venerdì 26 ottobre 2007

vizi capitali/quattro/accidiosi di tutto il mondo unitevi.....

Sull’accidia voglio aggiungere un punto di vista un po’ particolare.
Premetto però che la Chiesa ha progressivamente allargato il senso del termine ‘acedia’ dalla depressione angosciosa alla semplice, e molto più diffusa, infingardaggine. È rimasta tra i sette peccati capitali, ma ha definitivamente abbandonato l’area ‘patologica’ per accamparsi in quella morale. Con piena soddisfazione, direi, dei depressi, che di essere chiamati anche accidiosi fanno volentieri a meno.

Come vizio capitale l’accidia è splendido. Qui ricordo di sfuggita che quel ‘capitale’ viene da caput, cioè ci si gioca la testa, sia pure post mortem. Se dovessi scegliere di conservare uno solo dei sette vizi capitali (li ho tutti, sì) mi terrei l’accidia. Almeno in questa fase della mia vita. Diciamo che fino ai quaranta mi sarei tenuta la lussuria. E anche la gola. Avviandomi ad un’età in cui la morigeratezza non è più una prescrizione morale, ma una prescrizione medica, l’accidia fa proprio al caso mio. Se cerchiamo su un dizionario dei sinonimi, quelli di accidia, troviamo in prima fila pigrizia seguito da apatia, neghittosità, indolenza, malavoglia, inerzia, lentezza, infingardaggine, poltronaggine, poltroneria, scioperataggine, torpore, svogliatezza, negligenza, fiacca.
Mi sembra uno splendido programma di vita!
Un incrocio fra il “Laissez faire” e il “Lasciati andare”, con l’ulteriore spinta di un “Relax!”. Uno splendore, vi dico.



Apparente digressione
Karl Kraus in ‘Detti e contraddetti’ getta là una piccola gemma: “Una delle malattie più diffuse è la diagnosi”. Se lo era ai suoi tempi, figuriamoci nei nostri.
Non c’è praticamente comportamento umano che la nostra società non si preoccupi di isolare subito dal suo contesto, di studiare sotto una lente di ingrandimento e di definire come patologia. Cui non si affretti a dare un nome preciso e per il quale non proponga immediatamente una terapia.
Esistono talmente tante terapie, per talmente tante sindromi e disturbi, che l’intera umanità, pur mettendocisi di impegno, non riuscirà mai ad ammalarsene davvero.
Agli esperti e ai loro manuali, ai loro saggi e alle loro relazioni, alle loro pubblicazioni e ai loro centri, si aggiunge la buona volontà (ah, quanto è pericolosa la buona volontà!), di tutti coloro che sono pronti a farsi carico di noi e a diagnosticarci questo o quell’altro male e a proporci la cura perfetta per il nostro caso.
Attenti a denunciare un piccolo doloretto al polso destro! Subito il collega di stanza vi diagnosticherà il tunnel carpale e, se non sarete fermi nel respingere la sua affettuosa attenzione, vi troverete già prenotati con il suo stesso chirurgo. Bravissimo! giurerà.
E guai a dire che volare vi fa paura e che vi vengono delle contrazioni allo stomaco prima di imbarcarvi (Del resto, ammettiamolo, le ali non ce le hanno date come corredo di base). Subito un volenteroso identificherà in questa vostra idiosincrasia, un primo accenno di attacco di panico e vi proporrà, secondo la sua scuola di appartenenza, uno psicofarmaco o una bella psicoterapia.
E mai, dico, mai dichiarare di fronte a chicchessia che avete mal di testa!
Il mondo sembra composto di persone a caccia di gente con il mal di testa, convinte che voi nella vita non abbiate mai fatto nulla per liberarvene e anzi, lo abbiate accolto come un piacevole sistema per ingannare il tempo, gente infiammata dalla esaltante missione di strapparvi alla vostra sofferenza, dirottandovi sul centro appropriato, quello che si è occupato del loro mal di testa estirpandolo in un amen.
Questo discorso non vuole essere una svalutazione o addirittura una condanna della generosità e della solidarietà umana, virtù che apprezzo in sommo grado. Vuole semplicemente invitare i solidali ed i generosi ad attendere la richiesta di aiuto, per precipitarsi, solo dopo, a soccorrere il loro simile.

Questa pseudo-digressione è meno fuori luogo di quanto potrà esservi sembrato.
Infatti la vera disperazione del ‘soccorrevole’, tipo umano inquietante e, ammettiamolo, un po’ ossessivo, è proprio l’accidioso. Il ‘soccorrevole’ infatti ritiene che tutto, ma proprio tutto, vada curato, che nessuna, benché minima, patologia possa essere serenamente accettata e che occorra predisporre un programma per affrontare qualunque disturbo o anomalia o semplice particolarità. Il suo scopo sembra essere quello di far approdare ogni suo simile alla nirvanica esperienza dell’esser sano. Fisicamente, mentalmente, psicologicamente e, perché no, spiritualmente. In una parola, perfetto.
L’incontro tra un accidioso e un soccorrevole è spassoso, a patto di non essere voi stessi o l’accidioso incalzato o il soccorrevolo frustrato.
L’uno diagnostica, sempre senza richiesta alcuna da parte del diagnosticato, e prescrive. L’altro, vagamente ascolta, e altrettanto vagamente ignora.
Il soccorrevole si allontana deluso. L’accidioso, lui, resta. Blandamente scocciato.
La differenza fra i due, in fondo, è che l’uno respinge l’idea che l’essere umano sia imperfetto e la vita un’accozzaglia incasinata di problemi, e l’altro respinge l’idea che la vita contenga fili da tirare (Tirare? Ma siamo pazzi?) per dipanarla un po’ e l’uomo una creatura imperfetta ma migliorabile attraverso qualche azione (Azione? Volete scherzare!)
Come match è imperdibile per uno spettatore. Da viversi invece, in uno dei due ruoli, è abbastanza urticante.
Se dessero in televisione un incontro di questo tipo io non me lo perderei e tiferei, manco a dirlo, per l’accidioso.
Riconosco che ha i suoi limiti, ma non rompe le palle a nessuno.
Se ne sta nella sua accidia e non vuole cambiare alcuno. Volete mettere?

E parliamo adesso della manualistica sul ‘migliorarsi’.
È di marca anglosassone, che ve lo dico a fare, e qui da noi viene adottata come ultimo credo. In genere con un decennio di ritardo. Esistono manuali per risolvere ogni e qualunque problema. Volti, tutti, ad arricchire e migliorare noi stessi e la nostra vita.
Per perdere dieci chili
per prendere dieci chili
per parlare lingue nuove, swahili compreso
per organizzare al meglio il proprio tempo
per essere assertivi
per essere accoglienti
per riconoscere le proprie emozioni
per contenerle
per lasciarle vivere
per comunicarle
per trattare con gli uomini
per trattare con le donne
per sedurre
per lasciarsi sedurre
per non viziare i figli
per imparare a dir loro di no
per imparare a dir loro di sì
per scrivere poesie
per scrivere fumetti
per pubblicare libri
per stendere la tesi di laurea
per scrivere il proprio curriculum
per suonare la tastiera
per mangiar sano
per mangiar povero
per mangiare macro
per cucinare alla capoverdina
per cuocere le uova in cento modi diversi
per usare il forno a microonde
per disegnare il proprio tema astrale
per incrementare il proprio vocabolario
per cantare lo jodel
per cantare i mantra
per sviluppare i pettorali
per farsi il nodo alla cravatta
per farsi una barca in casa
per organizzare il proprio frigorifero
per riconoscere le etichette sui prodotti alimentari
per fare sesso in oltre mille diverse posizioni (il Kamasutra, roba da dilettanti)
per ballare il cha cha cha
per ballare la tarantella
per non vomitare in barca quando si balla
per scommettere in borsa
per leggere il Sole Ventiquattrore
per riconoscere le costellazioni
per riconoscere le erbe dei campi
per riconoscre le nostre pulsioni
per incontrare il bambino che è in noi
per leggere Proust
per partecipare ad una riunione
per presiedere una riunione
per usare Word
per non usare Word
per organizzare un viaggio
per preparare una valigia
per riconoscre gli scrittoi Luigi XVI
per riconoscere i sofà Liberty
per smettere di fumare
per smettere di bere
per imparare a raccontare barzellette
per relazionarsi con gli altri
per imparare a relazionarsi con se stessi
per diventare saggi
per diventare agopunturisti
per fare il presepe
per fare maglioni
per diventare ricchi
per raggiungere il successo
per raggiungere la pace interiore
per avere sederi più tonici
per avere unghie più forti
per avere capelli più luminosi
per avere un miglior rapporto con se stessi
per avere un miglior rapporto con il padre
per avere un miglior rapporto con la madre
per avere un miglior rapporto con la suocera
per avere un miglior rapporto con la nuora
per saper invecchiare
per restare giovani
per.......


Ognuno di voi sa che questo elenco potrebbe continuare, ad libitum. Ognuno di voi, ne sono certa, potrebbe contribuire a farlo. Ma se noi volessimo -e, arrivata a questo punto, ormai sfinita, almeno io voglio- essere sintetici, dovremmo dire che tutti questi manuali, o guide o corsi e corsetti, si propongono in definitiva di MIGLIORARCI. Tutti, nessuno escluso, puntano a questo.
ATTENZIONE: “II manuale per imparare ad acccettarci”, anche lui vuole migliorarci! Il trucco consiste nel fatto che, insegnandoci ad accettarci come siamo, in realtà ci sta migliorando. Mentre mi appare evidente che, per accettarsi davvero, è sufficiente restarsene lì, così come si è, compreso il nostro scontento di noi stessi. Senza pensare minimamente ad imparare l’arte di accettarsi. Accettando che anche accettarci è al di fuori della nostra portata. Lo vedete da voi, non se ne esce, è un loop bestiale.

Ora, migliorare se stesso, è proprio quello che l’accidioso non vuole fare. Non ne ha l’ambizione, non ne sente la necessità. Migliorare il sé o il mondo fuori di sé non fa parte del suo programma di vita. Programmi di vita l’accidioso non ne ha. Ha la vita. Punto. L’accidioso trova che sia sufficiente.

Accidiosi si nasce. Ma, volendo, si potrebbe imparare ad esserlo.
Sto pensando di stendere un breve manuale: Come diventare accidiosi.
La sola idea di frotte di iperattivi miglioristi che si precipitano con tutta la loro energia sul mio manuale per aggiungere l’ultima perla al loro programma di auto-miglioramento-totale, mi rende pazza di ilarità.


Intanto all’accidia ho deciso di dedicare un’ode. La pubblicherò nel prossimo post.

5 commenti:

  1. Ciao Marina,
    non credo che i vizi capitali tu li possegga tutti: penso che, come me viziosa non da poco, tu possa rinunciare alla grande all'invidia e all'avarizia. Io salvo la lussuria, spero di poterlo dire fino a 80 anni almeno :))

    P.S.Se mi dessero una seconda possibilità, cosa che implorerei con tutta me stessa, la gola seguirebbe e ruota, se me ne dessero una terza, l'accidia sarebbe mia, se me ne dessero una quarta...........

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  2. Questa idea che suggerisci di conservare la lussuria fino agli ottanta, merita una riflessione....;-))
    grazie ciao marina

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  3. Confesso. Ammetto. Faccio outing.
    Ebbene sì. Sono iperattiva-migliorista. Compatitemi!
    Non si sta per nulla bene ad esserlo!

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  4. @ Artemisia io sono una attiva che si è arenata, aspirante accidiosa..
    ciao marina

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