mercoledì 13 gennaio 2010

il segnalibro/sei

Ci sono libri che dopo poche pagine, dopo poche pagine, ti dici: oh no, questo libro finirà, non è possibile, come farò?
E poi subito dopo pensi: lo ricomincerò, sì lo ricomincerò e così ti tranquillizzi un po' e puoi andare avanti; ma ti tranquillizzi solo un po' e mentre lo leggi devi continuamente andare a vedere quanto ancora te ne resta e sei combattuta; da un lato non vuoi assolutamente dormire perché vuoi andare avanti a leggerlo, ma dall'altro non vuoi assolutamente finirlo; così cerchi il compromesso e ti dici: ancora dieci pagine e poi basta, e poi lo ricomincerò da capo e così trovi un po' di pace. Questo libro è L'angoscia di re Salomone di Romain Gary.
E tu sei fortunata, il dio dei lettori ha guidato la tua mano quando lo hai preso in libreria dove ti sei precipitata subito dopo aver letto La vita davanti a sé, sempre di Romain Gary. Due libri scritti negli anni settanta e tu li avevi persi. Oddio, li avevi persi!
Ma La vita davanti a sé non è di quei libri che dopo poche pagine ti dici: oh no, questo libro finirà, come farò, come farò quando sarà finito?
No, è piuttosto di quei libri che li leggi con la testa bassa, senza uscirne mai neanche un momento e non importa se finirà, perché a modo suo non finisce, perché resta dentro di te e tu lo sai da subito che resterà dentro di te e così lo leggi tranquillamente ma anche appassiontamente e senza uscirne fuori neanche un minuto.
E poi quando è finito resti lì tranquilla perché è un libro di quelli che dicono tutto e tu sai che è completo, lo sapevi da subito che sarebbe stato completo e che potevi stare tranquilla, perché lui, l'autore lo avebbe finito solo quando l'ultima parola giusta sarebbe stata scritta; e quindi va tutto bene, nella tua vita il libro è entrato e quindi va tutto bene e così tiri un sospiro di sollievo e ringrazi. Perché il libro è uno di quei libri che quando li hai finiti tu dici: oddio grazie, grazie signor Gary di aver fatto questo per me. Proprio come quando a Parigi ogni tanto, anzi ogni poco, andavi al Museo Picasso e salendo dal piano terra al primo piano per quella scala stretta, quasi da condominio, però piena di luce, incontravi  i Ritratti di donna e ce n'erano persino sul pianerottolo e tu pensavi: oddio, signor Picasso lei ha fatto questo per me! grazie davvero, grazie.
E  tornavi a casa e tutto era molto più sensato e per un po' potevi respirare meglio, per un bel po'.
E così è con questo libro di Romain Gary, La vita davanti a sé.
E subito tu devi annunciarlo a tua figlia e anzi glielo presti, l'eccezione suprema, perché anche questo fa una madre per una figlia e appena lei si chiude la porta di casa dietro le spalle ed è uscita da casa tua con il tuo libro tu dici: oddio le ho dato il libro! quel libro mi serve, mi serve immediatamente! e non ti capaciti di aver potuto farlo uscire di casa; ma poi ti ricordi che una madre fa anche questo per una figlia e così fai finta di niente con te stessa. Però ti scrivi un appunto, un memento, perchè devi avere una prova che lei è uscita con quel libro tra le mani e così te lo appunti e metti anche la data in cui glielo hai prestato, così per sicurezza. E poi quando vai a trovare tua sorella che non sta bene le dici: devi comprarlo, devi leggerlo, guarda ti sto facendo un favore, ti sto facendo un regalo; e lo sai anche tu che non si dice mai: devi leggerlo, devi andare, devi vedere, ma lo dici lo stesso perché sei contenta di poterle fare questo favore e perché sai che tua sorella lo riconoscerà come un favore.
Perché di Rosarno non avete potuto parlare perché vi faceva star male e sembra che questo non c'entri e invece c'entra tantissimo.
E poi torni a casa e porti la macchina in garage e c'è Nazareno che è il ragazzo allegro che lavora lì, quello che ti accoglie sempre con un sorriso sincero, come si accoglie l'unica zia che ci sta simpatica e tu vorresti dirgli: leggilo, leggilo, perché dopo la vita sarà meno oscura; ma sai che lui non legge, tranne il giornale che danno gratis nella metropolitana, e questo è un peccato e ti rattristi per lui, pensi che è una terribile ingiustizia e un terribile peccato che ci sia tutta questa gente che non legge, perché così il mondo non cambierà mai, mai, perché questi libri sono necessari; perché la pietà per la vita non ce la portiamo mica dentro come un corredo e c'è gente che se non legge almeno un libro non la incontrerà mai e ti dici che non è giusto, e che tutti dovrebbero avere il diritto di leggere, no veramente non il diritto di leggere, perché qui, in questo paese, tutti hanno il diritto di leggere, ma il diritto di desiderare di leggere ed esci dal garage sentendo che non è giusto che nessuno abbia detto a Nazareno che ha il diritto di desiderare di leggere e che forse dovresti dirglielo tu.
Però lui si chiama Nazareno e questo qualche cosa significherà pure! ed è capace di accoglierti come si accoglie l'unica zia che ci sta simpatica, con un sorriso che non è venale e pensi che forse lui la pietà per la vita se la porta già dentro, e perciò forse non è così grave se non legge; e ti ricordi di quella volta, sì quella volta che l'altro garagista scambiò il saluto fascista con un cliente, ed erano tutti trionfanti per il risultato delle elezioni e Nazareno ti interrogò con lo sguardo e poi proprio con le parole e disse: ma li ha visti questi? ma che festeggiano con il saluto fascista? e voi restaste a sbigottire insieme e a scuotere la testa; e poi mentre ti avvii verso casa pensi a quando credevi di essere rivoluzionaria e ti dici che no, non lo eri abbastanza e non solo non lo eri ma neanche lo sei diventata con l'età e questo è molto più grave, perché è con l'età che si dovrebbe diventare rivoluzionari e se eri diventata rivoluzionaria adesso gli dicevi: leggilo, leggilo! e poi pensi che puoi dirglielo domani e forse potresti addirittura regalargliene una copia; ma mentre sali le scale di casa sai che non lo farai, perché potresti sopportare la sua sorpresa e la sua perplessità ma non potresti sopportare il fatto che lo lasci lì nella guardiola senza leggerlo, questo non potresti sopportarlo, non per te, ma per il signor Gary che ha scritto questo libro, ha fatto questo per te; e anzi senti che devi assolutamente adoperarti perché ognuna delle copie già stampate del libro venga acquistata e letta e dici: meno male che c'ho un blog, che comunque anche se non è la prima serata di Rai Uno una decina di persone le raggiunge e forse anche venti e tu e Romain Gary ce la farete e così avrete seminato un po' di pietà per la vita, che detto così, pietà per la vita può non significare niente, ma invece significa molto e tu e Romain Gary -mettere prima Romain Gary santo cielo!- Romain Gary e tu sapete quello che dite e chi leggerà il libro saprà quello che volevate dire.
E poi pensi che forse dovresti dire di che libro si tratta, spiegare e forse riassumere ma poi decidi che no, che dovranno fare un atto di fede, che poi tu le fedi non le puoi vedere, perciò ti correggi e dici un gesto di fiducia, dovranno fare un gesto di fiducia verso di te e verso Romain Gary.
E se non lo conoscono? Come tu non lo conoscevi se non di nome, di sfuggita, così, solo come il marito di Jean Seberg? Se si dicono: ma questo Romain Gary chi è, perché dovrei leggere questo libro, La vita davanti a sé e magari anche quell'altro libro, L'angoscia di re Salomone, ma chi li ha mai sentiti nominare? E poi pensi che non tutti sono ignoranti come te che fino all'altro ieri pensavi solo che Romain Gary fosse il marito di un'attrice svedese morta suicida. E poi pensi ad Artemisia che i libri li mastica poco, perché non trova quelli che fanno per lei, e se ne è lamentata. E pensi che questo sì che va per lei, perché c'è modo di sorridere mentre la vita ti si snocciola davanti e perché Momo si farà amare da subito. E comunque è notte e tu hai mal di testa, come ormai quasi tutte le notti e devi riuscire a dormire un po' e devi posare L'angoscia di re Salomone e conti le pagine che ti mancano alla fine del libro e sono 180, solo 180 e pensi: oddio, domani sarà finito. E siccome il paradosso comanda nel libro anche tu formuli il tuo paradosso e ti dici: no, non vado più avanti, non posso finirlo, questo libro deve restare lì, come un'assicurazione sulla vita, è uno di quei libri che si debbono solo assaggiare e non si debbono finire se no dopo non li hai più da leggere. Ma poi anche se sono le quattro -oddio, le quattro!- e hai mal di testa ti dici: ma quale paradosso del cavolo, io il libro me lo finisco, domani me lo mangio tutto e poi lo ricomincio, sì, lo ricomincio e dopo, quando mia figlia mi avrà restituito La vita davanti a sé, ricomincio anche quello. Ma quando, quando me lo restituirà? E va bene che sei madre e che una madre fa anche questo per una figlia, ma perché gliel'ho dato? come ho potuto fare questo? E spegni la luce, dopo aver scritto di getto questo delirio notturno e ti addormenti inquieta perché La vita davanti  a sé è fuori di casa e L'angoscia di re Salomone sta per finire.
Buona notte.


21 commenti:

  1. ...alla faccia del deliriio...mi vesto ed esco a cercare Roman Gary.
    ciao simona

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  2. Incantato dalla tua prosa, come sempre :)

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  3. Come te, se amo un libro, verso la fine lo 'centellino'...e poi provo alla fine un vero e proprio distacco. Come se perdessi una persona cara.
    Ci sono libri che mi hanno cambiato un po' la vita.
    Come al solito sei stata coinvolgente...

    P.S
    Ho fatto il post sul 'filo' del tuo, da me. Ti chiedo scusa sin da ora se l'ho stravolto, forse...

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  4. :-))) conosco benissimo quel tipo di angoscia, quella voglia di finire un libro quando la cosa che temi di più è proprio che finisca...
    Grande descrizione. Grande curiosità.E ovviamente imposto su Anobii questi due libri nella mia personale lista dei desideri...
    Grazie!

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  5. Sono entrata nel pathos che hai reso benissimo come sempre. Adesso però anche io devo uscire e comprare quel libro, scusa ma scappo...
    Un abbraccio carissima

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  6. Beh, anche se "li mastico poco" (ma li ascolto tanto, ricordatelo! ;-)), questo libro DEVO leggerlo per forza.
    E' un impegno. Putroppo sono una lettrice molto lenta, la sera mi addormento sulle pagine (altro che quattro del mattino!) però arrivo. Prima o poi arrivo.
    E poi non è che mi lamento di non trovare i libri che fanno per me. Semplicemente non riesco ad appassionarmi più tanto alla narrativa mentre i saggi mi piacciono di più così come le (auto)biografie perchè sono fatti realmente accaduti e non inventati. Di questo mi crucciavo.
    Bello comunque questo flusso di pensieri notturno...
    Baci.

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  7. Anche io mi sono trovata alcune volte combattuta tra la voglia irrefrenabile di finire un libro bellissimo e l'ansia di non volerlo finire perché mi sarei sentita orfana, alla fine.
    E condivido quanto dici su "La vita davanti a sé", che per me è stata una rivelazione folgorante e splendida. Accetto il consiglio, quindi, e presto leggerò anche l'altro suo libro.
    Grazie della segnalazione.
    V

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  8. ciao giovane Funny, ci siamo ritrovate su questo testo splendido!
    stai bene!
    marina

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  9. @Artemisia: lo so che audioleggi tanto! ma io mi riferivo anche ad un vecchio post in cui parlavi di libri e dicevi che non ne trovavi che ti prendessero davvero. Ricordo male?
    comunque La vita davanti a sé è un libro splendido, non ho paura del tuo giudizio
    ti abbraccio, marina

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  10. Non era proprio così. Cito:
    "Perché, per esempio, finisco per prediligere i documentari e i saggi e non riesco più ad immergermi in una storia di fantasia? Perché non riesco a guardare un film o leggere un romanzo senza immaginare il regista o l'autore che stanno cercando di farmi vivere quelle specifiche emozioni costruite appositamente?"
    Ho già ordinato il libro.
    Baci.

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  11. Meno male che hai scritto che potresti sopportare la perplessita' di Nazareno, perche' ad essere sincera questo libro non mi e' piaciuto un granche'. Forse sto proprio diventando arida. :-(

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  12. @Artemisia: di quale parli? Di La vita davanti a sé? o Di L'angoscia di Re Salomone?
    È La vita davanti a sé che non può non piacerti. O almeno per come io ti penso.
    fammi sapere è urgente!
    marina

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  13. La vita davanti a se'.

    Ti copio qui l'opinione che ho messo su aNobii:
    "Storia e ambientazione particolare: un ragazzino arabo figlio di una prostituta affidato ad una anziana ex prostituta. Commovente il rapporto tra questi due personaggi. L'enorme Madame Rosa, senza capelli e senza denti e con tutti gli acciacchi di questo mondo, rappresenta per Mohamed/Momo'l'unico oggetto di amore possibile.
    Al di la' di questo, mi dispiace dire che il libro non mi ha preso per niente. Secondo me il romanzo non riesce a creare tensione narrativa, cioe' non succede praticamente niente e anche quando succede (per esempio compare quello che si presume sia il padre di Momo') la cosa e' trattata senza enfasi, in modo quasi piatto.
    Forse sono io che sto diventando arida ma il pensiero piu' frequente che ho avuto leggendolo e' stato: "Uffa ma quando muore 'sta donna?"

    Non me ne volere...
    Forse sono io che io che non capisco...

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  14. @Artemisia: non ha alcun senso secondo me difendere un libro da chi non lo ha amato. Lo si può fare tecnicamente, segnalando piccole inesattezze( Momo ama tutto e tutti,è aperto all'amore e madame rosa non è l'unico oggetto d'amore, ma l'unica fonte) (altro esempio là dove dici che racconta senza enfasi fai ad esempio un'osservazione verissima ma che dice la grandezza dello scrittore, l'enfasi è tecnica di scrittorucoli)ma non lo si può fare emotivamente. Il lettore è davvero sovrano.
    e come volertene se non lo hai amato? posso solo dolermene per te, davvero e scusarmi per averti spinta a leggerlo
    A questo punto l'altro non lo leggere. È di una ironia pervasiva ma se la si perde si perde tutta la tragicità della vita

    però sono curiosa: indicami un libro (non saggi, narrativa) che ti abbia toccata
    baci, marina

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  15. @Artemisia: dimmi dove sta il tuo commento su anobii che vengo a polemizzare di brutto lì! :-)))

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  16. Dai, vieni!
    http://www.anobii.com/artemisiavive/books
    (il link c'e' anche sul blog alla voce "libri che ho letto").
    Sai che scorreno aNobii mi sono accorta che l'unico romanzo a cui ho dato 5 stelle e' uno per ragazzi di Luciano Comida? (clicca sull'etichetta "romanzo" o "romanzo italiano")
    Invece ai romanzi ascoltati ne ho dati tanti di voti massimi (L'Isola di Arturo, Un anno sull'Altipiano, Diceria dell'Untore, Il deserto dei Tartari, La Storia della Morante, Guerra e Pace, I Malavoglia, Tom Sawyer). Credo che molto giochi il fatto che leggo solo la sera, quella mezz'oretta prima di dormire. Di solito mi si chiudono gli occhi a meta' della prima pagina. Figurati se sono in grado di capire la sottile ironia!
    Invece audioleggo in bus e la bravura del lettore mi aiuta a cogliere tante sfumature che con la mia scarsa capacita' di concentrazione mancherei sicuramente.
    Ecco Diceria dell'Untore e Se questo e' un uomo sono due romanzi che ho apprezzato tantissimo anche su carta.
    Scusa se mi sono dilungata.

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  17. Ah, se hai voglia di difendere il libro ci sono opinioni ben piu' cattive della mia...
    anche se a dire il vero sono una piccola minoranza.
    Pensa che il cinico del marito mentre lo leggevo passava la mano sotto il libro per vedere se davvero "grondasse amore" (espressione di Luposelvatico). Capisci da chi sono circondata? :-)

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  18. @artemisia: ti copri sempre dietro il povero marito! :-)))
    "grondare amore" è un'espressione poco felice (tenendo conto che il libro è scritto con una magistrale compostezza e che rifiuta la mozione della emotività) ma se l'amore e la pietà testimoniati nel libro, per la vita e per gli esseri umani, non si sente sarebbe inutile anche farlo grondare. Questa è per il matematico-informatico :-)))
    Ho una mia ipotesi-domanda circa la tua predilezione per gli audio-libri (ferme restando tutte le ragioni che ne dai tu e che sono importanti). Forse la voce che legge ti segnala, oltre che un significato, anche una emozione che da sola non rintracceresti? Forse la lettura con gli occhi è più faticosa perché richiede un impegno triplo (fisico, intellettivo ed emotivo o per meglio dire attenzione visiva intellettiva ed emotiva) mentre l'audiolibro delega la comprensione intellettiva ed emotiva a colui che recita, che ha già decifrato il senso della frase e la porge predigerita, come diresti tu.
    Avanzo cioè l'ipotesi che l'audiolibro non segnali ULTERIORI brandelli di senso ma un senso già predetto. Sia cioè una lettura non solo meno libera ma più povera, priva di tutte le risonanze personali individuali che il lettore-lettore applica al testo. C'è chi sostiene, ma non la voglio fare troppo lunga, che è il lettore a scrivere, ogni volta, il libro.
    Mi chiedo: se il libro di cui parliamo lo avessi ascoltato, come audiolibro, ne avresti riconosciuto l'impatto forte, potente? sai che 'sta storia mi intriga sempre più?
    ci famo su un bel post doppio alla nostra maniera?
    abbracci marina

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  19. La tua analisi mi torna perfettamente. Puo' essere benissimo che prediliga le emozioni predigerite. E poi parlo male dei figli che non vogliono far fatica...
    :-)))
    Sulla compostezza del libro in questione sono d'accordo. E' proprio la parola giusta.

    Non ti prometto il post perche' in questo periodo non ce la faccio. Non e' solo questione di tempo, e' proprio questione di testa.

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  20. @Artemisia: va beh, rimandiamo; e riabilita i tuoi figli! lo sai che io sono una loro fan!

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