lunedì 13 luglio 2009

la giostra


L'alba si è annunciata con l'allarme. Ben tre ambulanze, in rapida successione, sono passate sotto casa precipitandosi verso qualche luogo di dolore umano. Hanno risvegliato i ricordi di quegli anni in cui subito ci si diceva: hanno sparato. Svanito il suono ho aperto le due finestre e ho fatto entrare quelli rassicuranti degli uccelli. L'aria fresca fa dondolare una piccola giostra africana; io la chiamo così ma non so esattamente di che cosa si tratti. Figurine di fil di ferro rivestite di paglia colorata. Girano, girano senza raggiungersi mai. Quello che confonde in una giostra è che non sai chi è primo e chi è ultimo. Sembra una buona cosa, ma non lo è. La penserebbe così Goffredo Fofi di cui ho appena terminato "La vocazione minoritaria, edito da Laterza.

Di vocazione minoritaria nessuno può parlare in Italia come Fofi che ne ha fatto il suo stile e il suo destino. Consapevolmente e criticamente.
Il libro sostiene la necessità di "minoranze etiche", capaci di dire semplici ma concreti no all'assetto del mondo. E' molto interessante.
In apertura Fofi così descrive la società italiana di oggi.

"Una delle astuzie della società attuale, almeno in Italia, è di aver convinto i poveri ad amare i ricchi, a idolatrare la ricchezza e la volgarità. In passato solitamente i poveri non amavano i ricchi: li si convinceva, anche con la forza, a sopportare la loro condizione, si tollerava anche che peccassero di invidia, al più li si spaventava con la prospettiva delle pene dell'inferno. Negli anni '80, negli anni di Craxi, è esplosa invece una cosa del tutto nuova: la tendenza a negare le differenze tra ricchi e non ricchi, a far sì che i non ricchi si pensino ricchi, che amino i ricchi come maestri di vita, come modelli assoluti di cui seguire ogni esempio. Non so quanto durerà. Le crisi avviate l'autunno scorso, infatti, nonostante il diffuso rimbecillimento degli italiani, qualche cambiamento lo porteranno, perché i ricchi sono e saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Resta il fatto che in questi decenni uno degli scandali maggiori per una persona della mia generazione (e di tradizione socialista) è stato constatare questa omologazione, intesa proprio alla maniera di Pasolini: come un massimo di conformismo nei comportamenti, nelle morali, nei consumi. Io sostengo da tempo che tra la famiglia Agnelli e i "coatti" della periferia romana (come quelli raccontati da Walter Siti in Troppi paradisi), la differenza di cultura e di gusti si sia appiattita. Si somigliano da matti e la sola diversità risiede nella capacità d'acquisto e nel fatto che gli ex accattoni romani della periferia romana oggi vanno a Sharm-el-sheik, mentre gli Agnelli preferiscono isole molto protette, magari italiane. In fondo pure la loro casa di Villar Perosa è un'isola, un luogo separato da ogni preoccupazione che possa venire dall'esterno. Tanti anni fa l'ho vista da lontano: un fortino contro tutti i possibili mohicani. Naturalmente quel che spende un Agnelli in una sola giornata è incomparabilmente di più di quanto possa spendere una famiglia, anzi una tribù di famiglie, di sottoproletari acculturati a Sharm. Per consolarci, possiamo dirci che ci troviamo di fronte ad una tragedia generale, forse universale, e prendiamo atto che ovunque nel pianeta si è imposto il modello consumista americano, anche se da noi questa plebeizzazione universale (plebeizzazione del ceto medio e cetomedizzazione di tanta plebe) è un fatto relativamente nuovo, degli ultimi venti, trent'anni e quindi molto impressionante."

Mi sento di aggiungere solo che il modello è ben peggiore di quello degli Agnelli.



7 commenti:

  1. Bellissimo questo brano che riporti, Marina...E aggiungo: anche ormai il parlare di "ricchi" e "poveri" è segno di una sorta di decadimento del discorso...Si tratta di categorie bibliche, scollate da processi di causa ed effetto, immanenti, immutabili...richiamano doveri che hanno a che fare con la carità e l'elargizione...

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  2. Cara Marina, che bello ritrovarti nuovamente ogni mattina insieme al caffè!!! ;-)
    Io Fofi lo conosco solo come critico cinematografico. Compare nelle note della mia tesi almeno 40 volte!! A questo punto, approfondirò. Vado subito ad acquistare il libro...questa intro mi ha "catturato"!!! Buona giornata.. Donnigio

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  3. Nel 1972 andai a visitare con amici la scuola 725 di Roma che stava in una delle baraccopoli che allora c'erano (Acquedotto Felice o un'altra di cui non ricordo il nome). Girando in quelle baraccopoli (con condizioni igieniche ed ambientali incredibili) la cosa più impressionante era che dentro avevano la TV (con allaccio abusivo alla rete elettrica).
    L'omologazione era già iniziata e poco potevano fare gli spuntati argomenti di una scuola popolare.

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  4. giovanni tirelli13 luglio 2009 10:00

    la differenza non è solo di quantita',ma di qualita':andare nei villaggi artificiali è diverso dal visitare genti e paesi,non voglio moraleggiare ma è come andare nei centri commerciali perche' c'è l'aria condizionata,il marchio e il presenzialista tv in visita.ma è ,per me vecchio stampo(bella immagine,!)poter comprare il libro di Fofi senza sottrarre alla sopravvivenza degli euro:Forse,dovremmo rifrequentare le biblioteche pubbliche,aiutandole a rinnovarsi,o scamiarci i libri cosi' ci possiamo parlare e respirare tra fisici esseri umani

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  5. Quell'astuzia nasce dal fatto che certi "benefit" sono di quasi facile acquisizione e pertanto anche i poveri (oserei i poveri sciocchi oltre che economicamente svantaggiati) hanno la parziale illusione di benessere; parziale e falsa ma inculcata loro molto bene dalla televisione che ascoltano anche quando criticano, come il Vangelo.

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  6. tutti a guardare e ad ammirare in basso, quest'è: nessuno più a praticare il verbo migliorare in senso riflessivo...Migliorarsi

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  7. Sembra molto interessante codesto libro. Alla riflessione aggiungerei anche il preoccupante ricorrere al credito al consumo, proprio per cercare di mantenere, almeno in apparenza, quel tenore da finti ricchi.

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