi appuntamenti con uno stato d’animo prestabilito, indipendenti dal vero stato d’animo che si ha in quel giorno, li vivo come impaccio e costrizione.
Negli ultimi anni a queste ragioni se ne sono aggiunte altre –pigrizia, ansia circa l’impegno, fatica- ma io so che sono secondarie, perché il mio atteggiamento nei confronti delle feste era lo stesso anche a vent’anni.
Analizzata una volta con il mio psichiatra di fiducia, venne fuori che questa resistenza al festeggiare era legata –anche lei!- al mio bisogno di libertà e che questo poteva essere all’origine di tutto il mio odio per le date fisse ed inamovibili, in cui la mia vita veniva ingabbiata. Quelle date rappresentando, simbolicamente, altre catene, altre sottrazioni di libertà. L’analisi si spinse anche più a fondo, ma questo qui non interessa.
Scopro però oggi una modalità di festeggiamento che è perfetta per me.
La festa virtuale.
Quella con cui oggi vi invito a festeggiare un anno del mio blog.
Io, a casa mia, se voglio, anche ingrugnata, scorbutica e malmostosa. Voi dove pare a voi. Se volete, a tutto pensando e di tutto occupandovi meno che del mio anniversario di blog.
Senza pasticcini, festoni e bicchieri a calice.
O, se mai, anche quelli, virtuali.
Un pensiero e via. “Toh, è già passato un anno che tengo un blog!”
“Toh, è già passato un anno che Marina tiene un blog!”
Che splendida festa! W l' asincronia!
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