mercoledì 23 gennaio 2008

ancora sui fatti della Sapienza/tre

Dall' intervista a Stefano Rodotà apparsa sull'Unità on-line

Rodotà: «L’Angelus non può essere un’adunata politica»
Bruno Gravagnuolo

«Questo Papa si comporta come un leader politico ed è anche percepito come tale. Nessuna meraviglia quindi che ci siano reazioni contrarie: è la democrazia. E vittimismo e appelli integralisti sono fuori luogo». È netto Stefano Rodotà, ex garante per la privacy, giurista «bioetico» e studioso dei diritti nell’era della tecnica: la chiamata a raccolta all’Angelus dei politici non fa che confermare una tendenza «regressiva». Che confonde, senza residui, politica e religione, agire pubblico e agire religioso. Generando un cortocircuito arcaico che è la negazione di ogni laicità. Come nel caso della visita del Papa organizzata a Roma. Dove, sostiene Rodotà, «si è voluto mediaticamente rilanciare l’Istituzione dell’Anno Accademico con un’iniziativa incongrua e pasticciata». Fino a criminalizzare chi dissentiva su un’intervento non certo da libero pensatore tra gli altri. E «reclamando Voltaire solo per Ratzinger». E non per i docenti che avevano espresso contrarietà a quel tipo di visita. Sentiamo Rodotà.

Politici, sindacalisti, parrocchie. Tutti all’Angelus del Papa, in risposta all’appello di Ruini. Un’adunata politica in stile esercito della Santa Fede?

«È la conferma di un dato su cui non si riflette abbastanza. E cioè: non è solo questione di percezione sociale. Bensì di un atteggiarsi del Papa a leader politico che chiede solidarietà e consenso. Non è una forzatura. Già prima della storia dell’Università, c’era stato un attacco durissimo del Pontefice alla gestione di Roma, alla presenza di Veltroni e Marrazzo. Seguito da una procedura tipica della peggior politica. Una trattativa sotterranea tra gli staff, volta a “rettificare” strumentalizzazioni e travisamanenti di stampa. Procedura quasi berlusconiana, per lanciare avvertimenti e poi modificare le carte in tavola. Con le dietrologie del caso sui dissensi tra Ruini e Bertone».

La Chiesa si comporta come un partito, ma poi reclama tutele...

«Esatto, come all’Università di Roma. Le cosiddette reazioni politiche di chi ha reagito alla visita, sono state il contraccolpo di un’azione papale che muovendosi in chiave politica deve poi sottostare alle regole della democrazia. Regole che includono anche la contestazione del Papa».

Ma quella del Papa era una visita pastorale, l’intervento in un dibattito, un suggello all’Anno Accademico, o che altro?

«Tutti hanno invocato Voltaire. Ma solo per Ratzinger, non per Marcello Cini e i dissidenti! Se il Papa ha il diritto di esprimere la sua opinione, a maggior ragione lo hanno Cini e Bernardini, che parlavano in casa propria, dove non c’è un’autorità gerarchica. E dove anche una sola opinione ha valore. Aggiungo che l’occasione era stata ideata in maniera goffa. Prima una prolusione, poi il negoziato su un discorso dopo l’inaugurazione di una cappella. C’erano tute le premesse perché la vicenda finisse male».

Nessuna oltranza da parte dei laici?

«No, ma una legittima manifestazione di opinione. Meno che mai tale, perché non si potesse venire all’Università. Le condizioni di sicurezza erano garantite dal Ministro dell’Interno. E che ci si potesse imbattere in studenti che erano contrari, era del tutto all’interno delle regole democratiche, le quali prevedono dissenso e conflitto. Ed è incongrua, da questo punto di vista, la pretesa di distinguere tra Ratzinger mite teologo e un Papa leader politico che tuona contro la scristianizzazione e vuole rilanciare dall’Italia la riconquista cattolica del mondo».

Laici subalterni dinanzi a questa offensiva?

«Molto subalterni. Anche se c’è un uso esagerato del termine “laicità”. No, ci troviamo di fronte alla necessità di rispettare regole democratiche minime: il diritto di tutti a esprimere opinioni. Il Rettore invita il Papa all’Università, e alcuni professori dissentono. E poi: il Papa si immerge nella contesa politica? Si comporta da leader ideologico e politico? Ovvio che possa esserci una reazione, specie da parte di studenti e professori attenti ai diritti civili».

Torniamo all’Angelus. In fondo è una svolta senza precedenti, nemmeno nel 1948 era così...

«Non c’è dubbio che c’è una regressione clericale. E la discrezione richiesta tante volte alla politica, la sobrietà e il distacco, vengono clamorosamente violati. Uno studioso non certo anticlericale come Adriano Prosperi ha detto: attenti al ritorno del Papa Re! E una politica seria e responsabile, a destra come a sinistra, avrebbe avuto il dovere di criticare come impropria una tale chiamata alla solidarietà, in un’occasione liturgica come l’Angelus. Qui c’è una confusione di piani inaccettabile, che dimostra la debolezza strutturale di una politica ormai senza legittimazione, e che va a cercarsela fuori. Proprio come all’ Università di Roma. Si è pensato di poter rivitalizzare l’obsoleto avvio dell’Anno Accademico, allestendo un palco mediatico. E svilendo sia la presenza del Papa sia la cerimonia»

Ma c’è una «teoria democratica» di tutto questo: ruolo e rilevanza pubblica della religione. O no?

«Alla carta dei valori Pd, su questo punto, dobbiamo dare il giusto significato. Ovvero: anche il punto di vista religioso deve potersi esprimere nella sfera pubblica. Ciò detto, la religione entra nella sfera pubblica accettandone le regole democratiche. E non dettando le regole. Nessun privilegio, nessuna primazia. Ecco la lettura corretta e coerente della Carta dei Valori. Che infatti respinge la pretesa di ravvisare nelle “radici cristiane” il fondamento dell’Europa.

Ma la laicità è un puro terreno neutro di incontro, oppure è un’istanza di valori positiva e fondante?

«Assolutamente un’istanza positiva, non oppositiva al clericalismo. Quell’istanza coincide con la democrazia stessa e le sue regole. La tolleranza, il confronto, il rispetto dell’altro, sono consustanziali alla laicità della democrazia. Il che implica un’assoluta parità tra i diversi soggetti in gioco, con tutte le conseguenza del caso. Che si possano pretendere trattamenti privilegiati, che la religione sia una pretesa civile, è contrario ai princìpi fondamentali della democrazia, a cominciare dal principio di eguaglianza».

19 commenti:

  1. Mamma mia,quante pagine interessanti nel tuo blog.A poco a poco,voglio mettermi in pari,comunque direi che siamo in stretta sintonia.Ti devo sempre la mia opinione sui blog...ma il tempo è ristretto.
    Ti saluto con simpatia

    Cristiana

    PS.Non ti ho messo tra gli amici che seguo abitualmente,ma sei tra i preferiti,anzi vorrei eliminare la lista,che diventa sempre più lunga,e fare un BLOGROLL a parte.

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  2. Ciao Cristiana, prendiamocela comoda, perché anche tu non scherzi...
    grazie per la segnalazione, mi sa che il blogroll a parte lo faccio anche io; se capisco come ;-)
    ciaomarina

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  3. guga/rossopasquino23 gennaio 2008 17:13

    Mi aspetto ben altro da questo rappresentante del peggiore integralismo cattolico.

    Anzi, più che da lui, dai suoi reggicoda politici di entrambi gli schieramenti, così pronti, genuflessi o proni o col cappello in mano a raccoglierne l'inaccettabile messaggio...

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  4. è un intervento che è una boccata d'ossigeno.

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  5. Finora avevo avuto modo di apprezzare le tue opinioni solo nei commenti dei blog che frequentiamo entrambe ora, con estremo piacere, lo faccio anche qui!

    Che dire? Concordo in pieno su ogni singola parola e vado subito a firmare anch'io...

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  6. molto interessante questo tuo post
    Rodotà è senz'altro una parsona che usa il cervello e a me è sempre piaciuto
    profonda anche la sua analisi
    io invece ho scelto la Spinelli x parlare del problema Vaticano!

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  7. Spero solo che Rodotà non rappresenti ua minoranza all'interno del PD. E che soprattutto la Binetti se ne vada assieme a Mastella.

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  8. Ciao e grazie a Guga, Sam e Guccia: temo tempi peggiori anche io. E Rodotà, secondo me è proprio una minoranza nel PD. Speriamo che mi sbagli, Finazio.
    ciaomarina

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  9. Ci mancava solo che l'emerito Rodotà si comportasse come il buon vecchio padre Peppone Stalin quando domandava ironicamente di quante divisioni disponesse il Papa. Alla fine, lui e i suoi successori, con tutte le loro bombe e divisioni, sono finiti male. Non sono di Roma ma conosco bene via della Conciliazione e i pertugi per raggiungere Piazza San Pietro. Non ci sono le guardie svizzere che ti chiedono il passaporto sia quando entri sia quando esci. Se 2/3 dei politici italiani ci tiene a far sapere che sono solidali con il Papa non capisco dove sia il problema. E' un dato di fatto che 200.000 contro 67 fa un bell'effetto :-)

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  10. L'emerito Rodotà, a differenza di me, è un vero democratico. Io requisirei tutti i beni che la Chiesa si è accaparrata in secoli di potere temporale, farei fare ai pofessori di religione cattolica gli stessi concorsi di tutti gli altri, farei pagare l'ici su tutti gli edifici di proprietà del clero, abolirei i Patti Lateranensi e,per dirla proprio tutta, mi riprenderei il sarcofago dell'Imperatore Adriano dove si è abusivamente ficcato un Papa.
    Per me i 200.000 non sono un problema: tutto sta ad intendersi sul linguaggio: se quella non è una manifestazione politica ma religiosa, io sono madre Teresa di Calcutta e non quella irriducibile agnostica che sono.
    ciao marina(un po' teppista anche io)

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  11. E' vero ragazzi, la sottoscrizione galoppa

    La Spinelli mi piace molto, mai passionale, sempre lucida
    ciaomarina

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  12. Teppista, dimenticavo, per andare a comprare le medicine alla farmacia vaticana all'interno del Vaticano, si lascia il documento; prima lo si mostra alla guardia Svizzera e poi lo si lascia in un successivo ufficietto; in compenso ci si trovano anche le ultime specialità mediche non ancora disponibili in Italia
    ;-) ciao marina

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  13. Marina, anche noi, da Milano, per trovare le migliori medicine che esistono sul mercato mondiale dobbiamo andare in Svizzera (fuori dalla UE), fare 50 chilometri, pagare in franchi (se paghi in euro fanno 1 euro = 1 franco mentre con un euro ci compri, al cambio, un franco e mezzo) e presentare la Carta d'identità. Vedi che comodità abitare a Roma e avere il Vaticano? E ultimamente le cose vanno pure peggio con il nuovo prontuario farmacologico della Livia Turco: sono sparite le specialità che non hanno un equivalente nei farmaci generici perchè poco remunerate dal Mercato italiano. E c'è gente che preferisce andare di là a comperare pure l'Aspirina. Da noi si dice "Sem cunscià mal" (siamo conciati male) e a Napoli "c'amm a fà" :-)

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  14. Hei, teppista non mi risulta che alla Svizzera gli diamo il 60% dell'8 per mille non attribuito dagli elettori e non aggiungo tutte le altre regalie perché se no mi scoppia il fegato.
    Cmq qui a Roma i generici si trovano regolarmente; fai un salto qui invece di andare in Svizzera, così puoi anche passare in Vaticano a fare un salutino...
    ;-)))
    ciao marina

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  15. Ah, dimenticavo teppista: noi romani siamo pronti in qualunque momento a cedere la sede papale con annessi e connessi " a gratis".
    Io spero sempre in un ripensamento di Avignone...
    ciao marina

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  16. Magari potessimo dare alla Svizzera soltanto il 60% dell'8 per mille. Con quello che ci portavano e CI PORTANO di là i nostri partiti al confronto, darei al Vaticano il 100% dell'8 per mille: bene o male dove vanno a finire i soldi almeno si sà.
    Se hai il potere di vendere San Pietro, lo compro io. Senza essere Cola di Rienzo, sai quanti soldi ci farei vendendo opere di cattivo gusto dei Musei Vaticani(ce ne sono tante), facendo pagare l'ingresso a suon di zecchini d'oro e vietando la vendita di qualsiasi genere commestibile ai romani de Roma. Si entra solo da piazza Sant'Uffizio muniti di passaporto con visto e si può ristorarsi solo negli appositi refettori pena la gogna in Piazza San Pietro.
    Fatti salvi gli amici :-) Ovviamente.

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  17. Eh no, teppista, c'è un equivoco! Io ti do il Papa, ma San Pietro me lo tengo e ci faccio un Museo.Poi ricostituisco le Mura Aureliane, le completo qua e là e chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori.
    Ma per gli amici un lasciapassare si rimedia sempre ;-)
    ciao marina

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  18. milano è molto vicino a dove abito io
    io vado in farmacia a comprare le medicine, generici compresi !!!!
    xchè non sono stati tolti x nulla
    quando alle opere dei musei vaticani, io alla fine del 2007 le ho viste e fotografate tantissime, una più bella dell'altra !!!
    de gustibus ma...
    ciao marina

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  19. Erica forse sono stato frainteso. Non ho mai detto che sono spariti i generici. La mia frase "sono sparite le specialità che non hanno un equivalente nei farmaci generici" dice proprio il contrario. Se esiste al banco un generico equivalente, esiste anche il prodotto originale. Se non esiste le industrie farmaceutiche riducono le forniture in quanto prodotti regolamentati dal "Prontuario". In pratica oltre il danno anche la beffa. Credevano che diffondendo dei farmaci equivalenti non pubblicizzati servisse come calmiere dei farmaci "di marca". E' successo esattamente il contrario.
    Marina, a queste condizioni non ci stò: tieniti tutto, Papa compreso. :-)

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