giovedì 30 agosto 2007

principio di archimede

Un corpo immerso in un fluido in equilibrio subisce una spinta diretta dal basso verso l'alto di intensità pari al peso del volume del fluido spostato.


Immaginiamo che il “corpo” sia un nucleo di scoraggiamento, sfiducia, stanchezza e delusione. Muto, spesso, opaco e pesante. Ipotizziamo che questo “corpo” si immerga nel “fluido” di una serie di giornate piatte, incolori e amorfe. Che si bilanciano l’un l’altra nell’alternarsi di insignificanza e difficoltà.
Abbiamo quindi il “corpo” ed il “fluido in equilibrio”.
Ci attendiamo la “spinta” verso l’alto, lo stacco, l’impennata. L’intensità sarà pari al peso che ci ha trascinato giù o meglio al peso del volume di piccoli contrattempi o grandi tensioni in mezzo ai quali ci siamo fatti strada nella nostra discesa.
Risalire. Questo ci ha promesso Archimede. Così lo chiamano: principio di Archimede. È una legge fisica, risalire.
Noi crediamo alla scienza. Non come ad una fede, ma come ad un metodo. E la sua parola d’ordine è verificabilità.
Attendiamo di verificare. Attendiamo la risalita.

7 commenti:

  1. Da un po' di tempo mi affascina il concetto di Resilienza.
    Un buon autore su questo argomento potrebbe essere Boris Cyrulnik, magari ascoltato dal vivo...

    Puoi dare una lettura a Radio Canada
    http://www.radio-canada.ca/par4/vb/vb981110.html#S3

    giusto per entrare in argomento...

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  2. Marina,
    io ho verificato innumerevoli volte la validità del principio di Archimede : la risalita c'è, è inevitabile. Credimi, ti parla una che di discese a picco ne sa qualcosa!

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  3. Non rifiutare il dolore, Marina, di qualunque forma esso sia...
    Il dolore viene a dirci che qualcosa non va nel nostro modo di vivere, ma che noi ci ostiniamo a non guardare e a non prendere in considerazione.

    Se in questo momento hai bisogno di rifugiarti nella tua "area di recupero"...fallo.
    Potrebbe significare il ritrovarti maggiormente in contatto con ricordi e dolori invece che con ansie e terrori�

    ��perch� mai dovremmo essere "sicuri" di noi stessi? Siamo fragili e limitati. Amarsi � pi� che legittimo, ma sentirsi "sicuri" � pura presunzione. Sentirsi sicuri di essere amati dagli altri � pura fantasia e sentirsi sicuri di meritare l'amore � pura illusione. Sentirsi sicuri di essere sempre e comunque stimabili � delirio di onnipotenza. Di fatto quando si parla di persone prive di "insicurezze" il pi� delle volte si parla di individui arroganti e abili a mascherare la loro vera umanit�.� scrive Gianfranco Ravaglia �...se si arriva ad accettare la realt� si finir� non gi� per sentirsi "sicuri" ma per smettere di volerlo essere. Con la propria precariet� ritroveremo la propria umanit� e la capacit� di amarsi e sperare (senza pretese o garanzie) di essere anche amate dagli altri�

    http://risorse-psicoterapia.org/l_intenzione_ritrovata.htm


    http://www.thrivingandhome.com/memoria.htm#resilienza

    Appena posso mi permetter� di inviarti alcune personali info in materia. Info che puoi leggere oppure �the dustbin will do� se non ti interessano�
    Ciao, per ora

    Paola

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  4. Paola,
    non so cosa sia l'area di recupero,
    ma accosta e fermatici.

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  5. Che cosa stai cercando di spiegarmi, Blonde ?
    Potresti essere più esplicita, più descrittiva ? Grazie

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  6. P@ola - Farinata3 settembre 2007 07:58

    Ogni giorno vengo a vedere se Blonde mi chiarisce le idee...peccato...

    Marina,
    ma come la mettiamo con quei corpi che invece affondano?
    Hai mai provato a gettare un sasso in acqua?
    Mica torna a galla ?
    Boh, andrò a rivedere Archimede e le sue leggi: mi viene il dubbio che Archimede si riferisse ai corpi contenenti aria...

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  7. @ paola:io non sono una fisica, ma in soldoni il principio di Archimede dice che: se tiri un bullone in acqua va a fondo, mentre una nave portacontainer di ferro galleggia. Questo perché il bullone sposta un volume di acqua talmente piccolo che non riceve una spinta tale che gli permetta di galleggiare. Una nave, fatta dello stesso metallo, sposta un volume di acqua talmente grande, da ricevere una spinta dal basso in alto che gli consente comodamente di galleggiare.
    Naturalmente, sia che si tratti di un bullone o di una nave di ferro, si tratta sempre di un corpo che penetra in un altro corpo nel rispetto della legge di gravità.
    Che il corpo sia pieno di carta, di ferro o di aria(anche l'aria pesa) non cambia niente. il discrimine resta la quantità di volume di acqua spostato.



    In ogni caso: una metafora resta una metafora.

    ciaomarina

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