lunedì 15 marzo 2010

astenersi missionari

Ci sono, ahimé se ci sono, quelli che si sentono investiti da una missione e si danno ad evangelizzare gli altri. I vangeli che portano in giro sono i più vari.
Vanno dalle loro scoperte alle loro passioni, dalle regole della loro vita ai loro hobby, dalla loro fede in un dio o in una pratica terapeutica alla loro fede nel Cillit Bang come insuperabile sbiancante.
Non parlo di quelli che si limitano a segnalarti il fatto che la ginnastica posturale ha risolto un loro problema di sciatalgia, o che ti informano che camminare per un'ora al giorno rende il loro umore più vivace e i loro glutei più sodi. Non alludo neanche a quelli che ti fanno sapere che la terapia analitica ha cambiato la loro vita e resta la loro guida di riferimento; né ce l'ho con quanti dichiarano che il sugo loro lo fanno solo con i pomodori freschi. Chi di noi non fa affermazioni del genere? Tutti testimoniamo, soddisfatti di aver trovato la nostra personale soluzione a qualche problema o una nostra chiave di lettura del mondo, della vita, dei nostri simili. Ma questo non fa di tutti noi degli evangelisti. Dei missionari.
Gli evangelisti, i missionari sono fatti di altra pasta.
Questi non nascondono che il loro intento è convincerti ad adottare il loro metodo, la loro scoperta, la loro ricetta. A far tua la loro convinzione, a iscriverti alla loro confraternita, a giurare il loro stesso giuramento.
Di una persona/personaggio così Joyce Carol Oates -piccolo inchino reverente - ha scritto che "la sua tendenza ad elevare ogni sua nuova passione al rango di principio morale valido per la specie, di legge universale, risultava a volte leggermente irritante."
Io sono siuramente molto più irritabile dei personaggi oatesiani, perché gli evangelisti di ogni vangelo, i missionari di ogni missione mi stanno scomodamente sullo stomaco. Altro che leggermente irritanti!
Per una persona come me, che crede cioè solo nell'esempio e nella testimonianza, l'impegno convincitorio (sul dizionario questo lemma non lo troverete ma vi garantisco che ho il perfetto diritto di usarlo; l'ho regolarmente formato utilizzando le regole di formazione lessicale della nostra lingua, servendomi cioè del lessema-suffisso torio, sulla scia di accusatorio, assolutorio, consolatorio, ecc. ) l'impegno convincitorio di queste persone, dicevo, risulta molto fastidioso.
Io m' infastidisco persino se il missionario di turno diffonde intorno a sé un verbo nel quale anch'io credo! A me piacerebbe che tutti noi offrissimo la nostra esperienza e le convinzioni che ce ne sono derivate, come una padrona di casa generosa ma discreta offre un vassoio di antipasti. Indicandolo ai suoi ospiti e lasciandolo lì, a disposizione di chi vuole approfittarne. (Come assillano invece quei: "senti quanto sono buoni!" quei "prendine un altro!" quei " devi assolutamente assaggiarli!"). Ma l'esuberanza offertoria (Non vi agitate è tutto in regola, è lo stesso lessema suffisso di prima, ma al femminile) in caso di antipasti è un peccato veniale, lo ammetterete; testimonia voglia di far felici i propri ospiti, di mostrar loro che si sono scelte per accoglierli le pietanze che si considerano migliori, che li si ospita volentieri e con calore. Una padrona di casa di tal fatta è magari solo ansiosa e io non manco mai di accondiscendere alla sua sollecitudine per farla felice. (Caso mai, sputo nascostamente). Preferisco però la padrona di casa che mi mette a disposizione il suo buffet o la sua tavola e mi dice: "Prendi quello che vuoi, liberamente. E se non hai appetito o non ti piace lascia pure lì".
Mi piace molto quando le persone mi raccontano attraverso quali vie hanno raggiunto le loro piccole serenità, tolto la macchia di caffè dalla seta, accettato un proprio limite, restituito elasticità ai propri addominali, o fatto pace con l'ombra della madre, ma li trovo letteralmente insopportabili se fanno della loro chiave interpretativa dell'esistente la chiave interpretativa dell'esistente di ognuno di noi e della loro dieta alimentare la dieta alimentare valida urbi et orbi.
Ma, lasciando la tavola alimentare e venendo al banchetto della vita, ai principî, alle fedi, alle convinzioni, alle regole che i miei simili si sono formati lungo le loro vite, vorrei che le persone mi mostrassero come risolvono i loro problemi, piuttosto che dirmi come dovrei io risolvere i miei. Accetto volentieri testimonianze, anzi ne ho una vera fame, respingo senza appello ricette e ricettari.

En passant: uno degli aspetti che meno sopporto delle religioni e della cattolica in particolare è l'idea di voler convertire gli altri.
Ma specifico anche che ho il massimo rispetto per i veri missionari che, in giro per il mondo, mettono la loro vita al servizio dei derelitti.
Certo se non volessero anche convertirli alla loro fede sarebbe meglio, ma non si può avere tutto...

23 commenti:

  1. Io invece mi infastidisco SOPRATTUTTO se il missionario di turno cerca di "diffondere un verbo nel quale anch'io credo". E mi diverto (a volte so essere veramente sadico) a smontarli con la loro stessa (supposta) dottrina.

    Ritengo che l'unico modo di convincere (e non convertire) sia l'esempio di vita. Meno parole e più fatti, tutto qui.

    Pace e benedizione
    Julo d.

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  2. i missionari? in realtà sono uomini o donne in missione si, ma li considererei un po' gli 007 del vaticano, e uno 007 ha una missione ben diversa da quello che invece pensano tutti di un prete o una suora in africa ad esempio.
    molti sono armati, non è proprio una cosa consona a chi dice di girare il mondo per "aiutare".
    certo c'è la suora o il frate che stanno in luoghi assurdi e aiutano sul serio, di solito senza un euro dal vaticano e da nessuno, visto che le organizzazioni che dicono di raccogliere fondi per loro in realtà lo danno sempre al vaticano, non nomino l'8per mille poi sennò mi sento male, ma queste persone veramente buone sono eccezioni non la regola, poi: attenzione, frate è una cosa, prete un'altra, il vero missionario di solito è frate non prete.. già da qui si evince che.. ;) ciao laura

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  3. eris sacerdos in aeternum

    il credente non può che trasformarsi in reclutatore

    il laico preferisce kantianamente una morale di imperativi categorici che prescindano da un contenuto precettistico; quando invece i laici si organizzano e si trasformano in campioni di laicismo diventano dei sacerdoti di una laicità fraintesa e impongono comandamenti.

    insomma: non se ne esce. essere laici è uno sforzo intellettuale e pratico quotidiano, non essere dei cattolici alla rovescia.

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  4. Vorrei poterti urlare il mio totale accordo con il tuo post, ma devo limitarmi a sottoscriverti un beneeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!
    Hai toccato uno dei tasti più dolenti della convivenza umana e civile: la volontà (criminale) di indottrinamento, l'asservimento psicologico all'ego del "so tutto e più di tutto" di turno.
    Gli esempi fioccano ovunque e anche qui, tra i blog, non ci facciamo mancare di certo la pregiata merce dei presuntuosi e idolatri di sé...
    Devo confessarti però che io non sono capace di mediare con costoro, non ho mai imparato a farlo e, credo, non imparerò mai: troppo fastidio mi dà il loro tentativo continuo di convincimento/asservimento para-ideologico.
    Quando questi aspiranti dittatori e diserbatori delle menti altrui incrociano la mia strada cerco dapprima di fargli capire che non è aria, esercitando la sublime arte dell'indifferenza ostentata; se però ciò non basta e se mi vengono a sfruculiare devo riconoscere che questi soggettuzzi sono tra i pochi capaci di rendermi del tutto ostile ad ogni loro manifestazione.
    Quando ci provano troppo con me amo cacciarli con un urlo argomentativo di quelli da belva sanguinaria.
    Pecché io sò na berva, se sa...

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  5. preferisco convincermi da me...

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  6. Sono d'accordo con te e spero che si capisca. Sono talmente d'accordo che dubito anche di me stessa, mi chiedo spesso se la convinzione in certe idee non mi rendano poco rispettosa delle idee degli altri. E se vi accorgete che non lo sono, vi prego di dirmelo, perchè sono gli altri che a volte sanno vederti meglio di quanto non lo sappiamo fare noi.
    Sono d'accordo con l'ascoltare le testimonianze. L'ascolto degli altri non è solo utile a chi lo si presta, ma soprattutto a noi stessi.
    Grazie Marina

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  7. è vero, quanto hai ragione ! e quelli che ti vendono una filosofia eppoi scopri che sono tutti detersivi e integratori ?

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  8. @tutti: vedo che i missionari carezzano contro pelo anche voi! me ne compiaccio. Naturalmente apprezzo i ragionamenti motivati di blindsight, out, giardigno, tereza (esuberante come sempre la bestiaccia), julo, giulia ma zefirina batte tutti con il suo "Preferisco convincermi da me"!

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  9. Passami il gioco di parole ma forse qualcuno lo fa in buona fede...
    :-)

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  10. Qualcuno malignetto potrebbe dire che nulla ha più spirito missionario del tuo post e di qualcuno dei commenti che hai ricevuto.
    La mia opinione è differente, che sia inevitabile che ognuno creda alle proprie opinioni e che ne voglia fare oggetto di comunicazione ai suoi simili, e che quindi ciò che in realtà conta non è il fatto di voler convincere gli altri, visto che anche tu ricadi, inevitabilmente direi, in questa tipologia, ma il garbo, la misura, la chiara esclusione di ogni forma di violenza anche verbale.

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  11. @amatamari: bellissimo gioco di parole :-))
    @vincenzo: il malignetto erra: dimmi in che punto e con quali parole io mi rivolgo ai miei lettori per convincerli che tenere a distanza i missionari sia cosa buona e giusta! La risposta sottolinea tutta la differenza tra testimoniare una propria opinione e volerne fare adepto l'altro.
    È proprio la differenza tra la comunicazione e l'intenzione di persuadere convincere il punto cruciale. Quando scrivo qui io dico quello che penso e perché lo penso e questo è tutto. Il malignetto riveda sul dizionario la differenza tra testimoniare e convincere. :-)))
    I missionari, anche se garbati, mi stanno sulle scatole.

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  12. Beh, Marina, ma se comunichi non per convincere, che poi significa anche dare il proprio contributo alla crescita degli altri, perchè lo farai mai? A me pare che se ritenessimo una colpa lo stesso influenzare gli altri, non ci resterebbe che il silenzio. Nulla più del silenzio è rispettoso delle opinioni degli altri.

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  13. @Vincenzo: vedo che usiamo i termini in modo diverso. Il che rende difficile capirsi. Quello che io chiamo il missionario ti dice così: "Questo è il mio credo. Esso è il solo vero e giusto. Accettalo." Te lo dice gentilmente ma te lo dice. Il non-missionario ti dice: "io mi regolo così e mi trovo bene."
    Sono stata abbastanza chiara?

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  14. semplicemente splendido questo post; ultimamente faccio fatica a leggere me stesso, figuriamoci gli altri. Ma queste righe sono scivolate via come acqua fresca al quindici di agosto; ora le stampo e vado in giro a farle leggere a tutti.....o è meglio di no?!?

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  15. @unodicinque: spiritoso :-)

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  16. A volte mi capita che certe persone mi chiedano consigli, e ciò mi mette in imbarazzo. Io rispondo sempre di non poter dare consigli, di poter soltanto dire come mi comporterei o come mi sono comportata io in una situazione simile, ricordando però esplicitamente che le mie esperienze di vita e la mia indole sono ben diverse da quelle del mio interlocutore.

    Ciao!:)

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  17. completamente d'accordo con te
    ma i missionari non sponsorizzano solo le idee religiose o laiche
    ci sono persone che prese da sacro fuoco ti rompono anche per importi le loro idee sulle diete, sulle amicizie e quant'altro
    io vivo sempre di più con me stessa ben lontana dagli impositori di modi di essere altrui...noiosi insopportabili dominatori e impositori !!!!

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  18. Quanto a capacita' convincitoria sono una vera schiappa. E' piu' facile che convincano me (anche se l'insistenza sta scomondamentea anche sul mio stomaco).
    Pero' davvero la ginnastica posturale ha risolto i miei problemi di mal di schiena. Dico sul serio. ;-)
    Baci.

    PS Vulcanica Marina, basta distrarsi un attimo e tu mi spari ben 10 post da leggere!

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  19. @Artemisia: rilassati! non li devi leggere tutti!

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  20. Ma ti pare che posso saltare un tuo post???? Va beh, lo ammetto, le poesie non le leggo. :-( Conosci il mio cuore peloso, no?

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  21. Salve, mi chiamo Caterina e ho un blog per genitori, ma siccome sono psicologa sto decidendo di fare dei gruppi, degli incontri per genitori per raccontare la mia esperienza e le mie dritte che ho messo per ora solo per iscritto. L'immagine dell'antipasto, di come offrire agli altri era proprio quello di cui avevo bisogno. Ho preso volentieri dal tuo vassoio! Grazie, sono contenta di averti scoperta.
    Caterina

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  22. ciao Caterina e benvenuta. Serviti pure tranquillamente!
    e auguri per il tuo blog e per il tuo lavoro
    passerò in visita
    marina

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