lunedì 19 novembre 2007

pas d'égalité



Insospettabile. Ma colpevole.
È Sylvain Maréchal (1750-1803), poeta, scrittore, giornalista e polemista francese. Illuminista, politicamente attivo, che per una violenta campagna anticlericale si fece diversi mesi di prigione. Rivoluzionario estremista, sostenne che la Rivoluzione non aveva affrontato il problema centrale, quello dell’ingiustizia sociale. Seguace di Babeuf, proto- comunista, propugnò un’assoluta eguaglianza sociale: “Basta con la proprietà della terra! La terra non è di nessuno!”
Questa bella figura di combattente per liberté, égalité et fratenité, è l’autore di:
“Progetto di legge per vietare alle donne di imparare a leggere” (Archinto editore).
Il progetto di legge (1801) non è una provocazione, ma una convinzione, che Maréchal motiva ampiamente.
Ne nacque un dibattito culturale, in cui non si trovò affatto in minoranza.
Del resto la Rivoluzione Francese, dopo un primo momento di autentica spinta democratica, subì una involuzione di cui, naturellement, le prime a fare le spese furono le donne. E Olympe de Gouges, che osò scrivere la "Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne", pagò la sua audacia con la vita. Con la testa, per la precisione. E, due anni dopo, un decreto vietò ogni attività politica alle donne, passibili di arresto se si fossero radunate in strada in più di cinque.
L’unico tra i grandi della Rivoluzione francese, che riconobbe il nesso tra cultura e liberazione e condusse una solitaria e sfortunata battaglia contro ogni tipo di discriminazione fu Marie Jean Antoine Nicolas Caritat, marchese di Condorcet, ( Signore e Signori, in piedi!) che, prima di morire suicida in carcere, scrisse "De l’admission des femmes au droit de cité" (1790).
Il clima culturale quindi consentì a Maréchal di sostenere senza nessun imbarazzo una posizione che, di fatto, si riprometteva di tagliare fuori da ogni diritto la metà del genere umano, sulla base della sua identità sessuale.
Se ci si estranea dalla serietà di questa posizione e dal suo contesto storico, il libretto è irresistibilmente divertente.

Gli articoli di legge sono preceduti da una serie di 'Motivi della legge' tra i quali è difficile scegliere. Ne scelgo alcuni:

Considerando...
Che la delicata innocenza propria di una vergine vede sfiorire la sua fragranza vellutata nell’attimo in cui è toccata dall’arte e dalla scienza, nell’attimo in cui un insegnante l’avvicina. La prima lezione impartita ad una fanciulla, è il primo passo forzato del suo allontanamento dalla natura.

Che il grazioso cicaleccio femminile compenserà con gli interessi l’assenza della penna.

Che le donne che menano vanto di saper leggere e scrivere bene, non sono quelle che sanno amare meglio.

Che, di solito, una donna perde in avvenenza e persino in verecondia, nella misura in cui accresce la sua cultura e il suo talento.
Per poco che sappia leggere e scrivere, una donna si crede emancipata e libera dalla tutela che la natura e la società le hanno imposto nel suo stesso interesse.

Che la qualifica di donna che sa leggere nulla aggiunge ai sublimi e commoventi attributi di brava ragazza, brava moglie, brava madre né al modo di adempiere a quei dolci e sacri doveri.

Che in una casa regnano lo scandalo e la discordia, quando la moglie ne sa quanto o più del marito.

Quanto le donne diventino sciatte, indolenti, presuntuose, schizzinose, bisbetiche, indisciplinate, per poco che sappiano leggere e scrivere.

Che le scrittrici sono meno feconde delle altre donne.

Che da quando, in ogni professione, ci s’imbatte in donne che sanno leggere, la nutrice riduce il poppante alla fame; la commerciante trascura il negozio e la cuoca la cucina; l’operaia incomincia più tardi e finisce prima la giornata; la parrucchiera distratta brucia le bionde chiome della cliente; L’infermiera e la farmacista, per un equivoco, ammazzano i malati..

Che la gloria di una donna sta nel vivere ignorata e nel rimanere ignorante.

Io ho semplicemente adorato l'espressione "fragranza vellutata" e l'idea di averne posseduta una, sia pure in un tempo irrimediabilmente passato, mi ha commossa. Mi secca un po', invece, quest'idea di aver perduto "avvenenza", mentre della "verecondia" ero perfettamente consapevole. Ma andiamo avanti.
Dopo un centinaio circa di queste considerazioni, Maréchal passa ad elencare agli articoli di legge. Tutti sono enunciati in nome della Ragione, scritta con la maiuscola. Ne riporto solo alcuni, non necessariamente i più pesanti.

Articolo I
La Ragione Vuole (anche a costo di sembrare incivile),che le donne, nubili, maritate o vedove, non ficchino mai il naso in un libro, né impugnino mai una penna.

Articolo III
La Ragione Vuole che ogni sesso stia al suo posto e che ci resti.


In successivi articoli la Ragione Vuole che le donne siano interdette da: leggere, scrivere, stampare, incidere, compitare, solfeggiare, dipingere.
Che siano tenute lontane da: penna, pennello, matita, bulino, disegno, pittura, incisione, note musicali, altre lingue oltre la materna, grammatica, storia, geografia,(La loro debole memoria mal sopporta il fardello delle date e di una difficile nomenclatura sic) astronomia, botanica, chimica. (Contino le uova in cortile e non le stelle del firmamento! sic Conoscere gli ortaggi per la zuppa è più che sufficiente!sic)

Articolo XII
La Ragione Vuole che i mariti siano gli unici libri delle loro mogli; libri viventi, ove giorno e notte, esse imparino a leggere il proprio destino.

Articolo XLV
La Ragione Vuole che le donne si accontentino di ispirare i poeti, senza cercare di diventarlo loro stesse.

Articolo LX
La Ragione Vuole che i buoni libri siano letti alle donne, non dalle donne


E veniamo alla sanzioni:

La Ragione Vuole che ogni cittadino, il quale avrà scelto come sposa e compagna una letterata o un’artita, sia perciò stesso ritenuto inadatto ad assumere una carica pubblica di una certa importanza...
La Ragione... proibisce agli uomini di scrivere sotto dettatura da parte di una donna, eccezion fatta per una lettera al padre o al marito lontano...

Articolo LXVI
La Ragione Vuole che alle donne che si ostinassero a scrivere libri, non sia consentito avere figli.

Ogni padre e capofamiglia si procurerà una copia della suddetta legge, così da affiggerla nel luogo più in vista della casa.


Quello da me fatto è solo un piccolo florilegio di una sequela di affermazioni tra l'offesa sanguinosa e la irrisione.

Va però riconosciuto a Maréchal un soprassalto di gentilezza nei confronti delle signore, quando dice che I Padri e i Mariti sono responsabili della rigorosa osservanza della presente legge. Essi soli saranno puniti, se le figlie e le mogli dovessero contravvenirvi.
Le Signore apprezzano. Peccato, comunque, per la testa di Olympe de Gouges.

15 commenti:

  1. Leggo in te, tra le righe, molta rabbia repressa...
    buttale fuori
    e poi
    Buttala Via !

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  2. @Paola: poso garantirti che non è repressa. Inoltre, la prima lezione per una femminista, è conservare la propria rabbia. Senza rabbia non avremmo fatto niente. E vale per ogni categoria di sfruttati.
    Se potessi distribuirei rabbia a tutte le donne che subiscono. La rabbia è un ottimo enzima.

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  3. Un vero illuminista. L'avrei desiderato volentieri come contemporaneo di George Sand (che purtroppo è nata un anno dopo la sua mai troppo prematura morte) per vedere quest'ultima dargli un colpo di roncola alla nuca. Tanto per restare su un piano elevato.

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  4. Argomento rabbia.
    Non sono d’accordo con le femministe.
    La natura umana è una natura che si esprime – al suo meglio – con la calma.
    Quando si è arrabbiati/e, con il cortisolo alle stelle ed altri ormoni in circolo, non si ha la lucidità necessaria per prendere le decisioni.
    Personalmente i momenti nei quali riesco a prendere le decisioni migliori è la mattina dopo…quando sono ancora quasi nel dormiveglia e nella assoluta calma, sia fisica che mentale.

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  5. Argomento rabbia.
    Non sono d’accordo con le femministe.
    La natura umana è una natura che si esprime – al suo meglio – con la calma.
    Quando si è arrabbiati/e, con il cortisolo alle stelle ed altri ormoni in circolo, non si ha la lucidità necessaria per prendere le decisioni.
    Personalmente i momenti nei quali riesco a prendere le decisioni migliori è la mattina dopo…quando sono ancora quasi nel dormiveglia e nella assoluta calma, sia fisica che mentale.

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  6. @Paola: non credo affatto che la natura umana si esprima al suo meglio con la calma. Direi che lo negano tutti gli artisti. Per non parlare dei combattenti per la libertà, dei grandi movimenti storici del sindacalismo, dei resistenti di tutte le resistenze e di tutte le lotte per la libertà. La rabbia è un'emozione potente e molto creatrice, molto costruttiva.
    Le grandi passioni, tutte, sono la negazione della calma. è solo la mia opinione, naturalmente
    ciao marina

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  7. Che fine avremmo fatto io e te in queste epoche tanto buie? E che vita grama senza la compagnia dei nostri amati libri od il sollievo liberatorio dell'amica penna... tuttavia devo riconoscere che effettivamente entrambe queste passioni mi distolgono da molte delle faccende citate. Che avesse ragione lui? Vado a contemplare qualche ortaggio, rifletto e poi ti faccio sapere.

    P.S. concordo con te sulla funzione benigna di una sana rabbia.

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  8. Che dire, forse costui, probabilmente, dopo aver provato a sostenere che la terra è di tutti con scarso risultato ha sentito il bisogno di porre in essere una proposta che lo rendesse più popolare e benvoluto e quindi ha pensato di scrivere questo cumulo di scempiaggini (per non dire di peggio) che ovviamente ha trovato seguaci tra i bamboccioni dell'epoca.

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  9. donnanonmoderna19 novembre 2007 19:50

    Veramente impareggiabile, non ho mai letto niente di più completo e preciso sull'argomento...ciao carissima continuiamo a scambiarci informazioni e di sicuro ci arrabbieremo insieme contro gli uomini che lo meritano...Carmela.

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  10. La rabbia è una emozione di difesa. È questa la caratteristica essenziale dell' emozione e quella che la distingue da altre attività cerebrali: non essere commensurata allo stimolo e assumere un aspetto drammatico nelle sue molte manifestazioni.


    “Paura e rabbia sono sensazioni forti e, tutto sommato, semplici, che sperimentiamo fin da piccoli. Sono "primordiali", in quanto fanno scattare i nostro istinto di sopravvivenza mobilitando tutte le energie fisiche necessarie a difendersi o a colpire. E soggettive, perché non conta tanto lo stimolo che ha scatenato queste emozioni, piuttosto come il cervello le elabora” Levi Montalcini Rita
    Concordo pienamente con Rita Levi Montalcini su quel "come il cervello le elabora" e credo di essere supportata dai migliori testi di neuroscienze quando affermo che il cervello lavora al meglio quando in uno stato di calma.

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  11. Mai potrei anche solo pensare di confrontarmi con la Levi Montalcini, ma, senza necessariamente essere supportata dai migliori testi di neuroscienze, mi sento di poter affermare quanto segue: senza rabbia non ci sarebbe stata la Rivoluzione Francese. Per me è sufficiente.
    Diciamo che apprezzo molto la rabbia come motore di ribellione (sarò un po' retrò ma continuo a pensare che "ribellarsi è giusto").La scarterei se si trattasse di prendere le decisioni piccole o meno piccole delle nostre vite quotidiane. Naturalmente intervenire, con calma, su un episodio che ci ha provocato rabbia, può dare frutti migliori, e suggerire una tattica, magari più appropriata. Ma la decisione di agire, quella la dobbiamo alla rabbia. Io credo che, oltre al risultato scientifico, c'è il modo in cui lo scienziato stesso e poi la società, lo legge.(Questo lo diceva persino Einstein). La rabbia è stigmatizzata socialmente perché fa paura. Può fare paura anche a me, ma sento di doverle essere comunque grata. Passando al personale, talvolta decido nella calma, talaltra no.
    Ho fatto errori in entrambi i casi. Inoltre ho uno specifico ricordo,(una persona morente, molto sofferente ed umiliata che ritrovava la sua dignità e l'affermava, solo quando la rabbia risorgeva in lei).Non ho dubbi che le tue letture sulle emozioni siano preziose, ma forse io ho in mente più una antropologia delle emozioni e, anche, una sociologia delle emozioni. E' molto interessante, anche la storia delle emozioni, rabbia inclusa, perché ci spiega molto bene l'uso che le classi sociali, i gruppi di potere, le elites, hanno fatto delle emozioni umane.
    PS Se sabato andrò alla manifestazione contro la violenza sulla donna è ANCHE perché penso che bisogna far sentire la propria voce, ma SOPRATTUTTO, perché ho una forte, fortissima rabbia in corpo di fronte alla strage quotidiana di donne. La necessità di far sentire anche la mia voce è figlia di quella rabbia. Senza rabbia, elaborerei una analisi del fenomeno, o scriverei un post, o invierei un pensiero di solidarietà e me ne starei a casa.
    oddio, ho scritto troppo!
    scusa ciao marina

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  12. Tutto sta, come ci fa notare Rita Levi Montalcini su
    “come il cervello le elabora (le emozioni)”
    Se il cervello elabora le proprie informazioni mentre e quando è arrabbiato otterrà un risultato scadente (magari dimenticherà un sacco di punti, si focalizzerà solo su altri, avrà la visione distorta a causa dei troppo altri livelli di ormoni in circolo, ecc…)
    Lo stato di quiete è il migliore perché il cervello riesca ad operare tenendo presente tutte le variabili
    E con meno dalli collaterali possibili.
    La rabbia è solo una emozione.
    Come tutte le e-mozioni “viene a smuoverci per dirci che qualche cosa è cambiata”.
    Questo è lo scopo dell’emozione.
    Poi, dopo, con calma e tramite la riflessione si può agire.
    E’ da poco che ho imparato,
    in effetti,
    quanto sia importante il “come reagisco ad una emozione”
    e NON cosa ho provato con quella emozione….


    Non hai nulla di cui scusarti, Marina.
    stiamo confrontandoci ed è bello, io trovo.
    Senz'altro molto molto interessante !( e per me utile. In effetti nel mio Blogroll sei tra
    le persone dalle quali imparo...)

    RispondiElimina
  13. Marina scrivi:
    "senza rabbia non ci sarebbe stata la Rivoluzione Francese. Per me è sufficiente."
    Il punto è che senza rabbia
    non vi sarebbe neppure il genere umano, se per questo, perchè non ci renderemmo conto - appunto - che "le cose sono cambiate" !
    La rabbia deve essere considerata per quello che è:
    solo un'emozione.
    Poi... dal "rendersene conto"
    all'agire (sconsideratamente) perchè in preda alla rabbia, beh ce ne corre....
    e tutti danni collaterali ???
    Scusati dalla rabbia ? NO non ci sto, questo è un puro comportamento animalesco, non umano.

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  14. Tra gli animali l'uomo, secondo me, non è il più meritevole. Ma non per le sue emozioni "animalesche". Spesso per il modo in cui usa la sua ragione: alcune delle cose più orribili che ha fatte, e fa, le ha fatte e le fa a freddo, senza rabbia. Valutando, quietamente, i pro, i contro e le tecniche migliori. E i danni, storicamente, non sono stati solo collaterali.
    Darsi come punto di arrivo la capacità di decidere avendo presenti tutte le variabili, in uno stato di quiete, secondo me è una buona cosa, ma non è SEMPRE una buona cosa. Non è un caso che ad un delitto commesso in uno stato di rabbia venga riconosciuta una attenuante. E' vero che si ipotizza un agire preda di pulsioni, non razionale, ma si riconosce, pressoché universalmente, che lo stesso delitto commesso dopo un ragionamento è più spregevole. Naturalmente, la vittima, se ne frega delle due ipotesi. ;-))
    Comunque non credo proprio che tu abbia niente da imparare da me. E' certo che io non ho niente da insegnare agli altri avendo tanto da fare ad ammaestrare me stessa. Senza molti risultati. Mi fa una rabbia! ;-))))
    ciao marina

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  15. ".. ma non è SEMPRE una buona cosa"
    ...veramente ...NO...
    Marina
    Il poterlo fare sarebbe l'OTTIMO !
    Tanto che nelle facoltà di Economia Aziendale e nelle Business Schools si studia (e abbastanza a lungo) come poter prendere le decisioni migliori "anche" in assenza di tutte le informazioni.

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