lunedì 12 maggio 2008

saletta privata

Stare ferma al semaforo, se non sei trasognata, è come assistere alla proiezione di un piccolo “corto” d’autore.
Una piccola ma significativa sequenza di neorealismo.
L’umanità ti passa davanti quale è.
La madre che impugna la manina del bambino e nervosa lo tira per fargli accelerare il passo; la coppia che attraversa un po’ alla cieca, continuando a discutere animatamente e si separa appena raggiunto il marciapiede opposto; il vecchio che alza la mano per trattenere l’impazienza degli automobilisti; il giovane dal passo deciso, attaccato alla sua valigetta, con l’enorme cravatta abbagliante; e, nell’incontrarsi a metà della carreggiata, nessuno guarda nessuno, ma ognuno guarda avanti verso quell’obiettivo, minuscolo ma vitale, si direbbe, fondamentale, costituito dal marciapiedi opposto. Una donna si trascina dietro il carrello della spesa; un ragazzo si riaggiusta sulle spalle lo zainetto spostato dal suo stesso peso. Pròtesi della modernità. I nostri corpi cercano estensioni perché da soli non ce la fanno più. Nessuno guarda le vetture. Avanti, dice il semaforo e l’occhio va dalla strada a quella scritta o a quella luce nel timore che diventi nemica e gli interdica il passo.
La ragazza che si sente bella guarda davanti a sé: eccomi, sono qui, sembra dire.
Il giovane agile si insinua tra gli altri corpi infastidito dalla loro lentezza.
Al centro della carreggiata i corpi che vengono dalla tua destra e quelli che vengono dalla tua sinistra si incrociano e si attraversano. Qualche volta con un po’ di impaccio, come un piccolo ingorgo corporeo. Più spesso , ogni corpo si sposta automaticamente e s’infila, come guidato da una specie di radar, nello spazio lasciato libero dall’altro corpo.
Quando il semaforo lampeggia e il “corto” si avvia alle ultime inquadrature, l’affollamento si assottiglia, si dirada, e passano, come titoli di coda, gli ultimi corpi in corsa, nelle due direzioni.
Lo schermo si pulisce infine e non fai in tempo a proiettarvi la parola Fine che dietro di te già ruggiscono i motori e suonano i clacson.


Se invece sei trasognata, stare ferma al semaforo è come assistere all’anteprima di un film di attualità, alla pellicola segnalata al Festival, all’opera prima ermetica, al piccolo gioiello simbolista.
Siamo alla pellicola onirica, o alla fiction più spericolata, al romanzo sentimentale, al piccolo apologo morale. Dipende. Ombre confuse, avvolte in un alone pastoso, senza nessuna caratterizzazione, scorrono davanti a te, nelle due direzioni; macchie sfocate di colore, dimensione, forma e consistenza diversa, ti ombreggiano la vista. Loro non guardano te, tu non vedi loro. Segui la tua storia, che si snoda su quello schermo in movimento.
Dialoghi si sviluppano nella tua testa e una musica, quasi sempre, accompagna l’azione. Lui insegue lei. Archi che impazzano.
L’eroe si trappa la freccia dal petto e rantola abbondantemente.
Loro remano in un’alba di pulviscolo dorato.
La coppia si affronta: bastardo! illusa!
Lei si specchia nel suo severo abito blù.
Ma, prima ancora che la tua storia abbia termine, o sia almeno arrivata al suo climax, lo schermo si libera delle sue fluttuanti presenze e sarà ancora l’urlo del motore alle tue spalle a strapparti alla tua fantasia, al tuo sogno, alla tua ancora di salvezza.

Le sale cinematografiche non sono abbastanza ariose per me, ma al cinema vado anche io.

9 commenti:

  1. Ecco, questo è vivere attentamente il presente, il qua e ora: complimenti.
    Rino, nella realtà che resta viva.

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  2. Hai fatto una descrizione bellissima cogliendo sfumature e personaggi tanto da sembrare di esserci!
    Non mi è mai capitato di stare ad un semaforo e cogliere così tanta vita.
    Forse mi identifico di più nella seconda situazione, ma più che trasognata, di me direi troppo assorta...

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  3. E sena nemmeno pagare il biglietto! :-)

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  4. splendido
    affollato come realmente è
    attento come dovrebbe essere
    movimentato senza superficialità
    accennato senz'essere vago
    corposo di fisicità pensanti
    che bello il tuo quadro/film, Marina.
    splendido direi

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  5. Marina!
    Leggerti è semplicemente stupendo!
    Scrivi da professionista, ma... lo sei?
    Il quadro espressionista del semaforo è favoloso: mi ci sono ritrovato in tutto e per tutto!
    Congratulazioni vivissime!

    gg

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  6. Grazie Guga, sei molto generoso. Non ho pubblicato niente, se è questo che intendi, ma scrivere è un po' la mia seconda natura. Subito dopo respirare. :-)
    ciao, marina

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  7. Molto più vero questo corto del grande fratello e simili! Anche per me le sale non sono abbastanza aperte ma l'estate adoro il cinema all'aperto. Ciao
    francesc0

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  8. E leggerti è stato proprio come essere andati al cinema.

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