Quelli che dicono: “non devi cercare la chiarezza nel mistero, ma il mistero nella chiarezza”.
Quelli che dicono: “devi cercare l’oltre che c’è in ogni cosa”.
O anche: “non fermarti al primo significato, cerca il secondo e il terzo, cerca sempre più giù. Il vero significato è in fondo”.
Quelli, tenetemeli lontani.
A parte che ti impongono sempre di cercare e io sono stanca di cercare perché in effetti tutto il giorno non faccio altro che cercare come affrontarlo, il giorno, ma poi mi sembrano tutti dei fuggitivi. E infatti così li chiamo, i fuggitivi e appena ne incontro uno, anche in un libro, gli dico ciao, a te, il tuo mistero, il tuo oltre e il significato ultimo.
Non ricordo la frase esatta che disse il Professore sull’oltre quel giorno a quel convegno sulla coscienza di sé. Ma so che avrei voluto balzare in piedi e applaudirlo e gridargli bravo! bravo!
Poi non lo feci, lo avrei messo in imbarazzo.
Una volta non ero così, ero aperta a ogni oltre, ogni significato ultimo, ogni mistero.
Poi ho visto che trans-qualcosa e cis-qualcosa erano uguali, che l’ultimo significato laggiù in fondo era proprio uguale al primo quassù e che il mistero stava alla chiarezza come la chiarezza stava al mistero. E non era vero che mi arricchivo. La vita mi stava logorando e quando sei logorato sei come la carne di un brodo bollito troppo a lungo. Il brodo si è talmente ristretto che è diventato quasi un dado e la carne, tu, è tutta sfilacciata.
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