martedì 27 novembre 2007

Una notte con Wislawa

Mia figlia è all’estero, Tommasino è con me. È bellissimo vederlo addormentarsi, un’esperienza per la quale non ho parole.Per la prima volta ha voluto che lasciassi accesa una luce. “Hai paura?” gli ho domandato. “No, ma con la luce vedo meglio” mi ha risposto. Non è un bambino spiritoso? Ma io non riesco a dormire con il più piccolo chiarore, così eccomi qui a scrivere post e andrò avanti, penso, tutta la notte. Non a scrivere post, tranquilli.

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Wislawa Szymborska
Non hanno sbagliato a darle il Nobel, no di certo.
Poetessa con ironia. Con uno sguardo intatto, da primo mattino del mondo, sulla vita.
Ma sotto senti quanto profondamente stia “dentro” le cose della vita, come le guardi da dentro.
E inoltre, è semplicemente deliziosa!

IL 16 MAGGIO 1973
Una delle tante date
che non mi dicono più nulla.

Dove sono aandata quel giorno,
che cosa ho fatto-non lo so.

Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
-non avrei un alibi.

Il sole sfolgorò e si spense
senza che ci facessi caso.
La terra ruotò
e non ne presi nota.

Mi sarebbe più lieve pensare
di essere morta per poco,
piuttosto di ammettere di non ricordare nulla
benché sia vissuta senza interruzioni.

Non ero un fantasma, dopotutto,
respiravo, mangiavo,
si sentiva
il rumore dei miei passi,
e le impronte delle mie dita
dovevano restare sulle maniglie.

Lo specchio rifletteva la mia immagine.
Indossavo qualcosa di un qualche colore.
Certamente più d’uno mi vide.

Forse quel giorno
trovai una cosa andata perduta.
Forse ne persi una trovata poi.

Ero colma di emozioni e impressioni.
Adesso tutto questo è come
dei puntini fra parentesi.

Dove mi ero rintanata,
dove mi ero cacciata-
niente male come scherzetto
perdermi di vista così.

Scuoto la mia memoria-
forse tra i suoi rami qualcosa
addormentato da anni
si leverà con un frullo.

No.
Evidentemente chiedo troppo,
addirittura un intero secondo.




AMORE A PRIMA VISTA
Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano-
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
-ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso giocava con loro.

Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa’
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, forse già la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
su cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al riveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.



ALLEGRO MA NON TROPPO
Sei bella-dico alla vita-
è impensabile più rigoglio,
più rane e più usignoli,
più formiche e più germogli.

Cerco di accattivarmela,
di blandirla, vezzeggiarla.
La saluto sempre per prima
con umile espressione.

Le taglio la strada da sinistra,
le taglio la strada da destra,
e mi innalzo nell’incanto,
e cado per lo stupore.

Quanto è di campo questo grillo,
e di bosco questo frutto-
mai l’avrei creduto
se non avessi vissuto!

Non trovo nulla-le dico-
a cui paragonarti.
Nessuno ha fatto un’altra pigna
né migliore, né peggiore.

Lodo la tua larghezza,
inventiva ed esattezza,
e cos’altro- e cosa più-
magia, stregoneria.

Mai vorrei recarti offesa,
né adirarti per dileggio.
Da centomila anni almeno
sorridendo ti corteggio.

Tiro la vita per una foglia:
si è fermata? Se n’è accorta?
Si è scordata dove corre,
almeno per una volta?



SORRISI
Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.
Per gli statisti diventa d’obbligo il sorriso.
Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
Anche se il gioco è complesso, l’esito incerto,
gli interessi contrastanti-è sempre consolante
che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

Devono mostrare una fronte rasserenata
sulla pista e nella sala delle conferenze.
Un’andatura svelta, un’espressione distesa.
Quello dà il benvenuto, quest’altro si accomiata.
È quanto mai necessario un volto sorridente
per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

La stomatologia in forza alla diplomazia
garantisce sempre un risultato impressionante.
Canini di buona volontà e incisivi lieti
non possono mancare quando l’aria è pesante.
I nostri tempi non sono ancora così allegri
perché sui visi traspaia la malinconia.

Un’umanità fraterna, dicono i sognatori,
tresformerà la terra nel paese del sorriso.
Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
non dovrebbero sorridere il giorno intero.
Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
non c’è fretta alcuna, né tensione in viso.
Gli esseri umani sono tristi per natura.
È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

da "Vista con granello di sabbia" Adelphi 1998

12 commenti:

  1. Ahaahahaahahah, non passerai tutta la notte a scrivere post? Comunque sono anche io qui, insonne come te, ci facciamo compagnia.Ho appena scritto un piccolo post, seguendo i tuoi ordini perentori. Un bacio e buona veglia :-)

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  2. Ah, mi � venuto in mente di quando Federico aveva pi� o meno l'et� di Tommasino e venivamo in vacanza per una o due settimane proprio qui, in questa casa dove ora abito.
    La notte mi si avvinghiava perch� aveva paura dei fantasmi, la mattina gli preparavo splendide crepes, di giorno a caccia di granchi e la sera andavamo a vedere Burattinando.
    Ora mi dice "Ma va, vi sono anche i teatri al paesello?"

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  3. Difficile commentare le poesie ma forse basta dire che mi sono piaciute e che in qualche modo le sento mie. Grazie, come al solito sto conoscendo ed imparando da te.

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  4. ...e poi c'erano le grosse tazze di popcorn, alcuni dei quali "ritrovati" da mia sorella nelle pieghe del copriletto...
    e ancora Federico che chiedeva al venditore di giocattoli "quanti gelati costava" quel carrettino...
    Recentemente,
    parlando del più e del meno e citando Loano per caso,
    ho visto gli occhi di mio nipote accendersi e brillare.
    Se non è felicità questa...
    Evviva Tommasino e la sua nonna !
    PS= Guarda che poi crescono

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  5. Sì, il vedere un bambino che si accosta alla notte e al sonno è un momento magico davvero, come magiche sono le poesie che ci hai lasciato. Un abbraccio, Giulia

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  6. 16 maggio 1973 e Sorrisi sono eccezionali.

    Grande poetessa.

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  7. Bellissime poesie in special modo Sorrisi per il suo disincanto. Grazie per le tue frequenti visite nel mio piccolo blog sei un'ospite perticolarmente gradita. Buona giornata e a presto.
    Il cantastorie errante

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  8. Inizi il blog con una frase di Christa Wolf...E' la mia scrittrice preferita!
    Grazie del passaggio. Essere liberi e' una condizione mentale piu' che un continuo spostarsi qua e la'..Non sempre mi sento libera come sembro!

    Carlotta

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  9. Ciao Carlotta, ho visto che hai citato l'insostituibile Cassandra! sull'essere liberi hai ragione, ma il rammarico resta ;-)
    ciao e ci risentiremo marina

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  10. @Paola: ma non te n'eri andata tra le persone normali?

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  11. @Blonde: non la nominare, sennò torna da noi anormali ;-)

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