venerdì 4 luglio 2014

il filo di acciaio

Ero in strada e camminavo lenta adattando il passo al mio pensiero. E d'improvviso l'ho proprio sentito, percorrermi tutto il corpo, il filo di acciaio che mi tiene in vita, benché colpita duramente e senza cessa, ancora in vita.
Ho scoperto che è questo filo di acciaio, che ho sentito quasi fisicamente, a rendermi come sono, quella che sono: una persona capace di sostenere questi giorni e questi anni, anche nel crollo dei desideri, delle speranze, delle aspettative. Anche nell'amarezza, riconosciuta ormai come definitiva compagna.
Il filo di acciaio agisce per me, fa il suo lavoro per conto suo, mi tiene in salute e fa sì che, sola, io proceda nella vita. Ritta.
Dal filo di acciaio mi sento agita, una sensazione che ho già conosciuto. Nel filo di acciaio si esprime la potenza della natura, e strapparsi da dentro il filo di acciaio natura non concede.
Cosa costi avere dentro di sé questo filo di acciaio, io sola so. E osservo gli inconsapevoli altri e sorrido dentro di me quando mi sento dire che sono forte.
Io, forte? Vorrei dire loro. Ma va, è lui che è forte, il filo di acciaio. Io, il mio io, lo ospita solo. Ed è un ospite indesiderato.

8 commenti:

  1. Talvolta affiorano, i fili che non sai, le Parche immobili che ti regalan quel che dicon vita

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  2. Hai reso perfettamente il mio ' sentirmi ' di sempre e di questi giorni in modo particolare.
    Cosa potrebbe succedere a noi se , senza pensarci, così,decidessimo di sbarazzarci di questo ospite indesiderato che però è stato con noi per buona parte della vita, o forse addirittura per tutta la vita, parlo per me.
    Non so dire...
    Ti abbraccio

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  3. io me lo visualizzo come uno di quei chiodi grossi con testa larga, tipo quelli piantati sul Cristo in croce (viziata dall'iconografia sacra)... è un corpo estraneo e, mi permetto di suggerire ad Adele, se "decidessimo di sbarazzarci di questo ospite indesiderato"...forse...si potrebbe addirittura guarire. Un abbraccio

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  4. @tentarenuoce mi piacciono sempre i tuoi versi, grazie
    @adele neanche io so dire, il filo d'acciaio è con me da sempre.Nella vita l'ho anche ringraziato, ora molto meno

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  5. @arnicamontana l'iconografia sacra, spesso così truculenta, ha una grande potenza significativa. Il mio psichiatra, molti anni fa, mi descrisse a me stessa come un S. Sebastiano arreso, invitandomi a scrollarmi di dosso le frecce. Guarire…parola impegnativa

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  6. Io ho sempre pensato di aver dentro un elastico... eccolo, si vede? zzzig zzzig... giallo, flessibile, reattivo!
    In posizione di riposo è innocuo, non da' fastidio a nessuno e nessuno lo considera, se però si tende, si tira, s'intreccia, ci si gioca, diventa una fionda!
    Zzzig zzzig... le fionde sono pericolose, si nascondono in una tasca, sono silenziose e silenti ma pur sempre un'arma!

    Vediamo.. io a chi posso fare male? A nessuno! Neanche concepisco l'idea del fare male: forse qualche dispettuccio, o una piccola rappresaglia, o una vendetta circoscritta e tanto per, ma male davvero, no! Avrei voluto, qualche volta, avrei voluto essere forte e cattiva per ricambiare qualche colpo subìto, ma io rifiuto l'idea del fare male, e anche di fronte l'avversario più temibile, se penso che lo posso mettere al muro e in condizione di vulnerabilità, faccio io un passo indietro e lo grazio.
    Sono così, che ci posso fare, non sono riuscita a cambiare e non penso che possa essere possibile.

    A pensarci bene, però, a qualcuno ho fatto male: a me stessa. Non mi sono riconosciuta e non mi sono legittimata, mai. Mi sono intimidita, spaventata, nascosta, di fronte alla me vera e l'ho ammazzata prima ancora che riuscisse a nascere. Oggi è troppo tardi per abiurare a tutto ciò, posso soltanto prenderne atto, stop.

    Ma questa idea dell'elastico... insieme al filo d'acciaio di Marina, e al chiodo di Arnicamontana, e al sentire di Adele,ce l'ho in testa da stamane e tento di farne un concetto: un elastico emotivo pronto a reagire con la possibilità. Sono chiara?
    Ripeto: un elastico emotivo pronto a reagire con la possibilità. Non ho detto "la realtà", ma proprio "la possibilità"; e la possibilità è una canzone, un concetto, un ricordo, una mail, un sorta di onnipotenza, una mare di sfumature insomma, di fronte alle quali zzzig zzzig l'elastico si tende, si stira, si contrae: reagendo, appunto.

    Un elastico potente, se vogliamo, potente proprio perchè è piccolo, nascondibile, mimetizzabile. Zzzig zzzig... in fondo basta soltanto sapere che c'è, che si può tenere in tasca al riparo da sguardi indiscreti, negare addirittura, ma zzzig zzzig... c'è. Non se n'è mai andato.

    E allora le possibilità sono infinite, la mente danza, medita, riflette. Spazia. Spazia da un mondo colmo di stupidità al ricordo di amici che non ci sono più, ai nostri cari scomparsi, a quanto è effimera l'esistenza e quanto ce la dovremmo tesoreggiare, a quanto siamo stati felici e a quanto non lo siamo più.
    Zzzig zzzig, sono un elastico, giallo, forte, sofferente, tenero, nascosto: cerco premure e non ne trovo, vorrei tenerezza e non ne ho, ho sensazioni di fallimento e insieme di grande realizzazione: la mente vola ad accadimenti e parole e l'elastico si contrae, attorcigliandosi nel desiderio e nella nostalgia.
    Chi sono? Chi non sono più? Chi avrei voluto essere? Chi avrei potuto essere? Perché sempre questo dolore dentro di me che non riesco a lenire? Zzzzig zzzig, sono soltanto un elastico, molto meno di un filo di acciaio eppure altrettanto dolente.
    Grazie, Marina.
    Elle

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  7. @Elle Al tuo commento, così ricco, devo dedicare una riflessione. Devo confrontarmi con l'elastico per darti una risposta meditata. Grazie, Elle

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  8. Cara Elle, ho riflettuto su tuo elastico interno. E mi sono chiesta se il mio elastico non si sia un po' sfibrato, sbrindellato. La mia reattività al possibile si è molto ridotta, circoscritta, direi, a un piccolo orizzonte. Elastici, fili di acciaio, chiodi, come dici tu molte cose ci abitano…
    grazie a te, davvero

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