mercoledì 28 maggio 2014

una poesia di Sylvia Plath


Io sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale
Non sono un albero con radici nel suolo
Succhiante minerali e amore materno
Così da poter brillare di foglie ad ogni marzo,
Né sono la beltà di un’aiuola
Ultradipinta –che susciti grida di meraviglia,
Senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me un albero è immortale
E la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
Dell’uno la lunga vita, dell’altro mi mancxa l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
Alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo, ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
Forse assomiglio a loro nel modo più perfetto-
Con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo e io siamo in aperto colloquio,
E sarò utile il giorno che resterò sdraiata per sempre:

Finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

1 commento:

  1. Leggo sempre con un'infinita malincoinia le poesie di Sylvia che cercoò la morte con pacata testardaggine.

    RispondiElimina

Non c'è niente di più anonimo di un Anonimo