giovedì 23 ottobre 2008

una giornata

La giornata comincia a rendere taglienti le sue parti dure quando il mio nipotino, che ho accompagnato all'asilo, al momento di salutarmi mi dice implorante: Nonna, resta con me! ed io sono costretta a dirgli di no. Il punto è che non sta facendo un capriccio, ma solo manifestando un forte desiderio, anzi, no, un bisogno: tenersi accanto la persona affettivamente più prossima in quel momento.
Me ne vado addolorata per la sua delusione e ancora di più per la sua rassegnazione.
Mentre scendo la collina del Celio mando una piccola richiesta alla vita: fammi campare ancora un bel po'. No, non per me, ma perché Tommi debba conoscere il più tardi possibile il dolore della perdita. Sta già affrontando, con grande dignità, quello della separazione.

Ormai la giornata ha ricevuto il suo "la", mi porto un primo peso dentro. Mi debbo incontrare con un'amica e mentre l'aspetto nella mia 500 ai margini di un parco, lavoro a maglia. Tenermi occupata è un'ottima strategia. Quando A. ed io poi ci incontriamo, la giornata si fa più scabra. Lei attraversa un periodo difficile: problemi finanziari, familiari, professionali. Rare volte l'ho vista così smarrita e mi sento un po' colpevole per le volte in cui, per difendermi da certi aspetti del suo carattere, evito i nostri incontri. Restiamo a parlare per due ore. Le do una bella scossa. Quando vengo via lei si dice molto rinfrancata, io invece porto con me anche un po' dei suoi pesi.

Allora attraverso il parco camminando sull'erba del prato: la piccola infrazione mi serve come balsamo. Cerco qualche cosa di morbido su cui posare.

Prima di tornare a casa passo dal mio falegname. Di lui, della sua vita fuori del comune, un giorno dovrò parlarvi. Intanto comunque la mia semplice domanda: Come sta? spalanca le cataratte del cielo: inizia uno sfogo amarissimo che concerne il suo rapporto con la sua ex compagna. Lo ascolto con un po' di sforzo. Intanto perché lei la conosco e mi piace e poi perché nel raccontare si commuove. Ad un certo punto gli occhi gli si riempiono di lacrime. Mi sento a disagio. Mi piace però il fatto che lui non cerchi sotterfugi, non finga un raffreddore inesistente, né si nasconda in qualche modo. "Questa cosa mi fa piangere", dice invece. Posso dirgli solo che mi dispiace, come infatti mi dispiace, per entrambi. Ma per lui, confesso, un po' di più. Non ha famiglia da quando aveva sedici anni e ne vorrebbe tanto una.
Prendiamo appuntamento per un lavoro e lui promette di portarmi un cd con un po' di musica piratata. Che le porto? Anni 80? Capisco che gli fa piacere fare questa cosa per me e accetto gli anni 80.
Ma quando salgo a casa mi sento ancora un po' più pesante.

Il tono della giornata però si rialza vivacemente quando vado a fare il controllo radiologico annuale. Non solo perché l'esito sarà poi buono, ma perché sotto lo studio medico incontro un simpaticissimo ragazzo napoletano. Ha un borsone a tracolla e vende calzini da uomo.
Mentre parcheggio mi si accosta e mi lancia un improbabile "Come sì bella signò!" Quando un napoletano ed una romana decidono di scherzare il dialogo si fa scoppiettante.
L'affettuosità accattivante del napoletano verso l'ironia disincantata del romano.
"Te saluto, còre!" gli rispondo. "Che me voi vende? " Inizia una trattativa serrata in cui si alternano i due dialetti e che vede un sostanziale pareggio: il napoletano mi vende due paia di calzini ma riconosce che la sua tecnica di vendita è falsa come Giuda. "U saccio, ma c'aggio a ffà, signò!" Accordatici su questo punto ci salutiamo. "Quanno scinni me ne compri altri due?" mi chiede mentre mi allontano. "Manco se te sveni!" gli rispondo.

Una confessione: il mio amore per la mia lingua non ha confini, ma il dialetto della mia città -quello che ne è rimasto- lo trovo corroborante. E' come una sferzata di energia.

12 commenti:

  1. Poi sei tornata a casa, ti sei guardata un attimo allo specchio e ti sei detta: "Marina, la VITA è proprio bella! Sono contenta per Tommi, per la vita che ha davanti a sè, anche se non posso proteggerlo come a volte vorrei da tutti i dolori del mondo.

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  2. Un bellissimo post, ricco di calore e di umanità.

    Buona giornata! :)

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  3. @ giorgio: non esattamente! ;-)

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  4. Beh, effettivamente la giornata, solo a leggerla, mi è sembrata pesantina, e poi torni a casa e ti trovi pure da correggere l'e-mail... ma ti vedo bellissima e fiera mentre con i piedi affondi tra i fili d'erba.

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  5. Giornate così sono sempre di più. C'è tenta gente che non aspetta altro che sfogarsi con qualcuno ed è la solitudine in cui le nostre vite a volte passano...
    Certo che il finale ci dà un po' più di tono e allegria. Un abbraccio. Giulia

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  6. MI piacerebbe consolarti e incoraggiarti, ma come sai non è periodo...
    Ma se riesci a sopportare un altro sfogo prendo il treno e vengo a Roma.
    Ciao!

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  7. Se può aiutarti, ti suggerisco una riflessione (ma immagino che tu ci abbia già, e a lungo, pensato): il tuo nipotino ha BISOGNO del tuo amore. E forse l'amore adulto e maturo (che si impara pian piano e non si finisce mai di apprendere) NON è bisogno, catena, dipendenza. O almeno ne dovrebbe essere lontano.
    Un salutone http://lucianoidefix.typepad.com

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  8. ciao gente! grazie per le vostre parole. Io sono "più bella e più forte che pria", come diceva Petrolini.
    marina

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  9. usi il blog come strumento del tuo stare nella vita. e ci stai con tutte le sfaccettature.
    questo racconto mi piace molto. ma il momento più rasserenante per me e VEDERTI (già: VEDERTI) nella 500 (gran macchina! W la fiat) fare a maglia.
    credo che fare a maglia sia un esrcizio spirituale. non lo so per esperienza, ma per osservazione di luciana (anni fa, ora meno)
    sulle relazioni che si interrompono mi sento sempre smarrito. perchè so che spesso avvengono per avvitamenti comunicativi ben scansionati da ronald laing.
    magari se ci si fermava un attimo a fare un giro di maglia era meglio

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  10. Bisogna avere il cuore peloso per mollare figli e nipoti all'asilo. Mio marito era il perfetto incaricato per questa operazione.
    Ciao, cara!

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  11. Non sai che ventata di piacere ci ha portato il tuo accento romano!
    Sei una persona che rende il mondo luminoso, ma non assorbire troppo. Non è giusto.

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Non c'è niente di più anonimo di un Anonimo