giovedì 1 settembre 2016

Quasi un racconto/Il rodomonte

In lui c'era la vibrazione di un mondo dolente ma non arrivava agli occhi. Era più lontano e più sepolto. Si intuiva quando lui scuoteva la testa e allora pareva di veder cadere sul tavolo pensieri pesanti e voci scomposte. Beveva vino da un cartone ma aveva polsi sottili e la loro eleganza si trasferiva al cartone e il vino sembrava di annata buona e nobile casa.
Raccontava storie in cui lui non compariva mai; storie di onde alte come colline, di convolvoli accecanti di blu, di donne con pantaloni in lino bianco e sportive code di cavallo. Non erano storie tristi, nemmeno storie allegre; erano storie, tutto quello che era disposto a dire.
Conosceva una sola lingua fatta di molte lingue: il lessico più pazzesco e variegato che si fosse mai sentito.
–Non fare rodomontate– disse un giorno a un bambino che ne sfidava un altro con i pugni stretti "Provaci, dai provaci!". 
Subito dopo si alzò di scatto, facendo schizzare il vino dal cartone, e affondando con i piedi sulla sabbia risalì la duna. Lei lo rincorse per un po' ma camminare sulla sabbia era faticoso, e sapeva che comunque non lo avrebbe mai raggiunto, né sulla duna sterposa né nel passato che teneva per sé. –Auf wiedersehen– diceva all'autista quando scendeva dall'autobus e "meló, meló" mormorava quando incrociava una coppia che si teneva per mano.
Rideva con tutte le rughe che si intersecavano sul viso magro, rideva con stupore e innocenza, con la protervia dell'innocenza.
Tra sé e sé lei lo definiva una conoscenza, ma più volte a settimana passava davanti al chiosco dei giornali sul lungomare col cuore agitatissimo e i polmoni incasinati e anche se si avvicinava lenta, con occhi e passo indagatori, quando se lo trovava davanti aveva sempre  l'affanno, come dopo una corsa. Si erano conosciuti lì al chiosco, una mattina che il giornalaio si era allontanato e lui lo sostituiva. Ma da lei non volle i soldi: –I reduci non prendono i soldi da altri reduci– la fulminò. Lei pensò di essere protagonista di una irripetibile avventura e gli offrì in cambio un caffè. Lui chiese un bianco in un bicchiere di plastica –questo ce lo beviamo sul molo–.
Tutto qui, solo una conoscenza che si protrasse. Lei gli raccontava la sua vita, lui le sue storie. Lei si tagliò i capelli e smise i tacchi alti per seguirlo sulla duna; lui un giorno -un solo giorno- le posò un dito sul collo, come se le controllasse il battito, e scandì poche parole in una lingua che lei non riconobbe. Lo pregò, lo supplicò, di tradurre ma lui liquidò la faccenda con un'alzata di spalle e l'accenno di un brindisi col vino cartonato.     
"Tutto questo transfert", le disse una mattina –boring, boring, non diventerò mai la tua chioccia–.
Quando la duna andò a fuoco commentò guardandosi i piedi:–doloso o colposo un incendio è sempre un
assassino-. Lei perse il lavoro, lui ne trovò uno -così disse- e sparì. 
Era solo una conoscenza, lei si disse poi, un rodomonte. 



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