mercoledì 12 agosto 2009

pensieri tarquiniensi/due

I rumori della notte fanno compagnia alla mia insonnia. Si stagliano su un silenzio compatto e pulito e lo trasformano in materia di sogni.
Cani che ululano o abbaiono lontani; il barbagianni timido che lancia il suo grido; la sua voce non è armoniosa ma rauca - sembra schiarirsi la gola- ma popola la notte di misteriose lontananze; il treno che corre ritmicamente e ogni tanto fischia, un lungo fischio interrogativo: sta correndo con le sue luci ordinate dietro la casa. Non so perché ma mi portano ai miei sedici anni e al mio primo amore.
E io mi rivedo quasi ragazza e sorrido nel buio e non so bene che cosa sia a riportarmi a quei giorni.
Non ricordo se dalla casa dei miei sedici anni nel paese d’Abruzzo dova passavo l’estate si sentisse il fischio del treno, mi sembra improbabile, la stazione era lontana, né saprei dire se il barbagianni sfiorasse quelle notti col suo volo elegante; i cani forse abbaiavano, sì.
Capisco che non sono i rumori che mi riportano a quelle notti di ragazzina innamorata ma il silenzio. Il silenzio di quelle notti in cui i miei erano pensieri giovani e trepidanti. Quel silenzio si legava ai silenzi del mio primo amore contro cui ostinatamente ma inutilmente bussavo. Forse sono questi silenzi che si richiamano l’un l’altro.
Ma mentre il silenzio di queste notti mi placa l’anima quello me la turbava di scontento e di apprensione. Era apprensione per quella storia d’amore perché presagivo che i silenzi di quel ragazzo timido e testardo avrebbero alla fine disperso la nostra storia. Accadde proprio così, anche se non solo così. Ma non dispersero comunque l’amore, perché il primo amore, lo sanno tutti, non si scorda mai.
La genesi, la natura di quell’amore e la fine di quella storia, analizzati una vita più tardi nel lavoro di analisi della mia vita, mi dissero molte cose di me, anche della me degli anni successivi, mi mostrarono come una mia modalità si ripetesse sempre e sempre, perché proveniente da una storia ancora precedente ed infantile: la storia della mia famiglia.
Dovrei forse ringraziare quel ragazzo per avermi aiutato a capire, quando ormai non ci frequentavamo più da 32 anni, molte cose di me.
Ora che sono una vecchia signora avvertita provo un senso di dolore per quel ragazzo innamorato incapace di esprimere i propri sentimenti e per quella ragazza innamorata così bisognosa di sentirseli dichiarare. Mi piacerebbe che, in un’altra dimensione, quella storia d’amore fosse andata avanti e quei due avessero trovato la via per dare e ricevere rassicurazione. E magari incontrarli un giorno in una via e riconoscerli e vederli felici.
Del resto, neanche l’uomo che venne dopo rispose al bisogno di quella ragazza: ci sono bisogni che non soddisfatti nell’infanzia non lo saranno mai più.
Ma in queste ore silenziose, mentre il treno va, e subito il silenzio riveste la notte, i rimpianti sono ormai da tempo dietro le spalle e così pure i rancori. E i sogni non sono più legati alla disponibilità altrui, non dipendono che da noi stessi. Quanta strada per arrivarci!
In questa casa penso spesso a mia madre, qualche volta mi sembra di udirne la voce o di intravederne la figura –alta, elegante, col suo piglio autoritario- ed esito nel compiere un gesto –cambiare di posto a un servizio di piatti, fissare un nuovo filo per stendere i panni- chiedendomi se è corretto, proprio come lei lo avrebbe fatto, e capisco che una casa che è stata la sua casa una volta, lo sarà per sempre. Almeno per me.
La Prima e la Terza Sorella hanno una scioltezza, una “padronanza” della casa del tutto spontanea, mentre io mi ci debbo ogni volta richiamare, compiendo un esercizio di volontà.
Ma la notte la casa è più mia. Mia madre dorme al piano di sotto.

12 commenti:

  1. marina che tu sappia scrivere è chiaro, che tu appia collegarti al tuo mondo interno è palese, che tu abbia talvolta la perizia della panphlettista anche,
    la marinascrittrice che mi risuona, che tocca le corde del mio stesso sentire, è quella dei passi di questo scritto, dove la parola svela la vulnerabilità.
    Altre volte in te soffia la parola della rabbia, dell'invettiva o del risentimento persino celate sotto l'ammissione vulnerabile,
    ma qui la vulnerabilità è svelata e rivelata senza doppi sensi, così com'è, senza il tagliente dell'autogiudizio,
    "E i sogni non sono più legati alla disponibilità altrui, non dipendono che da noi stessi. Quanta strada per arrivarci!"
    vedi di cosa sei capace nello scrivere! piccola gemma di narrazione, di pura e libera narrazione. Molto toccante per me.

    La notte che silenziosa non è dipana ricordi, l'insonnia talvolta è un'amica speciale, se la paura non ci attanaglia possiamo intrattenerci con parti di noi seppellite e sepolte sotto cumuli di burocratico oblio.

    La Madre ancora e sempre così ingombrante superegoica despota, mi fa pensare a quanto grande sia il bene che le volevi e che le vuoi, nume che obbliga e che lega, e di quanto grande fosse il terrore di perderne l'amore,
    e forse proprio nel tuo porti inerme di fronte a lei sta la configurazione del suo potere, forse la prima e la terza sorella cone lei agivano diversamente, è nell'incastro, marina lo sappiiamo meglio ora, che sta tutta bella custodita ed incensata la nostra patologia, non vogliamo mutarla, esserne accoppati sì, spezzare l'incantesimo no.
    è una nostra libertà, di lasciare le cose come stanno, di non prendere un piatto dallo stipo e scaraventarlo in terra, così simbolicamente per dire lo faccio e basta!

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  2. grazie papavero, tante e tante grazie. Il tema di mia madre, tema imponente nella mia vita, mi è difficile da trattare. Ho solo una piccola, enorme cosa da correggere nelle tue parole: io non temevo di perdere l'amore di mia madre, ma non lo percepivo e tentavo, ma inutilmente, di conquistarmelo.
    marina, grata per la tua attenzione

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  3. cara marina leggendo la tua risposta subito m'è sovvenuto il rimando al concetto di madre morta di andrè Green, non so se ne sei a conoscenza, probabilmente si, è di estrema importanza nel tema della depressione piscoanaliticamente parlando, si tratta in pratica di una madre morta, che è viva e resta in vita ma affettivamente emotivamente è morta, inanimata perché per una ragione o per l'altra si è depressa ed impantanata in un lutto non elaborato (per la sparizione di una persona cara, per le non attenzioni del partner ..) ciò determina una catastrofe psichica per il figlio/a, "un nucleo freddo, che lascia un marchio sugli investimenti erotici del bambino" che si porta appresso una perdita di senso.
    ma non è il caso di dilungarsi,

    solo ti lascio, se ti potranno interessare, alcuni rimandi a documenti presenti in web circa questi argomenti (fanne l'uso che vuoi anche la non consultazione)

    http://adolescenzamancata.blogspot.com/2009/03/la-madre-morta.html


    http://www.aslmi3.it/modulistica/news/19/Bertolini.pdf

    http://www.apollo747.altervista.org/pdf2/51-1995_corpo_fanstasmi/51-95-1_corpo_stremato.pdf
    (per quanto concerne green pagg 22-24)


    http://www.psychiatryonline.it/ital/salome/fraire.htm

    spero di non farti cosa sgradita eventualmente mi appello al mio pallino per la psicoanalisi! che non è una panacea ma una preziosa alleata per cercare di capire,

    un abbraccio di buona estate tarquiniense!

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  4. cara papavero di campo, ti ringrazio per la tua attenzione. Il concetto di Green è molto interessante ma con me non e mia madre non ha proprio nulla a che fare. La nostra storia è molto diversa anche psicanaliticamente parlando. Ciò non toglie che le letture che citi possano un giorno interessarmi. Per ora me le segno.
    Mi piace essere franca e perciò ti dico che trovo sempre un po' azzardato avanzare analisi psicologiche a distanza. Ma tu lo fai con grande garbo e poi in quanto molto interessata anche io alla psicanalisi (limiti, evoluzioni, punti di forza)ti perdono tutto
    un abbraccio e grazie, marina

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  5. marina era solo un rimando, mi guardo bene dall'analisi psicologica a distanza se no avrei capito poco della prassi della psicoanalisi,
    però l'associazione l'avevo avuta e mi sono spinta ad esternarla perchè vedo quanto il processo elaborativo t'attizzi!
    grazie che mi hai perdonata del mio tratto impulsivo!
    ti abbraccio, laura

    p: il rapporto madre-figlia assomiglia ad un terreno minato

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  6. cara laura, forse ho frainteso lo spirito della tua osservazione o forse sono troppo suscettibile sul tema. In effetti si cammina tra le mine...
    marina, insonne in questa casa

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  7. questo post mi era sfuggito. sono
    contenta di averlo letto insieme ai commenti. anch'io ho la fissa della psicoanalisi e della franchezza.
    mi piacciono i commenti incisivi, le libere associazioni, quelli cattivi e quelli autenticamente gentili. Provo un certo disagio, invece, per le manipolazioni a fine narcisistico.
    con il dovuto rispetto, simona

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  8. ben vengano commenti incisivi e libere associazioni. Non vedo il bisogno di lasciare commenti cattivi ma accetto anche quelli. Naturalmente mi riservo il diritto di replica...
    ma non è il caso di Laura papavero di campo
    abbracci marina

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  9. dovrei dedurre che i miei commenti hanno provocato disagio? si riferiva a ma la iodolite?
    se così fosse la sentirei generica e intrusiva e non sentirei valere la pena di spiegare ma non ometterei però di ricordare quant'è inconscia la valenza proiettiva.

    grazie marina della premura che leggo nella tua risposta

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  10. non trovo la mia minima replica del 16 agosto...comunque concordo pienamente con papavero di campo nel ricordare quant'è incoscia la valenza
    proiettiva.
    ciao simona

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  11. @simona lodolite: mi perdo nelle date cui fai riferimento e non ci sto capendo più niente... perdono, marina

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  12. Marina@ Era apprensione per quella storia d’amore perché presagivo che i silenzi di quel ragazzo timido e testardo avrebbero alla fine disperso la nostra storia.[...]
    provo un senso di dolore per quel ragazzo innamorato incapace di esprimere i propri sentimenti e per quella ragazza innamorata così bisognosa di sentirseli dichiarare. Mi piacerebbe che, in un’altra dimensione, quella storia d’amore fosse andata avanti e quei due avessero trovato la via per dare e ricevere rassicurazione. E magari incontrarli un giorno in una via e riconoscerli e vederli felici.


    Anch'io provo un sentimento molto simile per il mio primo amore, peraltro finito malissimo e con una separazione molto violenta e traumatica.
    Anch'io avrei voluto sentirmi dire certe parole, ma non è avvenuto. Anch'io avevo un feroce bisogno di sentirmele dire, data la pessima infanzia che avevo trascorso. E anche a me piacerebbe che, in un'altra dimensione, quella storia fosse finita in ben altro modo.

    Come vedi, citando un altro mio commento fatto qui recentemente, il tuo blog mi è stato utile perché mi ha consentito di dire alcune cose che purtroppo non potrei raccontare altrove senza essere derisa o compatita o guardata in maniera strana. Evito sempre, infatti, di trattare simili argomenti con persone che non potrebbero capire (e ce ne sono tante).

    Questo per sottolineare, una volta di più, che anche i blog sono vita e hanno una profonda utilità. :)

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